Malgrado in famiglia ne abbiano appena vinto uno, il mio parere sui premi letterari è sempre lo stesso: non esistono come notizia. Trattasi di simpatiche festicciole di ottuagenari ed editori volte a non annoiarsi troppo, fingere di essere ancora ai tempi della Dolce VIta, e a far vendere più libri tramite fascette. Intenzione legittima, ma irrilevante dal punto di vista letterario e giornalistico. Come il festival di Sanremo, insomma.
Detto questo, confesso che le considerazioni fatte l’altro giorno sul Corriere da Stefano Petrocchi, uno dei complici del funzionamento del premio Strega, mi sono sembrate inusualmente intelligenti ed equilibrate.
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