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	<title>Wittgenstein &#187; tv</title>
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	<description>Piove sui giusti e sugli iniqui. E cosa c&#039;entriamo noi nel mezzo?</description>
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		<title>A letto dopo Friendfeed</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 10:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ente americano per la ricerca sul sonno ha pubblicato uno studio – ripreso in Italia da Repubblica – in cui si mostra tra l’altro una crescente tendenza a usare computer, tablet o smartphone prima di andare a dormire, anche &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2011/03/16/a-letto-dopo-friendfeed/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un ente americano per la ricerca sul sonno ha pubblicato uno studio – ripreso in Italia da Repubblica – in cui si mostra tra l’altro una crescente tendenza a usare computer, tablet o smartphone prima di andare a dormire, anche a letto prima di spegnere la luce.</p>
<p>La discussione familiare sulla tv accesa in camera da letto è una consuetudine antica. Una mia amica non poteva addormentarsi senza vedere Costanzo, io e mia moglie abbiamo per molti anni guardato serie tv americane a letto, altri trovano una profanazione far entrare apparecchi televisivi in camera, ultimo baluardo di presunto ritmo di vita naturale. La progressiva perdita di centralità dell’”orrendo cassone” – come già chiamai qui altre volte il desueto e limitato televisore – adesso si manifesta anche in quelle che erano le sue ore privilegiate, e l’iPad ha avuto la sua parte. Ho anche colleghi giornalisti che cominciano a lavorare la mattina senza scendere dal letto, semplicemente allungando la mano verso iPhone e occhiali sul comodino.</p>
<p>Altre implicazioni riguardano i bambini, che diventa sempre più difficile mandare a letto dopo Carosello o equivalenti, se poi a letto hanno qualcos’altro da accendere collegato una rete wireless (una si trova sempre). I cambiamenti sono molti e interessanti – anche se la declinazione del dibattito italiana sarà probabilmente “gli italiani a letto: meno sesso più internet” – ma c’è spazio anche per conservare vecchie abitudini: Costanzo su YouTube, per esempio.</p>
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		<title>How does it feel?</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 08:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mia famiglia ci sono pareri contrastanti rispetto alla serie televisiva “Flash forward”, benché sia la prima volta che guardiamo di nuovo la stessa cosa tutti assieme dai tempi di “Tutti pazzi per amore”. Con la seienne stiamo un po’ attenti sulle cose più violente, come allora stavamo un po’ attenti sulle parolacce. Comunque, io sono quello più critico: l’inizio è stato affascinante, poi mi sembra che ci siamo un po’ persi. Ma c’è una singola sequenza che per me è stata spettacolare e memorabile e vale l’aver seguito la serie fin qui.<br />
È una sparatoria. Le sparatorie bisogna saperle fare bene, se no sono sparatorie qualsiasi. In “Heat” c’era una sparatoria formidabile tra i carrelli della spesa, ed era dal tempo dei western che non se ne vedeva una così (no, vabbè: anche quella degli “Intoccabili” è indimenticabile). Il colpo di genio della sparatoria di “Flash forward” però è un trucco formale. Tutta la tensione degli spari, le macchine in fiamme, le urla il sangue e la paura e la violenza, tutto è contraddetto dalla musica che sovrasta tutto: la versione dei Rolling Stones di “Like a rolling stone”, eccitata ed eccitante, trionfale, straniante. In altri momenti di “Flash forward” la musica che sale di volume è ruffiana e noiosa: in quella scena lì è da restarci secchi.</p>
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		<title>Mad Men è morto</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 07:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli Stati Uniti è appena cominciata la terza stagione di Mad Men, e tutti i giornali ne hanno parlato: è la serie che piace alla gente che piace, e ai media. Vanity Fair americano ha fatto un ampio servizio sui &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/08/20/mad-men-e-morto/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli Stati Uniti è appena cominciata la terza stagione di Mad Men, e tutti i giornali ne hanno parlato: è la serie che piace alla gente che piace, e ai media. Vanity Fair americano ha fatto un ampio servizio sui coniugi Draper, mentre il New York Observer ha pubblicato una bella intervista con John Slattery, che interpreta l’azzimatissimo Roger Sterling, il diretto superiore di Don Draper. Lo steso Slattery fa lo spiritoso sul fatto che non esista un posto in tutta l’America in cui si possa stare alla larga da Mad Men.<br />
Mad Men è “fatto molto bene”, come si dice in questi casi: molto ma molto bene, e soprattutto per il pubblico americano su cui l’effetto “come eravamo” attacca ancora di più. Ma dopo due stagioni si può dire che se ne approfitta, e la trama è diventata presto noiosa. Don Draper, per quanto <a href="http://blog.newsweek.com/blogs/popvox/archive/2009/08/17/why-the-ladies-love-mad-men-s-jon-hamm.aspx">piaccia</a> alla telespettatrici, sotto la battuta pronta e le maniere da “ehi, baby” è un insopportabile sfigato insicuro ed egoista, a cui vuole bene davvero solo il suo indulgente capo: che anche lui fa casini con le donne e con se stesso, ma alla luce del sole, e pagandone le conseguenze. Tra i due, molto meglio il secondo. Intorno a loro, la storia non c’è, i comprimari sono irrilevanti, e le giornate passano tra ottime battute e abiti di gran taglio. Tutto fatto molto bene.</p>
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		<title>Woz che balla</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 07:34:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni dei reality e dei talent-show più popolari hanno nel tempo guadagnato culto anche presso elitarie cricche di snob a cui pareva oltremodo snob e spiritoso mostrarsi appassionate di simili bassezze. Successe molto col primo Grande Fratello, ultimamente funziona con &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/03/25/woz-che-balla/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">Alcuni dei reality e dei talent-show più popolari hanno nel tempo guadagnato culto anche presso elitarie cricche di snob a cui pareva oltremodo snob e spiritoso mostrarsi appassionate di simili bassezze. Successe molto col primo Grande Fratello, ultimamente funziona con X-Factor: di solito serve una personalità anomala e attraente dentro il programma, che raggiunga appunto anche quel genere di fans.<br />
Ma nella versione americana di “Ballando con le stelle” hanno fatto il colpo migliore in questo senso, conquistando &#8211; in un programma che non ha mai goduto di questo fenomeno &#8211; un pubblico inedito di geek tecnologici e businessman: hanno assoldato Steve Wozniak, il cofondatore di Apple assieme a Steve Jobs, amichevolmente noto come “Woz” e mito dei cultori del Mac. Ma con il boa di struzzo mentre fa volare il suo corpaccione sulla pista da ballo non l’avevano ancora visto, e sta andando fortissimo.<br />
La sua compagna è la ballerina ucraina Karina Smirnoff. La settimana scorsa hanno eliminato anche Belinda Carlisle e il suo socio professionista che ballavano la salsa. Un mondo di profani ai talentshow sta facendo il tifo per loro. Dovrebbero farsi venire un’idea simile quelli della Fattoria con il loro cast di avanzi.</p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Alla larga</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 20:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premessa: io non guardo mai i telegiornali. A quell&#8217;ora di solito sto mangiando in piacevoli compagnie familiari, o facendo altro. E poi penso non ci sia più bisogno di telegiornali per chi frequenta la rete con l&#8217;assiduità con cui la &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/02/27/alla-larga/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa: io non guardo mai i telegiornali. A quell&#8217;ora di solito sto mangiando in piacevoli compagnie familiari, o facendo altro. E poi penso non ci sia più bisogno di telegiornali per chi frequenta la rete con l&#8217;assiduità con cui la frequentiamo ormai in moltissimi. Infatti mi è evidente, quando li guardo, come la ricerca di un pubblico in via d&#8217;estinzione porti i telegiornali verso contenuti a metà tra lo strano-ma-vero e l&#8217;allarmismo genere terrorizziamo-le-vecchiette: il target immaginato è poco istruito, poco informato, acritico e inerme di fronte a quello che gli viene raccontato. Con l&#8217;eccezione della parte dedicata alla politica che soggiace invece a criteri marchettari insuperabili ed eterni.</p>
<p>Stasera ho guardato un quarto d&#8217;ora di Tg5 e di Tg1, alternando. Penso che facciano schifo, e che siano spettacoli deprimenti per chiunque abbia cara la sopravvivenza intellettuale e culturale del suo paese, nonché la dignità del lavoro giornalistico. Penso che quelli che sostengono che i reality rincoglioniscono gli italiani farebbero meglio a preoccuparsi dei Tg. Ho assistito a una successione di servizi a base di gang di cinesi (due casi che non c&#8217;entravano niente l&#8217;uno con l&#8217;altro, in uno dei quali i cinesi in questione erano stati ammazzati), cronacaccia nera voyeuristica tipo Garlasco o Perugia, truffe nelle slot machines (truffe di cinesi) e bullismo scolastico. Tutto raccontato con ogni cliché giornalistico e linguistico immaginabile, una mediocrità narrativa che nemmeno nel giornalino del liceo.<br />
Il Tg5 si distingueva, ma anche il Tg1 non era da meno. E entrambi hanno mostrato le immagini di quattro pirla in una scuola che hanno cercato di dar fuoco a delle suppellettili nella loro aula in assenza dei professori. Senza peraltro riuscirci, quindi il terrorismo dei tg si è dovuto concentrare sul fatto che una di queste suppellettili fosse una croce di legno appesa nell&#8217;aula (trattata al pari di una lavagna, nell&#8217;intenzione dei pirla: di legno e quindi infiammabile). Benché fosse palesemente una nuda croce, i giornalisti su entrambe le reti lo hanno ripetutamente definito &#8220;il crocefisso&#8221; (secondo me non strumentalmente: è che manco sanno cosa sia, un crocefisso), mentre persino i pirla nel video la chiamavano più oculatamente &#8220;la croce&#8221;: intervistando poi dotti commentatori sulla spregevolezza di bruciare il crocefisso (un simbolo è un simbolo, ma non è la stessa cosa accanirsi su una croce di legno o sull&#8217;immagine di una persona sofferente e moribonda). Al Tg5 hanno anche ripetutamente insistito sull&#8217;inaudita gravità dell&#8217;azione rispetto ad altre, come se cercare &#8211; invano &#8211; di dar fuoco a una croce di legno debba ritenersi peggio che picchiare un compagno disabile, o molestare una professoressa.</p>
<p>Per quel che riguarda me, mi rassicura sapere che difficilmente mi ricapiterà presto di guardare un telegiornale (l&#8217;ultima volta era stato un Tg2, qualche tempo fa, con identico raccapriccio): mi resta solo la curiosità di sapere se nessuno si vergogni un po&#8217; del posto dove sta, là dove li fanno.</p>
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		<title>Spike</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Sep 2006 10:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esattamente un anno fa l&#8217;uragano Katrina rase al suolo New Orleans e tanta parte della Louisiana. In questi giorni se ne riparla e vengono pubblicate inchieste e analisi che documentano come sia stata inadeguata la risposta al disastro e come &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2006/09/01/spike/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esattamente un anno fa l&#8217;uragano Katrina rase al suolo New Orleans e tanta parte della Louisiana. In questi giorni se ne riparla e vengono pubblicate inchieste e analisi che documentano come sia stata inadeguata la risposta al disastro e come i fondi successivamente stanziati siano stati male utilizzati.</p>
<p>Ma il consuntivo di cui si è più discusso in America è quello realizzato da Spike Lee nel suo documentario di quattro ore “When the levees broke”, andato in onda nei giorni scorsi sulla rete televisiva HBO. Il film mostra le immagini raccolte un anno fa, molte impressionanti interviste raccolte poi da Spike Lee, e alcuni elementi di drammatizzazione come la colonna sonora di Terence Blanchard (che è di New Orleans), fedele collaboratore di Lee nei suoi film precedenti. “When the levess break” è insieme un attacco che non risparmia nessuno (neanche l&#8217;opposizione Democratica) sulla gestione della catastrofe e il racconto straordinario di un evento impressionante e storico.</p>
<p>Siamo a settembre: passata la pennichella estiva dei palinsesti italiani, qualcuno vuole mostrarlo anche a noi (sottotitolato, può essere pronto in una settimana), “When the levees break”, o lo vedrà solo chi lo sa scaricare da internet?</p>
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		<title>And if you Singh, Singh, Singh&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2006 04:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dovrebbe venire spesso in America solo per guardare la televisione. Adesso, non contento, sono ipnotizzato dal telepredicatore indiano che parla e si veste come Peter Sellers in Hollywood Party e costringe i discepoli a prendere appunti: “write it down! &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2006/01/29/and-if-you-singh-singh-singh/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dovrebbe venire spesso in America solo per guardare la televisione. Adesso, non contento, sono ipnotizzato dal telepredicatore indiano che parla e si veste come Peter Sellers in Hollywood Party e costringe i discepoli a prendere appunti: “write it down! write it doooown!”</p>
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		<title>La Lecciso degli americani</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2006 03:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi giuro che per la terza sera consecutiva in tv ci sono dibattiti sulla puntata di Oprah in cui lei ha fatto un melodramma di fronte a quel deficiente (il libro sarà bellissimo, ma lui sembrava deficiente) che le balbettava &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2006/01/29/la-lecciso-degli-americani/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi giuro che per la terza sera consecutiva in tv ci sono dibattiti sulla puntata di Oprah in cui lei ha fatto un melodramma di fronte a quel deficiente (il libro sarà bellissimo, ma lui sembrava deficiente) che le balbettava la sua colpa</p>
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		<title>Questa è demagogia!</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2006/01/24/questa-egrave-demagogia/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2006 21:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Va bene cercare di assecondare gli umori dei cittadini, ma sostenere che il Tg1 sia “un telegiornale di merda” è quantomeno ingiusto nei confronti di altri telegiornali Repubblica.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene cercare di assecondare gli umori dei cittadini, ma <a href="http://www.repubblica.it/2006/a/sezioni/politica/versoelezioni6/morritg1/morritg1.html">sostenere</a> che il Tg1 sia “un telegiornale di merda” è quantomeno ingiusto nei confronti di altri telegiornali</p>
<p><em>Repubblica.it</em></p>
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