I maggiori quotidiani americani hanno confinato alle pagine interne il delirante piano per uccidere Obama, la cui concretezza è stata riassunta ieri da un portavoce dei servizi segreti: “al momento, non sembra esserci nessun reale progetto di attentato”. Da noi, la precipitosa traduzione di “plot” – che vuol dire anche progetto, disegno, trama – nel tenebroso “complotto” ha generato qualche sopravvalutazione.
Nella precipitosa corsa ad analizzare gli errori di McCain, ieri sul sito Daily Beast lo si è accusato di aver trascurato gli Amish: in effetti, nel combattuto stato della Pennsylvania sembra che la comunità sia piuttosto indifferente al voto, mentre la sua partecipazione fu a suo tempo decisiva per Bush, che seppe corteggiare gli Amish e rassicurarli sulla sua devozione religiosa.
A dire quale partita si giochi là, in Pennsylvania ieri erano tutti e due i candidati. Anzi, c’era pure Sarah Palin. Obama ha tenuto un comizio alla Widener University intirizzito sotto un diluvio che nel frattempo impediva la conclusione della finale di baseball a Philadelphia, poco lontano. C’erano novemila persone e nessuno ha poi discusso se fossero centomila o cinquantaquattro (mentre qui si esibiscono milioni, gli americani consentono serenamente che i centomila ai recenti comizi di Obama fossero folle straordinarie).
Qualche sostenitore di Obama sovreccitato ha sostenuto in rete in questi giorni che a un comizio di Sarah Palin qualcuno avrebbe gridato “negro!” all’indirizzo di Obama, e lei non avrebbe reagito. Diversi presenti hanno smentito, ma la cosa buffa è che la smentita sostiene che all’indirizzo di Obama sia stato invece urlato “redistributore!”, per via della solita accusa di voler redistribuire la ricchezza. Insomma, stanno contestando Obama a suon di “socialista!” e “redistributore!”: non si può dire che i toni non si siano attenuati.
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