Ivan Scalfarotto risponde all’obiezione che gli avevo fatto qui. Adesso quello che spiega è senz’altro un progetto più articolato. Il mio parere è che a ciò che di simbolico ha il ritiro delle truppe italiane (di cui è simbolica anche la presenza, peraltro) debba accompagnarsi un’esibizione di garanzia di impegno forte. Ho detto accompagnarsi. Non mi fido da europeo e non mi fiderei da iracheno della dichiarazione di intenti europeista che Ivan enuncia: prima vedere cammello eccetera.
Sarei d’accordo con lui se quell’Europa di cui parla esistesse – e spero che un giorno esista-: al momento esiste solo l’America di Bush a darsi da fare per affrontare la questione irachena. Se si hanno delle obiezioni al modo in cui lo fa (obiezioni motivate, secondo me), bisogna mettere in campo un’alternativa. Quindi vogliamo ritirare gli italiani che fanno ben poca differenza? Ritiriamoli. Ma per chiedere di ritirare gli americani bisogna prima avere un rimpiazzo già sul posto e un progetto operativo. Mi auguro che Ivan Scalfarotto da presidente del consiglio riesca in tempi brevi a costituire il rimpiazzo necessario a sollevare gli americani dal loro modo di condurre la questione
Ivanscalfarotto
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