So che il dibattito è assai più avanzato, ma chiedo ai teorici del web 2.0 eccetera una cosa che ho messo insieme solo ora: non c’è una contraddizione tra l’opinione per cui i contenuti televisivi sarebbero troppo spesso definiti dagli “ascolti” e quindi dal giudizio dei singoli spettatori raccolto in quantità cospicue, piuttosto che da un loro valore individuato a priori da pareri più saggi e competenti, e l’entusiasmo di questi mesi per una nuova internet in cui i successi dei contenuti e delle informazioni sono dati dalla loro popolarità quantitativa (links, citazioni, numero di visite) piuttosto che dall’autorevolezza della fonte? Perché non abbiamo mai pensato che una tv che ci dà esattamente ciò che le maggioranze vogliono e dimostrano di apprezzare a suon di percentuali, SMS, popolarità, e di fatto partecipazione, sia una tv 2.0, sia una tv in cui i protagonisti siamo noi e non Zavoli o il Dipartimento Scuola Educazione?
In poche parole, non chiediamo alla tv criteri opposti a quelli che ammiriamo per internet? Solo perché abbiamo una stima per gli utenti del web e per il loro giudizio maggiore di quella che abbiamo per il pubblico televisivo e i suoi gusti? E ammesso che questa differenza sia mai stata fondata, lo è ancora?
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