Parliamone

In queste settimane abbiamo discusso via blog delle vicende del Partito Democratico con Matteo Orfini e Francesco Cundari: che non si offenderanno se sintetizzerò alcune loro opinioni dicendo che – con le loro indipendenze di pensiero, per carità –  vedono spesso con simpatia e condivisione le cose che dice Massimo D’Alema, ognuno a suo diverso modo e per diverse ragioni.
Adesso, io credo che siano due persone intelligenti, e sono spesso d’accordo con loro: altre volte mi sembra che il loro equilibrio di giudizio sia indebolito dal peso di certi fastidi e insofferenze personali che li stizziscono (e anche in questo vedo un tratto “di famiglia”): ma le discussioni online sono sempre un po’ equivocabili e competitive.
Ma fatta questa premessa per i lettori di passaggio, la cosa che volevo proporre loro di discutere è questa. Ieri sera Massimo D’Alema – di cui discuto i recenti metodi allusivi e laterali con cui ha scelto di interferire col PD, ma che quando affronta dei contenuti chiari ha spesso ragione – ha detto da Crozza la seguente cosa (ribadisco che gliel’avrei volentieri sentita dire alla Direzione Nazionale di due mesi fa, insieme agli altri pensieri che ha espresso sulla crisi del partito: che se li esprimo solo io non mi si fila nessuno, comprensibilmente):

“Quando ci sarà bisogno di trovare un nuovo leader io credo che debba essere una persona di un’altra generazione. A questo punto è il tempo di una nuova generazione: noi dobbiamo dare una mano perché questa generazione possa affermarsi e prendere nelle sue mani il destino della sinistra e spero del paese. Pretendo di essere creduto quando dico queste cose”

Ecco, alla fine di questa frase, mi sono trovato improvvisamente dalemiano (logica e storia vorrebbero che si dicesse che D’Alema si è trovato sofriano, ma sarebbe irrispettoso e presuntuoso: e poi io sono stato dalemiano altre volte e mi sono trovato bene): perché penso la stessa cosa e perché con le mie povere forze e insieme a molti altri sto cercando di “dare una mano perché questa generazione eccetera” ormai da qualche anno.
Però mi spiazza la battuta conclusiva di questo passaggio: “Pretendo di essere creduto quando dico queste cose”. Che pretesa è? Perché quello che dice dovrebbe essere così indubitabile? Lo sarebbe se i fatti ci dicessero di un D’Alema da tempo all’opera nella costruzione di una nuova classe dirigente, o se ci mostrassero persone “di un’altra generazione” pronte a “prendere nelle loro mani il destino della sinistra” grazie all’opera e all’aiuto di D’Alema.
Ma quali sono le prove a sostegno di questa pretesa di credibilità? Dove sono queste persone?
Mi piacerebbe si trattasse di Cundari e Orfini, per esempio. Ma il primo dichiara di non volerne sapere, e il secondo ha mostrato fino a oggi di preferire altri rapporti con la politica. Sono gli unici due meno che cinquantenni che mi vengono in mente. E allora cosa ha fatto fino a oggi Massimo D’Alema per “dare una mano” in questo senso e “pretendere di essere creduto”?
Questa è la prima cosa che non ho capito, e se vogliono me la possono spiegare i suddetti Orfini e Cundari, oppure rispondere “E che ne sappiamo noi? Non ci viene in mente niente, ma chiedilo a lui”.
Mentre invece a loro due vorrei chiedere direttamente: che ne pensate? Siete d’accordo con questa (nuova, ai miei occhi) missione di Massimo D’Alema? È in contraddizione con le vostre frequenti critiche ai progetti di rinnovamento generazionale? Come si espliciterà, secondo voi?
Mi interessa.

(apro persino i commenti, toh: non si dica che)

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76 risposte a Parliamone

  1. Elly scrive:

    Ma nessuno ha qualcosa da commentare sull’uscita che l’ingresso della società civile in politica ha fatto solo danni? Che la vecchia classe politica era più professionale? Vedi commento di Paolocoss. Per mia esperienza diretta i rappresentanti della società civile, capaci e preparati, che ci provano poi scappano tutti a gambe levate, mentre quelli meno preparati e incompetenti rimangono a fare tappezzeria.

  2. Luca scrive:

    Infatti è così: è stata una di quelle tipiche battute di D’Alema a cui alludevo con l’espressione “di famiglia” nel post: voglia di mandare qualcuno a quel paese (voglia spesso legittima) che si traduce nel dire una fesseria fuori misura fregandosi le mani e col luccichio negli occhi anvedi-che-j’o-detto.
    Come con la vituperata “cooptazione”, non è la “società civile” ad aver diminuito la qualità del personale politico: sono le ragioni e i criteri con cui questo personale è stato selezionato (ed eventualmente cooptato), sia tra i professionisti che tra quelli che facevano altro.
    L.

  3. michele scrive:

    ma perchè i commenti sono numerati in questo modo?

  4. Pingback: Paolocoss 13.22 « Tau Zero

  5. piti scrive:

    comunque, il mondo e l’italia hanno iniziato a peggiorare quando dal (ehm) dibattito su cosa debba fare la politica è passati al chi comanda in politica.

    Scusate, ma D’Alema, i giovani, e Cuperlo, e chi cacchio volete: ma magari sapere cosa farebbe chi cacchio volete in tema di:

    1) le paghe più base d’Europa occidentale
    2) le infrastrutture obsolete
    3) il welfare scadente
    4) le future pensioni da fame (la vera bomba a orologeria che ucciderà l’italia)
    5) la criminalità organizzata che spadroneggia in almeno tre regioni
    6) l’arretratezza e l’illegalità spicciola di tutto il meridione
    7) la eccessiva dipendenza energetica dal combustibili fossili
    8) la fuga dei cervelli
    9) l’informazione normalizzata e pilotata
    10)la delocalizzazione del manifatturiero
    11) l’evasione fiscale
    ecc ecc
    questo e altro è l’italia
    ma chissenefrega del baffetto cattivo e del glabretto buono o di chi vi pare: cosa intende fare un leader pd per le cose che ho elencato sopra? il resto, i nomi, sono lacrime nella pioggia.

  6. nicolas scrive:

    Ma non vi sembra che d’alema dica a veltroni qualcosa tipo “se non gioco io non giochi neanche tu, la palla è mia e me la porto via”?
    ah, quoto piti.

  7. Luca scrive:

    Che si debba parlare dei contenuti è fin troppo condivisibile. ma non facciamolo neanche diventare un tic, come quello “non ci sono giovani in gamba in giro”. Ci sono – trascurati dalla grande stampa – moltissimi giovani amministratori e responsabili di partito che sarebbero capaci di fare le cose meglio di parecchi navigati dirigenti nazionali: prima di negarlo, bisognerebbe essere sicuri di aver valutato ogni curriculum.
    E ci sono, nel patrimonio di elaborazioni e politiche del PD, approfondite analisi e progetti su tutti i temi di cui parla Piti. Ma gli stessi temi sono stati assai trattati, discussi e analizzati sul sito dei Mille, per dire di un nucleo alternativo di progettualità sui contenuti.
    I progetti sui contenuti e le competenze non mancano: il problema è casomai usarli e comunicarli.
    L.

  8. jr scrive:

    Concordo con Piti aggiungendo che mi piacerebbe sapere che ne pensano anche in termini di diritti civili e che azioni concrete per passare dal pensiero alla proposta politica.

    La personalizzazione della politica come la viviamo oggi ha ucciso le idee. State(non sono elettore Pd, ero Ds) parlando da mesi di nomi e scontri ma politicamente sento un vuoto incolmabile nell’ambito della ridefinizione della politica a sinistra. Il nuovo del Pd e’ solo apparato e se la speranza sono i giovani che abbondano nelel periferie del partito sono ancora meno fiducioso. Piccoli pidocchi allevati e cresciuti con il miraggio della carriera politica.

  9. riki scrive:

    Caro Paolocoss, predichi ahimè nel deserto. Se la situazione è quella che è dipende molto da come ab origine le procedure di selezione furono pensate ed attuate. Che Luca si lamenti del fatto che la DN è di fatto subordinata ai desiderata di pochi primi inter pares sembra al quanto surreale. Ora ci ricordaimo bene in che modo Veltroni è stato eletto? Co primarie farlocche, una sfilza di liste dai nomi disparati, tutti ovviamente seguiti dalle stigma PERVELTRONI. E queto sarebbe un meccanismo di selezione della classe dirigente efficiente? E questo per il vertice, immaginiamoci per ruoli subordinati. Ora, caro Luca, ricordati bene che al tempo tu ti spendesti per Veltroni anche contro il parere di molti di quelli che una volta erano Imille, e che ora sarnno i dieci (o gli uno, quello che siede guarda il caso nel DN). A chi ti obiettava che la procedura, la forma, in democrazia è tutto, tu sai che rispondesti? Cose del tipo, dai, andiamo a cambiare l’Italia, slogan che in bocca ad altri non somigliati ad Obama risuona assurdo. Per di più usato come slogan per primarie, così ad occhio più che bulgare, ebbene che dire, una fragorosa risata avrebbe già allora dovuto in qualche modo seppellire lo slogan e il suo propugnatore. Ora guarda caso, lo stesso Luca si lamenta che formalmente nessuno dovrebbe rispondere a richieste provenienti da persone non legittimate (appunto formalmente) a chiedere alcunché. E chi di grazia, sarebe legittimato, Bindi, Letta e Adinolfi, sommersi da maree di voti (democratici non sia mai)? Invocare legittimità formale in questo postribolo di procedure è cosa urtante il buon senso e l’intelligenza. Chi si fa paladino di cambiamenti epocali, del ricambio della classe dirigente, con siffatto curriculum non ha il minimo diritto di essere poi distinto dai vari D’Alema o chi per lui, stante l’unica differenza nel livello di responsabilità ovviamente. Perché ad entrambi manca una dote che credo importante, la prima responsabile della percezione da parte dell’elettorato della inadeguatezza a guidare il paese di certi leader: la coerenza.

  10. Paolocoss scrive:

    Luca, di certo concordi che anche i contenuti devono far parte del rinnovamento. Perché se in qualche avventuroso modo un leader nuovo dovesse emergere, ma non avesse la libertà di affrontare in termini nuovi le pensioni, la giustizia, l’immigrazione o il rapporto con i sindacati, perché quelli sono dibattiti che si ritengono chiusi ancor prima di iniziare a discuterne, allora saremmo esattamente al punto di partenza. Ed è sicuramente vero che a livello locale ci sono ragazzi del Pd che si esprimono come se fossero babyboomers appena usciti dalla macchina del tempo: è la spaventosa catechizzazione politichese del partito. Detto questo, io non riesco a farmi una ragione del fatto che nello stesso centrosinistra ci siano sindaci amatissimi che denunciano tutti i giorni la mancanza di una chiara politica nazionale e locale in tema di immigrazione, mentre i i leader dello stesso partito di fronte alle telecamere non riescono nemmeno ad affrontare l’argomento, perché non fa fine e non sia mai che l’elettore – secondo loro un palese decerebrato – li scambi per quegli altri che da destra parlano di deportazione e schedature. Con il brillante risultato che poi “quegli altri” vincono e la politica di destra la fanno davvero, mentre i leader del partito stanno a chiedersi come hanno fatto a perdere la capacità di stare a contatto con i problemi della gente comune. Possibile che il centrosinistra si sia fatto così profondamente fottere dalla piattaforma politica berlusconiana da dover dire che le tasse sono bellissime, che l’Ici e il bollo auto sono sacrosanti, che gli straordinari non vanno detassati? Possibile che non si capisca che non ci si può appellare al civismo comune quando è così diffusa una profonda percezione di ingiustizia sociale, spreco e corruttela pubblica? E si vogliono vincere le elezioni dicendo alla gente che deve prendersela in quel posto e deve pure piacerle, mentre una parte privilegiata del Paese continua a vivere sulla gobba di tutti gli altri? Allora io dico, se proprio non possiamo rinnovare i vertici, possibile che almeno non possano emergere dei consulenti, dei think thank in grado di dare risposte non ideologiche ai problemi e che ci levi dall’agenda politica imposta dall’altra parte, basata su distinzioni tipo buono/cattivo e bianco/nero? Io penso che ci sia abbastanza gente, in italia, pronta per un’articolazione un po’ più approfondita e meno manichea dei messaggi. Lo spero.

  11. Alessandro scrive:

    Visione semplicistica, ma Occam ci insegna che da bravi uomini che si radono ogni mattino, il rasoio è assolutamente indispensabile.
    Riprendo da lontano lo spunto letto sul blog di Squonk riguardante il differente peso politico di Massimo D’Alema e Irene Tinagli.

    Siamo ancora convinti che oggi si possa fare politica? Politica per le strade e tra la gente, certo, ma bisogna anche arrivare a dei risultati. Questi risultati si ottengono solo raccogliendo voti, nel più banale gioco del voto di scambio occulto (“mi ricorderò di te una volta sullo scranno”) e puntando stipendi e poltrone.

    Davvero non è palesemente evidente come Massimo D’Alema è diventato quel che è diventato perché in grado di sporcarsi le mani, con i meccanismi di cui sopra, e rimanendo lo stesso in corsa per gli ultimi traguardi che gli mancano, sempre che li voglia tagliare, mentre Irene Tinagli, o Luca Sofri stesso, non saranno mai in grado di “fare politica” perché l’unica politica che conosciamo in Italia è quella della mercificazione dei voti per “troni” di lavoro?

    Massimo D’Alema ha fatto, conosce, e pretende (come nella stupenda frase finale di quel inciso da Crozza). Irene Tinagli non farà, non conosce i meccanismi della politica, non può prentendere.

    A meno che non voglia sporcarsi le mani come hanno sempre fatto i politici di razza e di mestiere. Ciò non vuol dire fare i Villari di cui tra un mese ci saremo già dimenticati. Vuol dire fare i Massimo D’Alema. Anche se è difficile perché di baffino, oggi, c’è n’è uno solo.

  12. Luca scrive:

    Che i contenuti debbano far parte del rinnovamento, l’ho appena scritto: quello che nego è che non esistano elaborazioni e progetti sui contenuti. Il problema è avere una leadership e un partito che li fa propri, li comunica e cerca – compatibilmente con il dettaglio di trovarsi all’opposizione – di metterli in pratica. Ma sono stufo di sentir dire “non ci sono giovani” o “non ci sono contenuti” da gente che non sposta il culo dal divano, non sa niente di quel che fanno ed elaborano molte persone in gamba in tutta Italia.
    Quanto alla mia coerenza tirata in ballo dal riki precedente, io cerco di essere fedele alla ricerca della qualità, dell’efficienza, delle cose fatte bene. Se altri sono più appassionati delle curve, delle fazioni, del noi di qua e voi di là, liberissimi: ma non se lo aspettino da me.
    Aggiungo che se le primarie – svoltesi in maniera del tutto democratica – non sono state soddisfacenti è perché i rivali si sono pavidamente tirati indietro. In questo partito manca coraggio.
    L.

  13. svihnuhfvud scrive:

    un sacco di cose (leadership, contenuti, primarie, metodo, cooptazione, comunicazione etc) vengono dette, che si fa fatica a seguirle tutte e tutti i fili del discorso. a me sembra che la questione sia abbastanza terra terra. il PD, se esiste, esiste per vincere le politiche del 2013. per fare questa cosa, oltre a non perdere nessuno dei voti che ha oggi, deve vincere almeno in liguria, lombardia, e triveneto. il prossimo segretario dovrà essere uno che possa fare questo e che si metta sotto pancia a terra per farlo da qui al 2013. prima lo si sceglie, meno tempo si perde. ma magari mi sbaglio e c’è qualcosa che mi sfugge, o forse non è questo nè il fine del PD, nè il modo in cui conseguirlo.

  14. Ja scrive:

    >Per favore: D’Alema è nella Direzione Nazionale del PD.

    Errore mio: c’e’ come ex presidente del consiglio. Cosi’ imparero’ a fidarmi della lista riportata sul sito del PD. Anyway, my point stands.

  15. Valeria scrive:

    D’Alema potrà pretendere di essere creduto quando farà nome e cognome della persona che ritiene possa diventare il nuovo leader. Se davvero avesse voluto dare una mano per aiutare la crescita politica di una nuova generazione l’avrebbe fatto, non gli sono mancati né il potere né il tempo. La credibilità e l’autorevolezza si guadagnano sul campo, agendo in modo che alle intenzioni e alle parole seguano le azioni. Perché dovremmo credergli sulla parola? Sarebbe meglio che si spogliasse di tutte le cariche e gli incarichi e si mettesse d’impegno nella ricerca della fantomatica “persona di un’altra generazione”.

  16. frap1964 scrive:

    La credibilità di D’Alema è tutta qui:

    Incontro con Massimo D’Alema/3

  17. marcoDeAmicis scrive:

    Oggi ho preso parte ad una riunione con un tizio abruzzese (chi scrive anche è un tizio abruzzese) che ci voleva far sapere che la sua televisione (locale) si è ‘annullata’ in RED perchè trasmette per intero il nostro palisesto.
    Questo non mi piace di D’Alema, la capacità, che ha più di chiunque altro, di invogliare i meglio (peggio?) azzeccagarbugli ad allinearsi per compiacerlo. E’ molto democristiano (che detto da me…).
    Penso che Matteo e Francesco siano la dimostrazione che D’Alema sia un ottimo politico, perchè lì dove è sotto gli occhi di tutti che è mancata una scuola per quelli della nostra età, loro due (ed il loro essere Francesco e Matteo può piacere oppure no, ma non si può negare) ci raccontano che almeno lui un paio di esemplari in pelle li ha ispirati.
    Questo mi piace di D’Alema, la capacità, che ha più di chiunque altro, di invogliare i pochi eighties che si interessano di politica a compiacersi nel non farsi cooptare. Tutto molto demoebasta.

    Il bicchiere è mezzo pieno.

  18. Anja scrive:

    (seppur giusto per occasione speciale, plaudo all’apertura dei commenti. E che bei commenti, mi vien naturale chidermi se saranno stati moderati o meno)

  19. Luca scrive:

    Fossero stati moderati, il link a Ricca l’avremmo evitato.

  20. marcoDeAmicis scrive:

    Blog moderato, commenti moderati.

  21. piti scrive:

    per me rimane un mistero come possiate provare interesse a questi ghirigori che mi sembrano peggio delle anticipazioni primaverili del calciomercato.

    Quelle del tipo Drogba va all’Inter se Balotelli va al Bologna che per andarci vuole essere allenato da Mancini che però avrebbe dei contatti con il City che se vende Cacabarozzi avrebbe i mezzi per comprare Ribaldo che però ha litigato con il cuoco perchè gli mette la Nutella sui broccoli, e quindi Ancelotti va ad allenare in Africa per uno spicchio di cocco, una coscia di gnù cucinata alla genovese e 450 milioni di euro mensili

    Noi comuni mortali, nel mentre che D’Alema non dice il nome del successore, e RED e la Tinagli (Tinagli, chi era costei?) e tutti questa sfilza di parole che non agganciano la realtà manco per sbalgio, noi comuni mortali moriamo, per l’appunto.

    Espressioni concrete di vita del PD:
    1) Latorre che suggerisce a Bocchino
    2) la battaglia senza cedimenti per Orlando in commissione vigilanza RAI
    3) l’IVA al 20% per la pay tv

    complimenti

    vedete il mio voto la prossima volta, altrochè.

    Bokassa voto, piuttosto. O Amin, che vi mangia tutti.

  22. marcoDeAmicis scrive:

    “Bokassa” ci chiamavano il buon Walter ai tempi dell’oro di Roma quelli dei suoi che rosicavano perchè non riusciva (poveretto, ce credo) a dare retta a tutti. Si piegavano a novanta e poi dietro le spalle lo chiamavano Bokassa. Lo facevano – ovviamente – in maniera vile e vigliacca, imputandogli uno scarso decisionismo.

  23. Ahem scrive:

    A capo ci può essere chi vuole, anche la mummia di Don Lurio. Persino Veltroni, voglio esagerare. In vista non ci sono nuovi leader, ma nemmeno lontanamente, che possano competere con mister B e la sua cricca. Lo dico con disillusione, ma il target è chiaro: il paese è vecchio e la gente vuole Natale con la neve, Baudo il sabato sera. E Berlusconi.

    Finché la Binetti sta lì, comunque, il mio voto il PD se lo sogna. Un partito che pretende di essere “diverso”, non può per definizione essere un partito come gli altri: pieno di infiltrati, trafficoni e ammiccatori. Il meccanismo di far primarie per decidere anche chi deve andare in bagno viene deriso in lungo e in largo, anche dall’interno: si scambia per democrazia un semplice scarico di responsabilità. Io direi: cominciamo a prendere a calci in culo la gente a ogni uscita sbagliata, senza prova d’appello. O in alternativa torniamo al voto di preferenza, con una campagna che rompa le palle a livello nazionale, ponendo l’accento sul mettere al primo posto le persone. Vecchie o giovani che siano, alla gente non interessa tanto, purché non abbiano già fallito o siano riciclati di qualche tipo. Ma non abbiamo nemmeno il coltello, figurarsi il manico, e tutto questo rischia di trasformarsi in una desolante Rat race. Anzi, lo è già, se ci si riduce a parlare di parole, come stiamo facendo qua.

  24. Daniele scrive:

    Luca, lo so che per una volta che apri i commenti non possa che darti sui nervi un intervento fuori tema, ma perchè, per l’appunto, non dai più spesso possibilità a chi ti legge di lasciare una traccia? Ovviamente se hai deciso altrimenti avrai certo i tuoi motivi che non sarò io a smontare, però sarebbe bello venire ogni tanto qui a marcare il territorio…

  25. mazzetta scrive:

    Io continuo a chiedermi perchè D’Alema (ma anche Veltroni e Rutelli e altri) non si limiti a prendere atto dell catena dei suoi fallimenti e non si ritiri dalla politica.

    Mi pare che il punto sia questo, fino a che chi fallisce non si ritirerà come accade in altri paesi, per me è addirittura offensivo sentire D’Alema straparlare di ricambio e vedere che c’è pure qualcuno che gli tienen la parte

    Un partito retto da leader falliti si condanna al fallimento, sarebbe ora che anche chi va al traino di questa gente ne prendesse atto ed esercitasse un minimo di critica indipendente, invece di farsi promotore di messaggi assurdi come quello incarnato da questo post.

    L’unica soluzione decente per il PD sarebbero le dimissioni in massa dal gruppo dirigente, invece sono ancora lì che litigano su come pepetuare le sfighe di diesse e margherite all’interno del nuovo soggetto politico, segno evidente di una cultura politica di retroguardia, una vera minaccia alla democrazia nel nostro paese e alla dignità di tutti i votanti

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