Been so long

Nel 1986 Rockstar, la rivista italiana di musica di cui mi fidavo di più allora, fece una cosa che mi spiazzò, annunciando che il disco più bello in circolazione era quello di Anita Baker appena uscito, che si chiamava Rapture. Non solo: a quanto leggevo, non era solo Rockstar. Mezza critica musicale americana stava celebrando Rapture come un disco formidabile.
Ora, io non avevo mai sentito nominare Anita Baker. E lei faceva soul, un soul patinato anni Ottanta, che non era il genere di cui si occupava molto Rockstar. E meno che mai me ne occupavo io: adult music da americani, sembrava.
Ma mi fidai, e comprai Rapture, e dopo lo ascoltai un mezzo milione di volte. La mia preferita era Mystery, con quei trilli iniziali, che Rod Temperton (quello di Thriller) aveva scritto per i Manhattan Transfer qualche anno prima. Lei, ignara di questi dettagli e di questo fan ventunenne, nel frattempo vendette otto milioni di copie del disco, secondo le stime, e ci vinse due premi Grammy e cinque dischi di platino negli Stati Uniti.
Uscì trent’anni fa oggi, il 20 marzo 1986. Non credo si possa capire il suo successo ora, suona di nuovo quel che sembrava, adult music da americani. Ma allora fu bellissimo.

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