Ex nihilo nihil
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L'indipendenza nazionale
è una missione politica Gli intellos non lo capiscono
Dal nulla del terrorismo nasce
il niente (ex nihilo nihil fit). Scrive André Glucksmann
di aver "previsto da tempo che la guerra di Putin avrebbe
portato i separatisti a diventare terroristi". Per la verità
la seconda occupazione di Grozny, quella del 1999, avvenne dopo
che terroristi ceceni avevano fatto saltare in aria un certo
numero di edifici civili a Mosca e a San Pietroburgo. Allora
a Grozny c'era, tollerato dai russi, il governo autonomo ceceno
del leader moderato Aslan Mashkadov. Ma gli estremisti islamici
che controllavano le bande armate scelsero il terrorismo, prima
e non dopo la "guerra di Putin". In ogni caso, il punto
politico del problema è se istanze nazionali represse
giustifichino il terrorismo come variante delle "guerre
di liberazione". E' la tesi sostenuta da Hamas e dagli Hezbollah
contro Israele, ma anche quella più volte ribadita da
Barbara Spinelli (che su Israele la pensa in tutt'altro modo)
proprio in relazione alla Cecenia. Il nazionalismo, nato in Europa
in epoca romantica, puntava alla dissoluzione degli imperi multinazionali
in base al principio di nazionalità. Anche nell'Ottocento,
anche in Italia agivano società segrete che puntavano
a far scoppiare moti popolari innescati da azioni armate. A Ciro
Menotti e a Carlo Pisacane si dedicano vie, piazze e monumenti,
ma l'indipendenza fu opera della diplomazia avventurosa di Camillo
di Cavour che trovò modo di coprire e assorbire anche
il movimento garibaldino. La dissoluzione degli imperi multinazionali
turco e austroungarico, completata con la Prima guerra mondiale,
avrebbe dovuto, secondo Woodrow Wilson, aprire la fase della
piena applicazione del principio di nazionalità. Innescò
invece un altro e più tremendo conflitto planetario. Nella
seconda metà del secolo scorso si smantellarono, per lo
più pacificamente, gli imperi occidentali francese e britannico.
Nelle situazioni in cui invece la decolonizzazione assunse caratteri
cruenti, finì per essere inserita nella grande partita
della Guerra fredda, con interventi diretti e militari delle
potenzeleader in Asia, dalla Corea all'Indocina, indiretti e
prevalentemente propagandistici in Africa, dall'Algeria al Congo
e, successivamente, in Angola, Mozambico e Corno d'Africa. Anche
il crollo dell'impero sovietico portò al recupero dell'indipendenza
in forma pacifica in Europa, per le repubbliche Baltiche, l'Ucraina,
la Bielorussia, la Georgia, i vari "stan" caucasici
a maggioranza musulmana e per i paesi satellite, mentre in altre
parti del Caucaso e in altre zone dell'Asia centrale, a cominciare
dall'Afghanistan, l'intreccio delle lotte per l'indipendenza
con tensioni etniche e l'emergere del fondamentalismo islamico
(oltre ai problemi degli oleodotti) portarono a una serie di
scontri, di cui quello ceceno è il caso più sanguinoso
ma non certo l'unico. Ciò dimostra che, con tutte le sue
difficoltà, la Russia ha sostanzialmente accettato l'esigenza
di riconoscere l'indipendenza alle popolazioni assoggettate dagli
zar e dal bolscevismo, come a loro tempo avevano fatto Francia
e Gran Bretagna e, successivamente, il Portogallo. In questo
colossale processo di decolonizzazione il terrorismo non ha giocato
un ruolo preminente. Il caso più noto, quello algerino,
è stato, nella lotta contro la Francia, assai meno sanguinoso
di quanto non lo sia oggi, nonostante l'indipendenza sia pienamente
affermata.
L'equazione di moda
Guardando al panorama
generale del processo di emancipazione dei popoli soggetti al
dominio di altre potenze, si vede come l'equazione oggi di moda,
secondo cui l'aspirazione alla libertà porta alla disperazione
e al terrorismo che ne risulta in qualche modo razionalizzato
se non giustificato è infondata. E' anzi probabile
il contrario: quando il terrorismo si impone alla testa dei movimenti
di liberazione li conduce alla disfatta. La scelta della tattica
del terrore induce le potenze dominanti ad adottare forme di
repressione particolarmente crudeli, che non sono affatto giustificabili,
e questo è il caso dei ceceni come dei curdi e, almeno
per il periodo franchista, dei baschi. E non porta ad alcuna
soluzione, perché la comunità internazionale deve
evitare che gruppi terroristici si impadroniscano di Stati sovrani.
Il terrorismo viene venduto come unica arma per la rivolta dei
popoli oppressi dai suoi propagandisti, ma non lo è affatto,
né in Palestina né in Cecenia né altrove.
E' impressionante che intellettuali occidentali, sostenitori
dei principi democratici come Glucksmann o Spinelli, forse per
un antisovietismo traslato, cadano in questa trappola nel caso
della Cecenia. Ex nihilo nihil. L'indipendenza nazionale è
la creazione di rapporti di forza favorevoli su base politicomilitare
o diventa mito nazionalista, etnico, religioso, infine terrorismo.
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