Piccolo post di metodo social

Che ci siano delle persone stupidamente aggressive, violente, sgradevolmente moleste, in giro per internet, non ve lo devo dire io. Io sto molto su Twitter, e poco altrove, quindi tendo ad averne percezione soprattutto lì. È deprimente, quindi ogni tanto stacco per un po’, quando si infervorano certi piccoli branchi, e mi aiuta ad averne la misura: ovvero misura irrilevante non appena esci dalla ristretta area della molestia. Come non leggere Libero, Dagospia o il Fatto: scompaiono.

Ma non credo che farò mai come quelli che se ne vanno da Twitter con solenni annunci e formule definitive: al massimo ogni tanto cancello la app dal telefonino, una vacanza. E non mi piace “bloccare” gli account, pure quelli che sembrano chiederlo con provocazioni e stupidità esibite: sono io quello a cui non piace la comunicazione con loro, se a loro piace leggere le mie più moderate cose, va solo bene. Quindi quando capisco che qualcuno è pregiudizialmente in cerca di rogne, preferisco “silenziarlo”, termine un po’ maleducato però vuol dire non leggere più quello che scrive: limita me senza limitare lui, che neanche lo sa. Una volta ho controllato, e credo – lo dico con imbarazzo e rammarico – che siano ormai almeno un paio di centinaia (il risultato è che se oggi mi chiedete com’è Twitter, io dico “non così male, poi”, essendo rimasto quasi solo. Faccina). E sono sempre combattuto se informare il silenziato – che se no magari sta continuando da mesi a scrivermi inutilmente altre cose: insulti, oppure ha visto la luce e vuole fare amabili conversazioni – o invece iniziare a ignorarlo e basta, e faccio sempre questa seconda cosa, che se no sembra anche di voler avere l’ultima parola, qualche volta saluto a far capire che basta.

Più in generale mi capita invece a volte che qualcuno si metta ad aggredire qualcun altro in una conversazione a cui ho partecipato, e quindi quell’aggressione e le cretinate violente affollino per ore la mia timeline (una volta mi capitò con le risposte a un tweet di Laura Boldrini, e da allora sono indulgente con qualunque sua opinione per solidarietà, pure le più bislacche), e anche se non sono dirette a me sono molto spiacevoli e frustranti: non danno un’idea promettente dei rapporti umani e civili, e preferisco non saperlo che c’è gente che usa internet così. Ok, certo che lo so, diciamo che preferisco non vederne le manifestazioni superflue: occhio non vede cuore non duole. E mi chiedevo, nessuno ha creato – in questo universo di neologismi e acronimi – una formula per chiedere di andare a litigare o insultare da un’altra parte? Un “Not On My Timeline”, o qualcosa del genere? NOMT, non è granché, ma potrebbe essere utile, discreto e chiaro. Oppure dite voi, una GIF?

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