A me la nuova Cinquecento piace, così a prima vista nelle foto dei giornali. Quello che mi pare deludente è lo spot svenevole-epico con le scene di Nuovo cinema Paradiso montate assieme alle immagini in bianco e nero di personaggi e momenti della storia italiana. L’idea, confezionata con tutta la retorica estetica del caso, è drammaticamente datata: Apple è titolare di una vecchia leggendaria campagna (Think different) basata sulla pretesa affinità con alcuni grandi e rivoluzionari personaggi storici. E poi ci fu il famoso spot di Spike Lee con Gandhi, che pur con un’invenzione in più, partiva da uno spunto simile. In più, dove la versione di Meravigliosa creatura usata per la Bravo si era rivelata un’idea fortissima, stavolta c’è un pianoforte di pochissima personalità. Ma Fiat – i cui dirigenti hanno vantato nei giorni dell’uscita della Cinquecento un’aspirazione a imitare Apple, e buona fortuna – nel declinare tutto all’italiana, mi pare rimuova l’indicazione progressista e innovativa scegliendo di costruire uno spot di visione tradizionalista e conservatrice. Piuttosto che svecchiare l’immagine padronale e reazionaria dell’azienda torinese, la sottolinea: dentro ci sono Madre Teresa, Indro Montanelli, De Gasperi, i carabinieri, e la violenza di sinistra settantasettina come paradigma del male. Magari ci venderanno le macchine, ma non sono Apple, no
Vanity Fair