Confusi in un playback

Il playback, se ci pensate è un anacronismo affascinate. Dal punto di vista di noi spettatori, è esattamente lo stesso concetto tecnico e lo stesso risultato da almeno cinquant’anni. Noi vediamo uno che canta in tv, ma in realtà sentiamo la canzone registrata, per risparmiargli brutte figure o fatiche eccessive, o spese di musicisti. Siamo nel 2005, tutta la tecnologia televisiva è cambiata, ma il playback è sempre la stessa cosa. E ancora oggi, c’è gente che lo fa meglio e gente che lo fa peggio: è identico anche il divertimento di cercare di capire ogni volta se stanno cantando dal vivo o in playback. Non so se tutto sia immutato anche nell’esecuzione, o se siano affinate le tecniche: a giudicare dai risultati non sembra (Celentano usa spesso un accorgimento assai domestico, nel suo ultimo programma: cantare girato dall’altra parte). Ma raccolgo e giro la curiosità di uno dei più attenti critici televisivi in circolazione, Daveblog:

“Assistendo all’esibizione degli Oasis a Quelli che il calcio mi è venuta in mente una domanda che giro agli esperti: quando un gruppo si esibisce in playback col cantante che fa il pesce e gli strumentisti che fingono di suonare, il pubblico da casa ascolta la canzone, ma il pubblico in studio immediatamente dietro di loro, invece, cosa sente? Qualcosa di anche solo lontanamente simile all’originale o solo cacofonia?”

Vanity Fair, Daveblog