Test: i commenti di Wittgenstein

Mettendo ordine, la domenica
Poi, di tutte le fesserie che uno ha scritto, fatti i conti, qualcuna aveva funzionato meglio.
L'uomo giusto
Disilluso lamento dell'elettore di centrosinistra
Vanity Fair, 16 giugno 2005
Fantozzi e eBay
Diario di una dipendenza, scritto quando ancora c'ero dentro
Vanity Fair, 31 marzo 2005
Sono un aggiotatore
Storia della generazione del Subbuteo
Vanity Fair, 10 febbraio 2005

Life is quasi random
Sulle filosofie dei nuovi prodotti Apple
Il Foglio, 14 gennaio 2005
La sinistra che è uguale alla destra
La sindrome Michael Moore
 Vanity Fair, 26 agosto 2004
Quella sua maglietta Fila
Le parole che non colsi: le canzoni che ci ricordiamo sbagliate
Donna, giugno 2003
Contro i gastrofanatici
Ecco, oggi qualcuno dovrebbe alzare con permesso il dito verso i cerimoniali gastronomici, verso le sentinelle della correttezza culinaria, verso i gerghi della ristorazione e gli atteggiamenti da iniziati, e indicare con rispetto e partecipazione che trattasi di pastasciutta
Il Foglio, 16 gennaio 2003
 Il natale del barbone
L'anno che consigliai ai parenti il cd di Gavin Bryars, ancora me ne vanto
Donna, dicembre 2002
La musica è finita, gli amici se ne vanno
Mediamente, la qualità del giornalismo musicale italiano è - in una scala da zero a dieci - tra il due e il tre, direi
Tutto, maggio 2002
La differenza tra un gatto e un ferro da stiro
Forse il nuovo iMac è un po' avanti sui tempi del pubblico, forse hanno esagerato: ma sono dannatamente bravi. I migliori
Il Foglio, 22 gennaio 2002
Di cosa parliamo quando parliamo di baseball
Chiedete a un ragazzino americano cosa gli fa venire in mente questo numero, 108. Ci sono 108 cuciture in una palla da baseball. Lo sanno anche gli stones, in America. E dategliela in mano questa palla con le sue 108 cuciture, al ragazzino americano, e ditegli di lanciarla.
Max, dicembre 2001
La bufala dei gattini bonsai
Dieci giorni fa il sito è stato segnalato con scandalo da un quotidiano italiano, ignaro che si trattasse di un falso, benché la rete ospiti diversi articoli che lo spiegano. E così la catena delle e-mail che invitano a boicottarlo, distruggerlo, mandare petizioni, eccetera, si è scatenata anche da noi.
Repubblica, 13 febbraio 2001
Il grande fratello nascosto nel computer
Oh-oh. Eccolo qua, il Grande Fratello. Siamo noi, e i buchi nelle nostre tasche. Una subconscia tendenza a sparpagliare e rendere pubbliche parti di noi, a casaccio, a chi abbia la pazienza di leggerle e un hex editor. Io, a partire da questo pezzo, smetto di mandare files in attachment.
Repubblica, 17 gennaio 2001
Internet è un bluff?
Sette indizi per una domanda

Questi sono i motivi per cui mi sembra difficile negare che si tratti di un bluff formidabile. Magari alla prossima mano ci entrerà un poker servito: ma a questa ci troviamo con due otto e tre carte da cambiare. E dopo il cambio, ogni giorno finora, abbiamo sempre due otto. Ma rilanciamo e il piatto cresce.
Il Foglio, 14 giugno 2000

25 giugno

Il segregario è un lapsus ingeneroso
C'è un'asta per cenare con Veltroni
eBay (grazie a Franco) [*]

La svolta
Cominciano ad aprirsi degli spazi di privilegio per gli under 40: dice Repubblica che solo le detenute sotto questa età possono entrare nel carcere femminile di Empoli [*]

24 giugno

Non basta essere vecchi (ovvero: come ti riduce la politica)
Costruire e proporre il “ricambio generazionale” dentro la politica italiana di sinistra - e dentro l'Italia intera - è faticoso e ingrato per quattro motivi su tutti gli altri:
- il primo è che corri il rischio di dare l'impressione a molti che stai lavorando solo per ottenere per te quello che è in possesso di altri, senza offrire niente di più valido;
- il secondo è che corri il rischio di darla a te stesso, quest'impressione;
- il terzo è che anche se non la dai, molti useranno e sfrutteranno quest'impressione ai tuoi danni;
- il quarto è che per smentire quest'impressione sei costretto a passare il tempo a criticare i difetti altrui e vantare i pregi tuoi, o dei tuoi.
Poi ci sono gli altri, motivi.
Che le generazioni precedenti hanno stravolto così solidamente i sistemi di riferimento, che chiunque di noi stagionati trenta-quarantenni sollevi un dito o un'obiezione, gli veine immediatamente costruita attorno la cornice di “spocchioso presuntuosetto”.
Che il rischio di diventare irrispettosi e spocchiosi è però dietro l'angolo.
Che le provocazioni sfacciate degli apparati dirigenti ti tentano continuamente a dire “andate a casa, cilatroni!”, invece di ciò che è giusto, ovvero: “grazie per tutto quello che avete fatto, davvero, e per la vostra generosità nell'anteporre gli interessi del paese ai vostri: ma cercate di ricordarvene”.
Che sai benissimo che la politica è difficile, e se ti mettessero in mano un ruolo domani combineresti dieci casini il primo giorno: e questo è normale, basta che tu te ne ricordi ogni volta che giudichi gli altri.
Che ti opponi a un sistema di ipocrisie dialettiche che trovi assurdo e che ti rifiuti di condividere: e qusto ti impedisce di combatterlo. Quello che ti rivolge contro assolute banalità come fossero argomenti a sfavore. Tipo: “non basta essere giovani eccetera”. Tipo: “ma dove sarebbero tutti questi giovani in gamba?”. Tipo: “ma che esperienze avete?”. Tipo: “non si può pretendere di avere tutto facile e pronto”.
Probabilmente fare politica in Italia significa proprio abbassarsi a rispondere a imbarazzante tono anche a tutto questo. Per esempio:
“Non basta essere giovani eccetera”: no, però aiuta. A parità di competenze e intelligenze, vent'anni meno consentono - e impongono - un'attenzione e una lucidità sulle cose del mondo e sul futuro che solo un'invidia presuntuosa può non far vedere. Fare quest'obiezione è come dire che per giocare bene a basket “non basta essere alti” a chi abbia criticato le scelte di un allenatore che ha formato una squadra tutta sotto il metro e sessanta. E abbia pure perso tutti i campionati.
“Ma dove sarebbero tutti questi giovani in gamba?”: la domanda è diventata un po' fuori moda, visto che da quando si è cominciato a farla, un anno fa, la politica e i giornali hanno raccontato di centinaia di giovani in gamba in molti campi. Ma a chi voglia ancora farla, la risposta è: “ovunque, intorno a voi; se solo frequentaste il mondo e non solo quel che ne leggete sui giornali”.
“Ma che esperienze avete?”: e voi, sentiamo? Quando sento fare obiezioni sulle qualità intellettuali e politiche di giovani impegnati in politica, prima di tutto mi verrebbe da scorrere pubblicamente l'elenco dei nostri parlamentari e chiedere quali sarebbero quelle esibite dai nostri correnti rappresentanti. Perché la verità è che la domanda di prima dovrebbe essere capovolta in “non basta essere vecchi per fare bene politica”. Guardateli, e guardate il lavoro, e i risultati del 70% dei politici italiani maturi ed esperti - lo dico con ammirato rispetto del 30 - prima di venire a chiedere le credenziali a Ivan Scalfarotto, ad Alessia Mosca, a Lorenza Bonaccorsi, a Marco Simoni, a Irene Tinagli. Ma la verità è che la domanda è ipocrita: esperienze e capacità ce ne sono di formidabili, tra i trentenni italiani, e ne avete paura, o avete paura della vostra ignoranza.
“Non si può pretendere di avere tutto facile e pronto”: qui si ride. Facile e pronto. Abbiamo costruito decenni di conoscenza del mondo che metà dei ministri ombra se la sognano - parlo del mondo vero, quello del 2008 - e ci siamo fatti ridurre il paese a cui vogliamo bene e la sinistra a cui siamo affezionati una bagnarola di cui quasi vergognarsi e una specie di banco dei pegni. Facile e pronto questa cippa. Tutti a dire che l'Italia è in cenere e nessuno che apra a fare entrare i pompieri con i secchi, perché i pompieri sono inesperti e perché c'è ancora qualcosa da bruciacchiare. [*]

Rimuovere la salma del padre
Il convegno dei Mille, ovvero ormai di una parte del PD, di cui parlano i giornali è spiegato qui
iMille [*]

Lippi?
Certo, a pensarci, dopo Prodi si poteva richiamare Andreotti [*]

23 giugno

"Wikipedia's not in the business of reporting the news first"
O non ancora. Il caso della morte di Tim Russert, notizia data da Wikipedia prima di tutti, segnala un ulteriore passo in avanti verso la wikipedizzazione totale delle nostre vite (e morti)
Business Week [*]

22 giugno

Notizie che non lo erano
Un'intera pagina di Repubblica martedì era dedicata al rinvio della tappa tibetana per la torcia olimpica: “Tibet chiuso per la torcia cinese”. Il passaggio dal Tibet è discusso da mesi, per via dei timori di contestazioni anticinesi contrapposti alla volontà delle autorità di affermare il proprio controllo sulla regione. Ma Repubblica ha precipitato la notizia (ed esagerato il titolo), che si è rivelata assai più ridimensionata il giorno dopo: la fiaccola è arrivata a Lhasa ieri, solo due giorni dopo rispetto alla prima previsione.
Con uno sguardo un po' limitato, capita che i quotidiani citino gli articoli sulla stampa straniera come se fossero il comune sentire di una popolazione. Qualche giorno fa pareva che la priorità di tutta la Spagna fosse il voler vendicare la gomitata di Tassotti a Luis Enrique del '94 (dimenticata dai più, ma non dal gomitato) solo perché era in prima pagina su un quotidiano sportivo di laggiù. Pensate se all'estero si esibissero come sentimento nazionale (“ecco cosa pensano gli italiani!”) gli enfatici e arditi titoli di giornali come Libero o il Manifesto.
Lunedì Repubblica attribuiva ad Ernesto Bertarelli, presidente di Alinghi, la volontà di disputare la Coppa America di vela a Cuba (idea già ipotizzata dal Corriere): ma Bertarelli lo ha escluso categoricamente, spiegando che quella di Cuba era una battuta fatta “in una conversazione informale”.
Alcuni articoli dedicati nelle settimane scorse alla paura di volare del ministro Bondi lasciavano pensare che il ministro non fosse mai salito su un aereo - circostanza assai implausibile - per paura, appunto: e infatti la circostanza non è vera (ma la paura sì).
Ieri è stata una notizia discussa da molti giornali il fatto che un bagnino abbia messo una bambola gonfiabile sulla sedia del bagnino, a Imperia.
Ma la Stampa di l'altroieri aveva in prima pagina l'annuncio da lui stesso firmato che Carlo Rossella non intende mettersi più la cravatta. Chissà che ne dirà la stampa internazionale.
Gazzetta dello Sport [*]

Son capaci tutti
Ho letto l'intervista di Parisi al Corriere, e gli articoli sulla sua richiesta che Veltroni si dimetta. Per una qualche distrazione, l'intervistatore ha dimenticato di chiedergli "e dopo che si fa?" e Parisi ha dimenticato di dirlo [*]

Qualcuno l'ha detto
Ho l'impressione che il tappo fossile del Partito Democratico rischi di sgretolarsi prima di saltare: ma qualche tremolio comincia a scuoterlo. L'altroieri un colpetto glielo ha dato Gianni Cuperlo:
Gianni Cuperlo attraversa il palco della presidenza del Pd. Ha appena finito di dire a Veltroni e a tutto il gruppo dirigente che, con «i loro grandi meriti e i loro limiti», dovrebbero prendere atto della situazione e lavorare per «lasciare alle nuove generazioni la leadership». Imperturbabile saluta il segretario, poi va avanti. Piero Fassino lo placca: «E' quello che ho fatto io», gli dice, con tale veemenza che la sua voce si sente anche sotto il palco. Il suo interlocutore sorride e risponde: «Non è vero, visto che tu e altri state ancora qui»
Corriere della Sera, Gianni Cuperlo [*]

"Acchìe?"
Aderisco a quello che scrive Massimo Mantellini sulla pretesa del ministro Sacconi di non aver detto "vaffanculo": bastava dire "sì, ho detto vaffanculo, e 'mbè?. Ma aggiungo che nel ricco catalogo di ipocrisie dialettiche nazionali, ha un suo comico posto la categoria del "che fai, offendi?"; e la sciocca associazione tra dire delle parolacce e "offendere", assieme al ridicolo tono ferito e vittima di chi si definisce "offeso". Vi ricorderete quando da bambini in diverbi e prese in giro una a un certo punto la dicesse più grossa, e l'altro si inalberasse indignato: "che fai, offendi?". Oppure quelli che vi spiegano con vocaboli sobri e sensati che non capite un accidente e che dovreste andare a rinchiudervi in un tombino e non uscire mai più, e voi stupiti gli dite "ma sei scemo?": e quelli "ah, ricorri alle offese!". Ormai siamo a che se al bar uno importuna la vostra ragazza, e voi lo pregate risolutamente di non fare il fesso, quello vi dice "ah, non hai argomenti, e quindi passi agli insulti, eh?".
Insomma, andate un po' tutti affanculo, intanto, e poi parliamo. [*]

21 giugno

My Amy
Mark Everett è l'anima di una stimata rock band americana - gli Eels - che ha apena scritto un libro sulla sua vita e sulla sua famiglia, entrambe piuttosto incasinate. A un certo punto si chiede come mai da ragazzino gli piacessero tanto Elvis e John Lennon, idoli di una generazione precedente la sua, e si risponde riflettendo che nelle loro canzoni si sentivano sempre un'insicurezza, una fatica di vivere e trovarsi, che sono sempre più rare tra i cantanti e le band di successo negli ultmi decenni, “tutti sempre concentrati a mostrare di essere cool”, sicuri di sé, col mondo in pugno.
La storia di Amy Winehouse è impressionante anche per questo: perché sembrava non fossero più tempi di rockstar belle e dannate, di successi e tormenti assieme, di sesso-droga-e-rock'n'roll. Il personaggio più popolare del rock in queste settimane è un biondino perbene - Chris Martin dei Coldplay - che sta felicemente con un'altra biondina da anni (Gwyneth Paltrow) e non si è mai messo in un guaio uno. Per dire.
E poi arriva Amy, e la fotografano sempre più strafatta, e non va alle premiazioni, e abbandona i concerti, e la arrestano, e intanto vende milioni di dischi ma non sembra in grado di goderne.
Ora i suoi medici le hanno detto che rischia la vita, a continuare così. È quello che rischiano tutti quelli che hanno a che fare intensamente con le droghe pesanti, e sarebbe sciocco pensare che sia un rischio da mondo del rock o per “quelli dello spettacolo”. Si esagera con la droga in ogni ambiente vicino alla ricchezza e al lusso, e anche in molti di quelli che ne sono lontani. Solo che non fa notizia, o non c'è un medico a dirtelo. E in giro è pieno di bella musica - compresa quella di Amy Winehouse - senza che ci sia bisogno del culto della dannazione e del tormento, come per Janis Joplin, Jeff Buckley o Kurt Cobain. E anzi, forse oggi non ci sarebbero più neanche i cultori.
Gazzetta dello Sport [*]

20 giugno

Microfama
Rex Storgatz - quello di Fimoculous - sulle nuove regole della celebrità online
New York Magazine, Fimoculous [*]

Se telefonando io
Sandro Gilioli sul totem della privacy, estrema vanità dell'italiano presuntuoso
L'Espresso [*]

Questo abbiamo
L'unica - l'unica - obiezione che mi sento di fare alla lettera con cui Marta Meo spiega che non partecipa alla riunione della costituente del PD, è che le sue critiche alla suddetta mi sembrano un po' tardive. Questo sono io, esattamente un anno fa:

"Bene, e adesso andiamo con lo sforzo di memoria: queste primarie, ricorderete, sono nate con l'obiettivo di eleggere quell'apparecchio roboantemente denominato Assemblea Costituente (sempre tutto maiuscolo, per tic Repubblicano). Ovvero un'istituzione che avrebbe stabilito regole, principi e criteri di costruzione e vita del Partito Democratico. L'idea, ottima, aveva allora un solo limite, assai poco discusso: la pretesa che tale assemblea fosse composta da 2375 persone. Duemilatrecentosettantacinque. Strano che nessuno ne abbia sottolineato l'assurdità, no? Riuscite a immaginare che un simile consesso possa essere in grado di deliberare su qualcosa? Il parlamento della Repubblica Popolare Cinese ne ha quasi tremila, è vero, ma in tempi di discussione sulle istituzioni troppo popolose, la scelta suona davvero ridicola. Finirà che dovranno eleggere un altro comitato più ristretto, si immagina. La scelta si può pure spiegare col fatto che si è deciso di eleggere cinque rappresentanti per ognuno dei 475 collegi del Mattarellum, ma questa è una spiegazione che non la rende meno assurda. Come hanno indicato in molti, la forma più congrua all'elezione democratica di un organismo costituente è il proporzionale puro su base nazionale, punto: e questo avrebbe consentito anche una più sensata assemblea di qualche decina di persone che rappresentasse tutti. Qualcuno vi dirà anche che l'elezione di 2375 persone serve a creare l'ossatura di un sistema di rapporti di forza e poltrone dentro il nascente PD, ma converrete che anche questa non sia una spiegazione che trova spazio nell'idea della “bella politica”.
Al di là dei numeri, restava però valida l'ottima intenzione e il suo percorso: far eleggere ai potenziali simpatizzanti le persone che avrebbero costruito la forma del partito, fossero 30 o 2375. Poi, c'è stato il primo incidente grave, e gravemente sanzionato da tutti: la nomina regia di quel Politburo dei 45 che ha subito preso schiaffi da destra e da manca, e da alcuni dei suoi stessi membri. Perché era stato creato lottizzandolo tra DS, Margherita e prodiani (quelli rimasti); perché era stato ampliato progressivamente con la stessa sfacciataggine che ha dato alla presente maggioranza di governo 105 sottosegretari; e perché l'elenco dei nomi tutto suggeriva fuorché la tanto esibita prospettiva di rinnovamento. Se ne è già detto male a sufficienza, comunque.
Il problema vero però, è nato dalla prima delibera forte del Politburo, vantata come esempio della sua capacità decisionale: quella per cui il leader del PD sarebbe uscito dalle primarie contestualmente all'elezione della costituente. Anche qui, si potrebbe discutere di una palese violazione dello spirito della costituente: se di costituente si tratta, non si può imporle a priori una norma già fatta. Non mi interessano le ragioni strategiche dei sostenitori o degli oppositori della scelta: il punto è regolamentare. Si elegge la costituente, e la costituente democraticamente e responsabilmente costruisce il partito e ogni sua norma: non si può eleggere una costituente a cui si dica “Però aspettate: i modi di elezione del segretario del partito sono già decisi, e si è anche già deciso chi sia, prima che voi vi insediaste”. Sono metodi monchi che andavano bene con lo Statuto Albertino"
[*]

121
Solo per filologia schulziana, correggo Michele Serra sul fatto che la battuta
"Oggi ho preso 120 decisioni. Tutte sbagliate"
da lui attribuita a Charlie Brown, sia in effetti di Snoopy [*]

19 giugno

Vi ricordate Mauro Rostagno?
Sofri, quello anziano, su Mauro, su chi lo ammazzò, e su chi ne approfittò
Il Foglio [*]

Detto chiaramente
Da Francesco Costa: "La soluzione al problema della lentezza dei processi non può che venire da una riforma complessa e complessiva, riforma che comprensibilmente farebbe sentire i suoi effetti positivi nel medio-lungo termine. Se, insieme a una riforma di questo tipo, il governo avesse varato il decreto che sospende i processi per sanare l'emergenza nel breve termine, il mio giudizio sarebbe stato tutto sommato positivo. Avrei discusso ampiamente sui reati da sospendere e quelli da non sospendere, ma quello che avrebbe fatto pendere il mio giudizio da una parte o dall'altra non sarebbe stato il vantaggio di Berlusconi, ma il vantaggio del paese. Insomma, è una cosa abbastanza elementare: se c'è un'emergenza e vari una legge per sanare quell'emergenza nel medio termine, mi sta bene una misura una tantum per sanare i problemi nel breve termine. Se sospendi i processi meno urgenti finché non si sentono gli effetti della maxiriforma che hai appena varato, mi sta bene. Se sospendi i processi mentre parliamo della maxiriforma, no.
Per questo il decreto sulla sospensione dei processi non mi piace; non perché sospende per un anno i processi a Berlusconi"
iMille [*]

Prendiamoci il PD
La preoccupazione che in Italia non si stia costruendo una vera "opposizione" mi pare già ottimistica: a me il problema pare ancora la costruzione del Partito Democratico, e i modi di fare opposizione una tappa eventualmente successiva a questa.
Il Partito Democratico è in uno stallo complicato. Sospeso tra l'aver propugnato il pensionamento delle sue vecchie leadership sconfitte e invecchiate, ma non averlo attuato davvero, e l'aver vantato la necessità di un ricambio, ma non averlo costruito ancora.
Risultato: i vecchi apparati sono ancora fortissimi, ma non hanno più la faccia e la forza di esprimere una leadership, e i nuovi sono fragili, disorganizzati, timidi. Precari e legati ai loro referenti più navigati, senza il fegato o la forza di prendere iniziative altre.
L'unico che aveva trovato una sintesi di queste complicazioni - vecchio e nuovo assieme - ovvero Walter Veltroni, ha evidenti difficoltà (e pudore, forse) a ripetere il bluff pre-elettorale, visto com'è andata.
Insomma, è un bel casino. Da cui si potrebbe uscire se si manifestasse qualcuno nuovo e credibile a prendere in mano 'sto partito - o a rafforzare il suo segretario - e farne la cosa moderna e democratica di cui si era parlato. Ma questo qualcuno non può uscire dal nulla: sono apparizioni che funzionano (vedi Obama, vedi Cameron) se hai una leva di quadri che si è fatta le ossa, ha costruito una visibilità di secondo piano, e ora è pronta per giocarsi il primo piano. Qua quelli in gamba e nuovi sono ancora al quarto, di piano.
Questa situazione potrà esistere nel PD tra qualche anno, se ci si lavora adesso. Se i più giovani e illuminati eletti alle ultime elezioni (ce ne sono un discreto numero, se andate a vedere), e i nuovi sostenitori del partito si alleano tra di loro in questo senso, cominciando a svincolarsi dall'obbedienza ai vecchi. Se invece delle solite correnti verticali comandate da quelli del mondo novecentesco si crea una corrente orizzontale che prescinda - salvo discussioni successive - dalle divergenze sul mondo fuori dal partito e si concentri sulle convergenze a proposito del mondo dentro il partito.
Non faccio nomi, che serve e non serve: ma se qualcuno tra i trenta-quarantenni del PD - quelli che hanno cara una sinistra democratica, moderna, laica e di sinistra - cominciasse a lavorare in questa direzione con gli altri, sarebbe una buona idea. L'unica che mi viene [*]

18 giugno

Dialogo tra un venditore di almanacchi e un operatore Alitalia
La premessa è che io sono un grande fan dei servizi web delle linee aeree: mi pare meraviglioso arrivare in aeroporto all'ultimo momento, senza fare check-in e già col posto scelto. Quindi, viceversa, mi secco quando questi servizi non funzionano a dovere. È successo oggi: dovevo prenotare un volo settembrino per tutta la famiglia, e arrivato a fine inserimento di mille dati sul sito Alitalia - peraltro sto con una connessione cenozoica - ho ricevuto un messaggio di errore.
A questo punto però mi è apparso anche un link che non avevo mai visto, col suggerimento di usarlo: un operatore "in chat". E ci ho provato, e ha funzionato a meraviglia. Ecco il verbale.
Operatore assegnato: azfree
azfree: buona sera cokme posso aiutarla?
io: beh
intanto sono favorevolmente colpito
ma venendo al sodo
ho appena tentato di fare una prenotazione, e una volta compilato tutto ho ricevuto questo messaggio
il sistema non ha potuto effettuare la prenotazione: almeno una frazione del viaggio non è stata confermata
cosa faccio, ricomincio daccapo?
o mi aiuta lei?
è svenuto?
azfree: mi mandi i dettagli del volo data tratta orario per favore
io: se li devo riscrivere a lei faccio prima a ridigitare tutto, però
speravo che lei recuperasse dalla mia prenotazione andata a vuoto
consideri che siamo quattro
azfree: io come faccio a verificare se esiste una prenotazione a suo nome se non so per quali voli?
azfree: solo il volo di andata
azfree: non mi serve altro
io: lei dovrebbe essere a conoscenza di quello che io come utente ho appena fatto sul sito Alitalia
azfree: anche perche\' dalla chat non posso effettuare prenotazioni
azfree: mi manca l\'orario di partenza puo\' darmelo?
io: 11 da Linate a Fiumicino
azfree: grazie verifico subito
io: no, scusi
io: 10 da Linate a Fiumicino
azfree: la prenotazione e\' confermata il 12 settembre da linate a fiumicino alle 10.00
azfree: rientro il 14 alle 19.00
azfree: deve solo acquistare i biglietti per farlo puo\' chiamare lo 062222
io: ok, grazie
non posso acquistare online?
azfree: il codice della sua prenotazione e\'
azfree: KS4STGM
azfree: LE DICO DI CHIAMARE VISTO CHE NON E\' RIUSCITO PRIMA
io: ah, ok
azfree: NON VORREI FOSSE UN PROBLEMA TECNICO E NEL FRATTEMPO RISCHIA CHE DECADA LA PRENOTAZIONE
azfree: BASTA DARE IL CODICE ALL\'OPERATORE CHE RISPONDE
io: e qui in chat funziona sempre tutto così efficientemente?
azfree: SCISU IL CODICE E\'
io: appunto
azfree: K4STGM
azfree: SI
io: non bluffi
azfree: PREGO?
io: e da quando?
azfree: LEI HA PARLATO CON ME!
io: questo mi pare evidente: mi chiedevo da quando esiste questo servizio
azfree: PIU\' O MENO 2 ANNI
io: ok, grazie
io: buon lavoro
azfree: GRAZIE A LEI PER AVER SCELTO ALITALIA.IT BUONA GIORNATA
[*]

Informivori
Cosa e come leggiamo online
Slate [*]

I tempi stanno a-cambiando
[*]

17 giugno

La goccia, e il vaso traboccato
Io lo so che i simboli contano più di quanto non contino per me, che tendo spesso ad essere eccessivamente pragmatico e concreto. E però a me sta un po' sulle palle che a eccitare l'indignazione della sinistra, e le proteste definitive e minacciose dei suoi leader, sia stata l'eventualità di una legge che impedisce di processare il primo ministro, e non la ventilata abolizione della legge Gozzini, la stretta incivile sugli immigrati o l'affossamento di ogni disciplina e progetto sul sistema dell'informazione.
A me sta sulle palle che l'unica cosa su cui non si tratta sia la speranza di una condanna per Berlusconi, mentre si può dialogare sulle condanne per tutti quanti noialtri. A me sta sulle palle che delle piccole élites privilegiate predichino lo scandalo di una legge ad personam, trascurando il fatto che tutte le altre leggi colpiscono personam di cui si disinteressano.
E mi chiedo dove sia finito quel "capire gli interessi della gente", se si pensa che agli elettori che in massa hanno votato Berlusconi interessi davvero la sua condannibilità piuttosto che mille altre cose che colpiscono le loro tasche e le loro vite. Con l'eccezione di quelli così allenati all'indignazione antiberlusconiana da essere disposti a far mettere in galera i clandestini a centinaia purché si mantenga una speranza che in galera ci vada anche Berlusconi.
Mettetevelo in testa: le elezioni le abbiamo perse, e le ha vinte un centrodestra pessimo e guidato da uno come Berlusconi. Se volevate un paese fatto a misura della sinistra, lo educavate meglio e vincevate le elezioni. Adesso sembriamo i tifosi della nazionale che protestano se l'Olanda fa il biscotto. Le abbiamo perse, e ora cerchiamo di stabilire delle priorità: tra le mie - e quella di molti altri- la processabilità del primo ministro non è la prima [*]

I blog non sono come i giornali, e i giornali neanche
"Mi appassionano molto i dibattiti sulla possibilità che i blog italiani siano portatori di buona informazione, controinformazione, citizen-informazione o piuttosto veicoli di fuffa, rimasticature, autoreferenzialità, seghe mentali.
Mi appassionano molto, e vorrei intervenire e dire la mia, vi assicuro.
Ma, vedete, ho tutti questi articoli di giornale, su quali siano i calciatori più sexy dell’Europeo in corso, ancora da leggere, e tutte queste gallery sulle tifose bonazze e sui tifosi più pazzi, ancora da sfogliare.
Magari la prossima volta, eh"

Akille [*]

15 giugno

Un concetto semplice e rivoluzionario
Se vi interessa, c'è stata una polemica piuttosto ipocrita su uno schema pubblicato da Wired a proposito del doping intellettuale ottenibile grazie ad alcuni medicinali e droghe (sulla superficialità della pretesa distinzione tra le due cose, dovrebbe bastare il fatto che in inglese abbiano lo stesso nome: "drugs"). Ma nel riassunto della vicenda fatto da un blog americano, la cosa che mi voglio tenere stretta - per quel famoso giorno in cui faremo un quotidiano - è questa:
"I'll tell you one thing about Wired that I really appreciate: we don't assume our readers are idiots"
Wired, 10 Zen Monkeys [*]

Aridatece l'Iraq
Viene fuori che la discussa copertina dell'Atlantic Monthly - uno dei migliori giornali di attualità e politica al mondo - dedicata a Britney è andata malissimo nelle edicole
Folio [*]

Abituati ai biscotti da piccoli
Sull'indignazione circolante a proposito dell'eventualità che l'Olanda si disinteressi alla vittoria con la Romania, questo blog si associa al parere di Gianni Mura - "Van Basten giochi come gli pare: è un suo diritto" - e ancora di più alla drastica analisi di Giancarlo Dotto sulla Stampa, che purtroppo non trovo online [*]

"Potrebbero scandalizzare non poco il lettore"
Mi associo alla stima di Alessandra per Adriano Prosperi, storico a cui affiderei le mie chiavi di casa, e riprendo da lei la storia da Inquisizione moderna che Prosperi ha raccontato qualche giorno fa
Mantellini [*]

C'è sempre qualcuno più pistola di Pistola
Viene fuori che la "sfortunata" espressione "il sequestro non a scopo estorsivo, come ad esempio la zingarella che rapisce un bambino..." arrivava nientemeno che dall'Associazione Nazionale Magistrati, quelli che poi si lamentano del "bavaglio ai giudici" (il bavaglino, suggerirei in questo caso)
Corriere.it (grazie a Stefano) [*]

"I vip sfrattati dalle isole di Venezia"
La lunga estate calda della prima pagina del Corriere della Sera [*]

14 giugno

Nomen omen
Il giornalista Claudio Pistola, uno di quelli per cui l'Ordine dei Giornalisti sostiene l'esame costituisca un elemento di selezione etica, avrebbe citato oggi al Tg1 tra i reati più difficlmente perseguibili senza le intercettazioni "...il sequestro, come quello di uno zingaro che cerca di portarsi via un bambino"
Ivan Scalfarotto [*]




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Le T-Shirt di Wittgenstein

Re: No subject
Gli archivi della quinquennale rubrica di Max e poi GQ, con Christian Rocca
GQ

Rock e altro
La rubrica Rock del Foglio si è un po' appisolata. Però c'è sempre un sacco di roba buona: Steely Dan, Mariza, Terence Blanchard, Fountains of Wayne, per ultimi

Invece, su Donna, erano più precisi e la rubrica c'era ogni mese: poi, a marzo 2005, ha chiuso

Webpensieri
Ma adesso non perdetevi questa straordinaria offerta
Happyweb

Posti

Buenos Aires, tutto sommato
Odiavo l'Argentina per come si era portata a casa la Coppa del Mondo, pestando l'Olanda di Krol e Cruyff che già era stata rapinata dalla Germania quattro anni prima
Max, aprile 2002

Muneer, che la sera sta a casa
Non è che si esca molto, a Gerusalemme est. Qualche volta vengono i suoi amici da lui, qualche volta lui va da loro
Max, dicembre 2001

Dolce amore del Bahia
Sono le sei, e il sole è appena tramontato dietro l'isola di Itaparica. La temperatura è di ventisei gradi, tra poco pioverà. È una tipica serata invernale, a Salvador.
Max, agosto 2001

Le nuvole in Islanda
Andarono e venirono un po' tutti, nei tredici secoli della storia del posto più isolato dell'Occidente, irlandesi, norvegesi, danesi, tedeschi, inglesi, americani. Così che agli islandesi di oggi questo isolamento non pare pesare granché, e anzi hanno l'aria di chi se la cava piuttosto bene anche quassù in capo al mondo, se proprio lo volete sapere.
D, luglio 2001

Berlino la notte
Prima di tutto bisogna sapere com'è fatta Berlino, poi parliamo anche di discoteche, ragazze e sesso sesso sesso. Berlino è grandissima. Nel senso di estesa. I berlinesi sono circa tre milioni e mezzo, come i romani o i milanesi. Ma il centro di Berlino è grande circa tre volte e mezza quello di Milano, e proprio in mezzo è occupato dal Tiergarten, un parco che se fosse a Roma andrebbe da Piazza del Popolo a Testaccio.
Max, luglio 2001

Reykjavik sui cubi
La seconda cosa che ti dicono è che a Reykjavik c'è la vita notturna più vita notturna del mondo. Reykjavik nightlife, dicono le guide. Reykjavik nightlife, dicono le riviste. Reykjavik nightlife, dicono quelli che ci sono stati. E tu dici, vabbè, sarà come Parigi, o Siviglia, o Tallinn. Non ci siamo capiti.
Max, maggio 2001

Lettera da Tallinn
Che non sa se definirsi una nuova Hong Kong, una nuova Svizzera o un nuovo Lussemburgo. La costruzione di un'immagine riconoscibile al mondo è uno dei maggiori desideri del paese, freneticamente alle prese con il marketing di se stesso.
Il foglio, 7 aprile 2001

A Pigalle coi torpedoni
Quello che si vede da dentro questo bar è un grosso slargo stradale. Quello che si vede è un grande pub dal nome vietnamita, un MacDonald, un ristorante belga, una farmacia, un peep show, un locale oscuro con una grande insegna rosa, uno spartitraffico al centro dello slargo da cui si scende alla metropolitana. Un aiola inagibile, un albero spoglio, un tricolore.
Max, aprile 2001

Berlino, il muro, i muratori
E i muri dei vecchi palazzi, intanto, sono ancora sbriciolati di buchi grandi e piccoli, memorie di quando qui si sparò sul serio, tanti anni fa. Perché Berlino (che è un po' triste, molto grande) non dice quasi niente di sé che risalga ai secoli passati (il Nikolaiviertel, antico centro restaurato e zuccherato, è una specie di paese dei puffi per turisti), ma quello che è successo negli ultimi ottant'anni non ti lascia per un attimo.
Il Foglio, 19 giugno 1999

O mamacita Panama
Dopo alcuni anni, in gran parte dedicati a una vittoriosa guerra contro le zanzare che decimavano di febbre gialla gli operai, nel 1907 il nuovo capo dell'impresa, andò dal Presidente e lo convinse che un canale non si poteva fare: non nel senso tradizionale del termine, almeno.
Diario, 26 maggio 1999


Is it true
Il disco più venduto nella storia americana
Vanity Fair, 28 luglio 2005

Domatori di pinguini
Facile, con i serpenti
Vanity Fair, 28 luglio 2005

Gli inglesi nel delirio
Il Sudoku su eBay
Internazionale, 22 luglio 2005

Nessuno mi ama
Caro Piersilvio, stai su
Vanity Fair, 21 luglio 2005

Master Blaster
Ma il disco di Stevie Wonder, dov'è?
Vanity Fair, 21 luglio 2005

Cocco fresco
La compilation del festivalbar, taroccata
Vanity Fair, 14 luglio 2005

Zapping sotto la doccia
Il televisore in bagno
Vanity Fair, 14 luglio 2005

Un passo avanti chi condurrebbe Affari Tuoi
Io da solo no
Vanity Fair, 7 luglio 2005

Fiesta forever
Sdoganare Lionel Richie
Vanity Fair, 7 luglio 2005

I want my MTV
Anatema eBay su chi taglia Confortably Numb dei Pink Floyd
Internazionale, 8 luglio 2005

La maniglia del Watergate
All'asta su eBay
Internazionale, 1 luglio 2005

Sciacalli!
Del fare incetta di cose di cui si vede la fine
Internazionale, 24 giugno 2005

Non guardarmi non ti sento
Quelli che parlano nella telecamera
Vanity Fair, 23 giugno 2005

Meglio il fils que le pére
Il fenomeno della "canzone francese" adesso si chiama Vincent Delerm.
Vanity Fair, 23 giugno 2005

Mi manca un Rotella
Arte contemporanea su eBay
Internazionale, 17 giugno 2005

Penso positivo
Su eBay, surrogati di pipì Internazionale, 10 giugno 2005

La peggiore squadra di calcio del mondo
Il film sulla finale Bhutan-Montserrat
Vanity Fair, 16 giugno 2005

Too old to rock'n'roll
Il senso della misura dei New Radicals
Vanity Fair, 16 giugno 2005

L'uomo giusto
Disilluso lamento dell'elettore di centrosinistra
Vanity Fair, 16 giugno 2005

I am a rock
Farsi un parco a tema, su eBay
Internazionale, 27 maggio 2005

Fadista!
Mariza, l'erede di Amalia
Vanity Fair, 26 maggio 2005

Save all your kisses for me
La superiorità culturale del non parteciapre all'Eurofestival
Vanity Fair, 26 maggio 2005

Vecchio e saggio
Sdoganiamo l'Alan Parsons Project
Vanity Fair, 26 maggio 2005

What's your name, what's your number?
Numeri di telefono all'asta su eBay
Internazionale, 20 maggio 2005

Cosa non si fa
Un caffè con Keren Ann
Vanity Fair, 19 maggio 2005

Piccole puzzole
Le cose che ci perdiamo a non guardare la tv
Vanity Fair, 19 maggio 2005

Per un'igiene linguistica della discussione sui referendum
In sette punti
Il Foglio, 18 maggio 2005

Pasolini su eBay
Nel 1969, sei anni prima di essere ammazzato, Pier Paolo Pasolini se ne andò in Africa
Internazionale, 13 maggio 2005

La tv é per gente sveglia
Fa diventare intelligenti, dice un libro
Vanity Fair, 12 maggio 2005

Il cognato di Madonna
Su Joe Henry, e Aimee Mann
Vanity Fair, 12 maggio 2005

Confidenzialmente Corsocomo
Può un locale essere fighetto e vero assieme?
Giudizio Universale, maggio 2005

Daniela Zuccoli?
Le vecchie copertine di Playboy offrono ricordi toccanti
Internazionale, 6 maggio 2005

E a guardare nei ricordi sembra ancora ieri
Helen Reddy, i Procol Harum, e le vecchie sigle televisive
Vanity Fair, 5 maggio 2005

Consapevolezza
Va di moda sputtanarsi, in tv
Vanity Fair, 5 maggio 2005

Mercanti nel tempio
Cosa si trova a cercare "John Paul" su eBay
Internazionale, 29 aprile 2005

Neri per caso
L'uomo del giorno (dell'altro giorno, ormai) spiegato al Foglio
Il Foglio, 3 maggio 2005

Volevo solo dirtelo
Il nuovo disco di Ben Folds, e la canzone per Elliott Smith
Vanity Fair, 28 aprile 2005

Arriva un momento, nella vita di un serial
Non bisogna tirarla troppo in lungo, con i misteri
Vanity Fair, 28 aprile 2005

Sacre e profane
Cataste di carta in vendita su eBay: cosa sono?
Internazionale, 22 aprile 2005

Catch my fall
Il wrestling fa schifo, diciamoselo
Vanity Fair, 21 aprile 2005

Lana per le mie orecchie
Un vecchio disco dei Nits, olandesi
Vanity Fair, 21 aprile 2005

Il pianista di là dall'oceano
Giovanni Allevi, che ha suonato al Blue Note
Vanity Fair, 21 aprile 2005

Il mio regno per un biscotto
Non si trova proprio tutto, su eBay
Internazionale, 15 aprile 2005

Rachmaninoff for dummies
Che, ve lo ricordate Eric Carmen?
Vanity Fair, 14 aprile 2005

La tv verità
Come ci comportiamo al ristorante, io e Michele Cucuzza
Vanity Fair, 14 aprile 2005

Blink!
Decidere per eBay o per Amazon
Internazionale, 8 aprile 2005

Il menu di pasquetta
Siamo pronti per l'abolizione dei servizi cretini al telegiornale
Vanity Fair, 7 aprile 2005

About Micah
Texano, songwriter, viene in concerto in Italia
Vanity Fair, 7 aprile 2005

L'ulivo
Costa un po', ma è plurisecolare: su eBay
Internazionale, 1 aprile 2005

Fantozzi e eBay
Diario di una dipendenza, scritto quando ancora c'ero dentro
Vanity Fair, 31 marzo 2005

"Freebird!"
Il bis più richiesto ai concerti americani
Vanity Fair, 31 marzo 2005

Lost but not least
Cosa c'è di buono e cosa no nella nuova serie tv che comincia
Vanity Fair, 31 marzo 2005

Bisogno d'affetto
Quelli che coilezionano bustine di zucchero
Internazionale, 25 marzo 2005

Ghosts of Bush
Di Kate, che forse fa un nuovo disco
Vanity Fair, 24 marzo 2005

Ai confini della realtà
Libero alfin da conflitti di interessi familiari, ecco un paio di cose sui reality shows
Vanity Fair, 24 marzo 2005

Autografi
Adesso la cosa per cui vado matto su eBay sono i disegni originali dei fumetti
Internazionale, 18 marzo 2005

Campioni, poco alla volta
Va a finire che il reality show calcistico funziona
Vanity Fair, 17 marzo 2005

La lettera
La seminuova rubrica del titolare qui su Internazionale, questa settimana parla di Salinger
Internazionale, 11 marzo 2005

Passata è la tempesta
Perché il Teatro Ariston si chiama così
Vanity Fair, 10 marzo 2005

Goodbye
L'ultima puntata di Una splendida giornata, su Donna
Donna, marzo 2005

I miei primi gemelli
Sarebbero stati quelli di Otto Preminger, ma li ho persi
Internazionale, 4 marzo 2005

Rollins' tone
La nuova colonna sonora di Alfie, e la vecchia
Vanity Fair, 3 marzo 2005

"Pivati a babovdo!"
Il download dei programmi tv
Vanity Fair, 3 marzo 2005

Think Different: no guru, no method no teacher
George Bush, iPod e Van Morrison
Vanity Fair, 24 febbraio 2005

Antony, senz'acca
La star numero due ai concerti di Lou Reed
Vanity Fair, 24 febbraio 2005

Telepromuovimi questo
La differenza tra Sanremo e il Superbowl
Vanity Fair, 24 febbraio 2005

No bravery
Il disco di James Blunt
Vanity Fair, 17 febbraio 2005

Ognuno ha la sua croce
Gigi Moncalvo in tv
Vanity Fair, 17 febbraio 2005

Like a rolling Stone
Le pretese capricciose di Joss Stone
Vanity Fair, 10 febbraio 2005

Sono un aggiotatore
Storia della generazione del Subbuteo
Vanity Fair, 10 febbraio 2005

Facciamo finta
Su Planet 430
Vanity Fair, 10 febbraio 2005

A volte fai una cosa così stupida
Su "Hometown" di Joe Jackson
Donna, febbraio 2005

L'erba è ottima
Su Jay leno e David Letterman
Vanity Fair, 3 febbraio 2005

"I tre porcellini"
Ho capito come si fa un programa da prima serata su RaiUno
Vanity Fair, 27 gennaio 2005

Life is quasi random
Sulle filosofie dei nuovi prodotti Apple
Il Foglio, 14 gennaio 2005

La fine del mondo che non ci fu
Quando gli spot nei film sembravano annunciare l'apocalisse
Vanity Fair, 13 gennaio 2005

"Chi sc'èra nella stònsa?"
Lode della formidabile giornalista francofona della 7
Vanity Fair, 6 gennaio 2005

Jack Vettriano
Il pittore da un milione che ha i quadri in ogni angolo del mondo fuorchè nei musei del suo paese
Vanity Fair, 23 dicembre 2004

Diavolo d'un uomo
Dov'è il Moige quando c'è Chuck Norris?
Vanity Fair, 23 dicembre 2004

Sto con Michele Serra, se Michele Serra sta con me
Sul trash televisivo, e altro
Vanity Fair, 16 dicembre 2004

Alla mamma di Bambi sparano una fucilata
Ancora, più ampiamente, su Desperate Housewives
Vanity Fair, 16 dicembre 2004

Change your heart
"C'è tutta una tradizione di meteore della storia del pop che sono sparite dopo aver lasciato un solo irripetuto capolavoro sdolcinato e romantico, una canzone d'amore di quelle che segnano le giovinezze o sconvolgono le maturità, dimenticate dalla critica musicale e dai pomposi storiografi del rock"
Donna, dicembre 2004

"Mio marito piange quando eiacula"
I moigi americani e Desperate Housewives
Vanity Fair, 9 dicembre 2004

Henri Paul
"Henri Paul era nato a Laurient, in Bretagna, dove ancora vivono i suoi genitori. Nel 1985, dopo aver lavorato in due negozi che vendevano barche, fu assunto da una società che si occupava di sicurezza. Da lì, passò alla sicurezza dell'Hotel Ritz di Parigi, dove divenne rapidamente il numero due dello staff. Il Ritz, l'albergo di Place Vendóme di proprietà della famiglia al-Fayed, dove Diana e Dodi sarebbero arrivati quel 30 agosto."
Vanity Fair, 9 dicembre 2004

Chi vince i reality
Chi ne sta alla larga
Vanity Fair, 2 dicembre 2004

Uno più, uno meno
La storia dei "Due milioni di bambini poveri" riscritta con ordine per il Foglio
Il Foglio, 30 novembre 2004

J'accuse
Aida Yespica era una ragazza ammodino: poi ha incontrato il direttore di GQ
GQ, dicembre 2004

"Cippa Lippa", no?
Proposte per il prossimo talkshow politico di RaiDue
Vanity Fair, 25 novembre 2004

On the Mike
Il successo di Mike Buongiorno sui blogs
Vanity Fair, 18 novembre 2004

La rivoluzione non è questa
L'iTunes Music Store è la normalizzazione, dopo la rivoluzione
Vanity Fair, 11 novembre 2004

Andate e moltiplicatevi
Che poi potete vedere il Discovery Channel
Vanity Fair, 11 novembre 2004

"Pheeew..."
Gandhi poteva indottrinarci tutti, l'abbiamo scampata bella
Vanity Fair, 4 novembre 2004

"Smettete, per favore"
Morale dell'intervento di Jon Stewart a Crossfire, sulla CNN
Vanity Fair, 28 ottobre 2004

Voi pensate a una canzone
Sono come le ciliegie
Donna, novembre 2004

"Accà ce brucia 'a capa"
In gita a Napoli l'anno della C2
GQ, novembre 2004

"Guardi videocassette porno?"
Dove il vostro cronista cerca di traviare l'etereo stilita Ludovico Einaudi
Vanity Fair, 21 ottobre 2004

Miti
L'incontro tra U2 e iPod
Vanity Fair, 21 ottobre 2004

Welcome to the Boomtown
Il bello di quando piovono cose dal cielo
Vanity Fair, 14 ottobre 2004

Fateci sapere tutto
Il grande blackout del Tg5
Vanity Fair, 7 ottobre 2004

Digitale plurale
Sarà mica una balla anche la storia che con il digitale terrestre aumentano gli editori televisivi?
Vanity Fair, 30 settembre 2004

Frasi a cui nessuno bada
E guardate che io non sono mai stato un fedelissimo di Guccini
Donna, ottobre 2004

Chi c'è dietro
Tutta la televisione, tutta, sapete chi la fa?
Vanity Fair, 23 settembre 2004

To kill a president
Su "Checkpoint" di Nicholson Baker
Il Foglio, 21 settembre 2004

Credo da venticinque anni"
Enzo Baldoni e Doonesbury
Vanity Fair, 16 settembre 2004

I fatti devastati dalle opinioni
Una volta al telegiornale davano le notizie
Vanity Fair, 16 settembre 2004

Se ci credi, ti basta, perché
È il computer che non c'è: il nuovo iMac spiegato alle masse
Vanity Fair, 9 settembre 2004

Saving private Raz
Alternative a Film privato, ce ne sono...
Vanity Fair, 9 settembre 2004

È che la tv è brutta
Esteticamente, intendo
Vanity Fair, 2 settembre 2004

Un giorno in traghetto
Finalmente anch'io come Piero Ottone: ho un aneddoto di nautica e ne trarrò una severa lezione sul Belpaese
Vanity Fair, 26 agosto 2004

Musica sacra
Una storia di violini e di telefonini
Donna, settembre 2004

La sinistra che è uguale alla destra
La sindrome Michael Moore
Vanity Fair, 26 agosto 2004

Voglio sposare una donna nuda
Il buon senso matrimoniale dei bambini
Vanity Fair, 19 agosto 2004

La tv fa male agli anziani Soprattutto se sono consiglieri Rai
Vanity Fair, 12 agosto 2004

Magari il paese non è come l'Auditel lo dipinge...
Magari è peggio
Vanity Fair, 5 agosto 2004

Totti a Repubblica?
Il grande tormentone del cambio delle direzioni
Vanity Fair, 29 luglio 2004

"Ciò che noi siamo, lo dobbiamo al Sessantotto"
Estratti da un bel libro di storie
Vanity Fair, 22 luglio 2004

Selvaggia è il vento
Dell'essere umili e spiritosi e condurre un programma in tv la mattina
Vanity Fair, 22 luglio 2004

Reuìnd (reuàind)
Ve la ricorderete, anche se per voi sentimentaloni le canzoni che contano di Vasco saranno altre...
Donna, agosto 2004

Povera baronessa di Carini
Di memorie televisive infantili
Vanity Fair

The trouble with Diaco
Il miglior conduttore in circolazione, in teoria
Vanity Fair

Ain't it me, babe?
Ora, lo dico con tranquillità, che tanto non ho un romanzo nel cassetto. Io non ho mai capito Bob Dylan
Musica, 24 giugno 2004

Il problema è il sole
Del cercare di vedere gli Europei in spiaggia
Vanity Fair, 24 giugno 2004

Ehi Survivor
Si chiamava "I sopravvissuti", era tratta dai libri di Terry Nation, e parlava delle terribili e apocalittiche avventure dei pochi superstiti di un'epidemia mondiale. In Gran Bretagna è uscito il DVD
Vanity Fair, 10 giugno 2004

Michele Santoro
Michele Santoro. Michele Santoro. Michele Santoro.
Vanity Fair, 3 giugno 2004

La nostra vita è Coca-Cola
Io a Venditti gli voglio bene
Donna, giugno 2004

Uomini e donne
Del programma che ho seguito più assiduamente in queste settimane non scrivo, per conflitto di interessi. Ma ne racconto un episodio, per la sua perfetta aderenza a un cliché letterario terribilmente reale: reale reality.
Vanity Fair, 27 maggio 2004

E neanche mi pagano
Suggerimenti alla produzione di Music Farm per i protagonisti delle prossime edizioni
Vanity Fair, 20 maggio 2004

Demografia di Uomini e donne
Non avevo mai visto il programma di Maria De Filippi al pomeriggio. Le rarissime volte che uno accende la tv al pomeriggio, prima di arrivare al tasto di Canale 5 ha già spento terrorizzato. Beh, è fantastico.
Vanity Fair, 13 maggio

La televisione di strada
Quando vedo le grandi produzioni televisive, quelle che muovono ospiti da un continente all'altro, fanno prove su prove, e coinvolgono apparati e tensioni defatiganti, sono sempre ammirato
Vanity Fair, 6 maggio 2004

I bambini davanti alla tv
Alla quarta puntata, la meraviglia per lo show di Fiorello, passa. È come le giornate di sole a Milano. Alla prima, sei tutto contento, e ti rallegri della fortuna. Alla quarta, cominci a trovarlo normale, e ti dici: è così che dovrebbe essere sempre.
Vanity Fair, 29 aprile

Afterglow
Con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così, che abbiamo noi che abbiamo visto i Genesis. Che abbiamo vissuto i Genesis
Donna, maggio 2004

Un giorno alle corse
Cheltenham si trova in un punto per me tutt'ora imprecisato dell'Inghilterra, un paio d'ore di treno a ovest di Londra. Mi ci hanno portato incappucciato, praticamente. Di fronte alla mia evidente ignoranza del settore ippico, GQ mi ha assegnato a una guida locale che ha concluso che un uomo che non sappia di cavalli non sarà capace nemmeno di salire su un treno da solo, e così sono stato guidato qui senza che potessi nemmeno consultare una cartina
GQ, maggio 2004

Roba da ragazzini
Ma lo spot della Nike non è la fine del mondo? Quello con i giocatori di Brasile e Portogallo che cominciano ad affrontarsi negli spogliatoi come dei bambini e sciorinano un'antologia di capolavori del palleggio e del dribbling, fino a che un arbitro esausto delle loro buffonate non ne falcia uno a gamba tesa sulla fascia
Vanity Fair, 22 aprile 2004

Le rivoluzioni passano
Dei comuni destini di Oriana Fallaci e del Grande Fratello
Vanity Fair, 15 aprile 2004

No, Kim no!
Il ritorno di "24"
Vanity Fair, 8 aprile 2004

Cosa resterà
Gli U2, e altro
Musica, 1 aprile 2004

La tivù da leggere
Potrei vedere persino Porta a porta, con dei buoni serpentoni
Vanity Fair, 1 aprile 2004

Suicide is painless
"Suicide is painless" è molto bella per i motivi per cui una canzone è molto bella, cioè per nessun motivo. A me poi piace perché è malinconica, perché le è rimasta attaccata l'ironia e la tenerezza di MASH, e di tutto il cinema americano dei primi anni Settanta, che è imbattibile per quelli dell'età mia
Donna, aprile 2004

La tivù e l'educazione sentimentale
Quando ero bambino io, la televisione offriva assai poche occasioni di approfondimento erotico
Vanity Fair, 25 marzo 2004

La canzone omonima
I cd di Donna questo mese: Keren Ann. Cocorosie, Mountain Goats e Amy Winehouse
Donna, aprile 2004

L'uso personale della giustizia
Di Cesare Battisti, Carlos, e del modo in cui trattiamo la legge
Il Foglio, 11 marzo 2004

Il festival di sancoso
Già una settimana dopo, il festival con le canzoni che fanno in quel posto in Liguria, quello con i fiori, come si chiama, già una settimana dopo, ti pare che sia passato un anno
Vanity Fair, 11 marzo 2004

Genio
Paolo Bonolis e la maglina dell'Oviesse
Vanity Fair, 4 marzo 2004

Il matrimonio del mio migliore amico
Al Direttore - Qualcosa mi dice che nella distanza che sento con la sua posizione sul matrimonio gay - spiegata nell'editoriale del Foglio di ieri - ci sia qualcosa della stessa distanza che provai dal suo pensiero sulla fecondazione assistita, qualche tempo fa. Qualcosa che ha a che fare con una maggiore o minore disponibilità al cambiamento, laddove il contraccolpo si limiti al cambiamento stesso
Il Foglio, 27 febbraio 2004

Pazzìe
Io non so perché l'ho fatto. Sono quelle decisioni che uno prende senza rendersene conto, seguendo chissà quali pensieri, e poi passa il resto della vita a chiedersi cosa gli passasse per la testa in quel momento. A chiedersi perché. Perché? Erano le tre del pomeriggio, un'ora in cui uno di solito fa altro. Perché ho acceso la tivù? Va a sapere
Vanity Fair, 26 febbraio 2004

Una pazza giornata di vacanza
Con Fiorello
Donna, marzo 2004

Il juke-box del Salvini
A Pisa c'è il bar Salvini. Lungo l'Arno. C'è sempre stato, da prima delle repubbliche marinare, credo
Donna, marzo 2004

A che punto siamo
Le armi di distruzione di massa, il rapporto Hutton, il dopoguerra: abbecedario per le persone di buona volontà
Il Foglio, 5 febbraio 2004

Un giorno a Fregene
Daniele Silvestri è la cosa più vicina a Robbie Williams che abbiamo in Italia
Musica, 29 gennaio 2004

E siamo noi a far bella la luna
Qualcuno di voi, uno, due, avrà ancora in casa una copia del vinile di "Ho visto anche degli zingari felici", con scritto in copertina il prezzo di lire tremilacinquecento?
Donna, febbraio 2004

Uhayò!
Se vi chiedessero dove eravate quando è morto Bob Marley, sapreste rispondere?
Donna, dicembre 2003

The wishing well
La convention annuale di quelli che hanno cantato I'll be seeing you
Donna, novembre 2003

It makes me sad
Elliott Smith si è ucciso. Che cosa terribilmente prevedibile per un giovane cantautore romantico e dolce, introverso e stimato da tutti, lontano dal grande successo. La banalità del male
Il Foglio, 25 ottobre 2003

Ma noi non ci sanremo
È un paese meraviglioso. Ora siamo che maggioranza e opposizione stanno litigando sul candidato a dirigere il festivaldisanrèmo
Il Foglio, 24 ottobre 2003

Tipi complessi
Dove il titolare qui, va al cinema a Londra e ne fa una questione giornalistica
Il Venerdì, 10 ottobre 2003

No guru, no method, no teacher
A me da quattro anni fa impressione questa cosa, che Krishnamurti possa essere stato davvero un uomo perfetto. Più cose leggo di lui, e meno trovo una pecca, una caduta, una piccolezza nel suo pensiero, nelle sue azioni e nella sua coerenza. Persino Gesù, che per i teosofi era il modello del messia che attendevano, e per noialtri la più brava persona della storia del mondo, persino Gesù quella volta con i mercanti nel Tempio perse la pazienza e gli scappò la mano
Donna, ottobre 2003

Sing, sing, sing
Cantare sotto la doccia, per esempio, è più difficile di quanto si pensi.
Donna, ottobre 2003

A proposito di Henry
"Quello", tra l'altro, è il disco che io ascoltai di più quell'anno - il 1993 - e per cui andai una sera a Finale Emilia che non avevo mai nemmeno sentito nominare, per vedere un concerto di Joe Henry in una specie di discoteca di paese con appesa al soffitto la palla con gli specchietti: saremmo stati in cinquanta, quella sera.
E adesso ho qui davanti l'autore, e mi sta dicendo "Quello non fu un disco riuscito"
Musica, 25 settembre 2003

Pensieri
Su Moro, sul Sessantotto, su Diaco e su Berselli
Il Foglio, 23 settembre 2003

Ho l'impressione che facciamo finta di niente
Pretendiamo che tutto attorno a noi faccia finta di niente, e in cambio offriamo il cerimoniale delle commemorazioni, delle frasi fatte, della faccia da fare a scadenze opportune.
Il Foglio, 11 settembre 2003

La canzone che ha fatto innamorare gli sposi
C'è questa canzone. Ha quasi settant'anni. Allora la cantava Fred Astaire a Ginger Rogers in un film che si chiamava Follie d'inverno. Ma questo l'ho scoperto dopo.
Donna, settembre 2003

Posso stringerti le mani?
Insomma, è una sera di primavera e questo giovanotto non riesce a prender sonno e così si aggira per la città e finisce sotto il portone della sua ex. Si sono lasciati un anno prima, ma lui ancora non ne è uscito. La pensa. Non dorme. Sai che faccio?
Donna, luglio 2003

Lascio che le cose mi postino altrove
"Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni": provo a prendere Morgan in parola. Provo a sottrarmi a un'impressione di antipatia e spocchia, a un pregiudizio sulle sue capacità derivato dalla lettura di qualche intervista, da qualche volta che l'ho visto in tv (in tv capita di sembrare antipatici)
Il Venerdì, 6 giugno 2003

Quella sua maglietta Fila
Le parole che non colsi: le canzoni che ci ricordiamo sbagliate
Donna, giugno 2003

"Ha mai svolto genocidio?"
I formidabili moduli d'ingresso negli USA
Donna, maggio 2003

Il signor Lehmann
Le definitive parole sul rito del brunch e sui suoi "fanatici"occupano tutto il terzo capitolo del "Signor Lehmann", un romanzo scritto due anni fa da un esordiente e che rimase inattesamente per molte settimane ai primi posti delle classifiche in Germania, vendendo duecentomila copie. In Italia lo pubblica questa settimana Feltrinelli.
Il Venerdì, 9 maggio 2003

Il senno di noi
Chi abbia torto e chi ragione, lo si dimostra in due modi: o continuando a esibire all'infinito le ragioni proprie e i torti altrui a piacimento, oppure cercando di stabilire finalmente dei criteri, laddove ci possono essere. Sto scrivendo un pezzo da Alberoni? Boh.
Il Foglio, 29 aprile 2003

Le TDK verdi
In giro c'è un grande rimpianto per quelli che qualcuno su internet ha chiamato "i nastroni". Ognuno le chiamava come capitava, le cassette-compilation autocompilate, spesso a fini di corteggiamento, oppure solo per uso personale, che si facevano soprattutto da ragazzi, con tutto un rituale legato all'oggetto cassetta.
Donna, maggio 2003

Ti ho vista piangere nel coro quacchero
La colonna Rock del Foglio
Il Foglio, 19 aprile 2003

Stasera uscirei, ma non ho uno straccio da mettermi
Le parole degli Smiths
Donna, aprile 2003

"Non è che perché ho la pelle scura pensate che abbia qualche autorità in fatto di Islam?"
Esce il nuovo romanzo di Zadie Smith e io faccio quello che la intervista
Il Venerdì, 28 marzo 2003

Aprite i kit delle maschere antigas solo dopo un ordine esplicito
Israele si prepara alla guerra: la rubrica del Foglio sui giornali di laggiù
Il Foglio, 19 marzo 2003

I miei pregiudizi su Carla Bruni
Roba da vergognarsi
Il Venerdì, 7 marzo 2003

22 songs
Dice, Sanremo fa schifo. Dice, le canzoni sono brutte. Dice, lo guardo perché è trash. Bene, la presente rubrica vuole spezzare una lancia...
Donna, marzo 2003

Sto invecchiando
Le recensioni di Donna: questa volta Carla Bruni, Willy De Ville, Aluminium Group e Jesse Malin
Donna, marzo 2003

L'uomo più divertente del mondo
David Sedaris ha finalmente pubblicato i suoi racconti in italiano
Il Venerdì, 28 febbraio 2003

Fatto trenta facciamo trentuno
Le liste Hornby spiegate alle persone normali
Il Venerdì, 14 febbraio 2003

Parliamone
Regole per una crescita proficua della discussione sulla guerra. Regola numero uno. Non cercare di confutare gli argomenti - dell'una o dell'altra parte - che appaiano particolarmente infondati, assurdi e fuorvianti. Perché i casi sono due: o non li hai capiti - e allora confutando cose che non hai capito fai la figura del cretino - oppure sono infondati, assurdi e fuorvianti
Il Foglio, 11 febbraio 2003

My name is Rock. Mick Rock
"Il libro pesa due chili e otto etti. Lo so perché l'ho pesato. Il pony che l'ha portato a piedi al terzo piano ha preteso la mancia. L'ho tolto dalla busta in cui l'avevano avvolto al giornale, prima di mandarmelo a casa, e l'ho deposto sulla scrivania. Ha la copertina rilegata in pelle e tela colorate di blu, arancione e oro, e il filo delle pagine argento. Lungo la costola corrono alcune saette dorate". La Bibbia di David Bowie, con le foto dell'uomo che ha fotografato i Settanta
Il Venerdì, 7 febbraio 2003

Com'è brava!
È uscito Donna, ma non c'è niente su Gianni Agnelli. Solo il secondo lotto di rubriche firmate dal titolare qui: quella sulla signora Julianne Moore, trito cliché di bravura; quella sulla storia della canzone più strappacuori della storia; e i quattro cd di questo mese, tre belli e uno per modaioli pigri
Donna, febbraio 2003

Meglio lasciar perdere
Allora, le tanto attese prime mosse della discografia mondiale per vendere musica su internet sono finalmente un segno incoraggiante per chi aspettava un sostituto legale all'ormai defunto Napster? La risposta è no. No, no, e poi no
HappyWeb, febbraio 2002

Contro i gastrofanatici
Ecco, oggi qualcuno dovrebbe alzare con permesso il dito verso i cerimoniali gastronomici, verso le sentinelle della correttezza culinaria, verso i gerghi della ristorazione e gli atteggiamenti da iniziati, e indicare con rispetto e partecipazione che trattasi di pastasciutta
Il Foglio, 16 gennaio 2003

Un anno di rock
I dieci migliori cd del 2002 sono nove
Il Foglio, 4 gennaio 2003

Il natale del barbone
L'anno che consigliai ai parenti il cd di Gavin Bryars, ancora me ne vanto
Donna, dicembre 2002

"Il primo scalpo di internet"
È stato scotennato ieri, e secondo il columnist del New York Post John Podhoretz, il primato va alla laccata capigliatura del leader dei repubblicani al Senato americano, Trent Lott
Il Foglio, 21 dicembre 2002

Non sfonderà mai
Bright Eyes, David Gray, They Might Be Giants e Sigur Ros: cose nuove, cose no, nel primo mese di "Una splendida giornata"
Donna, dicembre 2002

Si comincia a star stretti
Dove il titolare del presente weblog per l'ennesima volta prova a spiegare ai lettori del Foglio cosa diavolo è un weblog, e comunica, con malcelato fastidio, che da due giorni ce n'è un altro, curato da uno con il quale già esiste un lungo contenzioso
Il Foglio, 12 dicembre 2002

Poi c'è Palahniuk
Non esistono più romanzieri come Hemingway. La vita un romanzo, i romanzi la vita. La guerra, l'avventura, il coraggio, le passioni, quella roba là. I tempi sono cambiati.
Il Venerdì, 8 novembre 2002

Cose che mi ha detto Diego Piacentini, il giorno dopo i risultati del terzo trimestre di Amazon
È il vice di Jeff Bezos alla guida di Amazon da tre anni. Giovedì la società di e-commerce ha diffuso i risultati del terzo quarto (si chiama così; e il prossimo, quarto quarto), valutati positivamente da analisti e commentatori.
Wittgenstein.it, 31 ottobre 2002

Le cause e le giustificazioni
Caro direttore, io penso questo: che l'argomento a cui il Foglio ha diffusamente obiettato nell'articolo in prima pagina di sabato sia un falso argomento. Non è vero, cioè, che per alcuni "le istanze nazionali represse giustifichino il terrorismo come variante delle guerre di liberazione". O meglio, può essere vero per alcuni squinternati non all'altezza di polemica. La tesi più condivisbile - che io condivido, per esempio - e a cui ti chiederei di obiettare, prevede la sostituzione di una sola parola: "le istanze nazionali represse causano il terrorismo come variante delle guerre di liberazione".
Il Foglio

Post rock and post roll
"Prima la gente non capiva un disco rock senza una voce, senza un'immagine umana da associare alle canzoni e al disco. "Così sembra una colonna sonora", dicevano".
Il Venerdì, 27 settembre 2002

Una innammissibile deviazione dalla linea del Foglio
Gli appassionati fans di Bush, un uomo che parla chiaro
Il Foglio, 24 settembre 2002

Quello degli Style Council
Paul Weller, il venticinquennale dei Jam, "il fottuto punk" e il nuovo cd
Il Venerdì, 13 settembre 2002

Noi nel mezzo
Che il confronto italiano e internazionale tra sinistra e destra si attui sui medesimi meccanismi dei litigi tra bambini è piuttosto rassicurante
Il Foglio, 13 settembre 2002

Abolire il carcere
Per consentire al nostro mondo di abolire le galere bisogna essere disposti a usarle: a occhio e croce per meno del cinque per cento della popolazione carceraria italiana attuale
Il Foglio, 21 agosto 2002

"Ve l'avevo detto, razza di idioti!"
Il nuovo libro di Martin Amis si chiama "Koba the dread"; Koba era uno dei nomignoli giovanili di Stalin (qui ne scrive Christian Rocca, qui Salon, qui il New York Times)
Il Foglio, 9 agosto 2002

Attenzio', popolazio', rivoluzio'...
Ecco fatto, adesso anch'io ho scritto un pezzo sui weblogs
Il Foglio, 27 luglio 2002

I padroni del vapore
Il sistema economico funziona, ma qualcuno sa come funziona?
Il Foglio, 23 luglio 2002

Le figlie in gambissima del presidente del Kazakhstan
In un ritratto pubblicato sabato, il New York Times ha raccontato la vita in pericolo di Irina Petrushova, direttore di Respublika, un battagliero settimanale di opposizione di Alma Ata
Il Foglio, 18 luglio 2002

La storia di due giornali
Segno dei tempi: uno è per cazzoni lobotomizzati, l'altro è la bibbia del rock. Quale dei due si mangia l'altro?
Il Foglio, 13 luglio 2002

Dentro la notizia
Non solo in galera: le persone perbene possono persino trovarsi sui rotocalchi scandalistici. Come per la galera, con rispetto delle proporzioni parlando, dopo non c'è niente da fare: meglio essere preparati
Repubblica, 8 luglio 2002

La migliore rock band del mondo
Meet the Counting Crows
Il Venerdì, 5 luglio 2002

Stato il 4 di luglio
Un tribunale californiano ha dichiarato anticostituzionale l'espressione "sotto Dio" contenuta nel Giuramento di Fedeltà pronunciato ogni giorno nelle scuole degli Stati Uniti. Ci interessa?
Il Foglio, 4 luglio 2002

Solo due parole
"Giuro fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti d'America, e alla Repubblica che raffigura, una Nazione sotto Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti". È quel "sotto Dio", l'oggetto del contendere
Il Foglio, 28 giugno 2002

Il re del rock'n'roll
Solomon Burke, a vita nuova restituito
Il Venerdì, giugno 2002

Bisogna saper vincere
Già, e se poi uno è vittima, può fare del vittimismo? O adesso comincia quell'andazzo irridente e cinico che già colpì i buoni accusati di buonismo?
Il Foglio, 22 giugno 2001

Parole, pietre e primi emendamenti
Dibattito che si ripete a ogni parola di troppo, a ogni pietra di troppo (ogni pietra è di troppo). Ogni volta pare di averlo già sentito, ogni volta esattamente uguale a quello che si disse la volta prima
Il Foglio, 18 giugno 2002

Il coro della scuola
Il disco del "Langley Schools Music Project" ha venduto trentamila copie in pochi mesi: che non lo rendono un concorrente per Eminem, ma ne hanno fatto un piccolo caso discografico. Su Amazon, è stato addirittura al primo posto delle vendite
Il Venerdì, 14 giugno 2002

Africana un par di balle!
Angelique Kidjo: "Qui vi aspettate che la musica africana corrisponda alla casella "musica africana" che vi siete disegnati"
Il Venerdì, 7 giugno 2002

Verso il confine
Israele dovrebbe decidere e creare un confine politico e geografico intorno a se stesso
Il Foglio, 1 giugno 2002

Ziggy played guitar
Tra due settimane esce il nuovo cd di David Bowie. A noialtri questo pare il suo disco più bello in vent'anni
Il Foglio, 24 maggio 2002

Paul McCartney è morto
Ed Elvis è vivo, e a Keith Richards hanno sotituito tutto il sangue. Mitologia trash del rock
Il venerdì, 24 maggio 2002

Gli universi separati del Wall Street Journal
È in questo momento, un po' arrampicati sulle punte dei piedi, con il naso tra le pagine e gli occhi storti, che si decide se l'omino avrà i vostri due euro e venti, sonante prezzo europeo dell'edizione europea
Il Foglio, 14 maggio 2002

Il relativismo è relativo
Ci sono tempi, questi, e persone, Fortuyn, che per capirli devi vederli in televisione
Il Foglio, 11 maggio 2002

L'uomo che voleva essere Kennedy
Aveva neanche 28 anni, Kerry, quando finì in televisione a "60 minutes". Per capire come c'era finito dovreste vedere questa foto. Fu scattata il 23 aprile 1971
Il Foglio, 5 maggio 2002

Datemi un Re
"Prima di Elvis, non c'era niente", andava dicendo John Lennon. Parlava di Elvis Presley, il Re. Che qui da noi, tutti sappiamo chi fosse, ma sapete canticchiare un paio di sue canzoni?
Il Venerdì, 3 maggio 2002

La musica è finita, gli amici se ne vanno
Mediamente, la qualità del giornalismo musicale italiano è - in una scala da zero a dieci - tra il due e il tre, direi
Tutto, maggio 2002

Tom waits for no one
Tom Waits è un mito. Lo è davvero: gode di un culto unanime, scrive musica e pubblica dischi da trent'anni esatti, non riceve mai una critica negativa, decine di colleghi lo citano a modello, le sue canzoni sono state cantate da tutti
Il Venerdì, 19 aprile 2002

Equidistanza a buon mercato
Che valore ha la condanna del terrorismo come se si trattasse di una pratica delinquenziale qualsiasi fino a che non la si mette in relazione diretta con le scelte e le responsabilità dell'Autorità Palestinese, di cui è figlio come le prepotenze militari israeliane sono figlie degli ordini che ricevono?
Il Foglio, 9 aprile 2002

La pagliuzza nel mio occhio
Bene, io, l'America, la polizia italiana e Israele, condividiamo gli stessi valori e gli stessi principi, dichiariamo di rispettare la democrazia, i diritti umani, eccetera. Pretendo che lo facciamo, che ci comportiamo bene: siamo dalla stessa parte
Il Foglio, 5 aprile 2002

L'ultimo baluardo del pop intelligente
"We were never being boring", dicevano i Pet Shop Boys dieci anni fa, citando Zelda Fitzgerald: "non siamo mai stati noiosi". Perché smettere, allora?
Panorama, 5 aprile 2002

Un sistema ci deve pur essere
Ho chiamato Tommaso Pincio, e gli ho chiesto se il suo è un romanzo sull'eroina, sugli anni Novanta o su Kurt Cobain
Il Foglio, 4 aprile 2002

Buenos Aires, tutto sommato
Odiavo l'Argentina per come si era portata a casa la Coppa del Mondo, pestando l'Olanda di Krol e Cruyff che già era stata rapinata dalla Germania quattro anni prima. Erano ventiquattro anni che odiavo l'Argentina
Max, aprile 2002

Mrs. Klein, I suppose
Da qualche tempo Internazionale ospita anche testi originali di collaboratori, alcuni bravi, alcuni rinomati. Naomi Klein appartiene alla seconda categoria, direi. Ho letto il suo articolo sull'Argentina
Il Foglio, 28 marzo 2002

Una scatola a forma di cuore
Kurt Cobain veniva da un "paese di boscaioli" dello stato di Washington, Aberdeen, "Dalle fangose rive del Wishkas", come si chiamò poi un live postumo dei Nirvana
Il Venerdì, 24 marzo 2002

L'uomo che tradì Rock Hudson
La rivelazione della sua omosessualità venne tenuta da parte con imbarazzo e ammiccamenti dai media e dal suo ambiente. I suoi amici non volevano che la notizia "offendesse" la sua persona. E molti gay temevano che potesse servire a legare la malattia alla condizione omosessuale.
Panorama, 15 marzo 2001

Un giorno come un altro, a Buenos Aires
Duhalde scende dalla macchina impataccata e getta alla piazza un saluto disteso, che gli scompone goffamente il doppiopetto. Poi entra al Congresso e parla per 45 minuti - riprodotto in tutto il circondario dagli immensi altoparlanti installati davanti al palazzo - riuscendo a promettere che nel 2003 il prodotto interno lordo crescerà del 5%
Il Foglio, 5 marzo 2002

L'uomo che si fa
Irvine Welsh ha preteso di andare alla partita, quando gli hanno chiesto di fare un giro di interviste per presentare la traduzione italiana di "Colla", appena pubblicata da Guanda
Il Venerdì, 15 febbraio 2002

Mulholland Peaks
David Lynch, quando si addormenta la sera, non chiude gli occhi: chiama una dissolvenza al nero
Il Foglio, 14 febbraio 2002

"Duhalde è un mafioso"
Marco Bechis ha vissuto in Argentina fino a sedici anni, figlio di un ingegnere milanese impiegato in un'azienda italiana in Sudamerica. Decise di tornarci qualche anno dopo, per fare il maestro elementare
Il Venerdì, 1 febbraio 2002

Un bel dibattito sulla tortura, ah sì
Il guaio con le tesi controcorrente è che, per quanto assurde o abiette siano, per contraddirle bisogna seguire le corrente: dire cose scontate, banali, vecchie
Il Foglio, 26 gennaio 2002

Una histoire che non ce la sognavamo nemmeno
Da sette anni, quindi si sa solo che il più ricercato dei tangentopolati francesi è stato brevemente alle Bahamas e poi chissà. E qui arriva Antoine, il figlio maggiore
Il Foglio, 25 gennaio 2002

Innanzitutto, complimenti
Un penny. La notizia della settimana vale un penny, e due anni fa avrebbe avuto le prime pagine. Internet faceva notizia, allora. Beh, Amazon ha chiuso il 2002 in profitto.
Il Foglio, 23 gennaio 2002

La differenza tra un gatto e un ferro da stiro
Forse il nuovo iMac è un po' avanti sui tempi del pubblico, forse hanno esagerato: ma sono dannatamente bravi. I migliori
Il Foglio, 22 gennaio 2002

I migliori dischi rock del 2001
Ecco fatto, dieci. Se non abbiamo potuto citare Bob Dylan, gli Strokes e Biagio Antonacci, è solo per ragioni di spazio. Naturalmente
Il Foglio, 22 gennaio 2002

Il diavolo ascolta Bach, probabilmente
Marilyn Manson è uno che circola sempre con la faccia pittata in maniere oscene, occhi di vetro, giarrettiere e biancherie intime femminili, cuoio, borchie, le solite cose. Uno che canta di anticristi, satana, suicidi e simili diavolerie. In concerto, suole appoggiare il pisello sulla testa dei poliziotti in servizio, e questo è il suo cavallo di battaglia
Tutto, gennaio 2002

Sanremo promette bene, e chissenefrega
Ecco qua: restano Gino Paoli, che cominciò ad andare a Sanremo nel 1961 con Tony Dallara, e Patty Pravo che invece nel 1970 con Little Tony. Basterebbe a non parlarne
Il Foglio, 10 gennaio 2002

Guerre di religione
Le vincono sempre le religioni. In giro ci sono molti pavidi del "religiously correct": l'antropologia culturale è rinata a casa, il laicismo è fuori moda e le accuse di persecuzioni religiose sono sulla bocca di qualsiasi distributore di opuscoli.
Il Foglio, 8 gennaio 2002

Scontro di civiltà
Andiamo sostenendo che non è uno scontro di civiltà, che arabi o occidentali, cristiani o musulmani, per noi pari sono. Che non ce l'abbiamo con gli afgani. Ma l'unico afgano musulmano per cui abbiamo compassione è americano.
Il Foglio, 19 dicembre 2001

Di cosa parliamo quando parliamo di baseball
Chiedete a un ragazzino americano cosa gli fa venire in mente questo numero, 108. Ci sono 108 cuciture in una palla da baseball. Lo sanno anche gli stones, in America. E dategliela in mano questa palla con le sue 108 cuciture, al ragazzino americano, e ditegli di lanciarla.
Max, dicembre 2001

Muneer, che la sera sta a casa
Non è che si esca molto, a Gerusalemme est. Qualche volta vengono i suoi amici da lui, qualche volta lui va da loro. Muneer abita, come tutti gli arabi, nella parte orientale della città, quella oltre la famigerata linea verde che un tempo doveva limitare la colonizzazione israeliana, ma ora è stata assai superata.
Max, dicembre 2001

Dove è finito Manute Bol?
Di nuovo bloccato al Cairo a sperare che il Dipartimento per l'immigrazione degli Stati Uniti lo faccia tornare in America dai suoi figli. Ha 39 anni, stando ai documenti, anche se la sua data di nascita non è mai stata certa. Quando abbandonò Forlì e il basket, se ne tornò in Sudan ricco e popolare.
Il Venerdì, 7 dicembre 2001

Ho solo dovuto aspettare un po'
Ormai la durata dei Beatles è solo una piccola parte delle vite dei suoi militanti, eppure tocca sempre parlarne, come Lotta Continua
Il Foglio, 1 dicembre 2001

L'America del cinema
Persino il peggiore film con Bruce Willis è erede della più grande storia cinematografica del mondo.
Il Foglio, 28 novembre 2001

Dopo il Grande Fratello, niente sarà più come prima
Noi no, pensiamo: noi guardiamo questi deficienti godendo della nostra superiorità, della nostra capacità di discernere e individuare le loro meschinità. Li massacriamo, inventiamo volatili parodie, elenchiamo citazioni dei loro dialoghi da cretini, e li chiamiamo cretini. E ci telefoniamo per raccontarceli e facciamo il tifo per Pietro o Roberta.
Il Foglio, 19 ottobre 2000

La televisione ha vinto
Non è interattiva, non ci si può cliccare sopra, non permette di relazionare dieci cose assieme, né di ricevere le informazioni più disparate in ogni momento: se ne viene passivamente inghiottiti. E sapete che c'è? È proprio per questo che va fortissimo.
il Foglio, 21 novembre 2001

L'America, la CIA, il Condor
Robert Redford, retto e di sinistra come è Robert Redford in un film di Sidney Pollack. Ma di fronte alla chance di sfuggire ai suoi killer andando in Europa, dice: "Io in America ci sono nato. E mi sento male appena mi allontano un po'".
Il Foglio, 10 novembre 2001

Il paese ha bisogno di vittorie
Questo nostro non è "the land of the free". Questo non è il paese di "liberté, egalité, fraternité". Non resta che costruire altre ragioni per andarne fieri.
Il Foglio, 6 novembre 2001

YankeesMania
Succede che Martinez prende la mira e la incocca, la palla, e quella fottuta vola vola vola ed è un fuoricampo da due punti, pareggio, e da lì Kim comincia a sbagliare tutto e Jeter al secondo supplementare fa un altro fuoricampo e viene giù lo stadio. E adesso siamo pari. Ecco com'è il baseball.
Il Foglio, 23 ottobre-6 novembre

Israele, tutti d'accordo: ritirarsi, e alla svelta
Sia il maggior quotidiano del paese, che l'autorevole organo della sinistra liberale pensano che l'occupazione militare della Palestina di questi giorni non sia servita a un bel niente.
Il Foglio, 30 ottobre 2001

Il grande mistero di Randy Newman
"Perché questo genio non è famoso e conosciuto come dovrebbe?". Quando gli chiesero cosa avrebbe pensato dell'autore, ascoltando le sue canzoni, lui disse "una specie di pseudo intellettuale liberal dell'Ovest, che è quello che sono".
Il Foglio, 28 ottobre 2001

Un mattino di giornali in Israele
"Vadano all'inferno!", avrebbe addirittura detto Bush secondo Ma'ariv, il secondo quotidiano del paese, dopo che gli era stato riferito il numero di morti palestinesi di questi giorni.
Il Foglio, 24 ottobre 2001

Un giorno come un altro, a Gerusalemme
"Adesso ti conviene tornare a Gerusalemme, che ci metterai un po', oggi", mi consiglia con un sorriso ammiccante il ragazzo palestinese davanti all'universita': "I nostri soldati hanno ammazzato un ministro israeliano". Lo dice come se si trattasse di un'uscita dell'autostrada chiusa per lavori.
Il Foglio, 19 ottobre 2001

Questa terra è la mia terra. La bandiera no
Già far risalire uno scarso attaccamento al paese dalla distrazione degli spolveratori di bandiere mi sembra forte. Ma non crescerà, quest'attaccamento anelato, con una baldanzosa campagna nazionale antipolvere. Libro, moschetto e Fabello.
Il Foglio, 10 ottobre 2001

Chi vinse in Florida? Lo volete davvero sapere?
La notizia, diffusa da Salon su internet, è che un consorzio formato da alcune delle più importanti testate giornalistiche - tra cui New York Times, Washinton Post, CNN e Wall Street Journal - avrebbe deciso di rinviare la pubblicazione di una nuova ed accurata inchiesta sul voto della Florida alle presidenziali dell'anno scorso.
Wittgenstein.it, 8 ottobre 2001

Bonds e i suoi fuoricampo, se tutto fosse come prima
E poi Rodriguez lancia la seconda palla e Bonds la centra con una mazzata da "oooooh" che vola, vola, vola, supera il limite del campo verde e se ne va in tribuna, e lo stadio assonnato esplode e Bonds lascia andare la mazza e comincia a saltare con le braccia alzate e a correre intorno al campo e tutti sono in piedi e e applaudono...
Wittgenstein.it, 5 ottobre 2001

Incubi, dubbi e maschere antigas
Cosa si fa quando è successa una cosa così? Cosa si fa nell'attesa di una guerra così? Che accidenti di vita si continua, che pensieri vengono, che sogni si fanno, che contromisure si prendono? Tra l'incudine dell'undicisettembre e il martello di minacciate armi biologiche e nuovi attentati, molti americani stanno perdendo la calma.
Il Foglio, 5 ottobre 2001

Tre storie di Freedom of Speech, dopo l'11 settembre
Un portavoce della Casa Bianca ha attaccato Bill Maher, titolare di uno show televisivo, che aveva sventatamente accusato di viltà i militari americani che lanciano missili da lontano: "di questi tempi la gente dovrebbe stare attenta a quel che dice e quel che fa", ha detto il portavoce Ari Fleischer. A quel che dice.
Wittgenstein.it, 3 ottobre 2001

Le leggende urbane dell'11 settembre
Un malato mentale è scappato da una clinica quel giorno e si è introdotto sul luogo delle macerie: l'hanno trovato nudo in cima al cumulo di detriti. Sono morti trenta genitori di ragazzi di una delle scuole private più prestigiose della città. Un poliziotto è sopravvissuto dopo essere precipitato su un pezzo di cemento per 82 piani. Le riserve d'acqua sono avvelenate. Hanno trovato il cadavere di una hostess, ammanettata a un sedile. Ci saranno nuovi attacchi nei prossimi giorni.
Il Foglio, 2 ottobre 2001

L'eleganza dell'infame e la firma di bin Laden
La firma di Osama Bin Laden tradirebbe la personalità di un uomo depresso e frustrato, secondo un eminente grafologo interpellato dal Times di Londra. La notizia, pari a una battaglia vittoriosa, è stata ripresa con baldanza dai maggiori quotidiani italiani: uomo depresso, guerra quasi vinta. Presto un sessuologo svedese dirà che Bin Laden è pure impotente, e l'avremo messo nel sacco.
Il Foglio, 29 settembre 2001

Come diventare buoni
I sikh negli Stati Uniti sono poco meno di mezzo milione, in gran parte insediati sulla West Coast e quasi tutti provenienti dal Punjab. In India ce ne sono circa quindici milioni, la quinta religione del mondo per numero di adepti: sono la passione dei turisti occidentali per via dei loro formidabili turbanti colorati e delle gran barbe.
Il Foglio, 21 settembre 2001

I media italiani e le twin towers
Guardate che le televisioni italiane non se la sono cavata tanto bene, in questi terribili giorni. Non quanto ha scritto Alessandra Comazzi sulla Stampa, che ha elogiato il fatto che tutte le reti siano state sulla notizia appena questa è arrivata e ci siano rimaste per due giorni interi. E va bene.
Il Foglio, 19 settembre 2001

Quando muoiono gli americani
Quando muoiono gli americani c'è qualcosa di diversamente prepotente, una sofferenza di bambini, una distruzione dei loro giocattoli. La loro retorica diventa ingenuità, la strafottenza fa tenerezza, quando un bullo riduce a bambini in lacrime e sangue i guardiani del mondo.
Il Foglio, 14 settembre 2001

Anche da morto, vince Napster
La discografia mondiale pensava di aver soffocato a suo vantaggio - legge e ordine - l'illegalità e i saccheggi, e di poter far funzionare da sola con le sue manone il giocattolo sottratto ai suoi insubordinati inventori. La risposta che ha ricevuto è un messaggio di errore.
Wittgenstein.it, 9 settembre 2001

E gira tutto intorno la stanza
Il critico Sandro Cappelletto (che critico è critico, non c'è che dire) ha scritto sulla Stampa del massacrante dolore a cui sono sottoposte le sue orecchie un po' ovunque, soprattutto sul "traghetto veloce per le isole", alludendo forse a un nesso tra la velocità del battello e il volume della musica, o forse tra questo e la destinazione isolana (sulle navi per Spalato ci dev'essere un silenzio mortale).
Wittgenstein.it, 8 settembre 2001

Rivoluzioni
In questi giorni su Telepiù danno Brubaker a ripetizione. Brubaker è il più bel film di carcere di tuttitempi (e ce ne sono eccome). Quando alla fine lo sconfitto direttore liberale - Robert Redford con zazzerona d'ordinanza - abbandona il carcere di Wakefield...
Il Foglio, 6 settembre 2001

Liberate il duce
Son qua, seduto sul bordo del letto su questo plaid ispido e pungente, e me lo penso, quell'uomo. Sessant'anni appena compiuti e un fagotto di umiliazioni portato in giro per mezza Italia. Dormì sotto questo plaid per una decina di notti, cinquantotto anni fa. Pensava che la sua stella fosse tramontata per sempre.
Repubblica, 28 agosto 2001

I brividi del deputato Gary Condit
Questa non è la torbida storia tra Chandra Levy e Gary Condit. Questa è la torbida storia tra Ann Marie Fahey e Tom Capano, che risale a cinque anni fa e come ha ricordato il Philadelphia Daily News, somiglia a quella che sta sulle pagine dei giornali di tutto il mondo da settimane "da far paura".
Il Venerdì, 24 agosto 2001

Il guaio con la scuola Diaz
Nessuno si sostituisca a un giudice, ma quando decine di testimoni dicono "un pestaggio", c'è sangue ovunque, barelle, referti medici, l'ipotesi che ci possa essere stato un pestaggio è abbastanza plausibile. No?
Il foglio, 26 luglio 2001

Scusi, ha commesso genocidio?
Se per caso in passato hai "svolto attività di sabotaggio" ti puoi trovare in una spiacevole condizione di ingresso illegale degli Stati Uniti. Va a finire che se anche intendi svolgere attività criminali, te lo tieni per te per evitare seccature.
Wittgenstein.it, 1 luglio 2001

Andrew Sullivan
Una storia è una storia. Poi se si vuole si può anche parlare di come vanno le cose di questi tempi con internet, la diffusione delle notizie, il giornalismo, la lotta politica, il rispetto degli avversari. Una storia è questa.
Il Foglio, 7 giugno 2001

Primavera
Non notate niente? Non sentite che la primavera è arrivata, una primavera un po' recalcitrante, ma che sta riprendendo tutti i suoi spazi, tutti i nostri sensi, che torna come ogni anno da sempre e ci mostra com'è il mondo a primavera, com'è sempre stato. Com'era sempre stato, fino a un anno fa. Non notate niente? Non notate che non si parla più di internet?
Il Foglio, 24 maggio 2001

Appunti su Dave Eggers, il più grande scrittore americano vivente
Il Foglio dei ritratti, 6 maggio 2001

Come guadagnare, o provarci, con la musica online in Italia
Una parola su quattro è in inglese, con Dettori di Vitaminic: si vede che ha chiaro nella sua testa ogni più piccolo dettaglio del quadro generale, ma non ci tiene a fare del suo meglio per renderlo chiaro agli altri
Il Foglio, aprile 2001

Il più grande prima base di tutti i tempi
Con la testa bassa, dopo una lunga esitazione e ripetendo a braccio un appunto che teneva in tasca, Gehrig disse "Sapete ormai che per me è un brutto momento, ma voglio dirvi che oggi mi considero l'uomo più fortunato del mondo". Non ho avuto che bene dalla vita, proseguì, sotto il sole di luglio davanti a sessantamila persone.
Repubblica, 11 aprile 2001

A-ha!
Quando ci si imbatte in qualcosa che pare scandaloso, è più difficile pensare che forse c'è qualcosa che non sappiamo o che non abbiamo capito, e chiedere spiegazioni. È più facile giudicare in cuor proprio, chiedere dimissioni, licenziare, mettere alla berlina, scrivere libri di storia. È più bello affermare il proprio giudizio, il proprio "A-ha!"
Il foglio, 14 marzo 2001

Diaco, che non può che migliorare
Una cosa che nemmeno i maggiori tromboni della letteratura italiana contemporanea (non posso dire i nomi - strategia Diaco - ma ci siamo capiti), una cosa che dopo una pagina così uno rimpiange Fahreneit 451 . Per fortuna sapevo chi era l'autore, (altrimenti avrei maldestramente provocato un incendio).
Il foglio, 3 marzo 2001

A pranzo col nemico>
Mi sono fatto fregare da Microsoft?
Diario, 2 marzo 2001

Dinosauri rock
Quando eravamo ragazzi ascoltavamo Is she really going out with him?, una canzone di Joe Jackson che si chiedeva perché quegli schianti di ragazze non escono con noi invece che con quelli là: e la sentivamo vera per tutti noi sfigati.
Diario, 23 febbraio 2001

La bufala dei gattini bonsai
Dieci giorni fa il sito è stato segnalato con scandalo da un quotidiano italiano, ignaro che si trattasse di un falso, benché la rete ospiti diversi articoli che lo spiegano. E così la catena delle e-mail che invitano a boicottarlo, distruggerlo, mandare petizioni, eccetera, si è scatenata anche da noi.
Repubblica, 13 febbraio 2001

Il grande fratello nascosto nel computer
Oh-oh. Eccolo qua, il Grande Fratello. Siamo noi, e i buchi nelle nostre tasche. Una subconscia tendenza a sparpagliare e rendere pubbliche parti di noi, a casaccio, a chi abbia la pazienza di leggerle e un hex editor. Io, a partire da questo pezzo, smetto di mandare files in attachment.
Repubblica, 17 gennaio 2001

Diego Piacentini, il numero due di Amazon
"La pubblicità non basta, non funziona nessun modello di business che non si basi su un guadagno dagli utenti. E la cosa più ardua è abituare i clienti a pagare per cose che hanno sempre avuto gratis". Sarà per questo che all'Espresso piacerebbe vendere Kataweb? "Anche a me piacerebbe vendere il mio appartamento a Segrate, ma chi se lo compra?".
Il Foglio, 11 gennaio 2001

Seattle
Anche a Seattle c'è uno sciopero dei giornalisti. C'era, fino a ieri mattina. Lo sciopero dei giornalisti di Seattle è diverso da quelli italiani. Somiglia un po' agli scioperi che si vedono nei film americani, neanche a farlo apposta.
Il Foglio, 10 gennaio 2001

Dopo il Grande Fratello, niente sarà più come prima
Noi no, pensiamo: noi guardiamo questi deficienti godendo della nostra superiorità, della nostra capacità di discernere e individuare le loro meschinità. Li massacriamo, inventiamo volatili parodie, elenchiamo citazioni dei loro dialoghi da cretini, e li chiamiamo cretini. E ci telefoniamo per raccontarceli e facciamo il tifo per Pietro o Roberta.
Il Foglio, 19 ottobre 2000

Beccato
Credevate che Napster vi avrebbe dato tutta la musica del mondo all'infinito? Fine della festa, è salito il controllore. E a me mi ha beccato.
Il Foglio, 5 ottobre 2000

Il baseball per tutti
A baseball giocano due squadre di nove persone. Fin qui ci siamo? La partita dura sette tempi (si chiamano innings). In ciascun tempo ci sono due turni: in ciascun turno una squadra attacca e l'altra difende. Già stanchi? Riposatevi un momento.
Mondadori.com, 27 settembre 2000

Le giornate della gioventù a Roma
Papaboys
Il Foglio, 17 agosto 2000
Woodstock giubilare Il Foglio, 17 agosto 2000
L'appeal della Chiesa Il Foglio, 18 agosto 2000
Party a Tor Vergata Il Foglio, 19 agosto 2000
Il Papa è bravo Il Foglio, 22 agosto 2000

Moby, Manu Chao e David Gray: Late-comers
Il Foglio, 3 agosto 2000

Internet, il polverone mediatico
Fra qualche anno forse usciranno inchieste in cui gruppi di giornalisti faranno ammenda degli eccessi di questi anni e dichiareranno che forse Jeff Bezos e Renato Soru non erano gli uomini della provvidenza. La connivenza con le procure risalterà. Per ora, un accenno a internet guarnisce qualsiasi notizia di una patina d'oro, nelle redazioni.
Wittgenstein, agosto 2000

Internet è un bluff?
Sette indizi per una domanda

Questi sono i motivi per cui mi sembra difficile negare che si tratti di un bluff formidabile. Magari alla prossima mano ci entrerà un poker servito: ma a questa ci troviamo con due otto e tre carte da cambiare. E dopo il cambio, ogni giorno finora, abbiamo sempre due otto. Ma rilanciamo e il piatto cresce.
Il Foglio, 14 giugno 2000

Stonewall, la vera storia del gay pride
La sera del 27 giugno 1969 era un venerdì, e lo Stonewall Inn era pieno come un uovo. Il locale di Christopher Street, nel Greenwich Village, era uno dei più noti locali gay di Manhattan, discretamente appartato dall'esterno e periodicamente tartassato dalla polizia con una scusa o l'altra.
Mondadori.com, 30 maggio 2000

Se lo passano come una nuova droga
Inizia con un bislacco avvertimento l'introduzione a A heartbreaking work of staggering genius ("Una straziante opera di sconvolgente talento"), il romanzo di un ventinovenne scrittore statunitense, Dave Eggers, che la stampa americana sta incensando quasi unanimemente da due mesi e che i lettori tengono da otto settimane nelle prime posizioni della classifica dei bestseller del New York Times
Il Foglio, aprile 2000

Hillsdale, qualcuno deve chiedere scusa
Per la destra americana Hillsdale è l'integrità ideologica, la fede nella libertà individuale, nel governo limitato, nel libero mercato, è la scuola dei grandi repubblicani di domani, la loro Harvard. I più stimati intellettuali conservatori mandano a Hillsdale i loro figli: "A volte vorrei ci fossero dei democratici qui, per discutere con qualcuno".
Wittgenstein.it, 8 dicembre 1999

Lettera a Michele Serra su D'Alema e Forattini
Allora, non sono d'accordo con te che scrivi a D'Alema di ritirare la querela a Forattini. Non credo che la satira debba vivere "di forzature e deformazioni" al punto di esporre cose false, ma non paradossali, per vere. La visione della satira come sberleffo ai potenti, Davide contro Golia, è superata dai tempi.
Il Foglio, 23 novembre 1999

Jedediah Purdy, contro l'ironia
Cosa ha pensato Jedediah Purdy? Lo spiega chiaramente nel primo capitolo del libro, in cui riconosce che l'infiltrazione dell'ironia nei nostri meccanismi di comportamento ha delle ragioni logiche. Abbiamo visto tutto, letto tutto, provato tutto.
Il Foglio, 23 settembre 1999

La donna che tradusse il giovane Holden
Adriana Motti, il nome sul frontespizio, ha settantacinque anni, cinque meno di Salinger, ed è oggi una delle più note traduttrici italiane. Note a chi? "Non si presta mai nessuna attenzione al nome del traduttore: è un lavoro aberrante e io mi sono tremendamente pentita di averlo fatto. Nessuna soddisfazione, si guadagna pochissimo e si perde completamente la propria identità".
Diario, settembre 1999

Cento giorni
Un bilancio positivo, quello del presidente Ciampi. Così positivo, da aver realizzato in 90 giorni il lavoro di 100, hanno pensato gli ascoltatori del Tg2 che ha ripreso la "notizia" dalle agenzie. Dal 18 maggio, giorno dell'insediamento del nuovo Presidente, erano infatti passati soli 90 giorni (92 oggi).
Il Foglio, 18 agosto 1999

Wen Ho Lee, la spia sbadata
Quattro mesi di bufera internazionale ed elettorale (siamo già in piena campagna presidenziale 2000) intorno alla testa di questo cinquantanovenne nato a Taiwan e americano dal 1964.
Il Foglio, 7 agosto 1999

Un-mito-una-leggenda
Se sei lì e lo guardi, vedi il mito, la raffigurazione del mito, mezzo secolo di storia, vedi Bobdìlan, puoi dire ai tuoi figli "io e tua madre cantavamo Blowin' in the wind ai concerti di Bob Dylan", e loro risponderanno "sì, ci ha detto così anche il nonno".
Mondadori.com, 29 maggio 1999

Su Krishnamurti
Così, al tempo della foto, Krishnamurti era diventato un fenomeno culturale, religioso e di costume straordinario. Il tipo di pubblico dei suoi incontri (ricche nobildonne, artisti, persone in vista, le cui donazioni hanno permesso fino ad oggi di finanziare fondazioni, scuole e pubblicazioni) lo portava nel Kent, a Taormina, Biarritz, Gstaad, in castelli olandesi, ville californiane, colline fiorentine. L'Ordine della Stella aveva cinquantamila membri.
Diario, 12 maggio 1999

Libri

John Grisham
The Summons
Il Foglio, 2 marzo 2002

Choke
Chuck Palahniuk
Il Foglio, agosto 2001

L'opera struggente di un formidabile genio
Dave Eggers
Panorama, aprile 2001

La città di Dio
E.L. Doctorow
Il Foglio, aprile 2001

The Painted House
John Grisham
Panorama, febbraio 2001

The Body Artist
Don De Lillo
Panorama, gennaio 2001

Lying Awake
Mark Salzman
Wittgenstein, settembre 2000

Inside the Oval Office
William Doyle
Panorama, 1 ottobre 1999

The Tesseract
Alex Garland
Panorama, 23 luglio 1999

This is the Beat Generation
James Campbell
Panorama, 11 giugno 1999

Il morbo di Haggard
Patrick McGrath
Wittgenstein.it, 6 giugno 1999