Taitanic
di Sara Failaci
Donna, febbraio 2003
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LA PARTENZA
Una mattina di mezzo inverno mi trovo a bordo del Malpensa Express in partenza per una crociera ai Caraibi a bordo di Costa Romantica dal titolo Sogno dei Tropici (sette isole in sette giorni). Il nome è tutto un programma, sono eccitata. Primo, perché a Milano sono due settimane che piove; secondo, muoio dalla voglia di conoscere i cosiddetti crocieristi. Prima di incontrarli, facevo fatica perfino a immaginarli. Il Titanic non fa testo: altri tempi, altro modo di viaggiare, soprattutto altri budget. Ma oggi mi dicono che la crociera è tornata di moda e lofferta effettivamente abbonda: crociere tutti i mesi dellanno, tutti gli itinerari possibili a prezzi per tutte le tasche. Per quella che ho scelto non serve neanche il passaporto: bastano cinque giorni di ferie e la carta didentità valida per lespatrio. Mi hanno spiegato che non è esattamente un viaggio da single; per calarmi meglio nella parte (che deve essere quella della passeggera e non della giornalista) e socializzare mi sono portata dietro il fidanzato. Non sappiamo cosa ci aspetta, nessuno dei due è mai stato in crociera. Arriviamo nell aeroporto semideserto con una certa apprensione. Prima di partire ci hanno fornito il kit da crocerista (una voluminosa busta che contiene documenti di viaggio, informazioni turistiche ed etichette bagagli) che ci dà diritto allo status di passeggero e, ovviamente, ci rende riconoscibili allesterno. E inevitabile, quindi, che una volta allaeroporto i nostri occhi vaghino sulle valigie altrui alla ricerca della mitica etichetta verde. E un gioco divertente ma a rischio di figuracce. Quando per esempio individuo le prime Samsonite sulla navetta che ci porta al Terminal 2 (da dove parte il nostro volo charter Milano/Guadalupa) non riesco a trattenermi dallemettere un gridolino di vittoria e dal fissarne i proprietari. Si tratta di una coppia sulla trentina visibilmente in partenza per il viaggio di nozze: gli occhi sono quelli del post-ricevimento da dodici ore, i cui resti intravedo nellacconciatura sfatta e superlucida di lei; sono vestiti in tuta e scarpe da ginnastica, le mani ossidate in un intreccio che non si scioglie neanche quando lui è costretto ad alzarsi perché una delle Samsonite si è abbattuta violentemente sulla schiena di un altro passeggero. Ed è solo linizio. Tutti gli altri sono lì, in fila per fare il check-in, tre ore prima del volo. Saranno almeno trecento persone, a colpo docchio potrei dire dai trenta ai sessantanni; quasi tutte coppie. Si muovono generando un continuo balenio di fedi d oro e platino, tra set di valigie rigide nuovi di zecca, con cinque formati diversi (evidente regalo di nozze), che mi fanno immediatamente vergognare dei miei due borsoni usurati ai quali credevo di essere affezionata. Mi colpisce il contrasto tra leleganza del bagaglio e le felpe, le scarpe da ginnastica, i fuseaux, i marsupi, i cappellini con visiera che animano la coda. Cerco di cogliere qualche brandello di conversazione mentre attendo il mio turno ma molti uomini sono corsi a mettere il cellophane alle valigie per la modica cifra di 6 euro a pezzo e quelli dietro di me (una coppia sulla cinquantina) discutono da unora su quale fila scorre più velocemente. Finalmente imbarchiamo.
IL BENVENUTO
Sbarchiamo all aeroporto di Point-a-Pitre a Guadalupa, isola caraibica francese, che sono le dieci di sera. Sotto la luce fredda dei neon della sala sbarchi quattro abitanti dellisola, vestiti con costumi locali, ballano e suonano per accogliere la nuova ondata di turisti. Lo spettacolo eccita evidentemente i nostri compagni di viaggio che, nonostante le 12 ore di volo (un problema di autorizzazione nelle rotte ci ha portato a sorvolare la Groenlandia e qualche passeggero ha temuto per un attimo di aver sbagliato aereo), scendono dallaeromobile muniti di telecamere e macchine fotografiche. I quattro guadalupesi vengono bombardati dai flash e costretti a una danza supplementare. Poi saliamo tutti su piccoli pullman che ci accompagnano alla nave.
Eccola, finalmente: è più bianca e più alta di quanto ti aspetteresti, illuminata a festa provoca un brivido in tutti i fans di Love Boat e tutte le coppie che lhanno sognata sui cataloghi adesso si fermano a guardarla con occhi grati. Distratti dalla grandiosità della visione, ci accorgiamo troppo tardi che ogni passeggero prima di salire a bordo è costretto a infilare la testa dentro un salvagente e a posare per una foto al fianco di due hostess vestite da marinaretto. Inutile ogni tentativo di opporre resistenza. Il flash del fotografo è implacabile, scatta a ripetizione sulle facce stralunate dal jet-leg, sulle occhiaie, sui cappellini e sulle canottiere che si nascondevano sotto le felpe. Una volta in cabina, stramazzo sul letto non prima di essermi goduta il panorama: guardare il porto dallundicesimo ponte di una nave è come guardarlo dall elicottero.
IL RISVEGLIO
Ci svegliamo la mattina dopo al suono di una voce sparata dagli altoparlanti che, evidentemente, sono incassati nella testiera del letto. Nel dormiveglia capisco solo la parola giubbotto salvagente e che al suono della sirena bisogna correre a teatro. Teatro?? Qualcosa non torna. Giro la testa dallaltra parte ma adesso la voce è in inglese, e solo quando ormai sono alla versione in spagnolo capisco che sì, sono su una nave ma che no, non stiamo affondando. Semplicemente è in corso unesercitazione di sicurezza. Alle 8 della mattina. E se penso che quando sono andata a letto non dormivo da 24 ore, sembra lecito chiedermi se sarà obbligatorio andare. Ma il messaggio nella quinta lingua è appena finito che scatta la sirena, impossibile da ignorare. Usciamo dalla cabina di corsa con addosso il giubbotto salvagente arancione che era nellarmadio e fuori la nave è in subbuglio. Le coppie si tengono per mano con aria smarrita, la maggior parte dei passeggeri, ancora in pigiama, assalta per avere informazioni su dove andare, i fanatici della tintarella che di prima mattina sono già sul ponte in costume da bagno. Alla fine ci troviamo tutti seduti sugli spalti del teatro, agghindati come pagliacci e con gli occhi semichiusi. Dobbiamo stare lì solo pochi minuti, giusto il tempo che impiegano i vari fotografi a immortalare ciascuno di noi in una nuova foto ricordo. Incredula, guardo gli altri passeggeri che si sottopongono inermi. Qualcuno ha anche il coraggio di sorridere. Evito lo sguardo del mio partner ma mi è subito chiaro che con questa crociera ho involontariamente messo alla prova il mio rapporto di coppia.
LE ESCURSIONI
Al banco delle informazioni ci consigliano di prenotarle subito perché i posti disponibili sono limitati. La conseguenza è che durante il primo giorno centinaia di persone restano in fila per ore pur di aggiudicarsi trenta minuti di bagno con delfini in cattività, una gita nella foresta pluviale o tre ore guidando una 4X4 nel deserto.
Quando è il mio turno mi consigliano dello snorkeling a bordo di un catamarano a Grenada, isola famosa per i fondali, le spiagge e la prorompente vegetazione.
Dopo aver rischiato di abbandonare un passeggero vestito solo di pinne, maschera e boccaglio in un baia deserta (il signore non era risalito a bordo del catamarano al convenuto segnale e nessuno aveva notato la sua assenza; non è stato possibile appurare se fosse venuto in gita accompagnato ma ci auguriamo di no; uno dei passeggeri lha notato per caso sbracciarsi in acqua mentre eravamo già piuttosto lontani), il catamarano ci sbarca in una spiaggia da sogno dove ci viene comunicato che abbiamo dieci minuti per fare il bagno, prendere il sole e acquistare qualche souvenir da due ambulanti che si trovano provvidenzialmente in loco. E qui che ho un moto di ribellione al rigido copione della gita organizzata: chiedo il permesso di rimanere più a lungo sulla spiaggia e tornare alla nave con un taxi e inaspettatamente altri 6 passeggeri ci seguono. Lentusiasmo dura poco: il catamarano ha appena mollato gli ormeggi che negli occhi delle tre coppie (due in viaggio di nozze e una di mezza età) leggo il panico di chi si trova improvvisamente senza punti di riferimento. Si stringono se possibile ancor più vicini (gli asciugamani a ridosso luno dellaltro nonostante i mille metri quadrati di spiaggia deserta) e io inizio a sentirmi vagamente in colpa, quando un creolo gli indica la via di salvezza: il ristorante italiano Dolce Vita che offre spaghetti ai frutti di mare e grigliata di pesce. I visi si illuminano; in un attimo sono rivestiti e, incuranti di una salita a novanta gradi sotto il solleone, raggiungono la tavola apparecchiata sotto la pergola. Trascorreranno al ristorante il resto del tempo a disposizione; in quelle tre ore noi visitiamo il mercato delle spezie (la produzione dellisola soddisfa un quarto del fabbisogno mondiale) e il caratteristico capoluogo. Li rivediamo sulla nave al tè delle cinque e hanno laria visibilmente soddisfatta.
SI MANGIA
Bene ma sempre e troppo. E unopinione personale. Guardandomi in giro, vedo invece che i croceristi apprezzano. Alcuni scelgono questa vacanza proprio per questo. Come una signora di Bologna che ha filmato con la telecamera tutti i piatti e tutti i buffet preparati in sette giorni di crociera. Allinizio credevo che facesse parte dello staff della nave. Poi ho individuato marito e figlio al seguito e il penultimo giorno non ho resistito: dovevo conoscerla. Lapproccio avviene durante il buffet di mezzanotte, davanti a sculture di ghiaccio, cascate di prosciutto crudo, animali di frutta, piramidi di gamberetti, flotte di navi di salmone. So di disturbarla sul più bello ma è già al secondo giro del buffet e non posso aspettare che finisca la pellicola, quindi oso. I primi cinque minuti in cui parliamo non stacca locchio dalla telecamera. Mi racconta che il cibo è la sua passione (del resto si intuiva dalla stazza sua e dei familiari), che riprende tutto perché non le capiterà mai più nella vita di vedere certe prelibatezze. Poi confessa che ogni sera filma i piatti di tutte le persone che sono al suo tavolo perché scegliamo sempre cose diverse si giustifica, e io penso al sistema nervoso dei passeggeri ai quali la sorte ha assegnato quel posto fisso per tutta la settimana. Ora la signora mi guarda finalmente in viso ma poi locchio le cade sulle farfalle di parmigiano al centro di un plateau di formaggi e capisco che la sto perdendo. Seguo il boccone sparire nella sua bocca e forse lei vorrebbe riprendere il discorso ma la cronista, che deve ancora digerire la cena, cede e la saluta.
Cambio di scena: pranzo sullisola Catalina. In questa occasione lorganizzazione della Costa Crociere dà il meglio di sé: allestisce per i passeggeri un buffet sulla spiaggia degno del matrimonio di Brooke e Ridge di Beautiful. Quando il crocerista sbarca, tendoni bianchi e tavolate sono già pronti dietro le file di palme e i cuochi sono già al lavoro dalle prime ore della mattina. A mezzogiorno i bagnanti più svogliati cominciano ad annusare profumo di maccheroni al forno, pollo alla cacciatora e salsicce alla piastra. Non cè tempo neanche per indossare una maglietta o un pareo, il rischio è quello di fare unora di fila al buffet e poi fa caldo: al sole si sfiorano i 40 gradi. Alluna sono già seduti a mangiare. Mi soffermo sullimmagine delle tavolate a perdita docchio nel contesto tropicale; zummando mi arrivano dettagli di piatti stracolmi, bocche sature di hot dog, tovaglioli unti di sugo. Quattro ore dopo, quando stanno ultimando limbarco, dallo stesso punto di osservazione vedo solo una spiaggia bianca. Forse è stato tutto un sogno.
LUSTRINI E PAILLETTES
Nonostante il dovere professionale mi imponga di partecipare ad ogni evento che si svolge sulla nave (giochi organizzati dall equipe di animazione dai titoli: Coppia Ideale; Gheishe contro Samurai, Porcelli contro Mucche; balletto e lezioni di aerobica accompagnati dalla sigla di Costa Romantica; feste dal tema Cocktail damore e Rondò Veneziano) il mio rapporto di coppia regge. Ho solo un attimo di perplessità quando scopro che il fidanzato ha imparato tutto il programma della giornata a memoria, uno di panico quando mi trascina a mangiare una pizza margherita alle quattro del pomeriggio. Ma per il resto tutto ok.
Ma la preparazione per la cena di gala ci manda in crisi. Lui, dopo aver studiato approfonditamente gli altri passeggeri, si rifiuta categoricamente di mettersi in giacca e cravatta. Sarò lunico, mi fai fare la figura del pinguino. Ma io insisto e alla fine usciamo dalla camera agghindati come per il ballo della Crocerossa a Montecarlo. Ho un sospetto che si rivelerà esatto. Nei saloni della nave il luccichio di lustrini e paillettes è accecante e le schiene nude non si contano. Ma a folgorarmi sono le acconciature elaboratissime e fresche di coaffeur (per fortuna il parrucchiere è aperto dalle 8 alle 20) e i tacchi oltre i dieci centimetri che sfidano coraggiosamente il rollio della nave. Più vario labbiglio degli uomini: nella folla spiccano giacche rosse, camicie a tinte forti, perfino un papillon verde e vari completi di lino bianco che evidentemente fa molto tropici.
IL COCKTAIL PER GLI AFICIONADOS
E vero che in crociera ti fanno sentire un re. Neanche in un albergo quattro stelle ti rifanno la stanza quattro volte al giorno, ti portano la colazione a letto senza supplemento, ti sorridono in continuazione, ti chiedono ogni giorno se sei felice o potresti esserlo di più. Non mi sorprendo, dunque, quando sotto la porta della camera trovo un invito per un cocktail speciale, riservato ai frequent cruisers, ovvero gli aficionados della crociera. Il concetto è chiaro: più crociere fai, più ottieni sconti e privilegi su quelle che farai. Dal momento in cui arrivo al cocktail mi accorgo che è come entrare nella massoneria: tutti si conoscono, si stringono la mano, si sorridono con la complicità di appartenere a un elite. Non facciamo in tempo a sederci che già gli altri passeggeri ci chiedono: Voi in che crociera siete stati?. Il fidanzato sobbalza e gira rapidamente lo sguardo da unaltra parte. Mediterraneo rispondo, ben intenzionata a mantenere lanonimato. Anche noi! E quando?. Sono ormai in ballo. Lanno scorso, mi pare. Oh, anche noi. Mi affretto a replicare che sarà stata unaltra crociera, ce ne sono tante nel Mediterraneo, e fuggo con un fidanzato alterato dallalcol, perché nel frattempo, colto dal panico, ha ingurgitato cinque flute di champagne.
SOCIALIZZARE
E impossibile. Anche per una come me, che a detta degli amici, farebbe parlare anche i muri. Ho provato e riprovato (sulla nave eravamo più di mille e quasi tutti italiani) e, al massimo, sono riuscita a rimediare una conversazione di 8 minuti, di cui 5 erano mie domande. Perché?
1) la maggior parte sono coppie in viaggio di nozze che, al massimo, tollerano lintrusione di qualche animatore. Solo con una coppia, io e il fidanzato siamo riusciti ad andare qualche ora in spiaggia. Risultato: quando noi facevamo il bagno, loro andavano a mangiare, quando noi avevamo fame loro sentivano limpellente bisogno di fare un tuffo nellacqua cristallina.
2) i single sono pochissimi, quasi sempre accompagnati da unamico/a con il quale finiscono per passare tutta la vacanza. Memorabili due sorelle di Torino over 40, benestanti, con labbra e seno sempre in evidenza: la più giovane era in crociera perché il marito si trovava in beauty farm, la maggiore si era appena stufata del secondo marito ed era in caccia del terzo.
Le uniche a socializzare erano coppie in cerca di partners per interminabili partite a scala quaranta ma io e il fidanzato eravamo automaticamente esclusi per limiti di età.
IL COMANDANTE
Mi siedo sullo sgabello vicino al suo, mentre sorseggia un drink al bar. Impossibile non notarlo con quella divisa che è sempre immacolata (forse si cambia ogni due ore). Sono un po intimorita, anche perché prendo il posto di una Jennifer Lopez con scollatura mozzafiato che si è accompagnata a lui per tutta la sera. Fisicamente è come te lo immagini: oltre la cinquantina, capelli lunghi e brizzolati, abbronzantissimo senza lausilio di lampade. Ma non ha il sorriso al dentifricio e laria rassicurante del comandante Stubing, piuttosto il piglio timido e quasi scostante delluomo di mare. Mi offre da bere. Lo osservo e lui non mi guarda. Mica male, penso, per una sorta di sovrano assoluto (ha dalla sua il potere e il timore reverenziale delle 2000 persone al momento a bordo). Ma forse lo fa per non mettermi in soggezione. Gli dico di raccontarmi come ci si sente a fare il comandante. Mi risponde bene e allora io gli chiedo che effetto fa tornare a casa due mesi (ogni quattro) e di colpo non essere più nessuno, ripiombare nellanonimato. Fa bene anche quello è la risposta. Il primo mese lo passa a casa a dormire e a vedere la figlia (difficile far durare un matrimonio quando si naviga), il secondo gli riprende la smania di muoversi e inizia a viaggiare, macchina, treno o aereo, non importa. Ma quando si deve imbarcare di nuovo è felice: è il mio mondo.
Il mio comandante è un uomo daltri tempi. Comera bello quando salpavi e nessuno poteva più raggiungerti se non con il telefax due giorni dopo, invece oggi ho il computer intasato di e-mail. Del suo lavoro, come si fa oggi, odia laspetto dello show man. Non sopporto parlare al microfono, a volte mi blocco. E poi stringere tutte quelle mani. Lo capisco. La sera del cocktail, lho visto posare per una foto ricordo (lennesima) con ogni crocerista. Anche considerando che le coppie valgono uno scatto (con il comandante in mezzo), stiamo parlando di 500 fotografie, nelle quali il comandante mantiene la stessa identica espressione. Decisamente uno stipendio meritato.
DAL MEDICO DI BORDO
Busso alla porta dellinfermeria poco dopo la fine dellorario di visite. Mi apre direttamente il dottore Mi sembra che lei goda di ottima salute , scherza. Veramente ho un intossicazione da cibo, rispondo. Ridiamo. Sono andata da lui per capire i malesseri o malattie dei passeggeri. Di tutto: dal raffreddore allictus, allinfarto, allaneurisma. Casi isolati, spero. Sì ma può succedere. In quel caso noi non abbiamo le strutture per operare ma siamo in grado di rallentare il processo fino allarrivo dei soccorsi. E mi racconta di quella volta in cui è stata sgombrata la terrazza a poppa per far atterrare lelicottero sulla nave. La gente applaudiva e quando finalmente hanno imbarcato il paziente (un passeggero canadese affetto da addome acuto) qualcuno era anche commosso. Ma lepisodio che definisce più divertente gli è capitato pochi anni fa. Una giovane sposina in viaggio di nozze che ha tentato il suicidio. Scusi?, sono scioccata. Intossicazione da ansiolitici perché il marito sulla nave corteggiava unaltra donna. Sta scherzando? replico. No, allapparenza tutto vero. Ma quando lho visitata, ho capito che si trattava di una messinscena per attirare lattenzione. Lha smascherata di fronte al marito?, chiedo. Per carità, le ho retto il gioco. Solo quando ha visto il marito scoppiare a piangere, ha confessato a tutti di aver finto. Però. E io che credevo che avremmo parlato di mal di mare. Capita di rado, ormai hanno studiato per le navi rotte tranquille, anche per la transatlantica. E malesseri psicologici? Qualcuno le chiede tranquillanti, antidepressivi? Quelli se li portano da casa. Piuttosto bevono troppo e poi vengono a farsi curare la sbornia; sa comè, in vacanza non funzionano i freni inibitori . Me ne sono accorta.
E FINITA
Un po mi dispiace. Perché è stata un esperienza unica e la gente si è divertita. Vedo anche qualche lacrima, proprio come succedeva nel telefilm Love Boat.
Lultimo giorno che trascorriamo sulla nave si respira un clima da dopo Capodanno: camere e saloni sono ripuliti, il personale è concentrato già sui nuovi passeggeri. Perché la macchina non si ferma e per i mille che partono, altri mille stanno arrivando. Qualcuno (pochi) ha scelto la crociera di 15 giorni e si farà unaltra settimana. Normale, per una coppia di sessantenni alla loro settima crociera. I passeggeri in partenza li osservano con invidia godersi la tintarella sul ponte insolitamente deserto. I nuovi, invece, li vedo attraverso il vetro dellaeroporto quando scendono dallaereo che riporterà noi in Italia. Sono molto pallidi e molto eccitati e, neanche a dirlo, assaltano con i flash i soliti quattro suonatori guadalupesi. Chissà cosa avranno fatto loro nel frattempo.
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