Oggi se ne parla, tra cinque anni si fa

C’è un dibattito in crescita, in Gran Bretagna, sull’eventualità di rimpiazzare Gordon Brown come candidato del labour alle prossime elezioni. Molti temono che la potenza innovativa e l’efficacia comunicativa del leader quarantenne dei tories, David Cameron – che lo dà avanti di dodici punti nei sondaggi rispetto a Brown – si possa combattere soltanto con armi analoghe. Da qui è saltato fuori il nome di David Miliband, coetaneo di Cameron, allievo e clone politico di Tony Blair.

Il dibattito è interessante anche per noi, naturalmente: ai ragionamenti già fatti sul successo della candidatura Cameron, aggiunge la considerazione che il primo passo di rinnovamento mette in moto un meccanismo benigno. E che solo la simmetria delle mediocrità e degli anacronismi permette agli schieramenti politici di sopravvivere nelle attuali gerontocratiche condizioni.

La possibilità Miliband è probabilmente inattuabile: troppe forze consolidate sostengono Gordon Brown, e la sua sconfitta non è così certa e così consolidata come era disastrosa la conzione dei tories quando nominarono Cameron (oggi sul Guardian Peter Preston suggerisce a Brown di prendere Miliband dalla sua parte). Ma le cose cambiano, se si comincia a parlare di cambiarle

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