Oggi Repubblica riferisce di un sondaggio per cui due italiani su tre non avrebbero fiducia nel parlamento, nel governo e nei partiti. Uno si ferma a rifletterci, e si rende conto di essere uno di quei due.
E poi c’è un commento di Filippo Ceccarelli che sottolinea un’abitudine dialettica sciocca e presuntuosa di cui avevo scritto qui due anni fa:
“C’è una piccola frase, una battuta rivelatrice, quasi un tic linguistico che ricorre in tante cronache, note d’agenzia e apparizioni televisive: “Non accetto lezioni”. Dai sommi leader questa frase altezzosa discende per i rami del ceto politico (e anche giornalistico) fino a insediarsi là dove esiste una minima parvenza di potere. Fra gli ultimi a pronunciarla, ad esempio, il cuoco di Palazzo Chigi, Alessandro Scorsone, irritato dai malevoli e forse anche ingiusti commenti dei sindacalisti sulla qualità del cibo durante gli incontri. “Non accetto lezioni” ha detto anche lui. Che si possano invece accettare, queste benedette lezioni, e magari farne anche tesoro, appare sempre più impensabile”
Repubblica
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