LYING AWAKE
Mark Salzman
Alfred Knopf, New York
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La storia di "Lying Awake" si svolge
quasi interamente all'interno di un convento di clausura carmelitano
situato nei confini metropolitani di Los Angeles. Un'isola di
silenzio e devozione presa tra una highway, lo stadio dei Dodgers
e Chinatown. La protagonista è una delle dieci suore che
vi risiedono, Sister John of the Cross, che da ventotto anni
non lascia il monastero se non per le occasionali e rapide visite
mediche. L'avvicinamento alla clausura di Sister John è
raccontato attraverso una serie di flashback come non particolarmente
tempestoso, salvo un rapporto sciagurato con la madre assente.
Ma il vero cuore della storia è il suo faticoso cammino
verso Gesù, assillato da insicurezze e dubbi fino a quando
una condizione di estasi e visioni non comincia a visitarla sempre
più sovente. Da queste visioni trae l'ispirazione per
la scrittura di odi religiose, che hanno un cospicuo successo
editoriale e permettono al convento di restaurare il tetto e
sostenersi e a lei di trovare serenità. Fino a quando
le emicranie che accompagnano le estasi di Sister John non diventano
così dolorose e stremanti da convincerla a una visita
medica che rivela come quelli che la paziente vive siano stati
di epilessia dovuti a un piccolo tumore al cervello.
E tutte le questioni che il romanzo solleva sono racchiuse nel
dilemma tra fede e scienza, tra antiche credenze e nuove tecnologie,
tra il desiderio di mantenere la propria vicinanza a Dio e quello
di metterla alla prova. Tra la scelta di farsi curare e quella
di accettare il proprio stato.
Mark Salzman è un romanziere eclettico, ha ambientato
i suoi libri precedenti in Cina, nei sobborghi americani e negli
ambienti della musica classica. "Lying Awake" ha una
trama ridotta all'osso ("Un romanzo su una suora tormentata
dalla scoperta che le sue visioni mistiche hanno una causa biologica",
la sintetizza il New York Times) in cui esiste praticamente un
solo personaggio che non si allontana che per poche pagine da
un convento di clausura. I dubbi e le ansie provocate dalla scoperta
che quella che doveva essere una fede tanto cercata è
in realtà una malattia, e le implicazioni conseguenti
sono però argomento bastante per sostenere la lettura,
pur con qualche fastidiosa lentezza. E Salzman è bravo
a condurre a buon fine la storia con questo materiale minimo.
L'effetto dell'epilessia sulla fede e sull'arte è sottolineato
dalla citazionedelle vite di Santa Teresa D'Avila e Fedor Dostoevskij,
benché le contraddizioni siano assai più sfumate
di quanto le avrebbe mostrate Dostoevskij stesso. La scrittura
di Salzman cerca di aderire alla condizione della sua protagonista,
sobria, semplice - ma a momenti fatta di metafore trite, "her
eyes the same color as the sky", "an orderly with mahogany
skin" - e manca del tutto di qualsiasi ironia (pochi tentativi
di illuminare la vita quotidiana delle suore si risolvono abbastanza
mediocremente), cadendo a volte in sbandate zuccherose: "Venus,
the morning star, shone right outside her window like a beacon,
reminding her that it was Christmas").
Alcune battute su Gesù sono eccellenti: "at times,
reality had taken even him by surprise"; "Christ died
without seeing his work completed: by human standards it was
a failure". Ma il pregio maggiore del libro di Salzman,
assieme all'accattivante idea che lo sorregge, è il suo
equilibrio nel lasciare aperta ogni interpretazione della condizione
di Sister John e delle sue scelte- interpretazione a cui non
può essere estraneo il rapporto con la fede del lettore.
E nel non voler dare risposte alle domande "Dio esiste?"
e "Si può vivere nella fede e avere dei dubbi?". |