Mi pare sia andata così: tutti gli hanno detto che ci voleva concretezza, ci volevano risposte, non i soliti sogni e visioni di felicità. E Veltroni si è disposto, ha studiato, ha snocciolato un quasi programma di governo. Completo, efficace, ma l’oratoria ne risentiva: lo si percepiva leggere, la passione era diminuita. Il discorso del congresso DS era stato più bello ed emozionante.
Inevitabile, probabilmente.
Poi, nella seconda parte, ha recuperato un po’ di quei temi andiamo-tutti-felici-verso-un-radioso-futuro, e l’atmosfera ne ha risentito positivamente.
Nel merito, si può discutere di alcune cose (io ripeto che l’unico significato di “laicista esasperato” che mi viene in mente riguarda uno come me: laicista, ed esasperato), ma era tutto assai condivisibile, ovviamente. Ha inclinato molto di più sulla ricucitura dei vecchi guai che sulla costruzione di un’Italia moderna, ma è stato drastico sull’analisi della politica attuale. Trattavasi di discorso, nel bene e nel male.
Ora vediamo il resto
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