I moigi americani e Desperate Housewives
di Luca Sofri

Vanity Fair, 9 dicembre 2004

Va in onda tutte le domeniche sera, fa 22 milioni di spettatori e pare abbia risollevato le incerte sorti della rete ABC. È una nuova serie che si chiama “Desperate housewives” - Casalinghe disperate - e racconta con molta ironia le storie di un quartetto di signore benestanti e borghesi (la quinta si suicida dopo due minuti della prima puntata e diventa il narratore fuori campo) che vivono in un grazioso sobborgo urbano. Tutto è molto tipico e americano all'apparenza, molto ordinato e perfettino: ma la storia rivela e rende centrali l'insodddisfazione e la frustrazione delle protagoniste per le loro vite, per gli uomini che hanno, per gli uomini che non hanno. È una sorta di “Sex and the city” versione famiglia: meno sex - ma non troppo meno - meno city, e molti più conflitti familiari. È piuttosto divertente, anche quando è amaro, ed è ben scritto e girato. Nelle prime puntate comunque c'è già stata una delle quattro che tradisce il marito con un ragazzino giardiniere iscritto a un gruppo di castità prematrimoniale, una pretesa di divorzio da parte del marito di un'altra protagonista che non sopporta più il modello mogliettina perfetta e precisina, una discussione a favore dell'uso del profilattico e una figlia adolescente che consiglia alla madre di fare più sesso. I moigi americani hanno già avuto delle crisi isteriche, prepariamoci a quelle dei nostri.