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	<description>Piove sui giusti e sugli iniqui. E cosa c&#039;entriamo noi nel mezzo?</description>
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		<title>Notizie che non lo erano</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 15:22:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questa è interessante, vista da qui. Il New York Times ha pubblicato una delle sue “corrections” – le correzioni agli errori contenuti nei suoi articoli, abitudine sconosciuta ai giornali italiani – a proposito stavolta di un articolo pubblicato nel 1935: &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/14/notizie-che-non-lo-erano-171/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è interessante, vista da qui. Il New York Times ha pubblicato una delle sue “corrections” – le correzioni agli errori contenuti nei suoi articoli, abitudine sconosciuta ai giornali italiani – a proposito stavolta di un articolo pubblicato nel 1935: vi era riportato il nome di un concerto di Beethoven nella nota sbagliata e c’era un refuso nel nome del pianista.<br />
Il capo della polizia Antonio Manganelli ha smentito giovedì le notizie uscite sui quotidiani sull’attentato contro un dirigente dell’Ansaldo a Genova:  «Non abbiamo alcuna evidenza sulla nascita di nuove Brigate Rosse».<br />
In un articolo su Repubblica sulle folle di giovani che vogliono partecipare a X-Factor, Francesco Merlo ha scritto domenica che il programma è stato “inventato quarant&#8217;anni fa dall&#8217;inglese Simon Cowell”: ma Cowell quarant’anni fa aveva dodici anni, quindi è probabile che il calcolo non sia molto accurato (il programma è andato in onda la prima volta nel 2004, in Gran Bretagna).<br />
Alcuni siti di news hanno diffuso, anche in Italia, la storia che “Abramo Lincoln aveva inventato Facebook”: nel senso che Lincoln avrebbe depositato due secoli fa un brevetto per una specie di giornale personale, che parlasse solo di una persona. Ma il “giornalista” che aveva diffuso la scoperta è stato rivelato come un inventore seriale di notizie, e la storia non aveva nessun fondamento.<br />
Secondo Donato Capece, Segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, «Quello messo in atto nel carcere di Parma da Bernardo Provenzano è stato un maldestro tentativo di simulazione di suicidio probabilmente per evitare di essere sottoposto ad una visita psichiatrica già programmata». La notizia del tentato suicidio era stata data da tutti i giornali e i telegiornali, e avrà bisogno di maggiori verifiche.</p>
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		<title>Per Enzo, tra l&#8217;altro</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 06:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da oggi il Post pubblica le strisce quotidiane dei Peanuts e di Doonesbury, unico in Italia, e c&#8217;è una lunga storia dietro che nasce da quando alcuni quotidiani italiani pubblicavano i comics come centinaia di altri in tutto il mondo &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/14/doonesbury-peanuts/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi il Post pubblica le strisce quotidiane dei Peanuts e di Doonesbury, unico in Italia, e c&#8217;è una lunga storia dietro che nasce da quando alcuni quotidiani italiani pubblicavano i comics come centinaia di altri in tutto il mondo &#8211; giurerei su Paese Sera, decenni fa &#8211; e prosegue con un esperimento esaurito sul nascere a cui partecipai al Riformista, e prosegue con la pubblicazione di Doonesbury sull&#8217;Unità, di cui fui suggeritore e co-curatore assieme a Francesco Costa, ma che poi fu interrotta.<br />
Sui Peanuts, ho nel cassetto da dieci anni un libro intitolato &#8220;Tutto quello che so l&#8217;ho imparato dai Peanuts&#8221;: ma tutti ne sanno abbastanza e ci coltivano rapporti propri. Non serve dire niente. Su Doonesbury ho scritto molte altre volte (e <a href="http://www.ilpost.it/2010/10/25/guida-doonesbury/">qui</a> c&#8217;è molto di quello che serve sapere): <a href="http://www.wittgenstein.it/2008/12/15/per-enzo-tra-laltro/">una di quelle volte</a> titolai il post così come questo, e vale ancora.</p>
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	<li><a href="http://www.wittgenstein.it/2011/01/22/baldoni-italia/" title="Baldoni, Italia (22 gennaio 2011)">Baldoni, Italia</a></li>
	<li><a href="http://www.wittgenstein.it/2004/09/16/a-hrefhttpwwwwittgensteinithtmlvf170904htmlcredo-da-venticinque-annia/" title="<a href="http://www.wittgenstein.it/html/vf170904.html">&#8220;Credo da venticinque anni&#8221;</a> (16 settembre 2004)"><a href="http://www.wittgenstein.it/html/vf170904.html">&#8220;Credo da venticinque anni&#8221;</a></a></li>
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		<title>Punti e stelle</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 08:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al di là del merito e delle tifoserie (non sono juventino, non sono interista, non ho interessi in ballo), ho un&#8217;obiezione &#8220;tecnica&#8221; a quello che scriveva ieri Michele Serra e a quello che scrive oggi Stefano Nazzi, sull&#8217;implicazione sovversiva e &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/10/punti-e-stelle/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al di là del merito e delle tifoserie (non sono juventino, non sono interista, non ho interessi in ballo), ho un&#8217;obiezione &#8220;tecnica&#8221; a quello che <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/05/09/amaca.html">scriveva</a> ieri Michele Serra e a quello che <a href="http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/05/10/juventini-e-no/">scrive</a> oggi Stefano Nazzi, sull&#8217;implicazione sovversiva e di violazione delle regole della pretesa della Juventus di attribuirsi 30 scudetti e 3 stelle.<br />
Riassumo Serra &#8211; col quale già ne parlammo &#8211; in pochissime parole: se decidi di comportarti come se una sentenza pronunciata da un organismo che implicitamente rispetti e condividi sia sbagliata, ne mini le fondamenta e fai saltare tutto il patto.</p>
<p>L&#8217;obiezione è che Serra confonde l&#8217;obbedienza a una regola con la sua contestazione, confonde un reato con un&#8217;opinione. La Juve non è parte dell&#8217;istituzione, non è tenuta a condividere pubblicamente i suoi pronunciamenti, mentre è tenuta invece a obbedirvi: anche perché se non lo facesse compierebbe nuove violazioni di regole che sarebbero sanzionate.<br />
La Juve non ha deciso di non partecipare più al campionato (poteva farlo, se avesse voluto mettere in discussione il sistema), o di andare alla sede dell&#8217;Inter e portarsi via dei trofei: sta solo manifestando il suo dissenso da quella sentenza, che ha comunque inevitabilmente subito e &#8220;rispettato&#8221;, punti di penalizzazione compresi. Ufficialmente, gli scudetti sono 28, punto.</p>
<p>L&#8217;equivoco è importante, perché discende direttamente dalla pretestuosa obiezione che nella società civile pretende che non si possano discutere e criticare le sentenze della magistratura: il &#8220;rispetto delle sentenze&#8221; è una formula ingannevole e strumentale usata per mettere a tacere i dissensi. Le sentenze le fa rispettare lo Stato, e la forza pubblica, eventualmente: ma io, mentre le subisco, mentre sconto la pena, ho diritto di dire che non è giusto e che per me il colpevole non sono io. Ho diritto di dirmi innocente, che lo sia o no. Ho diritto di fare tutto quello che non violi una regola scritta, nel qual caso ne sarò perseguito. E sostenere che esercitando questo diritto io metta a rischio il patto sociale è un ricatto morale che trascura la libertà di opinione.</p>
<p>La Juventus ha 28 scudetti, punto. E ha diritto di dire che ne ha vinti 30. Punto.</p>
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		<title>Michele chi</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 09:44:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La confusione e la spartizione del territorio e degli ospiti tra i talkshow di prima serata che si occupano di politica sono intense: lunedì l’Infedele, martedì Ballarò, mercoledì riposo, giovedì Santoro e Piazza Pulita, venerdì Robinson, ultimo arrivato. Oppure: lunedì &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/09/michele-chi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La confusione e la spartizione del territorio e degli ospiti tra i talkshow di prima serata che si occupano di politica sono intense: lunedì l’Infedele, martedì Ballarò, mercoledì riposo, giovedì Santoro e Piazza Pulita, venerdì Robinson, ultimo arrivato. Oppure: lunedì Lerner, martedì Floris, giovedì Santoro e Formigli, venerdì Costamagna. Voi quali chiamate col nome del programma e quali con quello del presentatore? Santoro è Santoro, in ogni caso: quasi nessuno lo chiama Servizio Pubblico, anche perché la scelta del nome non è di grande identità. E chissà se è questo ad aver generato i goffi momenti a Robinson, quando l’ospite Giovanni Sartori, che era stato intervistato la  settimana precedente per una puntata del programma di Santoro, ha negato di sapere cosa fosse, “Servizio Pubblico”. «Lei ha detto a Servizio Pubblico…», gli ha rinfacciato Costamagna; e lui: «Cos’è Servizio Pubblico?». Veniva da chiedersi se a) Sartori è un uomo distratto; b) Sartori non conosce il nome del programma di Santoro, a dimostrazione della sua scarsa penetrazione (o del fatto che i programmi di Santoro alla fine sono tutti Santoro, e il resto non conta); c) Sartori è stato intervistato da una giornalista senza preoccuparsi di quale programma avrebbe trasmesso l’intervista; d) quello intervistato da Santoro era un sosia di Sartori, visto che il Sartori di Robinson ha persino negato di aver detto alcune cose che il suo sosia aveva detto su Grillo. Già, perché si parlava di Grillo, per la sessantacinquesima volta, anche lì.<br />
Dai che tra poco andiamo tutti in vacanza.</p>
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		<title>Franco Serantini, 40 anni fa</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 07:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri erano 40 anni esatti dalla morte di Franco Serantini, ucciso dal pestaggio della polizia durante una manifestazione di sinistra a Pisa il 5 maggio 1972, dopo due giorni di sofferenze in carcere. È un paese che celebra qualunque anniversario &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/08/franco-serantini-40-anni-fa/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri erano 40 anni esatti dalla morte di Franco Serantini, <a href="http://www.wittgenstein.it/2010/10/27/di-alberi-e-obelischi/">ucciso</a> dal pestaggio della polizia durante una manifestazione di sinistra a Pisa il 5 maggio 1972, dopo due giorni di sofferenze in carcere. È un paese che celebra qualunque anniversario con grande (e a volte legittima) enfasi, ma di Serantini mi pare non si sia ricordato nessuno. Al Post volevamo pubblicare le pagine del bel libro di Corrado Stajano, ma c&#8217;è un problema di diritti e non siamo riusciti. Poi la giornata ci ha travolti, e non siamo riusciti nemmeno noi nel nostro piccolo a supplire a questa impressionate mancanza: che rivela quanto quella storia sia dimenticata e quanto nessuno abbia voglia di ricordarla: sarà che non ci sono eccitanti polemiche da alimentare.</p>
<p>Almeno a Pisa, se ne <a href="http://pisanotizie.it/news/news_20120505_iniziative_piazza_serantini_quarantennale_morte.html">ricordano</a>:</p>
<blockquote><p> il  7 maggio prossimo ricorrerà infatti il 40° anniversario della morte di Franco Serantini, anarchico di soli vent&#8217;anni, brutalmente percosso da alcuni agenti del 2° e 3° Plotone della 3a Compagnia del 1° Raggruppamento celere di Roma mentre &#8211; il 5 maggio 1972 &#8211; partecipava a una manifestazione antifascista di protesta contro il comizione dell&#8217;allora onorevole Giuseppe Niccolai dell&#8217;Msi. Franco venne poi trasportato al carcere &#8220;Don Bosco&#8221; di Pisa e lì, nonostante la sua disperata richiesta di cure, venne prima interrogato e solo in seguito sottoposto a una visita medica.<br />
Il 7 maggio lo trovarono morto nella sua cella. Il certificato di morte parlò di &#8220;ematoma intracranico post-traumatico&#8221;, ma l&#8217;avvocato Giovanni Sorbi che all&#8217;epoca prese parte all&#8217;autopsia parlò di &#8220;corpo devastato&#8221; dai colpi.<br />
Franco Serantini viveva nel Collegio Pietro Thouar, nella piazza che oggi, per la maggior parte dei pisani, porta il suo nome. Dopo la morte gli amici e i compagni di Franco, insieme a gran parte della città, lo hanno voluto ricordare apponendo una targa sull&#8217;edificio dove Franco aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita e ponendo nella piazza un monumento di marmo a memoria.<br />
Da quel momento per tutti gli amici di Franco, e per tanti pisani in generale, la Piazza San Silvestro è diventata di fatto il luogo deputato alla memoria di Serantini. Nel 2011 la Biblioteca che porta il nome di Franco, ha promosso una petizione on-line perché gli fosse intitolata la piazza. Più di un migliaio le firme raccolte, ma l&#8217;Amministrazione comunale a quella voce ancora non ha prestato orecchio.</p></blockquote>
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		<title>Chi ha vinto</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 18:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutte le analisi sono parziali e sommarie, e anche questa. Solo un pezzetto della storia, solo un punto da cui guardarla. Ma se partiamo dalle somiglianze tra il voto greco e quello italiano &#8211;  che ci sono, in gran parte &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/07/chi-ha-vinto/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le analisi sono parziali e sommarie, e anche questa. Solo un pezzetto della storia, solo un punto da cui guardarla. Ma se partiamo dalle somiglianze tra il voto greco e quello italiano &#8211;  che ci sono, in gran parte delle motivazioni e delle scelte, insieme a mille ovvie differenze &#8211; una delle differenze più sensibili è che qui tra i puniti manca uno dei grossi partiti che sostengono il governo dei tagli e dell&#8217;austerità: ovvero il PD. E questo è forse il criterio maggiore con cui considerare quello del PD un successo, e rispettare una volta ancora &#8211; malgrado tutte le sue immobilità e spaesamenti &#8211; la solidità della sua forza. L&#8217;unico partito che non tracolla mai. Che forse è anche il maggior limite alla sua evoluzione, ma quella è storia di domani. Oggi se la sono cavata bene.</p>
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		<title>Twitter, gli hashtag e lo spam</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 19:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando al Post ci siamo messi a studiare e capire la genesi dei Twitter Trends &#8211; la lista dei termini più usati su Twitter &#8211; abbiamo avuto soddisfazioni e frustrazioni. Le soddisfazioni nascono da ogni occasione di capire mondi &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/03/twitter-gli-hashtag-e-lo-spam/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando al Post ci siamo messi a studiare e capire <a href="http://www.ilpost.it/tag/tt/">la genesi dei Twitter Trends</a> &#8211; la lista dei termini più usati su Twitter &#8211; abbiamo avuto soddisfazioni e frustrazioni. Le soddisfazioni nascono da ogni occasione di capire mondi paralleli che non siamo abituati a frequentare, come per esempio quelli dei fanatismi musicali dei teenager (che monopolizzano buona parte di quei trends), o di scoprire cose di cui in molti parlano senza che noi ce ne siamo immediatamente resi conto. Le frustrazioni si debbono al realizzare che la maggior parte dei temi su cui gli italiani si appassionano hanno poco a che fare con l&#8217;attualità o con la circolazione delle informazioni e molto coi giochini fini a se stessi, i tentativi di fare dello spirito diventati routine (Pisapia e Sucate hanno lasciato una scia di fuffa inestinguibile), le competizioni tra ragazzini a chi ha lo hashtag più lungo. Ma seguire tutto e capirlo è comunque interessante.</p>
<p>Che però ci sia un problema di invasione di irrilevanza e perdita di senso, lo notano in tutto il mondo. Il sito dell&#8217;Atlantic ha <a href="http://www.theatlanticwire.com/technology/2012/05/twitter-torturing-social-media-nerds-hashtag-spam/51882/">contestato</a> infatti lo &#8220;spam via hashtag&#8221;, ovvero l&#8217;abuso di determinati hashtag più popolari per usi altri: quello dei &#8220;bot&#8221; automatici che fanno circolare pubblicità (porno compreso) usando gli hashtag più diffusi; quello di chi fa lo spiritoso su un determinato hashtag nato con intenzioni serie e scatena una reazione di mattacchioni che colonizza quello hashtag; quello di chi decide di twittare dal suo account successioni intensissime di citazioni da un evento che interessa a pochi; quelli che usano lo hashtag (confesso di essere tra questi, e Massimo Mantellini mi sgrida) fuori dalla sua funzione, come sorta di commento o corollario al tweet.<br />
Dice l&#8217;Atlantic: così una funzione utile ed efficace è resa inutilizzabile. Ok, cercherò di moderarmi. Ma ai ragazzini e ai simpaticoni chi glielo spiega?</p>
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		<title>Gotye under my skin</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 09:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notizia è che c’è un belga al primo posto della classifica delle canzoni più vendute su iTunes negli Stati Uniti e al primo di quella britannica e al primo di quella italiana. Ma è anche primo nella classifica generale &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/03/gotye-under-my-skin/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia è che c’è un belga al primo posto della classifica delle canzoni più vendute su iTunes negli Stati Uniti e al primo di quella britannica e al primo di quella italiana. Ma è anche primo nella classifica generale americana dei singoli. Che non so se sia mai avvenuto: escludo nel caso di Jacques Brel, e anche di Plastic Bertrand. E i Deus manco a parlarne. E insomma, realizzo che il Belgio non è mai stato molto competitivo sul piano della musica internazionale.<br />
E ora c’è Gotye. Che va bene, non è proprio belga belga, però è belga. Nel senso che è nato a Bruges e si chiama Wouter De Backer, che non è poco. Poi ok, a due anni la sua famiglia lo ha portato in Australia e lì è rimasto. Ora ha quasi 32 anni, il suo terzo disco l’autunno scorso ha fatto il botto in Australia e poi un po’ alla volta in mezzo mondo. Nelle settimane scorse il singolo “Somebody that I used to know” è arrivato al primo posto in una quindicina di paesi, e allora lo hanno mostrato in un sacco di programmi tv americani, e ha svoltato anche lì. A me ricorda “Lemon tree”, una canzone che fece il giro del mondo nel 1996, loro erano una band tedesca – Fool’s garden – di cui fuori dalla Germania poi non si seppe altro. Magari al belga va meglio.</p>
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		<title>Notizie che non lo erano</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 09:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gazzetta dello Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia dell’uomo che ha “creato incidenti e complicazioni” (così i siti inglesi) nel centro di Londra è un tipico caso di notizia che arriva nelle redazioni prima di essere ancora del tutto chiara: alcuni siti di giornali aspettano che &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/03/notizie-che-non-lo-erano-170/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La storia dell’uomo che ha “creato incidenti e complicazioni” (così i siti inglesi) nel centro di Londra è un tipico caso di notizia che arriva nelle redazioni prima di essere ancora del tutto chiara: alcuni siti di giornali aspettano che lo sia di più rischiando di sottovalutarla, altri la pubblicano immediatamente rischiando di sopravvalutarla. I siti britannici non le hanno dato i titoli maggiori e hanno parlato solo di “disturbance”, quelli italiani molto spazio, avvalorando dettagli non verificati e insistendo su esplosivi e armi. Il risultato, per fare solo un esempio, è che quando tutto è finito Repubblica.it aveva in homepage il titolo “Liberati i quattro ostaggi”, nell’articolo il titolo “Uomo armato sequestra quattro persone”: ma nel testo si diceva “gli agenti hanno dichiarato di non essere a conoscenza di alcuno ostaggio” (anche Corriere.it, in homepage, “Arrestato l’uomo barricato in un palazzo con quattro ostaggi”; BBC, molto più piccolo “Chiusa Tottenham Court Road dopo segnalazioni di minacce esplosive”). Oppure, ancora Repubblica.it, “Uomo con bomba minaccia quattro ostaggi”: il Guardian, alle 18, diceva che “testimonianze su alcune bombole di gas non sono state confermate”.</p>
<p>È stata molto ripresa ed amplificata su diversi quotidiani la notizia che uno dei due marinai italiani – Massimiliano Latorre &#8211; in carcere in India sarebbe stato definito “un eroe” dalla stampa indiana per aver salvato un fotografo indiano che rischiava di essere investito: “La stampa indiana racconta dell’atto di eroismo di cui il marò tarantino è stato protagonista sabato mattina fuori il carcere di Trivandum mentre, con Salvatore Girone, si recava al colloquio giornaliero con i familiari”. Titolo della Gazzetta del Mezzogiorno, per esempio: “Marò salva fotoreporter bloccando auto con le mani”. “Per i media indiani Latorre diventa un eroe”, Messaggero. “Latorre-eroe salva un fotoreporter”, Ansa (“così la stampa indiana”). Ma come ha spiegato il sito di news sull’Asia <em>China-Files</em>, in realtà su un solo quotidiano indiano è uscita piuttosto una foto di Latorre fuori dal carcere mentre si avvicina a un uomo per terra, con questa didascalia: “Il marine italiano Massimiliano Latorre mentre scatta per soccorrere un fotoreporter inciampato dopo aver sbattuto contro un’auto davanti alla prigione. Il marine, nel momento dell’incidente, stava uscendo di prigione per incontrare la sua famiglia”.</p>
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		<title>Non uno di noi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 10:37:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Sugli ostacoli di fronte all&#8217;elitismo e sulla forza dell&#8217;anti-intellettualismo (roba di Un grande paese, per chi si chiede perché ci torni), il New Yorker avvisa Obama di andarci piano col fare il figo: But for Obama, accentuating his hipness carries &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/02/non-uno-di-noi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sugli ostacoli di fronte all&#8217;elitismo e sulla forza dell&#8217;anti-intellettualismo (roba di <em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817035610/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=wittgenstein-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817035610">Un grande paese</a></em>, per chi si chiede perché ci torni), il New Yorker avvisa Obama di andarci piano col fare il figo:</p>
<blockquote><p>But for Obama, accentuating his hipness carries some dangers. The essence of being hip, after all, is that you operate on a more refined plane than most people: you are more fashionable, more discerning, and more discriminating than the average boob. For a President who is already viewed by some Americans as an out-of-touch élitist, this isn’t necessarily the sort of image you want to cultivate—especially during a prolonged economic downturn.</p></blockquote>
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		<title>Ho molti amici blogger</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 07:56:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho un paio di pensieri su alcune cose che Francesco Merlo ha detto a Perugia sui blog e che hanno irritato in molti: lo so che sono passati alcuni giorni, ma ho fatto altro e comunque è sempre saggio mettere &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/02/ho-molti-amici-blogger/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho un paio di pensieri su alcune cose che Francesco Merlo ha detto a Perugia sui blog e che hanno <a href="http://www.ilpost.it/massimomantellini/2012/04/30/con-tante-scuse-suo-francesco/">irritato</a> in <a href="http://leonardo.blogspot.it/2012/04/il-merlo-nelle-orecchie.html">molti</a>: lo so che sono passati alcuni giorni, ma ho fatto altro e comunque è sempre saggio mettere un tempo tra le cose che ci sembrano sciocchezze e il loro commento (un tempo infinito, a volte). Merlo ha detto delle cose contro &#8220;i blog&#8221; (&#8220;non tutti&#8221;) che somigliano a quelle che negli anni sono state dette da altri critici.</p>
<blockquote><p>Il web viene utilizzato spesso per coltivare rancori, per lanciare schizzi di umore che spesso sono neri, diventano spesso i bloger, non tutti ovviamente, diventano dei parassiti dei giornalisti di carta, perchè fanno le pulci a quel titolo, questo ha fatto così eccetera, passano le loro giornate a censurare, criticare i giornali, quindi come se ci fosse nel <em>bloger</em>, anche fisicamente, difatti poi a volte si somigliano, sono un po’ cupi e hanno questa idea del mondo che, insomma, trafficano con le parole, il giornalismo non è questo.</p></blockquote>
<p>Niente di nuovo insomma, opinioni un po&#8217; ignoranti e superficiali ma non più rare di quelle che dicono &#8220;se li hanno arrestati qualcosa avranno fatto&#8221; o &#8220;i gay hanno molto gusto&#8221;, cose così. Però ci torno perché sono una nuova occasione per notare quanto uno dei peggiori nemici della chiarezza e della verità siano le categorie e le generalizzazioni. I &#8220;blogger&#8221; non esistono, come non esiste il &#8220;giornalismo&#8221;. Sono categorie e semplificazioni di cui ogni immagine chiara è inevitabilmente una semplificazione fuorviante: da cui non possono che nascere opinioni superficiali e ignoranti. Come dire &#8220;i libri sono belli&#8221;: mica è vero, è pieno di libri mediocri, se uno poi li legge.</p>
<p>Sarebbe quindi inutile discuterne nel merito, delle critiche di Merlo: non si mostra un ebreo generoso a chi dica che gli ebrei sono avari. Però in questo caso ci sono un paio di elementi interessanti ed esemplari, nel merito, per capire non una generalità ma un pezzetto dell&#8217;atteggiamento di alcune persone sulla rete.<br />
Posto che Merlo &#8211; che ho conosciuto a Perugia e mi sembra una persona assai più cortese e meno aggressiva di questo e altri suoi interventi &#8211; dice &#8220;non tutti&#8221; (ma la dichiarazione in quanto tale rende quel &#8220;non tutti&#8221; piuttosto secondario), le due cose di cui accusa i blog sono &#8220;parassiti&#8221; e &#8220;non giornalismo&#8221;.</p>
<p>Ora, volendo seguire questa linea di pensiero, uno potrebbe accusare di parassitismo e non giornalismo anche la quasi totalità degli articoli di Merlo, che constano praticamente sempre di commento a valle di notizie pubblicate altrove sul suo giornale, senza che lo stesso Merlo abbia fatto particolari indagini giornalistiche per scriverli. Quasi sempre &#8220;fa le pulci&#8221;, &#8220;passa le sue giornate a censurare e criticare&#8221;, come direbbe lui. È la sua cifra e ciò per cui il suo giornale lo usa. L&#8217;eventuale qualità dei suoi pezzi risiede nella scrittura &#8211; più letteraria che giornalistica &#8211; e nell&#8217;acutezza di analisi, che sono proprie di molti osservatori, letterati, intellettuali, senza che il giornalismo &#8211; inteso nel senso riduttivo e semplificatorio &#8211; ci abbia niente a che fare. Non più di molti blog che raccontano il mondo, per dire dei rischi delle categorizzazioni spicce.</p>
<p><em>(Parentesi: questo pezzo sulla stupidità della differenziazione tra giornalisti e blogger l&#8217;ho scritto la prima volta nel 2003, credo. Dimmi tu.)</em></p>
<p>Ma anche non volendo mettere sotto la sua propria lente il lavoro di Merlo stesso, lui dovrebbe eventualmente spiegare in cosa sia meno parassita l&#8217;uso di video messi da altri su Youtube, di foto prese da Flickr o Twitter, la riproduzione di spezzoni televisivi, la traduzione di articoli stranieri: tutte cose che legittimamente o meno fanno il suo e altri giornali. Dovrebbe eventualmente spiegare perché non sia &#8220;fare le pulci&#8221;, il diffuso attacco ai &#8220;pericoli della rete&#8221;, all&#8217;&#8221;inaffidabilità delle notizie online&#8221;, e ad altri miti dell&#8217;informazione luddista: con cui i giornali si riempiono di articoli bellicosi, in un capriccio simmetrico a quelli a cui sembra riferirsi lui.</p>
<p>Ma siccome tutte queste mi sembrano totali ovvietà, che anche Merlo conosce, immagino che quello che lui volesse dire &#8211; in un contesto in cui si è lasciato andare a una certa sommarietà, magari era tardi &#8211; è che ci sono alcuni blogger infantili e scontenti che usano i loro blog per cercare di affermare se stessi e combattere le proprie insicurezze attraverso la ricerca spasmodica dell&#8217;errore del giornalista, verso il quale hanno un complesso di inferiorità e competizione. E che alcuni giornalisti hanno identici e simmetrici complessi per cui non riescono a vivere con indifferenza e misura  che questo avvenga, se ne fanno venire esaurimenti nervosi e attacchi di lesa maestà, e certi persino cercano i propri nomi su Google salvo poi stare agitati tutto il giorno perché uno sconosciuto che si firma Sacrograal o Thepirate ha corretto loro un accento trattandoli da cretini.</p>
<p>Questa in effetti è una ricostruzione di un aspetto psicologico assai marginale dell&#8217;informazione contemporanea che mi sembra fondata, a volerla proprio fare.</p>
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		<title>Tulibudibudautiu</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 07:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Momenti di commozione ieri sera, quando una fiction squinternata su Rai Uno &#8211; &#8220;Una grande famiglia&#8221; &#8211; ha usato quel capolavoro del trash sentimentale che è &#8220;Without you&#8221; dei Badfinger &#8211; in una versione della versione di Mariah Carey &#8211; &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/01/tulibudibudautiu/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Momenti di commozione ieri sera, quando una fiction squinternata su Rai Uno &#8211; &#8220;Una grande famiglia&#8221; &#8211; ha usato quel capolavoro del trash sentimentale che è &#8220;Without you&#8221; dei Badfinger &#8211; in una versione della versione di Mariah Carey &#8211; riportando alla memoria il leggendario video bulgaro di &#8220;Chenlì&#8221;.</p>
<p><iframe width="610" height="440" src="http://www.youtube.com/embed/FQt-h753jHI?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>La tv nel tablet</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 22:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cartastampata]]></category>
		<category><![CDATA[Vanity Fair]]></category>

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		<description><![CDATA[Fermiamoci un attimo a meravigliarci, ogni tanto. Molti di noi hanno guardato la televisione per diversi anni alzandosi a schiacciare i tasti dei canali e abbassare il volume col dito, e ora abbiamo tra le mani delle lavagnette sottili più &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/04/28/la-tv-nel-tablet/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fermiamoci un attimo a meravigliarci, ogni tanto. Molti di noi hanno guardato la televisione per diversi anni alzandosi a schiacciare i tasti dei canali e abbassare il volume col dito, e ora abbiamo tra le mani delle lavagnette sottili più piccole di un foglio A4 su cui guardiamo i programmi della tv dovunque vogliamo, anche alla fermata del tram. Qualcuno dirà che però le lavagnette le abbiamo pagate parecchio, che per vedere i programmi di Sky si paga dell’altro, che quelli disponibili sono solo alcuni, che ogni tanto diventano tutti sgranati a quadratini, soprattutto durante le partite, che sull’applicazione della Rai ci sono sfinenti pubblicità che si ripetono uguali ogni volta che cambi canale, e che la connessione mobile non è così affidabile in tutta Italia. E va bene. Ma io mi meraviglio lo stesso.<br />
In questo momento, dalla fermata del tram, posso guardare la puntata dei Simpson, il Tg1, il torneo di tennis di Montecarlo, un documentario di disastri aerei, e pure Antonella Clerici e certe pastasciutte (e ne posso scrivere per Vanity Fair, dalla fermata del tram). Cose che non ho mai il tempo di guardare.<br />
L’unico problema qual è? È che sulla stessa lavagnetta, alla stessa fermata del tram, posso vedere i film usciti due mesi fa (anche quelli nuovi, se fossi pirata cattivo), giocare a una serie di games spettacolosi, leggere i giornali di tutto il mondo, seguire conversazioni e notizia da tutto il mondo su Twitter e videochiamare su Skype mio fratello.<br />
Sono sempre tempi difficili, per la tv.</p>
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		<title>Un vecchio trombone come gli altri</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 22:06:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non credevo questo momento sarebbe arrivato: non sto più riuscendo a rispondere a tutte le mail, mi scuso con chi passasse di qui e spero di recuperare almeno con vergognoso ritardo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non credevo questo momento sarebbe arrivato: non sto più riuscendo a rispondere a tutte le mail, mi scuso con chi passasse di qui e spero di recuperare almeno con vergognoso ritardo.</p>
 <img src="http://www.wittgenstein.it/wordpress/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=23407" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<title>Chi fa cosa</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 11:23:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblico una considerazione che ha scritto Pierfilippo Capello, avvocato che si occupa di diritto sportivo, su quello che avevo scritto stamattina di Genoa-Siena. La riflessione di Sofri sulla “giustizia sportiva congegnata psicologicamente per non risolvere il problema della violenza nel &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/04/24/chi-fa-cosa/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblico una considerazione che ha scritto Pierfilippo Capello, avvocato che si occupa di diritto sportivo, su quello che avevo <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/04/24/rituali-sportivi/">scritto</a> stamattina di Genoa-Siena.</em></p>
<p>La riflessione di Sofri sulla “giustizia sportiva congegnata psicologicamente per non risolvere il problema della violenza nel calcio”, mi fa fare un&#8217;ulteriore riflessione, più tecnica, sui limiti oggettivi che la giustizia sportiva ha in Italia rispetto ad episodi di questo tipo.<br />
La sua considerazione è un ottimo punto di partenza per inquadrare brevemente i limiti del sistema della giustizia nel calcio, e i difficili rapporti tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria.<br />
Allo stadio di Genova, come in tutti gli stadi italiani, l’ordine pubblico era gestito soltanto dal vicario del questore, l’unico che può disporre della forza pubblica.<br />
Le società di calcio non hanno nessun controllo sull’ordine pubblico dentro o fuori dallo stadio, né hanno il potere di svolgere un controllo preventivo, scegliendo per esempio di non vendere i biglietti a determinati tifosi.<br />
Questa scelta, infatti, può essere fatta solo dopo che da parte della giustizia ordinaria sia stato emesso un DASPO (un provvedimento di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive).<br />
Inoltre, la giustizia sportiva può esercitare i suoi (pochi) poteri solo nei confronti dei tesserati della Federazione (società, giocatori, presidenti, dirigenti…): e poiché i tifosi non sono tesserati, gli organi della giustizia sportiva, semplicemente, non hanno alcun potere nei loro confronti.<br />
Dopo fatti come quelli di Genova, la Federazione deve decidere se punire una società (il Genoa) per comportamenti che non sono stati messi in atto dai suoi giocatori o dirigenti, ma per azioni commesse da “tifosi” sui quali la società non ha nessun controllo né potere.<br />
La scelta della FIGC di sanzionare comunque i club per i comportamenti dei propri sostenitori è però giustificata dalla volontà di tagliare alla radice quel rapporto tra squadre e ultras che ha caratterizzato il calcio negli ultimi anni.<br />
Tuttavia, da un punto di vista squisitamente giuridico, punire le squadre per quello che fanno gli ultras è evidentemente una forzatura, soprattutto in casi come quello di Genoa-Siena.<br />
Ora c&#8217;è da chiedersi se e in che misura questi limiti tecnici contribuiscano ad un “rituale che mira a rimuovere il problema ed eludere la soluzione”.<br />
Dal mio punto di vista, che è quello di chi si muove fra i codici delle due giustizie, è evidente che, per ovviare a questa anomalia e, nello stesso tempo, fornire al mondo del calcio degli strumenti idonei per “smarcarsi” dal ricatto degli ultras, è necessaria una riforma ampia, sia del sistema della giustizia sportiva quanto, e &#8211; forse &#8211; soprattutto, dei suoi rapporti con la giustizia ordinaria.</p>
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		<title>Perugia, o cara</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 09:36:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[festival del giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Post domani trasloca a Perugia, per il Festival del Giornalismo, o come si chiama adesso. Chi viene, ci troviamo lì, che è un bel posto e le previsioni del tempo sono buone e si incontrano un sacco di vecchi &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/04/24/perugia-o-cara/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Post domani trasloca a Perugia, per il <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/">Festival del Giornalismo</a>, o come si chiama adesso. Chi viene, ci troviamo lì, che è un bel posto e le previsioni del tempo sono buone e si incontrano un sacco di vecchi amici, amici che lo diventeranno, e gente che prima la leggevi solo su Twitter. E c&#8217;è una quantità enorme di incontri da seguire, e buoni bar dove riprendersi. Poi sabato io sono <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2012/non-sports-news-in-a-sports-newspaper">la mattina a parlare</a> delle pagine <em>Altri Mondi</em> della Gazzetta delo Sport, di cui sono ormai da molti anni fiero autore (con le <em>Notizie che non lo erano</em>, ma anche altro), assieme ad altri fieri autori. E il pomeriggio, al Teatro del Pavone, c&#8217;è il mio &#8220;<a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2012/the-world-saved-by-journalists">chinòt</a>&#8221; intitolato &#8220;Il mondo salvato dai giornalisti&#8221;: che prima che lo spieghi nessuno capisce il doppio senso, e a me sembrava così furbo.</p>
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</ul>

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		<title>Rituali sportivi</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 06:49:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[calcio]]></category>
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		<category><![CDATA[giustizia sportiva]]></category>
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		<description><![CDATA[Il paradosso è che la &#8220;giustizia sportiva&#8221; è congegnata psicologicamente per non risolvere il problema della violenza nel calcio, anzi per tenerlo in vita ed eludere ogni soluzione. Il meccanismo è noto: succede una cosa intollerabile, come domenica a Genova &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/04/24/rituali-sportivi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il paradosso è che la &#8220;giustizia sportiva&#8221; è congegnata psicologicamente per non risolvere il problema della violenza nel calcio, anzi per tenerlo in vita ed eludere ogni soluzione. Il meccanismo è noto: succede una cosa intollerabile, come domenica a Genova (o peggio in altri casi), tutti ci indigniamo, scriviamo articoli, protestiamo nelle conversazioni con gli amici, chiediamo interventi e soluzioni. Allora arriva la squalifica del campo. E così voltiamo pagina, fino alla prossima.</p>
<p>La decisione del giudice sportivo è una specie di sanzione, di rimozione del problema: bene, gli abbiamo dato due giornate a porte chiuse, la questione è sistemata. Sappiamo che l&#8217;abbiamo solo messa sotto il tappeto, ma intanto sappiamo anche di averla tolta dall&#8217;orizzonte, in modo da tornare a guardare le partite senza impacci. La squalifica del campo, e le eventuali punizioni per gli iscritti, sono il modo con cui deleghiamo a un riparagomme un guaio enorme e radicato, lavandocene le mani. La notizia delle decisioni rimpiazza quella sui misfatti, soddisfazioni sostituiscono le indignazioni, tutto torna come prima, compresa la prossima violenza.</p>
<p>Così, per dire, come funzioniamo.</p>
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	<li><a href="http://www.wittgenstein.it/2011/05/01/pallaccia/" title="Pallaccia (1 maggio 2011)">Pallaccia</a></li>
</ul>

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		<title>Notizie che non lo erano</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 06:41:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cartastampata]]></category>
		<category><![CDATA[Gazzetta dello Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica scorsa le agenzie hanno diffuso questa notizia, ripresa subito e il giorno dopo da quasi tutti i siti, tg e giornali: “A Milano il cognome Hu supera il cognome Brambilla”. Le sono stati associati commenti sull’immigrazione, sull’invecchiamento e possibile &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/04/24/notizie-che-non-lo-erano-169/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica scorsa le agenzie hanno diffuso questa notizia, ripresa subito e il giorno dopo da quasi tutti i siti, tg e giornali: “A Milano il cognome Hu supera il cognome Brambilla”. Le sono stati associati commenti sull’immigrazione, sull’invecchiamento e possibile estinzione dei milanesi e persino degli italiani, sul dilagare della Cina, eccetera. Ma la notizia è sembrata familiare a qualcuno, su internet, che ha segnalato come nel 2001 il Corriere della Sera, per esempio, avesse pubblicato un articolo intitolato “Miracolo a Milano: mister Hu sorpassa il sciur Brambilla”. Testo: “una svolta epocale nei cognomi di Milano. Le cinesissime famiglie Hu, 1.134 solo in città, per la prima volta sono più delle milanesissime famiglie Brambilla (837)”. Era il 2001.</p>
<p>Ieri Fausto Bertinotti ha scritto una lettera a Repubblica per dire che la storia di “campanelli” regalati agli ospiti a pranzo quando Bertinotti era presidente della Camera, è del tutto falsa, sfidando l’autore a trovarne un solo testimone.</p>
<p>Roberto Formigoni ha segnalato che in una fotografia pubblicata dall’Espresso, quello che era mostrato accanto a lui non era l’imprenditore Daccò (da cui è accusato di aver ricevuto regali sconvenienti) ma suo fratello Carlo Formigoni (tutti sullo yacht di Daccò, insiste l’Espresso).</p>
<p>Martedì tutti i quotidiani hanno riportato nei loro titoli come certa l’ipotesi di “un difetto genetico” che avrebbe causato la morte del calciatore Piermario Morosini, sabato scorso. Ma era solo un’ipotesi di cui non si è avuta finora nessuna conferma, né indizi che la sostengano.</p>
<p>Repubblica ha pubblicato un articolo sulla pena di morte negli Stati Uniti, mercoledì, in cui si confondevano alcuni dati. Tra l’altro si diceva che 123 persone sono state dimostrate innocenti dopo l’esecuzione della condanna, ma si tratta in realtà di 123 persone scagionate prima dell’esecuzione, e liberate. Nessuno è stato mai riabilitato ufficialmente dopo una condanna a morte, negli USA.</p>
<p><em>(se a volte i riferimenti cronologici vi sembrano sballati è perché le Notizie che non lo erano escono sulla Gazzetta dello Sport il sabato e qui arrivano più tardi)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Buoni propositi a destra</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 15:51:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Wittgenstein]]></category>

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		<description><![CDATA[Tendo a non scrivere di Maurizio Gasparri, per rispetto mio e vostro, ma questa fa ridere. Ansa di poco fa: «Vogliamo dire basta a quelle persone che hanno iniziato a fare politica quando il nostro segretario Angelino Alfano faceva le &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/04/21/buoni-propositi-a-destra/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tendo a non scrivere di Maurizio Gasparri, per rispetto mio e vostro, ma questa fa ridere. Ansa di poco fa:</p>
<blockquote><p>«Vogliamo dire basta a quelle persone che hanno iniziato a fare politica quando il nostro segretario Angelino Alfano faceva le scuole elementari e che ancora oggi si ergono a simboli del rinnovamento politico»: lo ha detto il capogruppo del Pdl in Senato Maurizio Gasparri, a La Spezia per sostenere la candidatura di Fiammetta Chiarandini.</p></blockquote>
<p>Ora, il loro segretario Angelino Alfano è nato nel 1970 e faceva quindi le elementari tra il 1976 e il 1981. Leggo quindi su Wikipedia alla pagina di Gasparri, nato nel 1956:</p>
<blockquote><p>Negli anni Settanta diviene segretario provinciale del Fronte della Gioventù (MSI). Gianfranco Fini nel 1979 lo vuole come suo vice nel FDG.</p></blockquote>
<p>Gasparri si è detto basta da solo.</p>
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		<title>Vonnegut che non lo erano</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 10:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Wittgenstein]]></category>
		<category><![CDATA[accetta il consiglio]]></category>
		<category><![CDATA[big kahuna]]></category>
		<category><![CDATA[kurt vonnegut]]></category>
		<category><![CDATA[radio]]></category>
		<category><![CDATA[ruggito del coniglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Vedo che anche al Ruggito del Coniglio si sono fatti ingannare dalla leggenda sul testo finale di &#8220;The Big Kahuna&#8221; (&#8220;Accetta il consiglio&#8221;, quello lì). Non è di Kurt Vonnegut. Ripeto: non è di Kurt Vonnegut. p.s. ed è &#8220;crema &#8230; <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/04/20/vonnegut-big-kahuna/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vedo che anche al Ruggito del Coniglio si sono fatti <a href="http://coniglio.blog.rai.it/2012/04/13/i-consigli-di-flavio-insinna-al-ruggito-del-coniglio/">ingannare</a> dalla leggenda sul <a href="http://www.youtube.com/watch?v=yvei2hpx6AM">testo</a> finale di &#8220;The Big Kahuna&#8221; (&#8220;Accetta il consiglio&#8221;, quello lì). Non è di Kurt Vonnegut. Ripeto: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wear_Sunscreen">non è di Kurt Vonnegut</a>.</p>
<p>p.s. ed è &#8220;crema solare&#8221;, non &#8220;occhiali da sole&#8221;.</p>
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</ul>

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