Le lettere di Moro, il pannello scarnificato e il colonnello dei carabinieri
di Adriano Sofri
Repubblica,
14 febbraio 2003
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Al centro dei molti misteri immaginari e dei pochissimi reali dellassassinio di Aldo Moro stanno le lettere e le memorie scritte nel sequestro, calunniate, manipolate, occultate, mercanteggiate: le carte che lo inchiodarono al suo calvario, e che lo vendicarono poi. Descriverò ora la più grossa (e trascurata) rivelazione della prolissa Commissione parlamentare sul terrorismo e le stragi, al cui centro sta la figura del colonnello Umberto Bonaventura. Capo divisione del Servizio segreto militare, Bonaventura è morto il 7 settembre scorso, a 63 anni. Poichè era alla vigilia di unaudizione sul caso Mitrokhin, qualcuno ha sollevato interrogativi sulla sua morte: infondati, direi. Avverto che ho avuto un drammatico trascorso personale con Bonaventura, cui accennerò alla fine: dunque il movente della mia attenzione non è affatto imparziale.
Bonaventura viene ascoltato il 23 maggio 2000. Laudizione ha al centro le circostanze del primo ritrovamento delle carte di Moro in via Monte Nevoso, su cui Bonaventura si diffonde. Niente di significativo emerge dal suo racconto. Anzi, quando viene in causa il sospetto di Dalla Chiesa che qualcun altro avesse recepito le carte, e il sospetto del generale Bozzo che altre cordate istituzionali (sic! Così parlano) le avessero recepite, Bonaventura taglia corto: I documenti erano quelli e solamente quelli. Ammette bensì: E vero, abbiamo una grossa pecca, il grosso neo del pannello. Il pannello è quello del secondo rocambolesco ritrovamento, nel 1990. Il Presidente, Giovanni Pellegrino, ricorda: ...Poi, dopo dodici anni, dietro un pannello si trovano le fotocopie degli originali: in parte coincidono con la parte dattiloscritta, in parte consentono una versione più ampia del memoriale Moro.
Da Bonaventura non viene niente di interessante. Finchè siamo già a pag. 22 del verbale- lon.Bielli ricorda un articolo di Giorgio Bocca sulla Repubblica del 6 ottobre 1978, in cui si diceva che le carte Moro di via Monte Nevoso furono esaminate da personalità politiche e militari prima dei magistrati. Bielli chiede: Cosa ne pensa? Quali furono le disposizioni adottate subito dopo lirruzione? E qui, caduta dalle nuvole, arriva una clamorosa e inedita versione di Bonaventura....Mi reco in via Monte Nevoso, dove comincia la perquisizione. Mi reco in sede e, mentre sono lì, mi chiama lufficiale responsabile della perquisizione... Il collega mi informa che sono state ritrovate delle carte di Moro.
Fermiamoci un momento. Le carte di Moro sono sparpagliate in tutto il covo, parte a terra e parte sul tavolo. In bella vista, dice il sostituto Pomarici. E Bonaventura, che ci è entrato, se ne va, e viene a sapere solo dal collega che sono state ritrovate delle carte di Moro! Riprendiamo il suo racconto: Il collega mi informa che sono state ritrovate delle carte di Moro. Ne parlo e me le faccio mandare. Dunque, a distanza di 22 anni, Bonaventura spiega che le carte non sono rimaste doverano, a disposizione del magistrato (Pomarici), ma hanno fatto un viaggio: sono venute alla Caserma dei carabinieri, e da lì tornate in via Monte Nevoso, prima di qualunque certificazione. Sentite con che naturalezza prosegue Bonaventura: E chiaro che il generale Dalla Chiesa le ha viste e le avrà portate senzaltro a Roma; però escludo nel modo più assoluto e tassativo che qualcosa sia stato sottratto, come mi sembra si voglia sottintendere.
Una bomba. Nessuno, fin qui, si è sognato di sottintendere, nè intendere, una enormità come quella: che le carte oggetto di una perquisizione delicatissima siano state portate via, messe a disposizione dei carabinieri in separata sede, e riportate nel luogo in cui il magistrato deve ancora autenticarne il ritrovamento. In realtà, in anni ormai lontani, lipotesi che da Dalla Chiesa o altri siano state operate selezioni nelle carte di Moro è stata fatta, con tremende conseguenze polemiche: ma è stata esclusa. Nando Dalla Chiesa, che di quelle polemiche fu protagonista comprensibilmente acceso, allindomani dellaudizione di Bonaventura si dichiara sconvolto, e precisa: Tante volte ho interrogato Bonaventura su questo punto, e me lha sempre escluso! Ho letto questa stupefatta dichiarazione in qualche trafiletto del giorno dopo, e poi, con mia stupefazione, mai più una parola.
Riveniamo allaudizione. Pellegrino, che deve riaversi dal suo stupore, fa una prima osservazione cauta: Il dettaglio mi sembra importante. Voi esaminate queste carte. Bonaventura: Il collega Arlati mi dice di aver trovato diverso materiale su Moro; lo riferisco e me lo faccio mandare. Facciamo delle fotocopie. Pellegrino ha ormai afferrato lenormità della cosa: Il colonnello ci sta dicendo una cosa che finora non era mai emersa. Una parte della materialità dei ritrovamenti esce da via Monte Nevoso e poi ci ritorna. Bonaventura: Sì. Facciamo delle fotocopie, le diamo al generale Dalla Chiesa, e poi questo materiale ritorna nel covo per fare la verbalizzazione. Lo dico tranquillamente, senza alcun problema.
Naturalmente, Bonaventura vuol dire che il problema cè. Pellegrino, più semplicemente, lo dice: Se fossi stato il magistrato inquirente, mi sarei molto incavolato. Si entra in un covo, deve arrivare lautorità giudiziaria e si spostano le cose che stanno nel covo stesso prima dellarrivo del giudice e che possa operare il sequestro? Bonaventura: Forse sembrerà strano lepisodio, ma è sempre nella responsabilità di chi opera. Se poi qualcuno pensa o suppone che delle carte siano uscite e non siano state verbalizzate, sbaglia nel modo più assoluto. Presidente: Non penso niente, abbiamo il dovere di non pensare. Bonaventura: Se ci fosse stato qualcosa che non andava, non avrei raccontato lepisodio con la massima tranquillità. Oltretutto, mi dispiace, perchè il generale Dalla Chiesa non cè più.
Con la massima tranquillità, è un intercalare frequente del colonnello. Il quale ha appena detto, così tranquillamente, di aver taciuto per ventidue anni una notizia tanto forte; che ha anzi ripetutamente negato. Bielli chiede se nel viavai delle carte si sia verbalizzato scrupolosamente quante e quali erano. Bonaventura: Mi perdoni, sono qua io che glielo dico. Se non si fida di quel che dico, il discorso è chiaro. Bielli: Mi insegna lei che non bisogna fidarsi /.../ Esiste un verbale in cui lei scrive che le carte di Moro sono queste, che sono state recapitate a lei per poi essere restituite dopo aver fatto le opportune fotocopie? Bonaventura: Non esiste tale verbale /.../ Bielli: Colonnello... se fossi al suo posto non vorrei dire che è la mia parola che testimonia che mi sono comportato bene. Opinione ribadita dal Presidente: Al colonnello Bonaventura abbiamo già detto che crediamo, ma se i fogli ritrovati erano 300, poi sono stati portati via e ne sono rientrati 295, alla fine sul verbale risulta questa cifra. /.../ Cè solo la sua parola.
Bonaventura si è già pentito di essersi lasciato sfuggire quella notizia. ...Forse sono stato un po ingenuo a dire una cosa del genere, ma è la realtà. Naturalmente, dire o non dire la verità non è questione di ingenuità. Le conseguenze sono numerose. (Oltretutto, fra lassoluzione di Andreotti a Perugia nel 1999, e la condanna in appello, lunico fatto nuovo è questa deposizione di Bonaventura: si ricorderà che la questione delle carte di Moro era il clou della vicenda di Pecorelli. Sia detto senza il minimo apprezzamento per quella incongrua condanna).
Molti hanno giurato sulla versione non vera, finora. I magistrati Pomarici e Spataro erano stati sentiti il 1° marzo 2000, tre mesi prima di Bonaventura. Io parlo per cognizione diretta spiega Pomarici- alla data del 1° ottobre 1978, data in cui intervengo come pubblico ministero in più posti contemporanei, cioè in via Monte Nevoso e, successivamente, in via Pallanza /.../ Immediatamente vengo informato dellandamento reale delle cose. Alle osservazioni di Pellegrino, Spataro ricorda i suoi, e di Pomarici, interventi pubblici: Noi siamo sempre intervenuti pubblicamente per difendere lonore e la professionalità dei carabinieri che hanno operato e per difendere lonore e la professionalità di chi non può difendersi: mi riferisco al generale Dalla Chiesa. In effetti Pomarici e Spataro (questultimo membro del Csm) erano intervenuti con veemenza a protestare contro ipotesi della Commissione. E sulla scia di queste proteste pubbliche che sono stati convocati. Alla Commissione, sul famoso discorso delle carte, Pomarici si avventura a dichiarare: Vorrei smitizzare questo argomento. In via Monte Nevoso vi erano solo copie... dattiloscritte, per cui la presenza, lassenza o leventuale sparizione di alcune di quelle carte non avrebbe garantito nulla a nessuno. Al momento di questa audizione, nè Pellegrino nè i commissari immaginano che possa esser avvenuto uno spostamento delle carte da via Monte Nevoso, e la loro attenzione è concentrata sul modo in cui si è arrivati alla scoperta del covo. Un commissario chiede: Dottor Pomarici, lei quando è arrivato in via Monte Nevoso? E arrivato in tempi ravvicinati o è arrivato nel momento in cui sono arrivati i carabinieri?
Pomarici: Sopraggiungo a distanza di unora più o meno... Quando toccherà a Bonaventura, nessuno gli chiederà se Pomarici fosse stato messo al corrente del viaggio delle carte. Perchè lo ignorasse (ma perchè poi avrebbe dovuto ignorarlo?) bisognava che entro quella ora più o meno fossero successe tutte queste cose: lirruzione nel covo, alla presenza di Bonaventura, e, sempre alla sua presenza, linizio della perquisizione; poi Bonaventura se ne va in via Moscova; il tenente telefona in via Moscova e gli dice delle carte; le carte vengono trasportate in via Moscova; fotocopiate (non sono poche); infine ritrasportate in via Monte Nevoso. Là Pomarici arriva, e nessuno gli dice del viavai. Se poi si ritenga che alcune carte sono state selezionate e sottratte, occorrerà assai più che qualche ora... Sul punto torna lon.Fragalà interrogando Spataro. Lei ci ha ribadito, o il dottor Pomarici, che il generale Dalla Chiesa ebbe ad avvertirvi anticipatamente del giorno e dellora in cui si sarebbe fatto il blitz nel covo di via Monte Nevoso, in modo che voi magistrati foste disponibili a presenziare fin dal primo attimo. Spataro: Sicuramente sì. Fragalà: Quindi è assolutamente escluso quanto qualcuno ha tentato di sostenere, anche in sede giudiziaria, che i carabinieri e il generale Dalla Chiesa fecero questo blitz allinsaputa dellautorità giudiziaria e che i magistrati della procura di Milano furono chiamati soltanto dopo, a cose fatte. Spataro: ...Escludo che altri abbiano potuto esaminare le carte prima di chi ci entrò, cioè il collega Pomarici e, ovviamente, le forze di polizia giudiziaria.
Fino all ingenuità di Bonaventura, le carte erano rimaste intatte nel covo fino alla sera, quando Dalla Chiesa e altre autorità erano andati in via Monte Nevoso, e il generale aveva preso fotocopie da portare al ministro dellinterno. Così laudizione del 21 gennaio 1998, del colonnello Bozzo.
(Fra i racconti che la versione sfuggita a Bonaventura infirma cè anche quello di Dalla Chiesa, che aveva parlato di via Monte Nevoso alla Commissione il 23 febbraio 1982: Il dottor Pomarici andò direttamente lì; nessun altro in quella giornata mise piede in quel covo se non il magistrato Pomarici. Quando la sera seppi che cera anche il carteggio relativo alla vicenda Moro, informai direttamente il dottor Gallucci... e feci in modo che nessuno entrasse prima e che comunque ci fosse anche Gallucci. Infatti entrammo insieme, il dottor Gresti, il dottor Gallucci e io. Rimanemmo unora, vedemmo di cosa si trattava, uscimmo e, da quel momento, tutto fu nelle mani della Magistratura. Quindi non vedo come la solfa, chiedo scusa per questi termini, la storia dellinfiltrato che entra prima, che vede le borse, che le porta fuori, che le porta a fare vedere allonorevole Andreotti e lonorevole Andreotti stabilisce quello che è segreto di stato...).
Vengo al mio fatto personale. Aveva osservato Pellegrino: Questo potrebbe avvenire anche oggi in altri tipi di processi: che ci siano cioè agenti di polizia giudiziaria che raccontano una storia ai magistrati senza che questi la verbalizzino... Spataro, obiettando, aveva decisamente esagerato: Vi è sempre sullo sfondo la convinzione che vi sia dietro un mistero, quale quello delle carte sparite di Moro. Capisco i misteri dItalia ma credo che ai tanti misteri dItalia corrispondano poche certezze. Questa pagina è, a mio avviso, certa e luminosa. Abbiamo visto che non fu affatto certa, e tanto meno luminosa.
E lo stesso argomento col quale Pomarici (e con lui Spataro) aveva vibratamente denunciato le insinuazioni sulleventualità che la perquisizione di via Monte Nevoso avesse trascurato qualcosa: prima che si scoprisse che aveva mancato unintera intercapedine piena di carte soldi e armi. Con lo stesso argomento, Pomarici aveva sdegnatamente denunciato gli interrogativi sulloperato di Bonaventura nel lungo periodo di incontri notturni non verbalizzati con Marino, nellincubazione della accusa contro di noi. Anche nellinchiesta per lomicidio Calabresi Pomarici è il Pubblico Ministero titolare, e Bonaventura lufficiale giudiziario responsabile che collabora con lui. Nellaudizione alla Commissione Stragi, interrogato, Bonaventura tornò brevemente sullindagine per Calabresi. Si schermì: Io non sono stato il protagonista del pentimento di Marino. Ne rievocò le circostanze: Io sono stato chiamato da un collega che mi sembra stava a Sarzana il quale mi disse che cera un soggetto che poteva parlare o non parlare... Quando mi dissero che veniva la sera, verso le undici e trenta-mezzanotte, pensai che facesse la maschera in un cinema. E aggiunse, assurdamente: Il nome lo seppi molto tempo dopo.
Nel mio processo di primo grado, il lapsus, ingenuo davvero, di un prete testimone rivelò che cerano stati rapporti fra Leonardo Marino e i carabinieri ben prima della data ufficialmente dichiarata nellindagine, sicchè la Corte non potè evitare di convocare agli sgoccioli del dibattimento- il colonnello Bonaventura. Il quale disse, con la massima tranquillità, di aver incontrato appunto Marino molti giorni prima della data certificata fino ad allora, di averlo visto più volte, in colloqui notturni a Sarzana e poi a Milano. Lo aveva taciuto per un anno e mezzo. Qualcosa di più che taciuto, dal momento che Marino aveva dato una versione falsa e costruita di quellesordio di collaborazione.
Che le carte di Moro potessero esser state recepite da qualcuno, dopo laudizione ingenua di Bonaventura è documentato. Io resto affezionato alla più suggestiva e solida conclusione: che siano state o no selezionate e manipolate, le carte del primo parziale ritrovamento di via Monte Nevoso avrebbero tenuto in scacco per dodici anni tutti coloro che si illudessero di usarle o neutralizzarle. La gonfia insipienza che, fino allaccidente del 1990, portò a ignorare lintercapedine (pretendendo di aver scarnificato lappartamento palmo a palmo) fece delle fotocopie dimenticate dietro un pannello la beffarda regia che trasformò i burattinai in burattini, e segnò la vendetta che il mite Aldo Moro aveva profetizzato sui suoi rinnegatori e sullItalia intera.
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