Il morbo di Haggard
Patrick McGrath
Adelphi
|
È appena uscito un libro per cui c'era
una grande attesa da parte dei lettori italiani. La storia è
torbida e avvincente e raccontata con una certa enfasi. Il protagonista
incontra il figlio della donna che sconvolse di una folle passione
la sua vita e nota "un'incredibile somiglianza" tra
il giovane e sua madre. Per dimenticare ("come se il cuore
potesse dimenticare") egli era andato ad abitare una casa
gotica "che spiccava il volo, si slanciava verso l'alto
coi suoi timpani aguzzi e i suoi stretti comignoli, sotto un
barbaglio di luna che scivolava sull'ardesia del tetto",
e che "brillava come un faro contro il cielo notturno".
E lui, "barca alla deriva nel mare buio e vuoto" con
l'amata "unica stella a guidare la mia rotta" aveva
scelto questo particolare sito ("ero stato annientato, distrutto
nel corpo e nello spirito, e avevo bisogno di un rifugio dove
sparire") "sull'orlo di una scogliera che precipita
per una trentina di metri, fino a gettarsi fra le rocce nere
nel mare tempestoso". Un luogo in cui "la brezza era
tesa, fresca, satura di salsedine, la sentivo sul viso e sui
capelli, e trasportava fino a me le grida dei gabbiani"
e dove capita di essere "esposti agli elementi". Il
narratore, medico, racconta del suo incontro col giovane ("Oh,
James", "James caro", "povero ragazzo adorato",
"angelo mio!") che "cadrà in fiamme dal
cielo come un dio morente" ("volare quanto amavi volare"),
coi pazienti ("Ah, povero Eddie!") e col proprietario
della casa ("povero vecchio dottore") che gli darà
asilo: "il mio cuore era una stanza ammuffita, chiusa da
troppo tempo, in cui tuttavia aveva cominciato a spirare un'aria
fresca e pulita". Segue la storia dell'amore nato e perduto,
"dentro di me era ancora tutto allo stato embrionale, niente
di più di un'inquietudine che avvertivo nel profondo",
per la donna dai capelli scuri "tagliati molto corti e che
splendevano in morbide onde al lume delle candele". Gli
incontri avvengono mentre "il sole stava tramontando, il
cielo era una dolce sinfonia di toni pastello fra l'azzurro e
il grigio, con un solitario brandello di nuvole che pescava giù
verso il mare, illuminando in basso da una chiazza di rosa acceso",
con "lunghe scie d'azzurro e malva che si insinuavano nella
massa radiosa d'oro fuso dove il sole stava affondando, mentre
alta nel cielo era comparsa una nuvola variegata a forma di freccia,
con la punta rivolta verso ovest", o tra "i sibili
e il barbugliare delle onde che rotolavano, che mormoravano e
schiaffeggiavano gli scogli", e sono narrati con delicati
accenni di sensualità: "quando la penetrai qualcosa
urlò dentro di me", "per un istante pensai a
tua madre e il pene mi si indurì" (compiendo una
puntura lombare a una paziente "grande e grossa, tutta rosea"),
"scostò le mutandine di quel tanto che mi permise
di introdurre appena il glande dentro di lei", "adorava
il mio pene, adorava il suo turgore, le sue vene gonfie e la
testa grande, un po' come la mia". Una lettura che corre
via leggera: "per l'orologio del mio cuore furono ere, eoni,
eternità".
Il libro è di Patrick McGrath, autore inglese del bestseller
Follia, ed è intitolato Il morbo di Haggard.
Lo pubblica Adelphi. |