Un giorno come un altro,
a Buenos Aires
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Un uovo spiaccicato. Una grossa
patacca di uovo spiaccicato, sul tettino dell'automobile, e i
rivoli giallastri colano fino alle guarnizioni di plastica, splendenti
sotto il sole di mezzogiorno. L'automobile è una Volkswagen
berlina color oro champagne, diranno i giornali - splendente
anche lei, preceduta da duecento granaderos a cavallo e seguita
da duecento granaderos a cavallo, in alta uniforme e spade sguainate.
Il corteo appare sotto il Palazzo del Congreso argentino
e sotto le sue colonne; appare sotto angeli, cavalli, cavali
alati e aquile, e di fronte alle migliaia di sostenitori del
presidente con le loro bandiere, gli striscioni e i tamburi,
e ancora tra due cordoni interminabili di agenti di polizia.
Il rumore è assordante, la grande piazza abbagliata dal
sole, il comandante dei granaderos ordina ai suoi uomini di arrestarsi
e porsi sull'attenti mentre la Volksvagen, il vehiculo presidencial,
sale la rampa che porta ai piedi della gradinata del palazzo
del parlamento. I fotografi si accalcano, gli uomini della sicurezza
sono tesi, il fracasso rimbomba sotto le colonne, e il presidente
Eduardo Duhalde "Fuerza senor presidente", dicono
gli striscioni scende dall'auto sorridente per andare a
inaugurare l'anno legislativo. Ma quello che tutti stanno guardando,
quello che tutti vedono ora la vedono fotografi, agenti
in borghese e grenaderos intorno, la vedono quelli che seguono
in diretta sui due canali di news televisive, riescono a vederla
anche i manifestanti delle prime file dietro le transenne
quelli che tutti vedono è quella schifosa patacca colaticcia
che si esibisce sul tettino lustro della Volkswagen, un uovo
che il cliché vorrebe marcio, lanciato da chissà
chi lungo il percorso presidenziale: la lista dei sospetti è
pubblicata in due volumi (A-J e K-Z) dalla compagnia telefonica
locale.
Aveva piovuto tutta la mattina,
il giorno prima. Una pioggia benvenuta, che la gente di Buenos
Aires si era lasciata cadere addosso affollando le strade del
centro come se niente fosse. Un sollievo dall'afa fuori tempo
massimo ritratta sui quotidiani di questi giorni di fine estate:
foto di impiegati senza giacca e con la cravata allentata, giovani
che si rinfrescano alle fontane. Ieri era il giorno di riapertura
delle scuole. Ma la gran parte delle scuole del paese ha rinviato
il rientro, con gli insegnanti in sciopero, mentre quelli della
capitale andranno a scuola ma terranno assembleee e altre proteste
contro i tagli di budget per l'istruzione. Una folla di professori
e maestri si era riunita sotto la pioggia per protestare di fronte
al palazzo del parlamento provinciale a La Plata, capitale della
provincia di Buenos Aires. Quando avevano cercato di entrare
all'interno scandendo "el pueblo unido jamas sera
vencido", lo slogan che ha accompagnato decenni di sconfitte
per tutti i pueblos del Sudamerica la polizia di guardia
aveva reagito con i manganelli, i lacrimogeni e i proiettili
di gomma. Facce di insegnanti, corpi di insegnanti, mostravano
lividi e ferite sanguinanti. Tutta l'Argentina è percorsa
da assembramenti: a Buenos Aires un gruppo che davanti ai Tribunales
chiedeva la rimozione dei giudici della Corte Suprema - ritenuti
corrotti quanto i politici - si era poi spostato al Congresso
percuotendo pentole, coperchi, bottiglie di plastica, taniche,
con mestoli, cucchiai, martelli, grucce. Quasi ogni sera, da
settimane, i caceroleros si riuniscono in una o l'altra
pazza del centro: qualche centinaio o qualche migliaio a seconda
delle sere, ci sono studenti preoccupati del futuro e adulti
disperati del presente. Il giorno di massimo sforzo e coordinamento
è il venerdì: quello appena passato circa cinquemila
persone hanno prodotto un fracasso di ore, fino oltre l'una di
notte, prima davanti alla Casa Rosada e poi al Congresso. Le
due piazze si trovano a una dozzina di isolati di distanza l'una
dall'altra, agli opposti estremi della Avenida de Mayo. I venditori
di granturco dei giardini pubblici, li guardano passare in su
e in giù. "Alimentos para palomas". Cinquemila
non sono tanti come le settimane scorse, i caceroleros stanno
evidentemente mostrando la stanchezza. Ci sono sempre molti giovani
con l'aria da Colletivo Studentesco e adulti con coscienza politica,
ma stanno diminuendo i manifestanti straordinari portati in strada
dal disastro economico. Quelli che da due mesi si sono messi
a gridare "que se vayan todos" con gli altri, ma non
se ne erano mai preoccupati fino a che i loro soldi parevano
sicuri e accessibili nei conti in banca. E infatti capita di
vedere piccoli cacerolazos allestiti da signore distinte e coppie
di pensionati davanti alle banche, in ore più diurne.
C'é gente che ha perso metà dei soldi con l'abolizione
del cambio fisso: già oggi ci vogliono due pesos per avere
un dollaro, ma il tasso peggiora. Migliaia di cittadini hanno
presentato ricorsi contro il "corralito" - viene da
corral, recinto - la misura che blocca i depositi bancari. La
introdusse il ministro dell'Economia del governo De La Rua, Domingo
Cavallo, promettendo che sarebbe durata al massimo tre mesi.
I tre mesi sono scaduti ieri, ma nessuno ci ha fatto caso: pare
una vita fa. Tra coloro che hanno fatto ricorso per avere i loro
soldi, adesso è venuto fuori che c'é anche il consigliere
di Cavallo che gli suggerì l'idea del corralito. Venerdì
una signora bionda si è presentata in banca con avvocato,
polizia e sentenze costituzionali alla mano, e dopo lunghe e
tese trattative ha ottenuto di ritirare duecentomila dollari
che si è messa nella borsetta uscendo rapidamente per
sfuggire ai giornalisti. La scena ha fatto il giro dei telegiornali
per due giorni. Dalla Corte Suprema si attendono sentenze sui
ricorsi e sulla legittimità del corralito: tra i giudici
che vorrebbero smorzare l'odio popolare nei propri confronti
e il governo Duhalde che del corralito ha bisogno come l'aria,
tira una certa tensione. A un certo punto era circolata voce
che la Corte Suprema stesse aprendo un procedimento per invalidare
la stessa nomima a presidente di Duhalde.
La manifestazione al Congresso
si trascina rumorosamente mentre intorno viene buio, e arrivano
anche i venditori di alimentos para palomas. Gli slogan sono
quasi tutti contro i politicos, effigiati all'interno di tavolette
da cesso; un volantino dice "la mierda en su lugar",
la richiesta è di maggior democrazia diretta e assembleare,
basta con i poltici di professione. Arrivano con gli striscioni
di ciascuna assemblea di quartiere, da tutte le direzioni. Le
assemblee dovrebbero scegliere i candidati e sottrarli alla selezione
dei partiti, e tenere un controllo continuo sugli eletti, eletti
a tempo. Ma già oggi le assemblee non sono riconosciute
da altri cittadini che hanno opinioni diverse. E la stessa richiesta
"que se vayan todos" sta venendo messa in discussione
da molti: e poi? Nuove elezioni? E con quali candidati? Un'assemblea
costituente?
Poi ci sono quelli che si assembrano altrove per le stesse ragioni
di sempre. I ristoranti di Recoleta sono pieni di ragazzi di
buone famiglie e turisti, il concerto del grande bandoneonista
Dino Saluzzi è esaurito e anche i bar di Palermo Viejo
tengono botta. Ma non sono i cittadini benestanti del centro
della capitale a soffrire veramente della situazione: l'86% degli
intervistati da un sondaggio dice di aver dovuto modificare i
suoi consumi da dicembre a oggi. E la mattina, 1100 persone avevano
riempito il teatro Coliseo come ogni giorno di questa settimana
e della scorsa, per ottenere 120 passaporti italiani dal Consolato,
che saranno rilasciati solo dal 2004: fino ad allora i turni
sono tutti già assegnati a 17 mila persone che ne avevano
fatto richiesta. Ogni ascendenza italiana è valida: "se
domani viene un discendente di Giulio Cesare, lo dichiariamo
italiano", spiega il console.
Ma venerdì era stato anche il "Giorno del Sì",
la manifestazione mattutina organizzata a sostegno del presidente
Duhalde, della sua Volkswagen e del suo disperato tentativo.
Secondo il maggior newsmagazine argentino, "Noticias",
lo stesso presidente si attribuirebbe il 20% di possibilità
di ottenere dei risultati. "Noticias" ha ufficializzato
quello che molti dicono, che Duhalde sia accerchiato da un complotto
più o meno coordinato per non farlo arrivare alla fine
dell'anno, e il cui principale agente è il compagno di
partito Carlos Menem. I caceroleros serali escludono che Menem
possa tornare al potere "succederebbe una rivoluzione"
come escludono che le voci di golpe che circolano siano
fondate: "lo dicono per spaventare la gente". Ma i
giornali ne parlano ogni giorno e il Capo di stato maggiore della
Marina, Joaquin Stella, è stato intervistato dalla Nacion:
un colpo di stato militare sarebbe uno sbaglio, ha detto. Sul
giorno del Sì: "sì a cosa?", chiede sulla
Nacion Bernardo Neustadt. "Sì alla disoccupazione?
All'insicurezza? Ai negozi chiusi? Ai delinquenti liberi? Agli
sprechi? A quelli che scappano dal paese? Alla moglie di Duhalde?
A questo presidente? Io dico no".
Alla fine arrivano davanti
al Congresso diecimila persone, o quindicimila, o dodicimila:
sui numeri si gioca tutto se l'intento è solamente pubblicitario
e giornali e partiti litigheranno per ogni centinaio in più
e in meno. Comunque sono meno di quanto speravano gli organizzatori,
che ora dicono di aver trattenuto la partecipazione per non dividere
il paese: ma qui sanno tutti che si tratta in gran parte di disoccupati
a cui viene offerto un pasto per salire su un autobus e scendere
in piazza. Secondo alcune versioni molti di loro avrebbero ricevuto
dieci o venti pesos. Il costo totale della manifestazione sarebbe
stato comunque di 250 mila pesos 250 milioni di lire -
scrive La Nacion, ed è solo perché anche le casse
peroniste sono in difficoltà che il risultato non è
potuto essere all'altezza di altre occasioni simili. Se la quantità
è quel che è, la qualità ce la mette tutta:
tamburi, petardi e striscioni delle "Malvinas Argentinas".
Intorno, per timore di "provocadores" o di scontri
con i caceroleros, ci sono più di duemila poliziotti,
più i granaderos a cabajo e un centinaio di soldati in
mimetica. La Avenida de Mayo e le altre strade di accesso alla
piazza sono guardate a vista e bloccate da auto della polizia
messe di traverso, molte vetrine lungo la avenida portano ancora
i segni degli scontri di dicembre. Mentre rullano i tamburi dei
sostenitori di Duhalde, pochi isolati più in là
viene arrestato l'ex responsabile della sicurezza interna, nell'inchiesta
sui morti delle manifestazioni di allora. La giudice Maria Servini
farà sapere che tra gli indagati c'é anche De La
Rua. Il giorno dopo lo stesso governatore della provincia di
Buenos Aires annuncia maggiore attenzione e provvedimenti per
combattere l'uso della tortura in carceri e commissariati, mentre
squadroni della morte addetti a regolare violentemente l'ordine
sono segnalati in diverse province del nord.
Altri striscioni se la prendono con le banche e con l'ex ministro
Cavallo ("ladron"), che la sera godrà d'altra
parte anche di un cacerolazo ad personam sotto la sua abitazione.
Duhalde scende dalla macchina impataccata e getta alla piazza
un saluto disteso, che gli scompone goffamente il doppiopetto.
Poi entra al Congresso e parla per 45 minuti riprodotto
in tutto il circondario dagli immensi altoparlanti installati
davanti al palazzo - riuscendo a promettere che nel 2003 il prodotto
interno lordo crescerà del 5% e ad annunciare un recupero
già visibile in questi primi mesi del 2002. Verrebbe da
ridere, come quando promise due milioni di posti di lavoro, ma
tutto è assolutamente serio, comprese le critiche praticamente
unanimi della stampa il giorno dopo: e come? Con quali strategie,
quali mezzi, quale scelte? Nei suoi 45 minuti da rifondatore
del paese, Duhalde non lo chiarisce. Ma i deputati sono pochi
e sfiniti: per ragioni di forza maggiore hanno finito di votare
il bilancio alle otto di questa mattina. Duhalde esce da dove
è venuto, passando sotto al tunnel plastico anti lancio
di oggetti che è stato installato sulla gradinata del
palazzo, uguale a quelli dei campi di calcio. Era previsto il
rituale affaccio al balcone con saluti e discorso, ma per una
volta la discrezione ha prevalso, o la paura. La Volkswagen riparte,
i cavalli dei granaderos spaventati dai petardi lasciano davanti
al congresso la mierda en su lugar.
Pur avendo puntato il dito
contro il tradimento interessato di Menem, anche il responsabile
economico di Noticias è impietoso con Duhalde, che conforta
ironicamente annunciando che comunque "tiene il tiempo suficiente
para cambiar su cabeza". Il lungo editoriale di José
Diaz tritura praticamente tutti gli argentini, con la sola eccezione
del ministro dell'Economia, l'unico a rischiare l'impopolarità
per obbedire alle richieste al FMI. Gli altri ministri "per
riflesso più che per ideologia, cercano di sopravvivere
al linciaggio sociale e mediatico attraverso la demagogia".
Ma tutta l'Argentina è soggetta al Grande Spirito Negazionista
Nazionale, scrive Diaz, quello che già la convinse di
essere rinata dopo la dittatura semplicemente convertendosi ufficialmente
in democrazia. Non è alternando formule economiche che
le cose cambieranno, "per immaginare una nuova Argentina
ci vogliono un altro sistema politico e una migliore mentalità
economica". Altri commentatori spiegano che molti argentini
sembrano caduti dalle nuvole davanti al fallimento del paese,
e fino a ieri tutto pareva loro normale, malgrado vivessero evidentemente
sopra le loro possibilità. Come quando credettero di scoprire
dalla sera alla mattina che la dittatura militare torturava e
uccideva, o gli fu detto che la guerra delle Falklands era perduta,
e che non era stata una guerra di liberazione, ma di aggressione.
Da ieri il prezzo del latte è aumentato del 20%. Nell'ultimo
mese almeno quattro deputati , tra i quali Menem e Alfonsin,
sono stati aggrediti pubblicamente dalla gente. Si è saputo
che alcuni deputati stanno preparando un progetto di legge per
inasprire le pene contro assembramenti e dimostrazioni popolari
avverse ai rappresentanti dello stato. La tesi è che la
gente che se la prende con deputati e ministri commette un'illecita
usurpazione di potere. "La furia cacerolera" spaventa
Menem, che racconta di non poter più camminare tranquillo
per Florida, la strada pedonale del centro. E così se
ne resta nella sua tenuta fuori città a giocare a golf
e forse a tramare. Cola un rivolo schifoso, giù dal tettino
della Volkswagen dorata.
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