Mrs. Klein, I suppose
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Naomi
Klein, ragazzi. Tutti quelli che mi hanno raccontato di essersi
imbarcati nella lettura del suo libro (quello con un logo in
copertina), me l'hanno descritto come noioso e banale. Mi sono
fidato, avrò fatto bene? Pare di sì, a giudicare
dalla sequela di semplificazioni demagogiche sulla situazione
argentina, pubblicate a sua firma su Internazionale di questa
settimana. Quelli di Internarzionale sono bravi, e lo sanno tutti.
Questa settimana si sono superati in imparzialità. Da
qualche tempo il giornale ospita non solo traduzioni di pezzi
pubblicati dalla stampa estera, ma anche testi originali di collaboratori,
alcuni bravi, alcuni rinomati. Naomi Klein appartiene alla seconda
categoria, direi. Ho letto il suo articolo perché era
lungo tre paginette, e quindi meno impegnativo del libro (quello
con un logo in copertina). La tesi esibita senza giri di parole
è che non sia il Fondo Monetario Internazionale a dover
pretendere rigore economico dal governo argentino, ma l'Argentina
a "chiedere dei risarcimenti" al FMI. Nel dettaglio,
Klein dispiega una visione leghista dei localismi, per cui degli
stranieri non si dovrebbero azzardare a mettere il naso nelle
vicende di un paese che ha peraltro dimostrato con i suoi
governanti di non saper badare a se stesso e anzi di essere
da sempre comandato da gente che disfa gli interessi della popolazione.
Lungi dal me il desiderio di difendere una struttura potente
e prepotente come quella del FMI. Ma se Klein crede che gli argentini
stessi confidino nella capacità delle proprie strutture
istituzionali di cavarsela da sole, il suo giretto per Buenos
Aires è stato troppo breve. La coscienza locale di aver
vissuto sopra le proprie possibilità è diffusissima,
e non c'è nessuna condiscendenza rispetto alle capacità
dei politici locali di raddrizzare la schiena. A loro i cittadini
dicono "Se ne vadano a casa" e "Bisognerebbe ammazzarli
tutti": nessuno ha fiducia nel fatto che ci siano soluzioni
politiche in tempi brevi senza interventi nuovi e radicali. Klein
imbroglia le carte trasferendo le accuse di sperperi e corruzione
rivolte alla classe dirigente politica ed economica, e fingendo
che siano rivolte verso tutta la popolazione: ed esplodendo d'indignazione
di conseguenza. Nessuno ha mai sostenuto che i cittadini della
Boca abbiano dilapidato le ricchezze nazionali. Lo hanno fatto
i governi, in mille modi (e ancora oggi lo stanno facendo), tra
i quali la svendita vergognosa delle privatizzazioni alle multinazionali
che ci si sono abbuffate e ora pagano anche troppo poco la bancarotta
a cui hanno collaborato. Non è ai poveri del paese (Klein
cita a esempio di poveri su cui si infierisce alcuni sfrattati
di Ayacucho, che però si dà il caso sia una delle
strade residenziali più eleganti di Buenos Aires, nel
lussuoso quartiere di Recoleta) che l'FMI chiede rigore
benché saranno loro come sempre a soffrirne di più,
e dovranno essere aiutati ma a chiunque pretenda di gestire
i conti del paese. Ripeto, non sento grosse affinità con
la gente dell'FMI: ma non comprerei una macchina usata dal presidente
Duhalde e non presterei un peso a nessuna delle facce che gli
si vedono intorno. Quanto alle ingenue e vispeterese ipotesi
che in questo mondo e nel 2002 - il paese possa essere
rinnovato con una forma di governo assembleare che parte dai
quartieri (dove lavorano assemblee benintenzionate e lucide,
ma di rappresentanza assai parziale), mi fanno pensare di aver
fatto bene a seguire i consigli di cui ho detto all'inizio. Klein
scrive "L'Argentina, paese fallito per colpa dei professori
del FMI": forse bastava che citassi la superficialità
di questa frase, e destinassi invece più righe a lodare
Internazionale. Perché ho detto che sono bravi, e imparziali?
Perché alla pagina che segue l'intervento di Klein - alla
pagina esattamente dopo, cioè - in un articolo tratto
da El Pais, lo scrittore spagnolo Tomàs Eloy Martinez
scrive: "L'Argentina guarda troppo al FMI e agli aiuti esterni.
Forse dovrebbe guardare di più se stessa e il poco che
può fare con il niente che le hanno lasciato i prestiti
allegri, le privatizzazioni insensate e le serate infinite con
pizza e champagne". Oplà: alcuni rinomati, alcuni
bravi. |