Nel 1963 Sam Cooke scrisse “A change is gonna come”: aveva voglia di fare qualcosa al passo con l’impegno, i tempi, e le loro rivendicazioni civili e politiche. Qualcosa per i diritti dei neri. Quelli che gli stavano vicino gli dicevano di lasciar perdere, non rovinarsi l’immagine, e tenersi sulle solite formidabili canzoni d’amore. Poi capitò che non lo fecero dormire in un motel, perché era nero. E capitò che ascoltò “Blowin’ in the wind” di Dylan. E allora fece quello che voleva fare, e scrisse “A change is gonna come”: quella che comincia in quel modo pazzesco, “I was boooooorn…”, esaltato poi dalla versione di Otis Redding.
L’originale, lo avevano pubblicato come singolo nel 1964, dopo che Sam Cooke era stato ucciso in un’assurda sparatoria in un altro motel. Ma dopo l’hanno cantata quasi tutti, e in queste settimane ne circola in radio una nuova dignitosissima versione di Seal, con un arrangiamento carico e aereo. Qualcosa cambierà. È passato quasi mezzo secolo, e quell’annuncio ha infine avuto soddisfazione. “It’s been a long time coming”, ha detto Barack Obama, nel suo discorso di accettazione al Grant Park di Chicago: e il giorno dopo diversi quotidiani americani hanno titolato così. Era un verso di “A change is gonna come”.
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