Claudio Sabelli finge di fare una cosa nuova, con un’intervista in cui scrive sia le domande che le risposte (in realtà lo faceva già con successo da tempo). Gli segnalo che non sfugge ai lettori più attenti il trucco di definire una cosa in modo palesemente falso per poi smontare facilmente quella falsità. Nessuno – salvo il suo desiderio – potrebbe sostenere che il terrorismo abbia a che fare con il “combattere l’ordine costituito con le armi”, punto: la facilità delle sue stesse obiezioni lo dimostra. Il terrorismo – come spiegato da D’Avanzo citando fonti autorevoli – compie azioni
“dirette a seminare terrore indiscriminato verso la popolazione civile in nome di un credo ideologico e/o religioso”.
Oppure:
“Il terrorismo impiega l’uso calcolato della violenza e della minaccia di violenza per conseguire obiettivi generalmente politici, religiosi e ideologici attraverso l’induzione della paura, l’intimidazione o la coercizione”.
Oppure:
“L’Onu scava un discrimine tra il terrorismo e la guerriglia a partire dalla violenza e la morte indiscriminata della popolazione civile”.
Ecco, ora rifare l’intervista, battute comprese, grazie
Sabellifioretti, Repubblica
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