La mafia un pezzetto alla volta

Oggi è uscita una notizia che è finita molto in basso nelle homepage dei siti di news, ma potrebbe essere piuttosto importante. La procura di Reggio Calabria ha emesso due mandati d’arresto per l’omicidio di due carabinieri in Calabria nel gennaio 1994, Antonio Fava e Giuseppe Garofalo: l’ipotesi dell’accusa è che quell’omicidio sia stato preparato all’interno della strategia di stragi e attentati della mafia siciliana degli anni 92-94, quella che cominciò con l’uccisione di Salvo Lima, poi di Falcone e Borsellino, poi con le stragi fuori dalla Sicilia, fino al fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma a fine gennaio 1994.

L’uccisione di Fava e Garofalo mentre erano in servizio di scorta sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria è stata negli anni attribuita a moventi e mandanti diversi: l’ipotesi che sia stata un’azione deliberatamente progettata e rivolta contro i carabinieri è stata presa sul serio soprattutto di recente, e col concorso – se ne parla anche oggi – di quanto ne avrebbe cominciato a dire (insieme ad altri) il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza dal 2008, quando iniziò appunto a “collaborare”. Oggi le cose dette da Spatuzza sono state prese in maggiore considerazione ed evidentemente ritenute più riscontrate: la tesi è che ci sia stata una collaborazione tra uomini della ‘ndrangheta calabrese e della mafia siciliana per uccidere i carabinieri, nel progetto generale di attentati deciso dai boss corleonesi e palermitani. Però c’è un dettaglio importante e che è più trascurato, che ha a che fare con i documenti pubblicati e raccontati dal Post nei giorni scorsi.

Nel colloquio investigativo del 1998 il cui contenuto è stato rivelato – per un “disguido” – tre anni fa, a un certo punto ci sono dei passaggi che sembrano secondari e trattati piuttosto sbrigativamente: i magistrati Vigna e Grasso parlano con Spatuzza degli obiettivi decisi dai suoi boss (i fratelli Graviano) in quella campagna di omicidi.

Proc. GRASSO: e come parte? Qualcuno le dice: dobbiamo colpire i Carabinieri? Oppure già nasce assieme: parliamo e vediamo che possiamo fare.
SPATUZZA: io avevo questo obiettivo, punto e basta.
Proc. GRASSO: già le dicono a lei l’obiettivo Olimpico, che già scelto l’obiettivo Olimpico? O lei partecipa nel dire. Quale è l’input? Scusi, lei ha dei rapporti con Giuseppe GRAVIANO.
SPATUZZA: l’obiettivo.
Proc. VIGNA: l’obiettivo, contro lo Stato? Carabinieri, forze dell’ordine?
SPATUZZA: sì, sì.
Prec. VIGNA: Carabinieri? Ah, bene.
Proc. GRASSO: e GRAVIANO le dice, cioè se lei ci fa capire il rapporto con GRAVIANO, che cosa dice? E … cama a fari?
SPATUZZA: dovevo uccidere più Carabinieri possibili.
Proc. GRASSO: bene. In quell’anno c’era stato un attentato in Gravina di Catania, alla caserma dei Carabinieri, non c’entra niente lei? Ne sa qualcosa?
SPATUZZA: come che erano discursi che rientravano, infatti pure che in Calabria ci sono stati dei delitti.
Proc. GRASSO: di Carabinieri?
SPATUZZA: sì.
Proc. GRASSO: sempre in quel periodo?
SPATUZZA: sì.
Proc. GRASSO: ed è sempre in questa strategia di colpire a?
SPATUZZA: non lo so.
Proc. GRASSO: quindi GRAVIANO le dice il luogo e le dice che: dobbiamo colpire i Carabinieri. E lei che fa? Che doveva essere a Roma? di nuovo, nel senso di accettare quello che dice; di accettare, giusto?
SPATUZZA: sì, sì.

Spatuzza, insomma, le cose che oggi si dice “avviarono le indagini col suo pentimento nel 2008”, le aveva anche in questo caso già accennate nel 1998. Quindi quello che è successo oggi è che un’inchiesta – tutta da confermare a processo – sta sostenendo un’altra volta che già nel 1998 Spatuzza aveva detto cose fondate e che allora non si sapevano, e che quelle cose non furono evidentemente prese in considerazione o ritenute importanti. Sono questioni da giudicare con cautela, ma oggi suonano ulteriori conferme che quello che nel 1998 disse Spatuzza fu deliberatamente ignorato, in qualche punto del percorso delle indagini.

 

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