Le voci che circolano dopo l'11 settembre
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Voci. Come sapete, dietro gli attentati americani
dell'undicisettembre c'è la CIA. Noi ingenui non vogliamo
crederci e ci copriamo gli occhi di fronte all'evidenza. Ma ognuno
di noi ha un suo manipolo di amici scaltriti, edicolanti saputi,
passeggeri dell'autobus che hanno visto il mondo, ascoltatori
radiofonici informati, che insiste da giorni a mettere pulci
negli orecchi. I dati combaciano, gli indizi sono prove, la storia
insegna, e a me non mi fregano, ah no. E giù storie su
contatti tra i dirottatori e agenti americani, notizie sul lassismo
accordato ai controlli, origine dei coltellini, eccetera. I giornali
americani hanno compilato elenchi di miti e leggende circolanti
dal primo indomani, che si arricchiscono ogni giorno. Come la
storia dell'F-16 che avrebbe abbattuto l'aereo precipitato in
Pennsylvania, che qualcuno il cugino di un cugino
avrebbe persino visto. Una balla. E ci siamo dimenticati tutti
del fatto che gli aerei dirottati fossero cinque, sei, otto,
stando alle notizie dei quel pomeriggio. I palazzi intorno al
World Trade Center sono precipitati e risorti più di una
volta: a cominciare da One Liberty Plaza di cui fu falsamente
annunciato il crollo il giorno dopo l'attentato. Una storia che
ultimamente circola assai anche da noi, è quella che sostiene
che le immagini di palestinesi festanti per gli attentati trasmesse
dalla CNN siano in realtà materiale di repertorio risalente
alla guerra del Golfo. Idea abbastanza stupida, che la rete più
importante del globo in quel momento, decida di falsificare una
storia così. In ogni caso, il direttore della CNN ha risposto
ufficialmente definendo la tesi ridicola e spiegando che nelle
immagini girate quel martedì nella parte orientale
di Gerusalemme da una troupe della Reuters si vedono tra
l'altro uomini esporre immagini di Bin Laden, che ai tempi del
Golfo non c'entrava niente. Uno studente brasiliano che per primo
aveva fatto circolare in internet la tesi del falso, ha diffuso
una ritrattazione.
Poi capita continuamente di sentire di qualcuno che sapeva quel
che sarebbe successo. Lasciamo perdere Serena del Grande Fratello
a cui un amico egiziano aveva predetto un incidente aereo che
avrebbe rinviato la trasmissione (e la Digos non ha ancora fatto
irruzione nella casa per interrogarla?). Ma in America circola
assai la voce per cui dei bambini arabi a scuola avrebbero confidato
ai compagni americani quel che stava per accadere. Pare che sia
successo a Jersey City, sì, sì. Davanti a un paio
di alberghi nei pressi del World Trade Center non c'erano taxi,
quel mattino. Molti ebrei newyorkesi erano stati avvisati dal
Mossad e avevano abbandonato la città. E a leggerle oggi,
ogni intervista a un arabo pubblicata negli ultimi sei mesi,
annunciava più o meno cripticamente l'attentato. Vanno
fortissimo anche le decisive riflessioni sull'immagine di Satana
che trasparirebbe da una foto delle torri in fumo, per non parlare
del curioso caso ma enfatizzato in dietrologie deliranti
della combinazione di caratteri del font Wingdings che
sui computer converte la sigla NY in un teschio e una stella
di Davide. (Qualcuno si è fatto gabbare anche da un'ulteriore
elucubrazione, per cui la sigla del volo Q33NY corrisponde
a un aereo, due torri, teschio e stella di Davide: che è
vero, solo che quella sigla è inventata, non esiste nessun
volo Q33NY). Roba da perderci il sonno. Circola da anni e costrinse
addirittura Microsoft a una dichiarazione ufficiale. La già
straordinaria capacità di creazione di bufale da parte
della Rete sta dando il meglio di sé. In America è
girata moltissimo un'e-mail che riproduceva un accorato messaggio
di solidarietà di un giornalista canadese. Ma si è
saputo che lui era morto vent'anni fa e il messaggio risaliva
alla guerra del Vietnam. È stata sbugiardata con facilità
anche una foto diffusa in internet di un aereo che arriva alle
spalle di un visitatore sul tetto di una delle torri.
Negli Stati Uniti c'è poi una pioggia dicerie bislacche
e sconclusionate, ma a volte gravissime, che sono state raccolte
dal New York Times pochi giorni fa. Un malato mentale è
scappato da una clinica quel giorno e si è introdotto
sul luogo delle macerie: l'hanno trovato nudo in cima al cumulo
di detriti. Sono morti trenta genitori di ragazzi di una delle
scuole private più prestigiose della città. Un
poliziotto è sopravvissuto dopo essere precipitato su
un pezzo di cemento per 82 piani. Un network radiofonico ha bandito
un centinaio di canzoni dalle sue trasmissioni (la lista è
stata compilata ed è circolata, ma non è stato
attuato nessun divieto). Le riserve d'acqua sono avvelenate.
Hanno trovato il cadavere di una hostess, ammanettata a un sedile.
Ci saranno nuovi attacchi nei prossimi giorni. Si diffondono
voci più semplici ma anche più pericolose su persone
ritrovate in vita, parti dell'aereo, documenti di identificazione,
tutte cose che creano attese e illusioni terribili: ai centri
di crisi arrivano le notizie e le richieste di conferma senza
che i responsabili ne sappiano niente e questo scatena un'ulteriore
confusione nella ricerca delle fonti e delle attendibilità.
I cinque pompieri che furono trovati vivi due giorni dopo erano
in realtà soccorritori recuperati da un cratere dove erano
rimasti incastrati poco prima. E la compagnia telefonica AT&T
ha smentito che siano mai state compiute chiamate da persone
imprigionate tra le rovine: le storie per cui le vittime chiamavano
a casa da sotto le macerie non hanno avuto nessuna conferma.
La storia dell'acqua avvelenata, non si sa da dove sia uscita,
ma ha costretto le autorità ad avviare un'ispezione delle
cisterne e ad aumentare la sorveglianza.
Anche Richard Roeper del Chicago Sun-Times ha scritto un articolo
sulle storie che ha sentito in questi giorni. Quella più
incredibile, dice, è quella dei predicatori reazionari
Jerry Falwell e Pat Robertson che avrebbero sostenuto che gli
attentati erano una punizione divina contro gay, femministe,
abortisti, e contro l'America che li tollera. Beh, l'hanno detto
davvero. |