La tv di una volta

Leggo ovunque in questi giorni che Michele Santoro infine andrà a lavorare a La7, e che le faticose e fallimentari trattative dell’anno passato sarebbero riprese più proficuamente e mancherebbe solo l’annuncio ufficiale. Si dice anche che si spartirebbe il giovedì con Corrado Formigli, una stagione l’uno e una stagione l’altro. Vedremo.
In ogni caso, è utile un consuntivo su questa stagione di “Servizio Pubblico”, non tanto sui contenuti – è un programma di Santoro, come i precedenti, col buono e cattivo – ma sull’invenzione di “tv fuori dalla tv” come era stata presentata a suo tempo. Invece, ora possiamo dirlo, quello che abbiamo visto è stato un programma televisivo fatto come un programma televisivo, trasmesso e visto in massima parte su reti televisive (Sky e diverse tv locali) e in parte minore su internet, che ne è stata solo canale di diffusione senza influire minimamente su formato e natura del programma. Tal quale com’era, poteva andare in onda su Rai Due e nessuno lo avrebbe trovato diverso da Annozero. Avrebbe solo fatto ascolti molto maggiori.
Diciamo insomma che tutto il battage e i commenti sul “nuovo modo di fare televisione” o sulla “rivoluzione” sono stati un po’ sopra le righe, o una buona strategia di comunicazione, ma ingannevole: un “nuovo modo di fare televisione” forse non esiste, ma se esiste non era questo.

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13 commenti su “La tv di una volta

  1. clarenza

    A proposito dell’impianto “tradizionale” televisivo del programma id Santoro, e all’uso della rete come di un orpello, ho trovato particolarmente imbarazzante la gestione delle domande poste ai telespettatori attraverso facebook da Giulia Innocenzi e Sandro Ruotolo. Domande che portavano in sé già la risposta, e alle quali rispondevano esclusivamente i simpatizzanti con percentuali di “sì” sempre superiori al 90%. Quindi un uso assolutamente superfluo e plebiscitario di uno strumento che, al contrario, avrebbe dovuto servire da elemento di complicazione e di stimolo alla discussione. E che dopo un pò risultava francamente fastidioso: dopo un paio di puntate, giocavo a indovinare la percentuale di “sì”, prendendoci quasi sempre…

  2. Mario Flavio

    Caro Luca, devo dirti che anche io sin dalle prime puntate sono rimasto perplesso da quanto questa ‘tv fuori dalla tv’ fosse simile, per non dire identica alla tv. In fondo internet (almeno in questo caso) non è stato un modo diverso di fare contenuto, piuttosto un modo in più per distribuirlo. La mia impressione è che la novità più grande di Servizio Pubblico sia la modalità di finanziamento del programma. Ma forse anche questa non è una grande novità, infatti la tv pubblica non è anch’essa pagata attraverso il contributo dei cittadini? Magari l’idea era cercare di dimostrare che oggi si può provare fare della buona televisione tradizionale in un modo un po’ più indipendente, almeno temporaneamente, in attesa di rientrare in tv.

  3. Andrea Pusceddu

    Ma non è vero. Il programma di Santoro era fortemente basato sulla rete. C’erano o non c’erano gli instant poll per sapere cosa ne pensava il (Dio perdonami) “Popolo della Rete”?
    Questo è il massimo che possiamo aspettarci da questa generazione giornalistica, e forse anche da quella dopo.

  4. clarenza

    scusa Andrea, quelli che chiami instant poll sono la stessa cosa che io prima ho chiamato “plebisciti”?

  5. Jan Alexander

    Questa cosa l’aveva già fatta Gianfranco Funari, con l’unica differenza che era in differita di un giorno, poiché diffusa a mano su copie a nastro alle emittenti locali, e ovviamente senza internet, che non esisteva. Ma i motivi erano gli stessi. Non sarà un modo nuovo di fare TV, ma è la dimostrazione che la si può fare senza Rai, né Mediaset, né La7. Per me questo è uno straw man argument. Il nocciolo è che Santoro è andato in onda, anziché no.

  6. Andrea Pusceddu

    Clarenza, se sono quelli che “il 99% del popolo di Facebook è contro la corruzione” o “il 98% del popolo di Facebook è per il ricambio della classe politica”, allora parliamo della stessa cosa.

  7. Broono

    Credo che il tutto assumerebbe tutt’altra luce se la frase la si scrivesse così:
    “Un nuovo modo PER fare televisione”.
    Perché questa era la scomessa (vinta) da Santoro, dimostrare che per portare a casa una stagione intera di una trasmissione che piaccia o meno alla fine è riuscita, fare dei politici il primo anello della catena non è l’unica strada.
    A molti potrà sembrare poca cosa, ad alcuni sfuggirà del tutto la dimensione di quel primo anello in quasi ogni ambito rilevante di questo paese, ad altri ancora quel primo anello darà sicurezza.
    Quello che è sicuro è che quel primo anello politico come chiave d’avviamento di qualsiasi motore è insieme cinghia di trasmissione e ceppi alle ruote, e se decide di esserti ceppi alle ruote quelli disposti a credere che tu riuscirai comunque a far partire l’alto si conteranno sulle dita di una mano e oltretutto generalmente di una mano che comunque ti sarebbe inutile.
    Perché è diventato pensiero comune il fatto che per muovere l’auto ci sia un solo MODO e proporne un altro senza portare prima dei risultati garantiti è roba da esaltati.
    Ecco, Servizio pubblico è stata la scommessa per dimostrare che di modi ce ne sono diversi.
    Non conta se quello mostrato è il migliore o va riallineato, magari stravolto, se serve anche deriso.
    Conta che è stato dimostrato che non ne esiste uno solo e con questa dimostrazione il potere ricattatorio di quel modo solo si è ridotto notevolmente, un risultato per il quale è difficile non rallegrarsi.
    Se non ha portato con sé anche una rivoluzione nell’uso del web è perché la partita che si è giocata non si è svolta nel campo gioco delle tv perché ha perso la sua spinta iniziale, ma perché era per giocare su quel campo che era stata pensata.
    L’interlocutore non era il magico popolo del web, ma quei due o tre che gli hanno detto “tu la trasmissione non la fai perché no”, il popolo del web si è solo trovato ad essere rilevato in maniera diversa perché l’auditel è una statistica, il web è monitoraggio e di quei 100 che in 90 rispondevano ai sondaggi dicendo “bravo!” 100 sono gli stessi che lo seguivano in tv ma erano contati a spanne.
    Vabbé, non ci entro oltre, ma i ragionamenti su quell’esperimento e anche sulla sua relazione col web meriterebbero parecchio spazio e questo anche in virtù della prossima urgenza di questo paese: trovare un modo per riportare alla realtà la dimensione del web e possibilmente disinnescarne il potenziale distruttivo.
    Tornando al nuovo modo PER fare televisione, provo con un esempio.
    Un regista italiano dice di voler dimostrare che esiste un nuovo modo DI fare cinema in Italia.
    I produttori lo scherniscono dicendo che il 3D è roba già vecchia.
    Lui si corregge, dice che intendeva un modo PER fare cinema in Italia e che si riferiva al riuscire a farlo anche senza essere distribuito Medusa.
    Credo che tu abbia letto e misurato l’esperimento Servizio pubblico un po’ frettolosamente probabilmente perché, se posso permettermi, in fondo che popolo web e popolo tv non trovino reali e funzionanti punti di contatto ti fa anche piacere, per non dire gioco.
    E’ dura che la plastilina resti plastilina, se ci trasferisci dentro 1:1 la marmaglia della tv.
    Quando casalinga di Voghera e bimbaminkia incontrano uomo con Aipàd, uomo con Aipàd è meglio se velocemente lo usa per fargli ascoltare in clowd marco carta.
    Santoro aveva bisogno di un modo per separarli senza rinunciare agli uni o agli altri e ci è riuscito.
    Il prossimo potrà dedicarsi anche a fare i numeri.

  8. Lazarus

    Ma il milione di euro che questo furbo signore ha ottenuto con le donazioni degli spettatori che fine fa?

  9. clarenza

    Broono, scrivi: “Santoro aveva bisogno di un modo per separarli senza rinunciare agli uni o agli altri e ci è riuscito.”
    Come al solito, sei molto più intelligente dei fatti che commenti (non sono sarcastica, seguo da sempre i tuoi commenti e li apprezzo moltissimo).
    Secondo me “non ci è riuscito”, perché ha dimostrato invece che, sì, un altro modo PER fare televisione è possibile; ma che quella televisione che riesci a fare: a) continua a usare la “compagnia di giro” dei talk show politici (e poco importa se i politici siano meno presenti, se ascolti poi sempre gli stessi: che siano Mieli o Rangeri, persone che dicono sempre cose interessantissime, ma non si esce dal circolo dell’ipertrofia della scala di valori dei notisti parlamentari); b) dal punto di vista del linguaggio televisivo è più vecchia del cucco: uno studio in cui si disquisisce fino allo sfinimento, e “fuori” una piazza vociante e per nulla articolata, brandita da uno dei peggiori mistificatori del giornalismo: Sandro Ruotolo. Il tutto condito con c) i siparietti di Giulia Innocenzi e il “popolo della rete”, un insulto all’intelligenza delle persone comuni che vivono e lavorano e usano “la rete” in modo cento voltepiù intelligente e utile.
    Santoro avrà dimostrato che c’è un altro modo PER fare televisione, ma non (o, almeno, non per lui) un altro modo DI farla.

  10. Broono

    Clarenza, prima di tutto grazie per i complimenti.
    Passando alla polpa e prometto brevemente: il mio è un discorso di metodo, non di merito.
    Quando dico che ci è riuscito non intendo dire che la trasmissione è venuta bene, ma che è venuta.
    Ci è riuscito a fronte dei “non riuscirai a fare tv perché la tv siamo noi e non ti diciamo no” che si è tentato di opporgli.
    Ha trovato un metodo DIVERSO e l’ha utilizzato, per proporre un merito UGUALE a sé stesso sulla cui bassa qualità concordo con te (ma io ci aggiungo pure Vauro, secondo me ampiamente sopravvalutato).
    E questo è il motivo per cui doveva separare i gruppi di pubblico senza perdere gli uni o gli altri, perché solo potendoli (ri)portare in dote entrambi, avrebbe potuto vincere la scommessa e quindi zittire chi gli prospettava fallimento proprio in virtù dell’impossibilità di avere entrambi i pubblici senza passare dalla Rai.
    Metodo – diverso – dal passare da mamma rai.
    Merito – a quel punto era quasi necessario che fosse uguale al precedente così che la scommessa fosse realmente vinta perché, se cambi formula, quando vai a mostrare il risultato ti potrebbero rispondere che l’hai ottenuto cambiando formula e che quindi avevano ragione loro nel dirti che la formula che facevi prima non avresti potuto farla uguale senza di loro.
    Credo si sia addirittura auto-imposto di non cambiare nulla, altrimenti sarebbe saltato tutto il gioco.
    Per questo il tema del suo non aver proposto nulla di nuovo lo trovo corretto ma non lo metterei tra le contestazioni ma tra le semplici rilevazioni.
    Non ha cambiato trasmissione, corretto.
    Era fondamentale che non lo facesse.

  11. clarenza

    Broono, non me lo vedo proprio MS (o chiunque altro) che manitene la stessa formula solo per coerenza logica. Se tu hai informazioni concrete sulla realtà della tua ipotesi, chapeau. Altrimenti, come al solito, voli più in alto dei tuoi commentati.

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