Il nuovo libro di Philip Roth – l’uomo per cui il Nobel sarebbe postmaturo – ha due scusanti per non essere bello come il precedente: una è che il precedente – “Indignazione” – era davvero molto bello, e l’altra è che per un libro che parla di disgrazie e rovine senili competere con uno che parlava di passioni ed entusiasmi giovanili è molto difficile.
Però Roth scrive sempre magnificamente e “The humbling” si legge in tre ore. E poi c’è un amore che finisce perché una delle due amanti comincia a stare sempre attaccato al Mac e a internet, giorno e notte.
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