Siccome ricevo molte mail di costernati che si stanno rovinando il weekend, apro i commenti per quelli che stanno sul divano e cercano una spalla.
Hanno sparso del bromuro tramite condizionatori, hanno drogato il buffet…? Questo è il massimo esprimibile oggi, nel bel mezzo della più brutta storta mai presa dal più grande partito di sinistra? Perché quando una vita fa c’è stata Mani Pulite non ci hanno arrestati tutti? Forse era meglio.




Fosse davvero questo l’obiettivo, non credo ci sarebbe bisogno di grande impegno
sono uno di quelli che ha scritto “fate qualcosa”,
ma non voleva essere un’accusa di scarso impegno.
era più che altro un appello speranzoso, un invito ad alzare la voce almeno a chi una voce in qualche modo ce l’ha, tutto qui.
una cosa scritta con il massimo appoggio, non certo con antipatia.
ci tenevo a specificarlo
@mytwocents
il problema è che mi sembra che ai padroni di casa interessi poco del “nostro” stare dentro o fuori, e comunque se vogliamo proprio entrare togliersi le scarpe e non fare casino
interessante
77. HealthGun, l’unico modo per far convivere queste realtà erano le primarie, fiducia nel popolo/comunità, e libertà politica affidata al candidato espresso. Come in U.S.A., no?
e mi vien da dire che se ogni anni perdiamo un segretario, abbiamo altri 4 solitiNomi da fare fuori prima delle prossime politiche: a forza di batoste, una volta finita la lista, forse qualcuno nuovo…(sigh!)
Per riformismo:
http://old.demauroparavia.it/95088
Ma un nuovo Partito Laico, no?
rr
Metafora di quello che è successo oggi: http://www.youtube.com/watch?v=Z4Z_PPfufVY
@Luca
Scusa la naiveté politica, ma non vedo cosa ci sarebbe stato di sbagliato a candidare Scalfarotto, o Civati se per quello o chi volete voi, e sì, fargli prendere 31 voti… Qual era il rischio? Bruciare il candidato? Dare prova di esistere e di opporsi era importante, anche sapendo per certo di perdere la battaglia, perché sarebbe stato un modo per coagulare, in futuro, la protesta di tutti coloro che sono indignati dall’elezioni di Franceschini. Perché non avete candidato uno di voi, Luca, uno credibile dei Mille, per dire? Astenersi non bastava. Ci sono sconfitte che preparano le vittorie.
@Luca: capisco benissimo pero’ sulla prima mozione c’erano 200 voti, 100 se ne sono volatilizzati…
Possibile che non si sia riuscito nemmeno a capitalizzare quelli? Io questo non lo capisco.
Prima o poi ci deve essere un atto fondante per poter puntare alla leadership di partito. Oggi c’era una enorme possibilita’ andata sprecata
E poi si, si prendono anche 31 voti, almeno si ha il fegato di metterci la faccia.
Invece la capa e’ finita sotto le scelle, neanche la testimonianza siamo riusciti a dare
io credo che la battaglia di chiunque ha a cuore il PD a questo punto sia di individuare determinati candidati di rottura con l’attuale nei listini delle europee (buono sarebbe riuscire a candidarli, ci si puo accontentare di scegliere il meno peggio forse). fare una serrata campagna in rete e fuori ma solo per quei nominativi (vota pino per un pd migliore). eviteremmo di vedere dipietro secondo partito in italia, e magari queste mummie capiranno qualcosa vedendo che il leader nazionale e il calciatore (cantante, velina) da europee prende meno preferenze di un candidato che fa espressamente campanga per il rinnovamento.
e aggiungo: ha ragione mytwocent. O dentro o fuori. E non solo perche’ non ha senso il sono dentro, ma anche fuori, ma perche’ la nostra democrazia e’ a rischio, per cui o si trovano le ragioni che ci uniscono a Franceschini in questi mesi o e’ meglio per tutti preparare i bagagli ed espatriare.
Badate bene che non e’ che si debba amare il Franceschini, si puo’ aiutarlo contro il B. e allo stesso tempo preparare una alternativa ad ottobre.
Scusa Luca, ma Gad?
Io insisto con quanto già sostenuto in un commento di un precedente post: occorrono regole condivise su come si forma la leadership, se no tutte le volte il segretario sarà debole e contestabile (a meno che non si trovi un clone di Berlusconi, ma come si è visto con Soru non sembra funzionare). Per questo mi sembra più importante guardare a esperienze come Belem, con tutta la sua utopia, che fra i riformisti nostrani suscitano ironia quando non vengono bollate come “sinistra radicale”, “no global”, etc. Intanto una cosa come il Caucus delle primarie democratiche americane, da cui è venuto fuori il presidente degli Stati Uniti, mica un José Bové qualsiasi, si svolge secondo principi molto più simili al metodo del consenso di cui si discute a Belem che non all’assemblea Pd di oggi.
Mah, la veggo buia.
non e’ che si debba amare il Franceschini, si puo’ aiutarlo contro il B. e allo stesso tempo preparare una alternativa ad ottobre.
Se si da’ fiducia a Franceschini si da’ fiducia a quella parte del PD che noi vorremmo rinnovata radicalmente.
Gia’ abbiamo una antipatica abitudine di spacciare sconfitte per sucessi (ce lo ha insegnato Berlusconi), o si da’ segno che vogliamo altro, o questo naufragio si protrarra’ ancor piu’ a lungo.
A mio avviso la risposta alle dimissioni di Veltroni e’ stata di gran lunga PEGGIORE di tutto il periodo Veltroni.
O si pensa a salvaguardarsi a breve scadenza per poi fallire come al solito, o si pensa a lungo termine e non si accettano compromessi.
ok, credo di aver esagerato, mettere sullo stesso piano bersani e civati (per dirne uno) è ingiusto. ripnsandoci freddamente, e sorridendo finalmente un po’ grazie all’esilarante racconto della convention del pdl del mio paesino, mi rendo conto che non erano ivan, flavia mog e peppe civati che potevani cambiare l’andamento dell’assemblea. e non per incapacità o tirchieria di se stessi, ma perché sta faccenda delle 100 firme in quel consesso era effettivamente troppo difficile da superare.
avendo fatto politica, sia pure per poco tempo, posso immaginare la tristezza, la pochezza e direi proprio l’indeterminatezza dei partecipanti: gente che è abituata a fare sempre riferimento a qualcun altro, incapace di pensare in autonomia, prigionieri di un meccanismo correntizio di anime, prima ancora che politico.
i un ambiente simile, agli occhi di quegli omini, anche il pllido franceschini doveva apparire certamente più rassicurante di qualcunque mente lucida, ma dalla piccola “riconoscibilità”.
ma tant’é, qui si canta messa, si dice dalle mie parti.
@Abalieno: qua bisogna capirci: o c’e’ una emergenza democratica causata dal B. o non c’e’.
Se non c’e’ possimoa continuare come i passati 2 anni, se c’e’ forse e’ il caso di fare fonte.
E comunque io mica dico che e’ stata una vittoria, e’ stata una umiliante sconfitta. E proprio per questo: palla lunga e pedalare.
Non posssiamo pretendere sguardi lungimiranti dagli altri se noi non sappiamo andare oltre il proprio naso.
Il momento e’ di unire, non di dividere
A me sembra che emerga un limite strutturale del PD, che era nato per unire le tradizioni riformiste socialista e cattolica, col marginale problema che la prima era allo sbando e la seconda esaurita da tempo. Così si sono incontrati da una parte un pensiero debole di sinistra che barcolla tra stato, mercato, sindacato, impresa e resto del mondo senza capacità di analisi contemporanea e di sintesi, tanto che per ironia della sorte quando crolla il sistema finanziario mondiale la sinistra non è in condizione di dire “l’avevamo detto”; e dall’altra un pensiero debolissimo cattolico, che per trovare una sua identità la chiede in prestito al Vaticano.
Il tutto affidato ad una dirigenza che da tempo ha abbandonato le policies, dove tocca ragionare e correre rischi, in favore della politics, che fa sembrare tutti molto furbi e professionisti. Salvo poi collezionare sconfitte.
Per questo se il PD si decide a rinascere con un qualche straccio di ambizione, deve farlo a partire dalle questioni di merito, a costo di perdere per strada qualche pezzo.
(Che poi, nel farlo, si rischia anche di tornare a vedere qualche militante sorridere…)
Sono eugenio, quello minuscolo.Meglio votare sempre qualcuno, non c’è altra arma.
Un conto è un segretario di partito, un conto è un leader per governare, quello non c’è alternativo a B. Gli italiani si sentono forti con Lui, il nemico è lo straniero. Passeranno anni o la natura ci darà una mano ad abolire una anomalia.Si vive lo stesso. Si prova.
Vi darò un segnale di speranza: era da anni che volevo gridare a mio padre (ex pci, pds, ds, pd e spero di non dimenticarmene altre) “Sei un democristiano!”… Oggi finalmente è giunta l’ora!
Sorridete… in fondo poteva essere la Binetti, invece di Franceschini!
Ecco l’analisi più interessante della sconfitta del PD:
http://www.economiaepolitica.it/index.php/editoriale/fallimento-strategico/
Scusate,dimenticato tinyurl….ciao
Vorrei aggiungere qualche considerazione e qualche testimonianza, passatemi il termine, approfittando del fatto che in un commento si può essere più impressionisti e meno strutturati, contando nella indulgenza dei lettori. E’ vero che assieme ai soliti pochi abbiamo provato a verificare la possibilità di trovare un candidato alternativo. Trovarne uno di pura bandiera era impossibile per una ragione chiave: l’assemblea era assolutamente disciplinata, organizzata perfettamente dalle gerarchie (non solo i dirigenti massimi, ma compresi i vari Martina, giovani o meno giovani quadri locali). A me è una cosa che ha fatto un po’ impressione perchè mi aspettavo una assemblea più tormentata, davvero. Mi aspettavo che la frustrazione e lo scoramento che traspare da mesi negli ambienti e blog che frequentiamo fosse riflettuta un po’, seppure minoritaria, in un consesso che, comunque, contava oltre 1300 persone perbacco, che mica sono membri della casta. Invece no, ordine e disciplina, nessun dibattito, nessuna passione. Mi sono dunque fatto venire il dubbio che siamo noi a sbagliarci, che pure i 50mila lettori o più di questo blog sono solo una frazione infinitesimale dei 3milioni di votanti alle primarie. Se invece lo scoramento diffuso esistesse davvero, l’assemblea di ieri ne è risultata assolutamente impermeabile. Per quanto riguarda il mancato coraggio di chi, parte di una età o di correnti di pensiero più moderne di quelle dei leader, o comunque non parte diretta di quel gruppo stretto di persone, ho sentito con le mie orecchie dire “non mi posso esporre, devo pensare alla mia carriera” e non era neanche un politico a dirlo! Per ragioni diverse, io, Ivan Scalfarotto, Civati, Luca, e altri che da un po’ di tempo ci sbattiamo, siamo sostanzialmente liberi. Se qualcuno osasse anche lontanamente legare la mia attività politica alla mia attività di insegnamento e ricerca, la mia università uscirebbe pubblicamente in difesa della mia libertà di espressione. Stesso non può dirsi per molte persone in Italia. Per questo, io non mi sento particolarmente coraggioso nel dire quel che penso. Certo, la mia indipendenza l’ho cercata e l’ho voluta e la difendo come bene prezioso, ma dato quel che è l’Italia non me la sento mica di imputare a chi quella libertà non ha, mancanza di coraggio nella difesa del proprio lavoro e della propria stabilità esistenziale. Questo solo per rendere più complicata ancora la discussione: vi sono molte persone di buona volontà, ma tutti hanno bisogno di un contesto normale in cui esercitarla. Per quanto riguarda la autoreferenzialità e la presunzione da sinedrio dei dirigenti, su questo c’è poco da dire che non sia stato detto e già da mesi non mi aspetto molto di diverso. La dice lunga il fatto che tutti coloro, compresi Fassino e Realacci, che sono intervenuti contro le primarie hanno posto come motivazione il fatto che i plebisciti non risolvono i problemi. Avevano ragione, ed hanno esplicitato il fatto che per loro primarie sono solo plebisciti. Quel che è accaduto a Firenze, per dire, è un errore da non ripetere. Questo elemento, la discrasia tra la retorica e la sostanza, rende oggi a me la vita particolarmente difficile perchè non ho più l’età per essere preso in giro. Poi naturalmente esiste l’eterogenesi dei fini, e Franceschini ci stupirà nel mostrarsi un magnifico cigno nero.
è tutta la giornato che mi chiedevo perchè nessuno(oltre parisi)ha presentato una candidatura alternativa e le risposte di luca mi hanno dato una risposta.
però sulle firme potevamo fare più casini dichiarare pubblicamente che c’era una candidatura alternativa, penso che almeno avremmo fatto vedere che qualcuno c’è che si mette in gioco.
Detto questo penso come te che bisogna starci, ma ti chiedo come? i loro tempi non sono i tempi di una società come quella di oggi, non sono i miei. ho bisogno di lavorare e tra me e mia moglie dobbiamo gestirci la famiglia, cerco di esserci ma è sempre più difficile i circoli non funzionano e se non sei in una corrente non accedi ai posti dove si decide. Il problema di questo partito è che esclude sempre di più buona parte della società e poi compie scelte come quelle di oggi, che non sono abagliate in se, ma non incidono nella società. ora però tocca a noi trovare nuove forme di partecipazione (da solo il web non basta) dobbiamo avere il coraggio( che secondo me oggi è mancato) di gridare di più!
Mbah. Continuo a dire che sedici anni sono passati, e abbiamo di la’ berlusconi, la russa e bossi, e di qua un democristiano. Sinistra zero, laici zero, socialisti zero, liberaldemocratici zero. Il mondo progressista che ha fatto la politica europea degli ultimi 30 anni, da mitterrand a schroeder a blair a zapatero, alle loro future evoluzioni, che in europa ci saranno, eccome se ci saranno, in italia non le abbiamo avute e non le avremo. E questa, scusate, ma non e’ responsabilita’ ne’ di berlusconi che la sua battaglia politica la fa e vorrei anche vedere si preoccupasse di noi, ne’ dei bloggers ne’ di civati o scalfarotto ne’ di maurizio martina. La responsabilita’ e’ di d’alema, veltroni, rutelli, marini, che il PD dovevano farlo almeno 5 anni prima, se non 8 o 10 anni prima, e dovevano strutturarlo, preparare i cambi di generazione, non trovarsi in emergenza per avere perso un’elezione REGIONALE (rendiamoci conto di quello di cui stiamo parlando, e’ come se il PSF saltasse per aria perche’ perde in corsica)e presentarci FRANCESCHINI da trangugiare in tre giorni in questo modo.
@ Marco Simoni
@ Luca
Marco, ho letto le tue argomentazioni, seguo il tuo impegno, ma continuo a pensare, come ho scritto una ventina di post fa, che ci sono sconfitte che servono a preparare le vittorie. Se l’assemblea era “disciplinata e organizzata”, dovevate essere voi a scompigliarla, a metterla di fronte ai suoi errori, a farvi sentire a costo di andarvi a prendere un microfono che altrimenti non vi avrebbero dato, a usare toni alti e parole nette e forti. E dovevate, a qualunque costo, presentare un candidato di bandiera, un nome e un volto che desse voce al dissenso di cui dovete (DOVETE) farvi portatori. Domani i giornali riporteranno che Franceschini ha avuto un solo avversario: pensate a quanto si sarebbero potuti giovare iMille di un candidato che avesse anche solo raggranellato trentuno voti, come scrive Luca, ma che sarebbe stato citato, ascoltato, intervistato, sarebbe affiorato all’attenzione dei grandi media, che raggiungono una quota molto piu’ ampia di persone di questo e di qualsiasi altro blog. Una delle cose interessanti e preoccupanti di questi giorni, a mio avviso, e’ che a proposito del raduno della nuova leva del centrosinistra di ieri la Repubblica, oggi, riportava un breve articolo in una pagina interna, che non vi dava nessun risalto. E Berselli, mi pare, ancora pochi mesi fa, definiva Luca, piu’ o meno, come un blogger del demi-monde. Dovete andare a prendervi il partito o almeno tentare in ogni modo legittimo, dovete rendere pubblicamente visibile i sentimenti di disistima per questa classe dirigente e per tutti i fallimenti, non solo poltici, ma morali, che ha inanellato, dovete rendere visibile la frustrazione furente di chi non ha voce, ha sempre meno forza, e da anni assiste all’irreversibile scempio del nostro Paese.
@ 104 riccarù
Avevo già consultato Wikipedia, il De Mauro dice:
Riformismo: tendenza a modificare con riforme graduali e con mezzi legali l’ordinamento della società e dello stato, rifiutando ipotesi e metodi rivoluzionari; estens., politica di riforme
Ricapitolando: quando Veltroni dice:”Sono un riformista”
Intende “Non voglio fare la rivoluzione, voglio procedere con riforme graduali”
Embè??? Ma c’è bisogno di dirlo?
C’è qualcosa che mi sfugge
Lasciate perdere, che è meglio. Credo che ormai la frittata sia “sfatta”. Non ne vale più la pena. Meglio andare in settimana bianca, che è più costruttiva di tutte ‘ste cazzate.
Tra l’ altro, la faccia di Parisi che a Sky si proponeva come volto nuovo della politica, credo sia un pezzo di comicità da antologia. Forse Berlusconi ha ragione quando dice che ne ha mandati a casa già sette di leaders della sinistra e che manderà a casa anche l’ ottavo. Smargiasso ma profetico.
Mi torna in mente una vecchia gag di Guzzanti-Rocco Smitherson ai tempi di tangentopoli: “La DC dice: o noi o il caos. E tutti a cercà er caos sulla scheda elettorale”.
Niente caos, purtroppo.
Guardando da Catania le registrazioni video dell’Assemblea del Pd si notava che sul palco, a dirigere i lavori, c’era la senatrice Anna Finocchiaro, mentre subito sotto, in prima fila, il senatore Enzo Bianco, capo della corrente “liberal” del Pd. Insomma, i due principali leaders del Pd catanese. Dal colpo d’occhio pareva che la città Catania esprimesse uno dei segmenti più importanti dello stato maggiore del principale partito di opposizione. E, al di là dell’indubbia esperienza politica di lungo corso e delle qualità personali di entrambi, veniva da chiedersi: in base a quale legittimazione?
Le dimissioni di Veltroni sono state provocate dalla sconfitta elettorale di Soru in Sardegna nelle elezioni regionali del 15 e 16 febbraio, nelle quali il governatore uscente è stato sconfitto con un distacco di 9 punti percentuali sullo sfidante, distacco che ha raggiunto i 18 punti percentuali nel voto di coalizione. Ma si è smarrito il senso delle proporzioni dimenticando l’esito della consultazione elettorale al Comune di Catania. Con la rinuncia di Enzo Bianco a competere, col candidato sindaco del Pd al 17.8% , la lista “personale” intestata “Con Bianco per Catania” al 7.6%, e il Pd guidato da Anna Finocchiaro all’8.5%. Quest’ultima, candidata alla Presidenza della Regione siciliana, era stata sconfitta con 35 punti percentuali di distacco (più di dieci punti in meno di Rita Borsellino due anni prima), le liste del Pd si erano collocate a meno del 22% e la disfatta si era conclusa con l’abbandono da parte di Anna Finocchiaro (a differenza di Renato Soru) del seggio di capo dell’opposizione al parlamento regionale.
Tornando alle ultime elezioni catanesi, i due leaders, Bianco più Finocchiaro, guidano un Pd ridotto al 16%. Ma ciò non impedisce di comparire in primissima fila nell’assemblea nazionale di quel partito.
Veltroni si è dimesso, ma c’è chi non si dimetterà mai. E viene da chiedersi se, procedendo con questo stile per cui i leaders nazionali non sono in nessun modo chiamati a rispondere del del loro effettivo radicamento nelle realtà locali, quel 16% non sia un’anticipazione del destino elettorale del Pd.
Avevo letto dell’incontro dei giovani all’Unità, avevo sperato, ma chi vive sperando….
@ Simone: sono totalmente d’accordo con te, ma noi dobbiamo dare una mano. Luca se hai bisogno mandami una mail.
Al PDL adesso converrebbe far cadere il governo, indire nuovi elezioni: hanno buone probabilità di portare a casa il 70% e poter così fare tutte le riforme che desiderano…Questo è al momento il miglior risultato del PD
Innanzitutto: grazie a Luca, Marco Simoni, ecc. per i vostri tentativi (purtroppo non andati a buon fine) di smuovere l’assemblea dall’atteggiamento pigro e conformista che poi si è rivelato prevalente. Credo che questa attività di comunicazione e sensibilizzazione che state portando avanti (sul web e non solo) sia “politica” nel senso migliore del termine e che l’accusa di non volervi “sporcare le mani” sia infondata.
Penso tuttavia anche io che la decisione di non presentare un candidato “di bandiera”, che avesse preso anche 31 voti, sia stata decisamente sbagliata: oggi ne parlerebbero i giornali, per dire (e visto che anche Parisi non è arrivato a 100 voti, non sarebbe stato un disonore).
Questa classe dirigente non è disposta a vivere le primarie come vere elezioni, che per loro natura sono sempre un salto nel vuoto. Quindi hanno preso tempo, e prima di ottobre avranno deciso chi debba essere il nuovo segretario, piaccia o non piaccia. Dall’alto calerà un solo candidato. L’idea che al vertice ci sia Bersani (che comunque mi ha deluso molto) non mi dispera. Mi dispera l’idea che sia scelto in questo modo, senza un confronto tra visioni diverse da sottoporre al giudizio degli elettori.
Leggendo i resoconti sembra che davvero, ieri, il sentimento dominante sia stato la paura.
Paura del nuovo, come ha detto Luca.
Paura di mostrarsi divisi. Al punto che non si scorge nessuna vitalità, nessuna discussione vera, nessun lievito che possa far crescere e trasformare questo PD in ciò che si vorrebbe che fosse.
Paura di perdere il controllo della situazione. Controllo che evidentemente ieri c’era sullAssemblea. (Ma questo che doveva essere un gregge spaurito non avrà forse trovato già da tempo il suo pastore?).
Da qui ad ottobre tutti quelli che hanno creduto (e che credono ancora) nel PD come possibilità di rinnovamento e partecipazione devono collaborare per presentarsi con un candidato comune alle primarie, tenendosi lontani dalla tentazione di mettersi sotto l’ala del Veltroni di turno. Poco importa se vincere è impossibile, l’importante è contare qualcosa.
(Scusate se ribadisco conclusioni ovvie ai più, ma visto che fino a poche settimane fa c’era ancora chi difendeva Veltroni…)
Ecco, per dire, presentando un candidato di bandiera (post 124, 130, 132), avreste come minimo smorzato di qualche sfumatura, almeno me lo auguro, i toni di Curzio Maltese, che oggi e’ piu’ realista del re Scalfari nel difendere Franceschini, l’ombra di Veltroni, l’ombra del premier ombra, come ha ricordato felicemente qualcuno piu’ su.
Soraya ha ragione, dobbiamo tutti dare una mano, ma anche sentire che le nostre mani stanno tutte insieme costruendo qualcosa.
Giuro che non capirò mai l’astio per Di Pietro.
Sono scemo, spiegatemelo.
Saluti.
Quoto Marco commento 135
Anche a me piacerebbe sapere quali sono le vostre argomentazioni (Karen Luca ed altri) contro Di Pietro.
Rinnovo anche l’altra domanda: Cosa vuol dire Riformismo?
Chiamarlo astio è già un po’ sciocco, rispetto alla volontà di capire le cose. Non c’è astio, c’è totale disinteresse.
Sarebbe facile rispondere chiedendo invece quale affinità politica e umana dovrei avere per un uomo non di sinistra, che non ha mai elaborato un pensiero di qualche valore politico e culturale, che si limita a urlare cose di fanatismo legalitario, che ha costruito la sua carriera politica su una demagogia priva di progetti e un’attivita poliziesca da pubblico ministero.
Non è il mio genere, e non credo sia il genere della sinistra. A cui tutti chiedono progetti e contenuti, e poi ne fanno a meno appena si può seguire uno che strilla “indigniamoci”. “Laica, moderna, democratica e di sinistra”, dicemmo due anni fa della sinistra che volevamo: c’entra qualcosa con Di Pietro? No.
Ho rispetto per chi ama quel genere lì, ma non è il mio. Io credo a delle cose che con Di Pietro non c’entrano niente, e se oggi Di Pietro entra in questa discussione è solo per la sua opposizione generica a Berlusconi: ma se domani un partito di estrema destra prende il 6% contestando Berlusconi, cominciamo a parlare anche di quello come un’opportunità?
Con questo chiudo davvero – l’ho aperta per buona educazione – la questione Di Pietro. Se dobbiamo analizzare i suoi risultati è un conto, ed è giusto farlo. Se stiamo parlando di prenderla in considerazione come ipotesi alternativa, vuol dire che siamo in cerca del primo che ci dica “andiamo, sistemo tutto io”. L’ultima volta che diversi di sinistra si sono buttati su uno di destra che diceva così, quello era Berlusconi.
Baget Bozzo (checché se ne pensi, un fine analista politico) oggi su Libero riprende il concetto della inconciliabilità di fondo tra “laici” e “laicisti”, da cui il difetto di fondo del progetto Pd.
La demolizione ad opera di Ruini e Ratzinger (nel 2005) della interpretazione del Concilio Vaticano II fatta dalla scuola di Bologna (massimo think tank cattolico democratico) ha messo a nudo definitivamente questa inconciliabilità.
Io domani vado al circolo di Palermo. Vedremo cosa mi diranno.
Grazie della risposta su DiPietro, anche se capisco che non è proprio il tema del giorno.
Mi interessa molto il parere tuo e dei tuoi lettori sull’argomento DiPietro (entrando un po’ più nello specifico) e anche sul Riformismo .
Mi sono iscritto al feed, così se in futuro il blog affronterà questi argomenti parteciperò alla discussione.
@Luca, Marco Simoni
Qui c’e’ il link al pezzo di Cazzullo (http://www.corriere.it/politica/09_febbraio_22/nomenklatura_salva_cazzullo_48aba8d0-0099-11de-987b-00144f02aabc.shtml) uscito oggi sul Corriere, ed e’ un’ennesima cronaca desolante di un altro tentativo fallito di cambiare le cose. Ho letto quello che ha scritto Francesco Costa a proposito delle ragioni per cui non siete riusciti o non avete voluto imporre un candidato di bandiera, e che sintetizzate suonano: prima abbiamo sottovalutato il nemico, poi il nemico ha giocato molto duro e un po’ sporco, noi pero’ non abbiamo giocato “la partita perfetta”, e il discorso di Concia non era stato preparato al meglio.
E’ andata cosi’? Vi riconoscete in quello che ha scritto oggi Francesco Costa sul suo blog?
E soprattutto,a posteriori, pensate sia stato giusto non tentare a ogni costo, pur sapendo che di sicuro non avrebbe vinto, di far passare un candidato di bandiera?
Un consiglio. Mandate a casa tutti quelli che hanno radici nel Pci. È gente del secolo scorso che ragiona come nel secolo scorso e fa politica come nel secolo scorso, con i sistemi del secolo scorso.
Dopo di che, guardate come funziona il partito Democratico americano. Esiste una linea generale condivisa e la possibilità per tutti di dissentire su questioni specifiche, con la propria testa. È così semplice.
Per Simone.
Francesco Costa era lì ed è uno dei più bravi ad analizzare le cose. Quindi di certo aderisco alla sua versione.
Nel dettaglio della tua domanda, io credo che una volta lì, si sia tentato “ad ogni costo” di far passare un candidato di bandiera: ma che la valutazione sulle firme che non c’erano sia esatta. Bisognava forse lavorarci di più prima (ma come? cercando delegati uno a uno che avrebbero preso un treno e sarebbero venuti a Roma per votare Concia, o Scalfarotto?), una volta lì non si poteva fare di più.
Forse supererei questa fase di analisi, già abbastanza ricca e comincerei a ragionare su come prenderne atto.
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Ringrazio per la risposta, anche se la trovo alquanto insufficiente. Temo non sia il luogo adatto per iniziare una discussione in proposito, quindi cercherò di essere breve. Sono cresciuto ed educato secondo i valori di Sinistra ed è per questo che ho votato Di Pietro alle ultime elezioni. Ammetto la debolezza sui contenuti non inerenti alla giustizia, ma durante il governo Prodi è sempre stato un alleato affidabile, condividendone il programma. In quanto alla giustizia, i contenuti sono ampi e argomentati, non “urlati” come piace sostenere a molti.
Io mi chiedo cosa c’entrino con la sinistra D’Alema che parla coi furbetti del quartierino, Enzo Carra e Bassolino, la Binetti e Franceschini, D’Alfonso, Del Turco e via delirando.
L’onestà è prepolitica e, prima di attuare i bellissimi sogni Veltroniani (tra l’altro, che condivido), sarebbe bella un po’ di sana coerenza.
Non ho trovato da nessuna parte il testo del giuramento di Franceschini..perchè non capisco proprio cosa deve giurare un segretario di partito
Riguardo alla questione della presentazione di un “candidato di bandiera”, leggendo il resoconto di Francesco Costa ho capito un punto che avevo precedentemente frainteso: era necessario raccogliere 100 firme e non ce la si è fatta, per cui non è stato tecnicamente possibile presentare il candidato da votare. Invece i supporter di Parisi ce l’hanno fatta (con l’aiuto di quelli di Franceschini…) e Parisi ha potuto essere votato.
Il mio fraintendimento era dovuto al fatto che Parisi ha poi preso solo 92 voti (meno delle firme teoricamente raccolte!), il che mi ha erroneamente indotto a pensare che fosse possibile candidarsi senza avere 100 firme.
@Romualdo
Non ho astio contro Di Pietro, trovo però che la sua azione sia piuttosto limitata. Riempie un vuoto: attacca Berlusconi come il PD non ha mai fatto. A me non basta, mentre molte persone che stimo si sono aggrappate a questa cosa come fosse un salvagente.
Perché nessuno – mi sembra proprio nessuno – ha commentato le dimissioni di Veltroni? Era così scontato che le desse proprio ora? Io sono per cancellare lo stereotipo del walter buonista, una volta per tutte. E ho provato anche a scriverlo (http://gianlucasalvatori.nova100.ilsole24ore.com/2009/02/e.html)
Se servono altri indizi sulla difficoltà di presentazione di una candidatura alternativa, ascoltatevi Franceschini che bisbiglia di averle raccolte lui, le firme, a Parisi.
http://tv.repubblica.it/copertina/ho-raccolto-le-firme-per-parisi/29754?video