Quello "strano cristiano"
così altro anche quando fa il bravo conduttore
Il Foglio, 30 novembre 2002
Re:
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Grazie, lavanderia, che hai
ridato in tempo il maglione con il collo alto a Socci. Non perché
lui non stia bene con la cravatta (ché Socci sta superbamente
con tutto, anche con le scarpe a motoscafo e i jeans che gli
scende un po' il cavallo). Ma quel maglione è un'altra
cosa, con un maglione così Socci può dire tutto
quello che vuole. Anche che è un "povero untorello"
col rosario in tasca e che non sarà lui quello che cambierà
la tv. Anche che il violinista in studio che fa da colonna sonora
ai morti del terrorismo sarà pure un po' cheap ma chissenefrega.
O anche niente, che poi, accidenti, è quello che è
successo l'altra sera, quando ha provato a fare il sensale e
non lo spadaccino ("Perché insomma Socci, sta' composto
e fa' come si deve, te lo si è detto mille volte")
e allora però gli occhi gli febbricitavano un po' meno.
E quando quell'imam di Segrate si è alzato in piedi e
ha minacciato di andarsene perché "Lerner mi dava
più spazio", Socci e il suo maglione non hanno raccolto
l'offesa e gli hanno quasi chiesto scusa ("perché
è giusto cercare di costruire un luogo in cui ci sia ospitalità
per tutti").
Ma ciò che lo fa assolutamente
diverso dai navigati conduttori all'assalto si è visto
anche nella tranquillità con cui ha mandato in onda le
immagini di una lapidazione senza nemmeno urlarci sopra. Si stava
là, prima della diretta, nei gelidi studi sulla Nomentana,
in mezzo a facce da figuranti e facce da televisivi e ciprie
e gambe e calze color carne che si smagliano dagli studi di Chiambretti;
così freddi che avessimo quel maglione pure noi, ma chissà
che s'è bevuta Barbara Palombelli per stare così
immobilmente sbracciata. Denny Mendez nemmeno è vestita
da sci, però a lei stanno tutti talmente addosso che per
forza suda. Si stava là, fumando per scaldarsi, e si cercava
Socci. Per sincerarsi del maglione (non si sa mai, magari all'ultimo
momento non glielo lasciano tenere e poi gli affibbiano un vestito
destrutturato Armani), per vedere il rosario spuntare dalla tasca.
Morbose. Si cercava Socci morbosamente. Epperò rosario,
maglione e Socci se ne stavano in disparte, in una stanza chiusa
a scansar morboserie e a leggere Karen Blixen, quella poesia
che parla d'amore e d'Africa. Poi all'improvviso è arrivato
giù, ha salutato, ringraziato gli ospiti, parlato con
gli autori, chiesto la linea al Tg2, quasi come un conduttore
normale. Però niente calcolate scaltrezze, nessun servizio
furbetto, niente fighette a far collegamenti, piuttosto pacati
monsignori che raccontavano cose tremende. Che potevano scatenare
uno scontro di civiltà e non l'hanno scatenato. Qualcuno
alla fine l'ha detto: "Comunque, il più talebano
di tutti resta sempre lui", che se ne è andato a
cena col violinista, perché "è la musica,
più delle parole, che incide sullo sguardo".
(redazione)
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