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	<title>Wittgenstein &#187; Un grande paese</title>
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	<description>Piove sui giusti e sugli iniqui. E cosa c&#039;entriamo noi nel mezzo?</description>
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		<title>La vita è bella</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 22:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un grande paese]]></category>

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		<description><![CDATA[Carrie Quinlan prova a combattere il cliché per cui la &#8220;gente vera&#8221; sarebbe solo quella che soffre, e per cui chi non vede tragedie e catastrofi ovunque &#8220;non capisce il paese reale&#8221; I can be as grumpy as the next man, &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/05/27/la-vita-e-bella/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carrie Quinlan <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/may/25/life-happy-outlook">prova</a> a combattere il cliché per cui la &#8220;gente vera&#8221; sarebbe solo quella che soffre, e per cui chi non vede tragedie e catastrofi ovunque &#8220;non capisce il paese reale&#8221;</p>
<blockquote><p>I can be as grumpy as the next man, as long as the next man&#8217;s not Christopher Hitchens. I can be pessimistic and misanthropic, often on the Guardian&#8217;s own website, but the point is that I never get shouted down on those occasions nearly as volubly as I do when I&#8217;m being sunny and optimistic. At the risk of being called unworldly, isn&#8217;t that the wrong way round? Shouldn&#8217;t we be promoting ­happiness as a norm, rather than an aberration? You see, the implication in the term &#8220;real life&#8221; is that it&#8217;s life as it&#8217;s cosmically or evolutionarily meant to be, and when that&#8217;s used to describe only lives of poverty and pain, it legitimises them as somehow reasonable and only to be expected. That&#8217;s not right! Knife crime isn&#8217;t more &#8220;real&#8221; than cocktail parties, it&#8217;s just more dangerous and grim.</p></blockquote>
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		<title>Noi siamo i buoni eccetera</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 08:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un grande paese]]></category>
		<category><![CDATA[Wittgenstein]]></category>
		<category><![CDATA[dario franceschini]]></category>
		<category><![CDATA[fini e mezzi]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono anni che tutti quanti, anche a sinistra, abbiamo constatato e messo a verbale la grande capacità di ottenere consenso, apprezzamento e voti da parte di Silvio Berlusconi. L&#8217;evidenza lo dimostra. Eppure, ancora nel 2009, ci sono in giro saputi &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/05/19/noi-siamo-i-buoni-eccetera/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono anni che tutti quanti, anche a sinistra, abbiamo constatato e messo a verbale la grande capacità di ottenere consenso, apprezzamento e voti da parte di Silvio Berlusconi. L&#8217;evidenza lo dimostra. Eppure, ancora nel 2009, ci sono in giro saputi commentatori da bar che pensano di rivelare impensate verità rispondendo a ogni obiezione sulle scelte e le demagogie berlusconiane con frasi come &#8220;ma è così che Berlusconi vince le elezioni&#8221;, o &#8220;la sinistra non sa capire come si entra in contatto con la gente&#8221;, o &#8220;dovreste imparare da Berlusconi&#8221; (o persino &#8220;dovremmo imparare da Berlusconi&#8221;). Molte di queste risposte si devono a un&#8217;illusione di sentirsi originali e furbissimi, piccola psicologia. Altre invece risalgono al più grande successo di Berlusconi: avere così rincoglionito persino gli avversari da portarli a pensare che del berlusconismo non sia invidiabile il successo, ma i mezzi usati per ottenerlo.</p>
<p>Come avevo <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/05/13/piu-superiorita-morale-per-tutti/">scritto</a> qualche giorno fa, e in altre <a href="http://www.wittgenstein.it/2007/08/24/il-mezzo-giustifica-i-fini/">occasioni</a>, che l&#8217;imbarazzante cialtronismo politico usato da questo centrodestra ottenga dei cospicui successi popolari ed elettorali è un&#8217;analisi ormai vecchia e indiscussa, ma non una giustificazione. Se uno che picchia i figli mi dimostra che così poi stanno più buoni, questo non mi fa cambiare idea sul picchiare i figli: ai figli si parla e si danno dei modelli (&#8220;ah, ma così perderai sempre, non sai capire le trasformazioni in atto&#8221;). La confusione dei mezzi con i fini è un vecchio vizio di una sinistra andata a male, pronto sempre a rientrare dalle porte di servizio.</p>
<p>E insomma, tutto questo per dire della coraggiosa e limpida sintesi formulata ieri sera da Dario Franceschini in risposta ai soliti saputelli che gli dicevano che se non fa come Berlusconi, il PD perde.</p>
<blockquote><p>&#8220;Io devo fare delle cose giuste, non cercare il consenso facendo cose che non ritengo giuste&#8221;</p></blockquote>
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		<title>Più superiorità morale per tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 08:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un grande paese]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[elitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ferruccio De Bortoli]]></category>
		<category><![CDATA[Livia Turco]]></category>
		<category><![CDATA[Zoro]]></category>

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		<description><![CDATA[La settimana scorsa sono capitate due piccole cose in tv di cui si è parlato molto e che permettono una riflessione comune, con le loro differenze. Una è il sincero fastidio da signore beneducato con cui Ferruccio De Bortoli ha &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/05/13/piu-superiorita-morale-per-tutti/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La settimana scorsa sono capitate due piccole cose in tv di cui si è parlato molto e che permettono una riflessione comune, con le loro differenze.<br />
Una è il sincero fastidio da signore beneducato con cui Ferruccio De Bortoli ha indicato come sommo esempio di scarso senso del ruolo la foto in cui Berlusconi stava accanto a &#8220;uno con la maglietta Song&#8217;e Napoli&#8221;.<br />
L&#8217;altra è l&#8217;abbandono di uno studio tv da parte di Livia Turco dopo una lite con Fabrizio Corona, ma soprattutto il suo (di lei) aver rivendicato la legittimità di non sapere fino a poco prima chi fosse lo stesso Corona.</p>
<p>Tra le persone equilibrate di cui ho letto e sentito il parere, i due accadimenti hanno suscitato due conviventi reazioni. Una soldarietà umana per il fastidio nei confronti delle pagliacciate berlusconiane e del sottosuolo che ha dato fama a Corona. Ma anche una desolazione per la mancanza di contatto con il paese implicata dalle due reazioni.</p>
<p>Qui le due storie hanno qualche differenza, non fondamentale per il mio ragionamento, ma cerco di evitare di subirne contestazioni conseguenti. Nel caso di De Bortoli la battuta segnala un suo legittimo modo di vedere il mondo, un mondo in cui auspica che il Presidente del Consiglio manifesti il suo rapporto col paese e con le sue necessità in modi meno clowneschi e demagogici, e più misurati ed esemplari. Credo anche che quella di De Bortoli volesse essere una battuta più estetica che sostanziale, ma in quel contesto e con quell&#8217;interlocutore è diventato un grande assist all&#8217;interlocutore. Nel caso di Livia Turco invece la sua ignoranza ottiene tutta la simpatia e il rispetto del mondo se si pensa a Livia Turco come a una signora perbene che si occupa di cose più serie, ma è stata invece molto criticata come sintomo di un&#8217;incapacità di capire il paese e il tempo in cui si vuole far politica.</p>
<p>La questione è abbastanza complicata, e molte opinioni tranchantes in merito sono evidentemente figlie della diffusa tendenza all&#8217;opinione tranchante. Come si capisce, io ho una certa solidarietà per entrambe le reazioni, ma capisco le obiezioni. Anche se penso che sarebbero state più gravi a parti invertite. Un politico che manifesti disprezzo per parte dei cittadini o un giornalista che non conosca i personaggi più popolari e seguiti dalla cronaca e dai lettori. Il contrario, mi sembra tollerabile. Livia Turco non si candida a guidare il paese, e la sua risposta per cui lei si occuperebbe d&#8217;altro è alla fine plausibile, se uno ci pensa: credo che ci siano molti ministeri che uno potrebbe guidare senza sapere chi sia Fabrizio Corona. Certo, c&#8217;è chi dice &#8220;ma è un sintomo di incompetenze&#8221;: ma in fondo mi chiedo perché. Uno può anche non sapere certe cose e altre sì, e credo sia il caso di Livia Turco. L&#8217;obiezione mi pare più figlia di un antintelletualismo di crescente successo, e mi chiedo quanti si sarebbero inalberati se il ministro Turco avesse detto di non conoscere Fabio Fazio.</p>
<p>Comunque, in realtà non sono questi i punti che mi interessano di più. Il punto è che queste reazioni e obiezioni rischiano nell&#8217;ebbrezza di confondere la conoscenza delle cose con il valore delle cose (caso Turco) o la critica delle cose con l&#8217;indifferenza alle cose (caso De Bortoli). Perché è vero che Corona esiste e bisogna fare i conti con il suo successo, ed è vero che Berlusconi vince proprio perché si mostra superficialmente e spesso volgarmente vicino alla gente, e ne fa gran demagogia. Ed è vero che queste cose vanno analizzate e tenute in gran considerazione, sia per fare politica che per fare i giornali. Ma la soluzione non è assecondarle, non è imitarle, non è esaltarle come novità apprezzabili in quanto novità.</p>
<p>Quando Berlusconi dice &#8220;non posso non essere me stesso&#8221;, e si porta via tutto il loggione (in un&#8217;esaltazione dell&#8217;essere se stessi che guasta il mondo da <a href="http://www.wittgenstein.it/2006/03/01/una-buona-giornata-comincia-cosigrave/">millenni</a>), la risposta giusta sarebbe &#8220;e allora faccia un altro mestiere&#8221;. La risposta giusta sarebbe &#8220;però ci deve provare: è il nostro Presidente del Consiglio&#8221;. E l&#8217;atteggiamento giusto da parte di un&#8217;opposizione degna dei suoi fini e dei suoi mezzi sarebbe di smontare i meccanismi che premiamo chi è &#8220;se stesso&#8221; (e condannano chi cerca di essere migliore), e rendono modello di successo le peggiori cialtronaggini (che non sono la foto col tipo con la maglietta, ovviamente), in quanto sincere cialtronaggini. Le cose vanno capite, e cambiate. Non capite e imitate.</p>
<p>Come <a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DIEGO_BIANCHI_-_La7_di_7oro_23&amp;id=3450">dice</a> Zoro oggi.</p>
<blockquote><p>Senza indulgere nella &#8220;solita fiaba autoconsolatoria&#8221;, sarebbe comunque impresa meritoria provare davvero a &#8220;riforgiarle le coscienze&#8221;; in questo non ci sarebbe niente di male, anzi, la si può considerare legittima mission aziendale di ogni Partito con un progetto di società da proporre e provare a realizzare.</p></blockquote>
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		<title>Padelle, braci</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2009/05/09/padelle-braci-2/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 15:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La deprimente alternativa tra le inadeguatezze delle élites e quelle del popolo è stata sintetizzata definitivamente in questo commento a un mio post di l&#8217;altroieri: A Sanremo c’era la giuria di qualità e vincevano i Jalisse, ora ci sono le &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/05/09/padelle-braci-2/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La deprimente alternativa tra le inadeguatezze delle élites e quelle del popolo è stata sintetizzata definitivamente in questo commento a un mio post di l&#8217;altroieri:</p>
<blockquote><p>A Sanremo c’era la giuria di qualità e vincevano i Jalisse, ora ci sono le preferenza e vince Marco Carta…</p></blockquote>
<p>update: grandi metafore rovinate dal giornalismo investigativo: qualcuno ha verificato che ai tempi dei Jalisse non c&#8217;era la giuria di qualità</p>
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		<title>Il pubblico non era stupido, prima</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 12:46:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cartastampata]]></category>
		<category><![CDATA[Un grande paese]]></category>
		<category><![CDATA[Vanity Fair]]></category>

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		<description><![CDATA[All’inizio di “Ricomincio da capo”, il meteorologo televisivo Bill Murray spiega cinicamente a Andie McDowell che tutte le sue illusioni sulla bellezza di una festa popolare in una piccola cittadina americana sono ingenue e mal riposte: “alla gente piace il &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/04/22/il-pubblico-non-era-stupido-prima/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">All’inizio di “Ricomincio da capo”, il meteorologo televisivo Bill Murray spiega cinicamente a Andie McDowell che tutte le sue illusioni sulla bellezza di una festa popolare in una piccola cittadina americana sono ingenue e mal riposte: “alla gente piace il sanguinaccio”.<br />
Nella sua dipendenza dal giudizio del pubblico la tv ha trascinato anche il giornalismo televisivo, che ha sacrificato ogni pretesa di qualità, informazione corretta, verità e obiettività in cambio di una cifra percentuale che gli consenta di sopravvivere. Dove ogni tanto appare buon giornalismo, è perché gli si è radunata intorno una quota di spettatori che guarda la pubblicità in mezzo. Persa ogni misura, alcuni hanno cominciato a difendere la mediocrità del proprio lavoro giornalistico indicando il successo di pubblico come metro del suo valore. Alla gente piace il sanguinaccio.<br />
Adesso vediamo che la stessa cosa si stia compiendo nei giornali di carta, un tempo giudici sdegnati della qualità dell’informazione televisiva. Infogogia, è il nuovo giornalismo. E a spiegarlo bene fu Indro Montanelli, in una lezione del 1997, pubblicata qualche giorno fa sulla Stampa per ricordarlo.<br />
<em><span lang="EN-US">“Noi avremo un giornalismo sempre peggiore perché sempre più in cerca di audience, sempre più in cerca di pubblicità e quindi sempre più portato ad assecondare i peggiori gusti del pubblico, invece di correggerli. Intendiamoci, il pubblico è sempre il nostro padrone, non si può prenderlo di petto ma lo si deve educare”</span></em></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Non darlo a vedere</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 05:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un grande paese]]></category>
		<category><![CDATA[doonesbury]]></category>
		<category><![CDATA[Trudeau]]></category>
		<category><![CDATA[vanità]]></category>

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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è una questione dentro cui stanno tutte le altre relative ai fallimenti e alle delusioni dei nostri tempi, è quella della vanità individuale scappata di mano a tutti. Mi capita di parlarne spessissimo, e ancora a Piombino l&#8217;altro giorno: &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/04/22/non-darlo-a-vedere/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#8217;è una questione dentro cui stanno tutte le altre relative ai fallimenti e alle delusioni dei nostri tempi, è quella della vanità individuale scappata di mano a tutti. Mi capita di parlarne spessissimo, e ancora a Piombino l&#8217;altro giorno: la maggior parte dei guai e delle inadeguatezze delle persone nel nostro mondo è legata alla diffusione incontrollabile del bisogno di affermazione di sé e alla contemporanea moltiplicazione delle opportunità in questo senso. Ambizioni, progetti, obiettivi assai più nobili e importanti sono travolti e diminuiti in ogni campo da infantili e imbarazzanti ricerche di consenso e ammirazione a brevissimo termine. La frase che vado ripetendo noiosamente sempre è &#8220;siamo tutti vanitosi e competitivi, la differenza la fa quanto riusciamo a non darlo a vedere&#8221;.<br />
Meriterebbe di parlarne più diffusamente, ma adesso la sto buttando lì per via della soddisfazione e meraviglia assieme di aver letto le stesse <a href="http://www.mediabistro.com/webnewser/social_nets/garry_trudeau_on_journos_smitten_with_the_idea_of_a_personal_broadcasting_system_114417.asp">parole</a> pronunciate da uno dei miei intellettuali di riferimento, l&#8217;autore di Doonesbury:</p>
<blockquote><p>Look, all of us are narcissists to some degree, but most find it embarrassing enough to at least try to hide it</p></blockquote>
<p>(Trudeau ne parla a proposito di Twitter, che è comparso da qualche settimana nella striscia, e in un <a href="http://www.newyorker.com/talk/2009/04/20/090420ta_talk_trudeau">testo</a> dello stesso Trudeau, con qualche <a href="http://www.nytimes.com/2009/04/20/business/media/20trudeau.html">licenza</a>: tutto riassunto da <a href="http://www.fimoculous.com/archive/post-6020.cfm">Fimoculous</a>)</p>
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		<title>Non si azzardi a convincermi!</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 11:34:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un grande paese]]></category>
		<category><![CDATA[Wittgenstein]]></category>
		<category><![CDATA[ateismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Se volete saperlo, io penso che la vera e piccola ragione psicologica del dibattito scatenato dal bus ateo, sia il bus e non l&#8217;ateismo: se quello slogan fosse stato pubblicato da un blog, o come titolo di un editoriale del &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/01/14/non-si-azzardi-a-convincermi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se volete saperlo, io penso che la vera e piccola ragione psicologica del dibattito scatenato dal bus ateo, sia il bus e non l&#8217;ateismo: se quello slogan fosse stato pubblicato da un blog, o come titolo di un editoriale del Corriere, nessuno avrebbe contestato il terribile errore del &#8220;proselitismo&#8221; o delle parole sbagliate eccetera.<br />
Ma a parte questo dettaglio, ormai siamo in ballo: e oggi anche Sandro Gilioli <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/01/14/ci-mancava-la-setta-dei-senza-dio/">si lascia pigramente portare</a> dal cliché per cui ci sarebbe qualcosa di male nel cercare di convincere il prossimo delle cose che pensi giuste e vere:</p>
<blockquote><p>secondo, andare a spendere dei soldi per annunciare al mondo che Dio non esiste puzza un casino di proselitismo, e se c’è una cosa che un agnostico non farebbe mai è tentare di convincere qualcun altro, dato che sospendere il giudizio è una scelta molto personale, intima e &#8211; per quanto consapevole &#8211; dolorosa.</p></blockquote>
<p>Come ho <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/01/13/and-if-a-double-decker-bus-2/">detto</a>, ci si sente sollevati da una nube di elegante indulgenza e saggezza a pronunciare queste parole, basta non riflettere su quello che significano. Perché naturalmente non è il caso dell&#8217;autobus &#8211; una banale trovata pubblicitaria, ma piuttosto riuscita, direi &#8211; ma il &#8220;proselitismo&#8221; grazie al cielo viene compiuto da secoli da molte persone coraggiose che hanno cercato di &#8220;convincere qualcun altro&#8221; delle loro buone ragioni e dei loro pensieri. Lo stesso proselitismo della Chiesa Cattolica è buono e giusto laddove predica cose buone e giuste, e legittimo laddove viene attuato con mezzi pacifici e senza ricatti: ha fatto molto bene al mondo e a molti di noi, che qualcuno ci abbia &#8220;convinto&#8221; di ciò che gli sembrava bene. Mi dispiace deludere Gilioli e gli altri come lui sdegnati dal &#8220;convincere&#8221;, ma della maggior parte di quello che abbiamo imparato ci ha &#8220;convinto&#8221; qualcun altro. E il fascino della sua formulazione è complementare al <a href="http://www.wittgenstein.it/2007/05/21/nati-imparati2/">successo</a> dell&#8217;espressione &#8220;<a href="http://www.wittgenstein.it/2005/07/29/nati-imparati/">non accetto lezioni</a>&#8220;.<br />
E cosa fa lo stesso Sandro Gilioli quando scrive sul suo giornale o sul suo blog? Non cerca &#8220;di convincere qualcun altro&#8221;? E grazie al cielo che lo fa, dimenticandosi delle parole di cui sopra. Non mi pare che la &#8220;sospensione del giudizio&#8221; sia così presente nei suoi post.<br />
E ripeto, meno male </p>
<p>p.s. meglio di me nel dire quest&#8217;ovvietà, <a href="http://www.corriere.it/speciali/2005/Cronache/PioXII/index23.shtml">Tommaso Padoa Schioppa</a>:</p>
<blockquote><p>Il discutibile sottinteso è che il proselitismo sia in sé cosa non buona. Ebbene, non si scandalizzi il lettore: vorrei qui parlare del proselitismo per farne l’elogio. E vorrei anzi esprimere preoccupazione per il farsi strada, nel nostro tempo e proprio nelle nostre società pluraliste, dell’idea che «fare proseliti» violerebbe i diritti e attenterebbe alle convinzioni (supposte inalterabili) dell’altro. Secondo un nascente luogo comune, uno spirito aperto dovrebbe astenersi dal propagandare le proprie idee e accettare quelle altrui senza porle in discussione. Il proselitismo sarebbe tipico di chi è intollerante, assolutista, poco incline al rispetto dell’altro. E le convinzioni sarebbero nobili, eroiche, solo se conservate immutabili (sennò diventano tradimento). Invece, la riflessione dovrebbe portarci a considerare questo modo di pensare come gravemente errato; un errore che sarebbe pericoloso lasciare impiantare nel nostro pensiero e nel nostro costume.</p></blockquote>
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		<title>Il mezzo giustifica i fini</title>
		<link>http://www.wittgenstein.it/2007/08/24/il-mezzo-giustifica-i-fini/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Aug 2007 10:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un grande paese]]></category>
		<category><![CDATA[Wittgenstein]]></category>
		<category><![CDATA[fini e mezzi]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Veltroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dite quello che volete, Veltroni continua a saper dire le cose giuste, stavolta contro i turatori di naso che ci hanno portato in questo guaio: &#8220;Il Partito democratico nasce per affermare un&#8217;idea diversa e nuova: quel che conta è governare &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2007/08/24/il-mezzo-giustifica-i-fini/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dite quello che volete, Veltroni continua a saper dire <a href="http://www.repubblica.it:80/2007/08/sezioni/politica/partito-democratico-8/lettera-veltroni/lettera-veltroni.html">le cose giuste</a>, stavolta contro i turatori di naso che ci hanno portato in questo guaio:</p>
<p>&#8220;Il Partito democratico nasce per affermare un&#8217;idea diversa e nuova: quel che conta è governare bene, sulla base di un programma realistico e serio. E lo schieramento che si mette in campo deve essere coerente con questo obiettivo. Non si tratta solo di un ribaltamento dello schema tattico che ha dominato il bipolarismo italiano in questa lunga transizione. Si tratta di una rivoluzione culturale e morale. Si tratta di restituire moralità alla politica. Si potrebbe dire che si tratta di affermare una visione &#8220;antimachiavellica&#8221; della politica stessa: scopo della politica non è organizzare la forza necessaria alla conquista e alla conservazione del potere. Questo è semmai un vincolo strumentale, che non può e non deve essere trascurato. Ma il fine della politica deve essere un altro: deve essere il perseguimento dell&#8217;interesse del Paese, attraverso la costruzione del necessario consenso attorno a un programma di governo.&#8221;</p>
<p><em>Repubblica.it</em></p>
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		<title>Cambiare i partiti, e cambiare le persone</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2007 10:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un grande paese]]></category>
		<category><![CDATA[Wittgenstein]]></category>

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		<description><![CDATA[È chiaro a tutti che l&#8217;eventuale Partito Democratico avrà un tratto di disomogeneità assai rilevante. È la ragione stessa delle sue difficoltà ante litteram: a fare un partito che conti solo noi stessi siamo capaci tutti, ma già dal secondo &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2007/04/22/cambiare-i-partiti-e-cambiare-le-persone/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È chiaro a tutti che l&#8217;eventuale Partito Democratico avrà un tratto di disomogeneità assai rilevante. È la ragione stessa delle sue difficoltà <em>ante litteram</em>: a fare un partito che conti solo noi stessi siamo capaci tutti, ma già dal secondo coinvolto nascono le prime divergenze.</p>
<p>Ora, l&#8217;idea alla base del Partito Democratico è un&#8217;idea discutibile, ma senz&#8217;altro nuova: ed è non solo che si faccia un nuovo partito, ma che d&#8217;ora in poi si intenda il partito come una cosa diversa da come lo si è inteso in Italia finora. I grandi partiti dei regimi maggioritari e bipolari non sono quella cosa di appartenenza e identità militante a cui è abituata la nostra vecchia politica, ma dei contenitori di idee, appartenenze e intenzioni molto diverse tra loro.</p>
<p>In questo &#8211; e si spera solo in questo &#8211; le persone che li votano assomigliano ai tifosi di una squadra di calcio: c&#8217;è una cosa su cui siamo d&#8217;accordo, e molte su cui siamo diversi, ma al momento di sostenere quella cosa ce ne dimentichiamo. Non si equivochi: il paragone si limita all&#8217;avere pochi obiettivi comuni (la Champions, lo scudetto, l&#8217;acquisto di Ronaldinho, i diritti delle minoranze, la modernizzazione del paese, il funzionamento delle scuole e degli ospedali) e molte differenze. Appartenere a un partito, o votarlo, non è più un tratto somatico, o identitario: è un mezzo, e non un fine.</p>
<p>Questo per dire che il nuovo Partito Democratico necessiterà di un&#8217;evoluzione nell&#8217;atteggiamento che lo sostenga, e non un&#8217;impensabile omologazione delle idee di chi vi appartenga. Quindi ognuno di noi che decidesse di sostenerlo dovrà abbozzare rispetto alle proprie insofferenze per questo o quello. Sarà un grande partito di centrosinistra, e ci sarà dentro di tutto.</p>
<p>No, non proprio di tutto. Sarà un grande partito di <em>centrosinistra</em>, e questo qualcosa dovrà pur significare. Pur accettando le adesioni di chiunque, non potrà avere tra i suoi rappresentanti eletti e tra i suoi leader persone che con il centrosinistra non c&#8217;entrano affatto. E non parlo in termini di storia: come ho detto, l&#8217;appartenenza si giocherà sulla condivisione di valori e progetti, non sull&#8217;identità e la storia personale.</p>
<p>Ma proprio per questo, sarà inaccettabile che un simile partito porti in parlamento persone che continuino a vedere il carcere solo come uno strumento punitivo e vendicativo, per fare un esempio. O, per farne un altro, persone che sostengono pubblicamente che gli omosessuali siano &#8220;contro natura&#8221;, o cattivi genitori in quanto tali. Questi sono esattamente gli argomenti per cui non ci si allea con i fascisti. Insomma, è vero che dentro il Partito Democratico dovranno stare molti modi di intendere la sinistra. Ma non quelli che la intendono di destra.</p>
<p>Altrimenti, se è solo questione di vincere le elezioni ad ogni costo e assoldando ogni De Gregorio che passa, allora quello siamo riusciti a farlo anche senza Partito Democratico</p>
<p><em>Aprile (scritto <a href="http://www.aprileonline.info/2274/pd-ce-posto-per-tutti-o-quasi">un mese fa</a>, ma visto che se ne parla)</em></p>
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		<title>&#8220;Noi siamo i buoni, cerchiamo di dimostrarlo&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2007 18:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un grande paese]]></category>
		<category><![CDATA[Wittgenstein]]></category>
		<category><![CDATA[Thomas Friedman]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono ormai anni che cito come uno dei motti preferiti di Wittgenstein una frase di Thomas Friedman: &#8220;noi siamo i buoni, cerchiamo di dimostrarlo&#8221;. Ogni tanto qualcuno mi chiede come fosse nell&#8217;originale, e allora ho fatto delle ricerche, ma non &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2007/03/16/noi-siamo-i-buoni-cerchiamo-di-dimostrarlo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono ormai anni che cito come uno dei motti preferiti di Wittgenstein una frase di Thomas Friedman: &#8220;noi siamo i buoni, cerchiamo di dimostrarlo&#8221;. Ogni tanto qualcuno mi chiede come fosse nell&#8217;originale, e allora ho fatto delle ricerche, ma non sono mai riuscito a trovare la fonte esatta. Va&#8217; a sapere cosa aveva detto, Friedman.</p>
<p>Adesso ho ricostruito. Lui l&#8217;aveva detta in un altro modo, <a href="http://www.nytimes.com/2001/12/09/opinion/09FRIE.html">qui</a>, cinque anni fa:</p>
<p><em>&#8220;</em><em>If we are going to be stomping around the world wiping out terrorist cells from Kabul to Manila, we&#8217;d better make sure that we are the best country, and the best global citizens, we can be. Otherwise, we are going to lose the rest of the world&#8221;</em></p>
<p>La sintesi è evidente mia, ma anche &#8220;dr. Livingstone I presume&#8221; pare non l&#8217;abbia mai detto nessuno, in realtà</p>
<p><em>New York Times</em></p>
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