Come diventare buoni
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I sikh negli Stati Uniti sono poco meno di mezzo
milione, in gran parte insediati sulla West Coast e quasi tutti
provenienti dal Punjab. In India ce ne sono circa quindici milioni,
la quinta religione del mondo per numero di adepti: sono la passione
dei turisti occidentali per via dei loro formidabili turbanti
colorati e delle gran barbe. Negli Stati Uniti molti di loro
come tutti gli immigrati da ogni parte del mondo
fanno i tassisti. Spesso non sanno le strade, ma la gente ormai
c'è abituata. I sikh americani hanno le loro comunità
e i loro templi: nella zona di San Francisco in questi giorni
hanno raccolto 34 mila dollari per aiutare le vittime degli attentati
della settimana scorsa. Balbir Singh Sodhi veniva dal Punjab
e aveva un taxi a Walnut Creek, una ventina di miglia a nord
est di San Francisco, ma aveva avuto delle brutte esperienze
da tassista: tentativi di rapina, ubriachi molesti, queste cose.
Così aveva deciso di trasferirsi in Arizona, nella cittadina
di Mesa, dove aveva aperto una pompa di benzina Chevron. Sabato
il distributore era chiuso, ma lui era lo stesso lì intorno
a sistemar cose, quando gli hanno sparato a morte. La polizia
ha arrestato un uomo di 42 anni, Frank Roque, fermato poco dopo
per aver ferito a un altro distributore un impiegato di origine
libanese. Quando lo hanno preso, Roque ha gridato "Io sono
un americano, e voi arrestate me invece dei terroristi!".
Secondo le ricostruzioni Balbir Singh Sodhi sarebbe stato ucciso
perché aveva il turbante, la barba e la carnagione scura.
Proprio come il Bin Laden che tutte le tv del mondo mostrano
da dieci giorni.
Balbir Singh Sodhi (tutti i sikh maschi si chiamano Singh, e
le donne Kaur, per testimoniare l'uguaglianza tra gli individui)
aveva 49 anni ed è uno dei tre uomini uccisi a seguito
dell'attentato newyorchese. Gli altri sono un cristiano copto
nella città di San Gabriel e un pakistano ammazzato nel
suo negozio di Dallas. Molte aggressioni sono avvenute in tutti
gli Stati Uniti. A San Francisco, un indiano cattolico è
stato colpito con un pugno da un uomo che gli ha gridato "Sporco
arabo!". Un amico australiano che era con lui è stato
accoltellato. Un marocchino è stato ferito al suo distributore
di benzina nell'Illinois. A Huntington hanno cercato di investire
una signora pakistana e a Seattle qualcuno ha provato a dar fuoco
a una moschea.
Le moschee sono assai numerose nelle grandi città. Dei
sette milioni di musulmani residenti degli Stati Uniti, quasi
la metà è costituita dagli afroamericani. Nessuno
ricorda l'Islam dei neri americani, in questi giorni, quello
da Malcolm X in poi. L'un per cento dei soldati americani è
musulmano, e secondo alcune inchieste almeno tre quarti dei musulmani
votò per Bush alle ultime elezioni. E quando c'è
da farsi vigliacca giustizia nessuno si ricorda che Mike Tyson
è musulmano. Mentre Bush e Ciampi spiegano quotidianamente
che un conto è l'Islam e un conto è il terrorismo,
le semplificazioni più bieche e maldestre vengono dai
media, per cui musulmano, arabo, islamista, islamico, sono spesso
sinonimi. Il Wall Street Journal europeo di l'altroieri ha in
prima pagina una tabella dei "Gruppi islamici in Germania"
e all'interno i titoli "Il Pakistan teme la furia islamica"
e "Gli estremisti islamici alzano la voce in Gran Bretagna"
(se ne devono essere acacorti, se ieri invece in quattro titoli
si parlava di "terrorismo" mai di "islamici"
o "musulmani"). Molti altri quotidiani internazionali
sono altrettanto bruschi. Non si ricorda, ai tempi dei fanatici
che sparavano ai medici abortisti negli ospedali americani, che
qualcuno scrivesse di "Integralismo cristiano" o di
"Furia cristiana", grazie a Dio.
I sikh che hanno denunciato di essere stati aggrediti in questi
giorni sono quasi duecento. Due templi sono stati danneggiati
a Cleveland e a Sacramento e una bombola di gas è stata
scaraventata nella casa di una famiglia sikh a San Mateo, dove
ha colpito alla testa un bambino di tre anni. La comunità
ha chiesto maggior tutela da parte delle autorità ma ha
ammesso il proprio imbarazzo nel cercare di spiegare che i sikh
non sono musulmani senza con questo avallare le violenze nei
confronti di questi ultimi.
Qui in Europa fece ridere amaro, un anno fa, al tempo del gran
bailamme mediatico sulla pedofilia, l'aneddoto su un gruppo di
inferociti cittadini inglesi che aveva assalito lo studio di
un pediatra pensando si trattasse di un pedofilo. Probabilmente
Balbir Singh Sodhi conosceva la differenza tra un pediatra e
un pedofilo, tra un sikh e un musulmano, tra un giudizio e un
linciaggio. "Volevano anche che la nostra paura diventasse
follia. Ignoravano che nel cuore svampito degli occidentali il
panico potesse tramutarsi in benzina di saggezza", ha scritto
due giorni fa Massimo Gramellini sulla Stampa. Pare che non siamo
tutti così buoni. |