Things I miss the most

Poi ognuno racconta i fatti suoi, in questi casi, e c’è un effetto egocentrico un po’ noioso. Lo so, ma è anche un modo di attenuare un dispiacere, di “condividere”, come dicono quelli. Negli anni in cui gli Steely Dan ebbero un grande successo ero ancora piccolo per capirli, e quando recuperai da teenager tutte le cose degli anni Settanta, rimasero fuori: da noi poi sono sempre stati una cosa un po’ per intenditori, salvo che per il longevo successo radiofonico di “Do it again”, che in realtà non li rappresentava neanche molto.
Poi arrivò quel disco da solo di Donald Fagen, The nightfly, in pieni anni Ottanta e MTV e Mister Fantasy, e lì c’ero e non ho mai smesso di ascoltarlo da allora: gli Steely Dan li ho recuperati un po’ alla volta dopo (cominciando da Aja, naturalmente), e sono in effetti una band da adulti per molte ragioni, o da giovani che la sanno molto lunga. Quando sono tornati insieme hanno fatto un bel disco ancora nel 2003, dimostrazione che tutta la loro musica – eccezionalmente omogenea nel tempo – non sarà mai datata, perché è sempre stata altro, è sempre stata gli Steely Dan (“una via di mezzo tra musica degli anni Cinquanta e musica del Tremila”).
Oggi è morto Walter Becker: la settimana scorsa avevo comprato i biglietti per uno dei tre concerti europei di fine ottobre. Dannazione.

11 canzoni degli Steely Dan