È come con la poltica. Appena ti candidi alle elezioni, diventi un altro. Cioè, tu sei sempre lo stesso, ma gli altri già ti vedono un altro. Come se non bastasse, ti trovi a fare discorsi, a visitare case del popolo e a fare promesse. Quello è il tuo lavoro. È per questo che non vorrei mai farlo, ma poi va’ a sapere.
La televisione, è la stessa cosa. Ti trovi a fare delle cose che non avresti voluto mai. Per quante ne schivi, per quanto cerchi di mantenere una dignità e un attaccamento a quello che eri prima, comunque per tutti diventi un altro. E poi – è il tuo lavoro – fai e dici cose che non avresti voluto. Ma è il tuo lavoro.
Io non so se sia così anche per Selvaggia Lucarelli, che conduce con Michele Mirabella un programma la mattina su RaiTre. Lui è molto colto e, anche se parla di zucchine o obesità, si vede. Lei è molto spiritosa, umile e ammodo: delle volte si vede, delle volte meno. Ma il problema, appunto, lo spiega lei stessa sul suo blog parlando della notorietà televisiva: “Se un giorno capita che ti sia appena morto il nonno di infarto, che ti sia svegliato con una dermatite seborroica , che ti sia crollata la scenografia addosso e che mentre hai ancora il piede destro seppellito da un blocchetto di cemento, tu risponda poco educatamente ad un tizio che ti chiede l’autografo e tutto ciò accade in quel di Roma, nel giro di mezz’ora al casello di Albenga girerà già voce che “sarai pure bravo ma te la tiri un casino”.”