Una dozzina di anni fa, Gavin Bryars, eclettico compositore di musica contemporanea, fece uscire un disco piuttosto particolare. Bryars aveva incontrato un barbone per strada, a Londra, assorto nel canto di una nenia religiosa di cui trascinava le poche parole, “Jesus blood never failed me yet”: “il sangue di Gesù non mi ha mai tradito”. Bryars, allora intento in ricerche di suoni per un suo lavoro musicale, aveva registrato la voce del barbone: in studio, poi, l’aveva campionata e montata in ripetizione continua, aggiungendovi un’orchestrazione dapprima subordinata che poi cresce in complessità e presenza, fino a includere l’accompagnamento vocale di quello che a Bryars sembrò l’artista più adeguato da associare a un barbone ubriaco: Tom Waits.
Ne vennero fuori 73 minuti di disco ipnotico, pazzesco, ripetitivo, e bellissimo. Fra due giorni è natale. Ogni anno ne scrivo: da che consiglio dischi agli amici e parenti, nessuno ha mai ottenuto il consenso di questo: il barbone non mi ha mai tradito.
Vanity Fair
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