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	<title>Commenti a: Lezioni</title>
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	<description>Piove sui giusti e sugli iniqui. E cosa c&#039;entriamo noi nel mezzo?</description>
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		<title>Di: Interessante articolo Internazionale &#171; Fedemktg&#39;s Blog</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2664</link>
		<dc:creator>Interessante articolo Internazionale &#171; Fedemktg&#39;s Blog</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 17:24:57 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Daniel Dennett (filosofo, c’è scritto) trova la citazione giusta per spiegare una grande questione psicosociologica di questi tempi, ovvero l’indisponibilità a imparare dagli altri e a convivere [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Daniel Dennett (filosofo, c’è scritto) trova la citazione giusta per spiegare una grande questione psicosociologica di questi tempi, ovvero l’indisponibilità a imparare dagli altri e a convivere [...]</p>
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		<title>Di: Elle</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2347</link>
		<dc:creator>Elle</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 21:25:30 +0000</pubDate>
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		<description>Anche nella mia esperienza questo tipo di comportamento è quasi sempre legato a forti insicurezze. Lavoro all&#039;università, e quando tornai in Europa continentale dopo diversi anni in Gran Bretagna mi resi subito conto che l&#039;understatement non avrebbe funzionato. Nell&#039;ambiente accademico britannico, mentre esistono sottili codici per autopromuoversi ed esprimere giudizi sui colleghi (codici che un non autoctono scopre di solito dopo anni di permanenza), è considerato di pessimo gusto millantare competenze che non si hanno, e si tende anzi a sminuirsi, più o meno sinceramente. Qui da noi invece, se io dico di non essere molto brava in qualcosa, o di non saperne fare un&#039;altra (semplicemente perché non credo che una persona seria e coscienziosa, dotata di un minimo di disciplina intellettuale, possa pretendere di saper fare tutto perfettamente), questo viene considerato come una debolezza estrema, dato che altri, sebbene in possesso di competenze simili alle mie, direbbero di padroneggiare perfettamente la materia. Questo atteggiamento mi sembra la versione accademica del &quot;non accetto lezioni&quot;, ed è impossibile pensare che non abbia ripercussioni sulle giovani persone che formiamo. Detto tutto ciò, non sono sicura che le cose siano peggiorate. Come dicevo più su, a me sembra una questione di codici: in altri posti, o in altri tempi, c&#039;erano e ci sono altri modi per esprimere disprezzo, o per ignorare la persona che cerca di comunicare con noi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anche nella mia esperienza questo tipo di comportamento è quasi sempre legato a forti insicurezze. Lavoro all&#8217;università, e quando tornai in Europa continentale dopo diversi anni in Gran Bretagna mi resi subito conto che l&#8217;understatement non avrebbe funzionato. Nell&#8217;ambiente accademico britannico, mentre esistono sottili codici per autopromuoversi ed esprimere giudizi sui colleghi (codici che un non autoctono scopre di solito dopo anni di permanenza), è considerato di pessimo gusto millantare competenze che non si hanno, e si tende anzi a sminuirsi, più o meno sinceramente. Qui da noi invece, se io dico di non essere molto brava in qualcosa, o di non saperne fare un&#8217;altra (semplicemente perché non credo che una persona seria e coscienziosa, dotata di un minimo di disciplina intellettuale, possa pretendere di saper fare tutto perfettamente), questo viene considerato come una debolezza estrema, dato che altri, sebbene in possesso di competenze simili alle mie, direbbero di padroneggiare perfettamente la materia. Questo atteggiamento mi sembra la versione accademica del &#8220;non accetto lezioni&#8221;, ed è impossibile pensare che non abbia ripercussioni sulle giovani persone che formiamo. Detto tutto ciò, non sono sicura che le cose siano peggiorate. Come dicevo più su, a me sembra una questione di codici: in altri posti, o in altri tempi, c&#8217;erano e ci sono altri modi per esprimere disprezzo, o per ignorare la persona che cerca di comunicare con noi.</p>
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		<title>Di: Emanuele</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2346</link>
		<dc:creator>Emanuele</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 17:19:13 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;uomo di destra pensa semplicemente di aver ragione.
L&#039;uomo di sinistra pensa semplicemente che l&#039;uomo di destra abbia torto.
La superiorità morale della sinistra e tutta qui.


O viceversa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;uomo di destra pensa semplicemente di aver ragione.<br />
L&#8217;uomo di sinistra pensa semplicemente che l&#8217;uomo di destra abbia torto.<br />
La superiorità morale della sinistra e tutta qui.</p>
<p>O viceversa.</p>
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		<title>Di: Giovanni Fontana</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2345</link>
		<dc:creator>Giovanni Fontana</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 10:39:38 +0000</pubDate>
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		<description>Io penso tre cose, a margine di questo post esemplare: la prima è che, secondo me, questa cosa delle &quot;non accetto lezioni&quot;, del &quot;non mi giudicare&quot;, e del &quot;non ti voglio convincere delle mie ragioni&quot; ci siano sempre state. Ce ne accorgiamo, ora, perché viviamo qui e in questo momento dando per scontato che sia un peggioramento, rispetto alla società di qualche, o tanto, tempo fa. Cioè, ci vien da pensare che a Newton non dicessero «ma chi t credi di essere?», ma magari sì.

La seconda, ed è la mia risposta alla domanda finale, è che dovremmo cercare di limitare le cautele al minimo. Perché le cose cambiano, spesso, perché c&#039;è qualcuno che fa la cosa giusta e non perché qualcuno fa un compromesso fra il fare la cosa giusta e la sensibilità della società. Questo non vuoldire non &quot;accettare&quot; compromessi, non c&#039;entra nulla: ogni piccolo passo avanti è un viatico per il passo successivo.
Anche perché, purtroppo, molta di questa corsa si fa sulle generazioni successive, su quale società, e in quali tic linguistici crescono le generazioni a venire, e allora avere tante persone che dicono nettamente &quot;certo che ti voglio convincere della mia idea, e tu - per favore - fai lo stesso&quot; può aiutare più che averne tante che dicono una cosa più edulcorata, magari irritando meno chi c&#039;è già, ma che comunque - da meno scocciato - non cambierà opinione: per molti versi chi c&#039;è già, noi compresi, è già perduto - è così difficile cambiare idea.
E quindi, per esempio, il mio vigliacco &quot;secondo me&quot; - scontato, e secondo chi sennò? - di cui accorgo solo ora, non avrei dovuto metterlo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io penso tre cose, a margine di questo post esemplare: la prima è che, secondo me, questa cosa delle &#8220;non accetto lezioni&#8221;, del &#8220;non mi giudicare&#8221;, e del &#8220;non ti voglio convincere delle mie ragioni&#8221; ci siano sempre state. Ce ne accorgiamo, ora, perché viviamo qui e in questo momento dando per scontato che sia un peggioramento, rispetto alla società di qualche, o tanto, tempo fa. Cioè, ci vien da pensare che a Newton non dicessero «ma chi t credi di essere?», ma magari sì.</p>
<p>La seconda, ed è la mia risposta alla domanda finale, è che dovremmo cercare di limitare le cautele al minimo. Perché le cose cambiano, spesso, perché c&#8217;è qualcuno che fa la cosa giusta e non perché qualcuno fa un compromesso fra il fare la cosa giusta e la sensibilità della società. Questo non vuoldire non &#8220;accettare&#8221; compromessi, non c&#8217;entra nulla: ogni piccolo passo avanti è un viatico per il passo successivo.<br />
Anche perché, purtroppo, molta di questa corsa si fa sulle generazioni successive, su quale società, e in quali tic linguistici crescono le generazioni a venire, e allora avere tante persone che dicono nettamente &#8220;certo che ti voglio convincere della mia idea, e tu &#8211; per favore &#8211; fai lo stesso&#8221; può aiutare più che averne tante che dicono una cosa più edulcorata, magari irritando meno chi c&#8217;è già, ma che comunque &#8211; da meno scocciato &#8211; non cambierà opinione: per molti versi chi c&#8217;è già, noi compresi, è già perduto &#8211; è così difficile cambiare idea.<br />
E quindi, per esempio, il mio vigliacco &#8220;secondo me&#8221; &#8211; scontato, e secondo chi sennò? &#8211; di cui accorgo solo ora, non avrei dovuto metterlo.</p>
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		<title>Di: Doparie Dopoleprimarie</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2341</link>
		<dc:creator>Doparie Dopoleprimarie</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 17:55:07 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Inciso: io credo che il 70% delle cose di cui si discute sia fuorviato da equivoci di significato, in buona o cattiva fede.&quot;: 

Ecco, credo che questa frase iniziale del post spieghi moltissimo (succede, tra persone, soprattutto in buona fede). anche perché ci sono sempre meno occasioni di incontrarsi e tante di più di relazionarsi via internet o telefono</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Inciso: io credo che il 70% delle cose di cui si discute sia fuorviato da equivoci di significato, in buona o cattiva fede.&#8221;: </p>
<p>Ecco, credo che questa frase iniziale del post spieghi moltissimo (succede, tra persone, soprattutto in buona fede). anche perché ci sono sempre meno occasioni di incontrarsi e tante di più di relazionarsi via internet o telefono</p>
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	<item>
		<title>Di: mingo mateo</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2339</link>
		<dc:creator>mingo mateo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 12:06:24 +0000</pubDate>
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		<description>Io ho l&#039;impressione ci sia un malinteso latente. Malinteso che forse è solo mio, eh.

Tu, Luca, ti ritieni parte di una élite intellettuale? 
Mi sembra che questa sia una convinzione implicita in molte cose che scrivi sull&#039;elitismo, sull&#039;antielitismo, sul &quot;fare le cose bene&quot;, sull&#039;essere un modello per gli altri. Appena dieci giorni hai spacciato sottobanco, a te stesso, un patentino di &quot;uomo di cultura&quot; (citazione di Bobbio a giustificazione dell&#039;astensione alle primarie).

Non lo hai mai dichiarato apertamente, ma ci giri attorno con tanta insistenza che io penso che tu abbia questa presunzione. Se mi sbagliassi, vorrei essere smentito.

Non tanto per una questione di irritazione verso quella che può sembrare spocchia, o snobismo. Figurati: mica mi irrito con chi si crede Napoleone.
Si tratta piuttosto del fatto che se sei capace di prendere un simile abbaglio, ne vengono squalificate un po&#039;tutte le tue opinioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io ho l&#8217;impressione ci sia un malinteso latente. Malinteso che forse è solo mio, eh.</p>
<p>Tu, Luca, ti ritieni parte di una élite intellettuale?<br />
Mi sembra che questa sia una convinzione implicita in molte cose che scrivi sull&#8217;elitismo, sull&#8217;antielitismo, sul &#8220;fare le cose bene&#8221;, sull&#8217;essere un modello per gli altri. Appena dieci giorni hai spacciato sottobanco, a te stesso, un patentino di &#8220;uomo di cultura&#8221; (citazione di Bobbio a giustificazione dell&#8217;astensione alle primarie).</p>
<p>Non lo hai mai dichiarato apertamente, ma ci giri attorno con tanta insistenza che io penso che tu abbia questa presunzione. Se mi sbagliassi, vorrei essere smentito.</p>
<p>Non tanto per una questione di irritazione verso quella che può sembrare spocchia, o snobismo. Figurati: mica mi irrito con chi si crede Napoleone.<br />
Si tratta piuttosto del fatto che se sei capace di prendere un simile abbaglio, ne vengono squalificate un po&#8217;tutte le tue opinioni.</p>
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	<item>
		<title>Di: francesco m.</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2337</link>
		<dc:creator>francesco m.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 09:39:40 +0000</pubDate>
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		<description>La frase &quot;non accetto lezioni&quot; ha una valenza soprattutto morale. Nessuno le accetta perchè, a differenza della cultura (dove sono di più le persone disposte ad ammettere l&#039; evidenza che un altro, ad esempio, sappia più cose sui buchi neri; non è una grande umiliazione!) manca un&#039;autorità morale che si sia guadagnata il rispetto generale. Certo: coloro che sono ignoranti non sentono la necessità di colmare le proprie lacune (per molti l&#039;ingoranza è quasi un vanto: quando non si capisce qualcosa la si disprezza, come faceva Croce con la scienza o Adorno con il jazz). Ma questa è una questione di scarsa modestia e di mancanza di riconoscimento dei propri limiti (e della consapevolezza che nessuno nasce imparato e che finchè c&#039;è qualcosa da imparare val la pena vivere). Diversa è la questione della lezione morale. Il filosofo polacco Leszek Kolakowski, di recente scomparso a Oxford, sosteneva pragmaticamente che ciascuno dovrebbe ormai scegliersi alcuni valori e su di essi orientare coerentemente la propria vita. La chiave di tutto è la coerenza. Oggi si vive in un&#039;epoca di incoerenza diffusa. E&#039; intollerabile allora scoprire, ad esempio, che un religioso che condanna un certo tipo di comportamento sessuale, sia un assatanato; o che un politico che promulga leggi contro la corruzione sia un corrotto. Ognuno di noi ha il diritto di essere debole e incoerente, ma a patto che non faccia la morale agli altri. La &quot;superiorità morale della sinistra&quot; è venuta meno quando si è scoperto che predicava bene e razzolava male. Perchè qualcuno sia disposto ad accettare le nostre lezioni bisogna che abbia prima sperimentato la nostra buona fede e coerenza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La frase &#8220;non accetto lezioni&#8221; ha una valenza soprattutto morale. Nessuno le accetta perchè, a differenza della cultura (dove sono di più le persone disposte ad ammettere l&#8217; evidenza che un altro, ad esempio, sappia più cose sui buchi neri; non è una grande umiliazione!) manca un&#8217;autorità morale che si sia guadagnata il rispetto generale. Certo: coloro che sono ignoranti non sentono la necessità di colmare le proprie lacune (per molti l&#8217;ingoranza è quasi un vanto: quando non si capisce qualcosa la si disprezza, come faceva Croce con la scienza o Adorno con il jazz). Ma questa è una questione di scarsa modestia e di mancanza di riconoscimento dei propri limiti (e della consapevolezza che nessuno nasce imparato e che finchè c&#8217;è qualcosa da imparare val la pena vivere). Diversa è la questione della lezione morale. Il filosofo polacco Leszek Kolakowski, di recente scomparso a Oxford, sosteneva pragmaticamente che ciascuno dovrebbe ormai scegliersi alcuni valori e su di essi orientare coerentemente la propria vita. La chiave di tutto è la coerenza. Oggi si vive in un&#8217;epoca di incoerenza diffusa. E&#8217; intollerabile allora scoprire, ad esempio, che un religioso che condanna un certo tipo di comportamento sessuale, sia un assatanato; o che un politico che promulga leggi contro la corruzione sia un corrotto. Ognuno di noi ha il diritto di essere debole e incoerente, ma a patto che non faccia la morale agli altri. La &#8220;superiorità morale della sinistra&#8221; è venuta meno quando si è scoperto che predicava bene e razzolava male. Perchè qualcuno sia disposto ad accettare le nostre lezioni bisogna che abbia prima sperimentato la nostra buona fede e coerenza.</p>
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		<title>Di: Riccardo</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2335</link>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 23:42:48 +0000</pubDate>
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		<description>Se quella frase e&#039; inserita nel contesto politico e nella dialettica buoni/cattivi, quella frase vuol dire che i buoni sono cosí e i cattivi no. Altrimenti é ancora peggio di quanto pensassi e semplicemente si trattava di un non senso.
Ad ogni modo, lungi da me intepretare l&#039;altrui pensiero: se non e&#039; quello che intendevi, meglio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se quella frase e&#8217; inserita nel contesto politico e nella dialettica buoni/cattivi, quella frase vuol dire che i buoni sono cosí e i cattivi no. Altrimenti é ancora peggio di quanto pensassi e semplicemente si trattava di un non senso.<br />
Ad ogni modo, lungi da me intepretare l&#8217;altrui pensiero: se non e&#8217; quello che intendevi, meglio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Luca</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2334</link>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 23:23:10 +0000</pubDate>
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		<description>Riccardo, hai fatto una confusione logica piuttosto vistosa. Il sillogismo da te sostenuto per cui se per parlare di sinistra bisogna farsi domande eccetera allora solo chi è di sinistra può parlare del senso eccetera è così privo di senso, che se ci pensi te ne accorgi da solo. L.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riccardo, hai fatto una confusione logica piuttosto vistosa. Il sillogismo da te sostenuto per cui se per parlare di sinistra bisogna farsi domande eccetera allora solo chi è di sinistra può parlare del senso eccetera è così privo di senso, che se ci pensi te ne accorgi da solo. L.</p>
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	</item>
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		<title>Di: Stefano</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2332</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 21:31:58 +0000</pubDate>
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		<description>@Riccardo

Per chiarire, almeno negli ultimi 30 anni la &quot;superiorità morale della sinistra&quot; non si riferisce tanto ad un profilo culturale o intellettuale, quanto appunto a quello morale o etico (in senso etimologico), cioè nei comportamenti.

I politici di sinistra si considerano generalmente più onesti e con maggior senso civico di quelli di destra. E&#039; chiaramente un&#039;opinione, nel caso suffragata dalla minore incidenza di condanne penali fra i rappresentanti di sinistra rispetto a quelli di destra.

Idem per gli elettori di sinistra, che giustificano l&#039;argomentazione con vari esempi, fra cui il fatto che le categorie a maggior tasso di evasione fiscale tendono a votare a destra. (Poi quel dato ognuno lo legge come vuole)

A volte poi si passa alla superiorità culturale, a partire dal fatto che la sinistra tradizionalmente è più forte nei ceti più istruiti, ma poi si finisce a parlare di nuovo di elitismo e dintorni.

Tutto qui.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Riccardo</p>
<p>Per chiarire, almeno negli ultimi 30 anni la &#8220;superiorità morale della sinistra&#8221; non si riferisce tanto ad un profilo culturale o intellettuale, quanto appunto a quello morale o etico (in senso etimologico), cioè nei comportamenti.</p>
<p>I politici di sinistra si considerano generalmente più onesti e con maggior senso civico di quelli di destra. E&#8217; chiaramente un&#8217;opinione, nel caso suffragata dalla minore incidenza di condanne penali fra i rappresentanti di sinistra rispetto a quelli di destra.</p>
<p>Idem per gli elettori di sinistra, che giustificano l&#8217;argomentazione con vari esempi, fra cui il fatto che le categorie a maggior tasso di evasione fiscale tendono a votare a destra. (Poi quel dato ognuno lo legge come vuole)</p>
<p>A volte poi si passa alla superiorità culturale, a partire dal fatto che la sinistra tradizionalmente è più forte nei ceti più istruiti, ma poi si finisce a parlare di nuovo di elitismo e dintorni.</p>
<p>Tutto qui.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Riccardo</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2331</link>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 18:27:17 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;E spocchia, presunzione eccetera sono discutibili e antipatiche, ma non influiscono sul valore delle cose che uno dice. Sono due piani diversi.&quot;

...niente affatto. Spesso e volentieri sono in un evidente rapporto causale. Un esempio? Una delle frasi piu&#039; cretine lette negli ultimi tempi (non credo sia necessario aggiungere dove):

“Per parlare di sinistra bisogna farsi delle domande sul senso della vita”

Un esempio magnificamente vuoto della convinzione autocompiaciuta di una &quot;superiorita morale&quot; senza capo né coda, senza ragioni, né razionalitá, né tantomeno un briciolo di quell&#039;umiltá intellettuale della quale si discorre qui sopra. 
La leggevo l&#039;altro giorno e mi chiedevo, ingenuamente: &quot;possibile che quest&#039;uomo sinceramente consideri valida un&#039;idiozia talmente palese? Che consideri un tratto distintivo dell&#039;essere di sinistra la riflessione sul senso della vita? Chissá davvero non abbia mai avuto la fortuna di imbattersi in un Junger o un Finkielkraut o almeno in un Cormac McCharty...&quot;. 

Me lo chiedevo ingenuamente e mi crucciavo di non poter dissentire in alcun modo. Prondo al volo quest&#039;occasione, intrufolandomi in una discussione meno &quot;politica&quot;.

Grazie comunque per la compagnia del tuo blog in queste brevi ma straordinariamente noiose serate tropicali.

Buona serata</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E spocchia, presunzione eccetera sono discutibili e antipatiche, ma non influiscono sul valore delle cose che uno dice. Sono due piani diversi.&#8221;</p>
<p>&#8230;niente affatto. Spesso e volentieri sono in un evidente rapporto causale. Un esempio? Una delle frasi piu&#8217; cretine lette negli ultimi tempi (non credo sia necessario aggiungere dove):</p>
<p>“Per parlare di sinistra bisogna farsi delle domande sul senso della vita”</p>
<p>Un esempio magnificamente vuoto della convinzione autocompiaciuta di una &#8220;superiorita morale&#8221; senza capo né coda, senza ragioni, né razionalitá, né tantomeno un briciolo di quell&#8217;umiltá intellettuale della quale si discorre qui sopra.<br />
La leggevo l&#8217;altro giorno e mi chiedevo, ingenuamente: &#8220;possibile che quest&#8217;uomo sinceramente consideri valida un&#8217;idiozia talmente palese? Che consideri un tratto distintivo dell&#8217;essere di sinistra la riflessione sul senso della vita? Chissá davvero non abbia mai avuto la fortuna di imbattersi in un Junger o un Finkielkraut o almeno in un Cormac McCharty&#8230;&#8221;. </p>
<p>Me lo chiedevo ingenuamente e mi crucciavo di non poter dissentire in alcun modo. Prondo al volo quest&#8217;occasione, intrufolandomi in una discussione meno &#8220;politica&#8221;.</p>
<p>Grazie comunque per la compagnia del tuo blog in queste brevi ma straordinariamente noiose serate tropicali.</p>
<p>Buona serata</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Stefano</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2330</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 17:41:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wittgenstein.it/?p=17550#comment-2330</guid>
		<description>Luca, in buona parte e&#039; vero, certo, e la non disponibilita&#039; ad accettare lezioni viene dall&#039;insicurezza e dalla paura di dimostrarsi inferiori.
A volte invece viene da una lucida analisi. Nei contesti che premiano la capacita&#039; di imporre la persona rispetto all&#039;argomento, o l&#039;attrattivita&#039; dell&#039;argomentazione rispetto alla sua solidita&#039;, dire &quot;non accetto lezioni&quot; e&#039; un meccanismo comprensibile per chi si vuole sottrarre a quel contesto, ed e&#039; anche piu&#039; diplomatico di quel &quot;ma andatevene tutti affan...&quot; che verrebbe spontaneo.

Capisco che al contrario chi ha un&#039;argomentazione solida dovrebbe esporla e renderla attraente, ma se il sistema di relazioni segue regole diverse (e penso alla tv, e non solo), la risposta piu&#039; naturale e&#039; andarsene.

Solo che cosi&#039; poi si rinuncia a cercare di cambiarlo, quel contesto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Luca, in buona parte e&#8217; vero, certo, e la non disponibilita&#8217; ad accettare lezioni viene dall&#8217;insicurezza e dalla paura di dimostrarsi inferiori.<br />
A volte invece viene da una lucida analisi. Nei contesti che premiano la capacita&#8217; di imporre la persona rispetto all&#8217;argomento, o l&#8217;attrattivita&#8217; dell&#8217;argomentazione rispetto alla sua solidita&#8217;, dire &#8220;non accetto lezioni&#8221; e&#8217; un meccanismo comprensibile per chi si vuole sottrarre a quel contesto, ed e&#8217; anche piu&#8217; diplomatico di quel &#8220;ma andatevene tutti affan&#8230;&#8221; che verrebbe spontaneo.</p>
<p>Capisco che al contrario chi ha un&#8217;argomentazione solida dovrebbe esporla e renderla attraente, ma se il sistema di relazioni segue regole diverse (e penso alla tv, e non solo), la risposta piu&#8217; naturale e&#8217; andarsene.</p>
<p>Solo che cosi&#8217; poi si rinuncia a cercare di cambiarlo, quel contesto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Zagabart</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2329</link>
		<dc:creator>Zagabart</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 17:36:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wittgenstein.it/?p=17550#comment-2329</guid>
		<description>Secondo me, a margine e a causa degli atteggiamenti descritti dal bel ragionamento di LS, ci sono i danni che ha prodotto la &quot;democrazia partecipativa&quot;. 
Provo a spiegarmi meglio con una provocazione, scusandomi per la praticità delle argomentazioni, chè non ho una formazione tale da ragionare filosofeggiando.

Siamo così sicuri che una politica energetica basata sul nucleare sia il male assoluto?
Chi di noi è in grado di asserire con cognizione di causa che i danni prodotti da scorie radioattive che non decadono per secoli siano maggiori di quelli causati dalle emissioni di megacentrali a gas, o peggio a carbone?

Siamo così sicuri che un bambino adottato da una coppia omosessuale, anche se amato, coccolato ed educato nelle migliori condizioni,  possa avere uno sviluppo equilibrato al pari di un bambino adottato da una cooppia etero? 
 
Siamo sicuri che le varie associazioni ambientaliste difendano il territorio con opposizioni e strumenti che costituiscono il miglior approccio possibile alla materia, considerandone tutti gli aspetti?

In casi come questi (ed ho riportato non casualmente argomentazioni oggetto di dibattito e di grandi fratture tra destra e sinistra), allo stato delle cose le persone che decidono, legiferano su argomenti così importanti e strategici per lo sviluppo di un paese subiscono condizionamenti da parte della gente comune, di gruppi più o meno organizzati, che si sentono in grado di esprimere giudizi granitici che magari poi diventeranno legge, ma saranno inquinati e dirottati dal pensiero di chi, mediamente, non ne capisce una cippa o non ha gli strumenti per giudicare.

Credo che sarebbe meglio per tutti che -da parte di tutti- ci fosse un po più di umiltà rispetto a obiezioni fattuali che vanno in senso contrario a quello che riteniamo sia il pensiero “vincente”.

Sia chiaro, io ho una mia idea sulle “provocazioni”, ma sono dispostissimo a cambiarla qualora qualcuno mi dimostrasse, argomentazioni incontrovertibili alla mano, che mi sono sbagliato.
Non mi sono spiegato bene, lo so, ma ci siamo capiti, vero?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me, a margine e a causa degli atteggiamenti descritti dal bel ragionamento di LS, ci sono i danni che ha prodotto la &#8220;democrazia partecipativa&#8221;.<br />
Provo a spiegarmi meglio con una provocazione, scusandomi per la praticità delle argomentazioni, chè non ho una formazione tale da ragionare filosofeggiando.</p>
<p>Siamo così sicuri che una politica energetica basata sul nucleare sia il male assoluto?<br />
Chi di noi è in grado di asserire con cognizione di causa che i danni prodotti da scorie radioattive che non decadono per secoli siano maggiori di quelli causati dalle emissioni di megacentrali a gas, o peggio a carbone?</p>
<p>Siamo così sicuri che un bambino adottato da una coppia omosessuale, anche se amato, coccolato ed educato nelle migliori condizioni,  possa avere uno sviluppo equilibrato al pari di un bambino adottato da una cooppia etero? </p>
<p>Siamo sicuri che le varie associazioni ambientaliste difendano il territorio con opposizioni e strumenti che costituiscono il miglior approccio possibile alla materia, considerandone tutti gli aspetti?</p>
<p>In casi come questi (ed ho riportato non casualmente argomentazioni oggetto di dibattito e di grandi fratture tra destra e sinistra), allo stato delle cose le persone che decidono, legiferano su argomenti così importanti e strategici per lo sviluppo di un paese subiscono condizionamenti da parte della gente comune, di gruppi più o meno organizzati, che si sentono in grado di esprimere giudizi granitici che magari poi diventeranno legge, ma saranno inquinati e dirottati dal pensiero di chi, mediamente, non ne capisce una cippa o non ha gli strumenti per giudicare.</p>
<p>Credo che sarebbe meglio per tutti che -da parte di tutti- ci fosse un po più di umiltà rispetto a obiezioni fattuali che vanno in senso contrario a quello che riteniamo sia il pensiero “vincente”.</p>
<p>Sia chiaro, io ho una mia idea sulle “provocazioni”, ma sono dispostissimo a cambiarla qualora qualcuno mi dimostrasse, argomentazioni incontrovertibili alla mano, che mi sono sbagliato.<br />
Non mi sono spiegato bene, lo so, ma ci siamo capiti, vero?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Sergio</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2328</link>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 14:37:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wittgenstein.it/?p=17550#comment-2328</guid>
		<description>C&#039;è una gran voglia di darne (lezioni) e poca di riceverne, in giro. La dialettica delle opinioni ormai viaggia sull&#039;asse amico-nemico. La pensi pressappoco come me, quindi sei mio amico, accetto di ascoltarti e quindi anche lezioni (anche se la parola magari non è quella giusta). Non lo sei? Beh, ti dò sulla voce e come ti permetti di darmi lezioni? Capita ormai parlando non solo di politica ma anche di formaggi olandesi o di lumache bulgare.
O di qua o di là: la cultura (passami la parola odiosa) dominante è questa, da Arcore in giù. Altrimenti è inciucio. Perchè mai questo lo si debba applicare a tutte le categorie della vita è un profondo mistero.
Uscire da questo impiccio sarebbe salutare, per il tema che hai posto. Magari non basta, ma aiuta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una gran voglia di darne (lezioni) e poca di riceverne, in giro. La dialettica delle opinioni ormai viaggia sull&#8217;asse amico-nemico. La pensi pressappoco come me, quindi sei mio amico, accetto di ascoltarti e quindi anche lezioni (anche se la parola magari non è quella giusta). Non lo sei? Beh, ti dò sulla voce e come ti permetti di darmi lezioni? Capita ormai parlando non solo di politica ma anche di formaggi olandesi o di lumache bulgare.<br />
O di qua o di là: la cultura (passami la parola odiosa) dominante è questa, da Arcore in giù. Altrimenti è inciucio. Perchè mai questo lo si debba applicare a tutte le categorie della vita è un profondo mistero.<br />
Uscire da questo impiccio sarebbe salutare, per il tema che hai posto. Magari non basta, ma aiuta.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: demonio pellegrino</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2327</link>
		<dc:creator>demonio pellegrino</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 13:32:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wittgenstein.it/?p=17550#comment-2327</guid>
		<description>Strano, ne parlavamo con mia moglie proprio l&#039;altra sera, di questa incapacita&#039; ad aprirsi e riconoscere i meriti dell&#039;altro anche quando sono palesi, e anche quando potremmo uscirne avvantaggiati e con piu&#039; conoscenze. 

Non credo che tu ti riferisca solo alla politica, per cui faccio un discorso piu&#039; ampio: e&#039; il problema del 6 politico. 

Mi spiego: ormai in Italia, e in parecchi paesi europei, l&#039;eccellenza non solo non viene piu&#039; apprezzata, ma non viene neanche piu&#039; insegnata come modello al quale aspirare. I modelli che si offrono sono tutti da 6 politico: tutti devono andare benino, a tutti si da&#039; quel poco di cui hanno strettamente bisogno, ma se tu eccelli, sei un problema, perche&#039; umili gli altri e crei un cortocircuito nel sistema stesso. 

Se tu insegni a tutti che il 6 politico va benissimo, hai di conseguenza persone che non accettano lezioni. Non ce n&#039;e&#039; bisogno: il sei ce l&#039;hanno gia&#039;. 

Questo porta poi le persone che potrebbero dare lezioni (in senso buono) ad assumere anche un atteggiamento arrogante e saccente: &quot;io non ti spiego nulla, perche&#039; tanto sei una capra e queste cose non le vuoi/puoi capire&quot;. E questo, di riflesso, genera ancora piu&#039; astio nei confronti della conoscenza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Strano, ne parlavamo con mia moglie proprio l&#8217;altra sera, di questa incapacita&#8217; ad aprirsi e riconoscere i meriti dell&#8217;altro anche quando sono palesi, e anche quando potremmo uscirne avvantaggiati e con piu&#8217; conoscenze. </p>
<p>Non credo che tu ti riferisca solo alla politica, per cui faccio un discorso piu&#8217; ampio: e&#8217; il problema del 6 politico. </p>
<p>Mi spiego: ormai in Italia, e in parecchi paesi europei, l&#8217;eccellenza non solo non viene piu&#8217; apprezzata, ma non viene neanche piu&#8217; insegnata come modello al quale aspirare. I modelli che si offrono sono tutti da 6 politico: tutti devono andare benino, a tutti si da&#8217; quel poco di cui hanno strettamente bisogno, ma se tu eccelli, sei un problema, perche&#8217; umili gli altri e crei un cortocircuito nel sistema stesso. </p>
<p>Se tu insegni a tutti che il 6 politico va benissimo, hai di conseguenza persone che non accettano lezioni. Non ce n&#8217;e&#8217; bisogno: il sei ce l&#8217;hanno gia&#8217;. </p>
<p>Questo porta poi le persone che potrebbero dare lezioni (in senso buono) ad assumere anche un atteggiamento arrogante e saccente: &#8220;io non ti spiego nulla, perche&#8217; tanto sei una capra e queste cose non le vuoi/puoi capire&#8221;. E questo, di riflesso, genera ancora piu&#8217; astio nei confronti della conoscenza.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Alessio</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2325</link>
		<dc:creator>Alessio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 12:41:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wittgenstein.it/?p=17550#comment-2325</guid>
		<description>Siamo istigati a perdere la nostra umiltà e a scavalcarci già dai primi passi nel mondo della scuola. Non stupisce che poi la classe dirigente sia sempre meno predisposta ad accettare lezioni. Ed anche su questo bisogna fare una precisazione: bisogna sempre tener presente che la maggior parte delle lezioni non sono inserite in discussioni pacifiche e volte al confronto, ma proprio a dimostrare superiorità. 
Sono banalità, ma le banalità quali - il nostro paese è quello del lei non sa chi sono io - io mi sono fatto da solo - io queste cose le ho viste in prima persona - io so come funziona questo mondo - fanno parte del nostro vivere quotidiano. E&#039; colpa di tutti, prime fra tutte le famiglie che educano alla competizione, al benessere personale prima di tutto. Ed è anche colpa di chi poi dice - io non riesco a comportarmi così, però come dargli torto -. E&#039; colpa anche di chi dice che uno dei peggiori, se non il peggior premier negli ultimi 150 anni, non viene sconfitto perchè all&#039;opposizione non c&#039;è una personalità forte, volgarmente - con le palle - e con quella che a Napoli chiamiamo Cazzimma.
Ecco, io della furbizia, delle personalità forti e dotati di Cazzimma ne ho piene le scatole. 
Voglio a rappresentarmi una persone umile ed onesta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo istigati a perdere la nostra umiltà e a scavalcarci già dai primi passi nel mondo della scuola. Non stupisce che poi la classe dirigente sia sempre meno predisposta ad accettare lezioni. Ed anche su questo bisogna fare una precisazione: bisogna sempre tener presente che la maggior parte delle lezioni non sono inserite in discussioni pacifiche e volte al confronto, ma proprio a dimostrare superiorità.<br />
Sono banalità, ma le banalità quali &#8211; il nostro paese è quello del lei non sa chi sono io &#8211; io mi sono fatto da solo &#8211; io queste cose le ho viste in prima persona &#8211; io so come funziona questo mondo &#8211; fanno parte del nostro vivere quotidiano. E&#8217; colpa di tutti, prime fra tutte le famiglie che educano alla competizione, al benessere personale prima di tutto. Ed è anche colpa di chi poi dice &#8211; io non riesco a comportarmi così, però come dargli torto -. E&#8217; colpa anche di chi dice che uno dei peggiori, se non il peggior premier negli ultimi 150 anni, non viene sconfitto perchè all&#8217;opposizione non c&#8217;è una personalità forte, volgarmente &#8211; con le palle &#8211; e con quella che a Napoli chiamiamo Cazzimma.<br />
Ecco, io della furbizia, delle personalità forti e dotati di Cazzimma ne ho piene le scatole.<br />
Voglio a rappresentarmi una persone umile ed onesta.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Angelo</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2324</link>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 11:34:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wittgenstein.it/?p=17550#comment-2324</guid>
		<description>Luca,
io vorrei fare delle altre considerazioni ma che girano intorno allo stesso punto: in questo paese non si impara perché il livello del dibattito è bassissimo e lo è per le ragioni che dici tu. Se si prova a guardare una qualsiasi trasmissione televisiva che dovrebbe fare informazione la maggiorparte delle volte i partecipanti si urlano addosso impedendo sia a loro stessi che a chi ascolta di capire alcunché. Non solo, quelle poche volte che non urlano la percezione che si ha è che nella questione che dibattono le cose siano o bianche o nere quando invece ognuno di noi sa che la realtà è molto più complessa. L&#039;estremizzare le proprie opinioni ha come riflesso che il dibattito sia del tutto superficiale contribuendo ancora di più a non insegnare niente a nessuno. In pratica il dibattito &quot;culturale&quot; in Italia è diventato un gigantesco dibattito da Bar Sport che come noto diverte gli astanti a volte ma non porta da nessuna parte. Cosa si possa fare è difficile da dire. Io credo che le proprie opinioni vadano espresse ma in maniera articolata e senza urlare e forse a quel punto anche l&#039;interlocutore farà la stessa cosa. Certo aiuterebbe se la classe dirigente italiana desse il buon esempio e magari anche i giornalisti (perché non tolgono la parola a chi urla? se fossero i propri figli li rimproverebbero). Queste cose già accadono per esempio alla radio dove anche le persone più focose dibattono civilmente. Quindi vuol dire che si può fare (e non vorrei adesso scatenare un dibattito sul fatto che magari è la presenza in televisione a determinare il tutto anche perché lo stesso tipo di comportamento lo abbiamo nei dibattiti privati)se se ne ha la volontà. E quindi la domanda è: l&#039;abbiamo questa volontà? E se ce l&#039;abbiamo perché la maggiorparte delle volte non viene fuori? e se non l&#039;abbiamo come mai? Ragionare su questo dovrebbe anche aiutarci a capire come venirne fuori però se vuoi la mia opinione questi ragionamenti non li vedo affatto in chi avrebbe poi anche la forza di &quot;educare&quot; il paese.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Luca,<br />
io vorrei fare delle altre considerazioni ma che girano intorno allo stesso punto: in questo paese non si impara perché il livello del dibattito è bassissimo e lo è per le ragioni che dici tu. Se si prova a guardare una qualsiasi trasmissione televisiva che dovrebbe fare informazione la maggiorparte delle volte i partecipanti si urlano addosso impedendo sia a loro stessi che a chi ascolta di capire alcunché. Non solo, quelle poche volte che non urlano la percezione che si ha è che nella questione che dibattono le cose siano o bianche o nere quando invece ognuno di noi sa che la realtà è molto più complessa. L&#8217;estremizzare le proprie opinioni ha come riflesso che il dibattito sia del tutto superficiale contribuendo ancora di più a non insegnare niente a nessuno. In pratica il dibattito &#8220;culturale&#8221; in Italia è diventato un gigantesco dibattito da Bar Sport che come noto diverte gli astanti a volte ma non porta da nessuna parte. Cosa si possa fare è difficile da dire. Io credo che le proprie opinioni vadano espresse ma in maniera articolata e senza urlare e forse a quel punto anche l&#8217;interlocutore farà la stessa cosa. Certo aiuterebbe se la classe dirigente italiana desse il buon esempio e magari anche i giornalisti (perché non tolgono la parola a chi urla? se fossero i propri figli li rimproverebbero). Queste cose già accadono per esempio alla radio dove anche le persone più focose dibattono civilmente. Quindi vuol dire che si può fare (e non vorrei adesso scatenare un dibattito sul fatto che magari è la presenza in televisione a determinare il tutto anche perché lo stesso tipo di comportamento lo abbiamo nei dibattiti privati)se se ne ha la volontà. E quindi la domanda è: l&#8217;abbiamo questa volontà? E se ce l&#8217;abbiamo perché la maggiorparte delle volte non viene fuori? e se non l&#8217;abbiamo come mai? Ragionare su questo dovrebbe anche aiutarci a capire come venirne fuori però se vuoi la mia opinione questi ragionamenti non li vedo affatto in chi avrebbe poi anche la forza di &#8220;educare&#8221; il paese.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: riccardo r</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2323</link>
		<dc:creator>riccardo r</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 11:32:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wittgenstein.it/?p=17550#comment-2323</guid>
		<description>La sensazione è di vivere in un ambiente altamente competitivo, dove ogni minimo spazio (reale o simbolico) lasciato all&#039;avversario è una sconfitta e viceversa. In questo contesto la retorica è un&#039;arma come lo è il parcheggio sotto casa. Accettare lezioni da competitori significa essere vulnerabili, perdenti, sconfitti. 
Se il vicino esperto di solai mi sta antipatico, il mio solaio lo faccio fare ad uno simpatico e meno esperto; ad un &quot;alleato&quot; e non un &quot;nemico&quot;.
Come venirne fuori? A livello personale accettare la sconfitta, il tirarsi fuori dalla lotta, cambiare obiettivo, scegliersi nuove regole.
Anche se questo a livello sociale porta a meno visibilità. 
E mettere a disposizione le proprie conoscenze, accettare che gli altri acquisiscano le tue conoscenze.

Tutto questo però è un percorso privato e personale, difficilmente insegnabile. L&#039;unica via d&#039;uscita forse è proprio l&#039;esempio come offerta di possibilità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La sensazione è di vivere in un ambiente altamente competitivo, dove ogni minimo spazio (reale o simbolico) lasciato all&#8217;avversario è una sconfitta e viceversa. In questo contesto la retorica è un&#8217;arma come lo è il parcheggio sotto casa. Accettare lezioni da competitori significa essere vulnerabili, perdenti, sconfitti.<br />
Se il vicino esperto di solai mi sta antipatico, il mio solaio lo faccio fare ad uno simpatico e meno esperto; ad un &#8220;alleato&#8221; e non un &#8220;nemico&#8221;.<br />
Come venirne fuori? A livello personale accettare la sconfitta, il tirarsi fuori dalla lotta, cambiare obiettivo, scegliersi nuove regole.<br />
Anche se questo a livello sociale porta a meno visibilità.<br />
E mettere a disposizione le proprie conoscenze, accettare che gli altri acquisiscano le tue conoscenze.</p>
<p>Tutto questo però è un percorso privato e personale, difficilmente insegnabile. L&#8217;unica via d&#8217;uscita forse è proprio l&#8217;esempio come offerta di possibilità.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Hytok</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2322</link>
		<dc:creator>Hytok</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 10:57:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wittgenstein.it/?p=17550#comment-2322</guid>
		<description>I commenti come il primo di marco sono talmente sciocchi che andrebbero cancellati. Detto questo, un invito a Luca: apri sempre i commenti, rendi questo un vero blog.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I commenti come il primo di marco sono talmente sciocchi che andrebbero cancellati. Detto questo, un invito a Luca: apri sempre i commenti, rendi questo un vero blog.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Alessandro</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/10/29/lezioni-2/comment-page-1/#comment-2321</link>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 10:41:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wittgenstein.it/?p=17550#comment-2321</guid>
		<description>Non vorrei perpetuare un botta e risposta (specie adesso che sotto l&#039;ufficio stanno passando delle allegoriche pecore... in pieno centro di Roma), però ci son pensieri e posizioni che alla fine &quot;devono&quot; essere deterministici (uso le virgolette per enfatizzare).
Sul laicismo, per dirne una, non è che uno possa inventarsi delle vie diverse da un sistema il più aperto possibile. E qui di &quot;lezioni&quot; bisogna darle, altroché.
È che il vero problema riguarda il concetto di libertà, se ho ben capito bene il risvolto implicito del tuo pensiero (libertà anche di comprendere e di essere compresi; di giudicare e di essere giudicati; di pensare e di essere confutati... eppoi, quindi, di metodo e di approccio, di proposizioni e di posizioni).
Dov&#039;è la libertà? Come inizia la mia libertà? Dove finisce?
Senza scomodare Kant, ma il rapporto con essa (e quindi con i nostri simili) è alla base di ogni confronto.
Insomma, Luca, hai creato un casino. Perché adesso se il commentarti diventa anche confronto psicologico e filosofico, tanto vale aprire un Wittgenstein a parte, e buona notte. 
Oppure ci si incontra a metà strada - tipo Massa-e-Carrara :-) - e si passa l&#039;intera giornata a parlarne.
Saluti,
Alessandro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non vorrei perpetuare un botta e risposta (specie adesso che sotto l&#8217;ufficio stanno passando delle allegoriche pecore&#8230; in pieno centro di Roma), però ci son pensieri e posizioni che alla fine &#8220;devono&#8221; essere deterministici (uso le virgolette per enfatizzare).<br />
Sul laicismo, per dirne una, non è che uno possa inventarsi delle vie diverse da un sistema il più aperto possibile. E qui di &#8220;lezioni&#8221; bisogna darle, altroché.<br />
È che il vero problema riguarda il concetto di libertà, se ho ben capito bene il risvolto implicito del tuo pensiero (libertà anche di comprendere e di essere compresi; di giudicare e di essere giudicati; di pensare e di essere confutati&#8230; eppoi, quindi, di metodo e di approccio, di proposizioni e di posizioni).<br />
Dov&#8217;è la libertà? Come inizia la mia libertà? Dove finisce?<br />
Senza scomodare Kant, ma il rapporto con essa (e quindi con i nostri simili) è alla base di ogni confronto.<br />
Insomma, Luca, hai creato un casino. Perché adesso se il commentarti diventa anche confronto psicologico e filosofico, tanto vale aprire un Wittgenstein a parte, e buona notte.<br />
Oppure ci si incontra a metà strada &#8211; tipo Massa-e-Carrara :-) &#8211; e si passa l&#8217;intera giornata a parlarne.<br />
Saluti,<br />
Alessandro</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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