Parole per le quali i’ mi pensai

Quando ho letto l’intervista a un tifoso dell’Inter secondo il quale i cori razzisti contro Zoro non hanno un retroterra razzista, ma sarebbero solo un modo come un altro di aiutare la propria squadra provocando l’avversario, ho pensato che magari avesse ragione: aggiungeva “a dimostrazione” il fatto che infatti gli interisti non attaccano i giocatori neri della propria squadra. E quindi che quell’atteggiamento potesse essere “solo” una dimostrazione di becera coglionaggine incivile riservabile a un avversario come a un altro.

Ma non è così, ho pensato poi: intanto la storia è piena di razzisti che fanno delle eccezioni di trattamento per le persone che gli servono – eccezioni di trattamento, non di sentimento – e se gli interisti razzisti non fischiano i loro giocatori è solo perché gli tornano buoni, non perché li ritengano meno “negri di merda” degli altri: torneranno tali appena passeranno al Milan. E poi perché la sola idea di poter offendere qualcuno per il suo colore allude da sola a una mentalità razzista, anche lo si facesse per scherzo.

Poi ho pensato un’altra cosa, quando ho letto la storia per cui le gerarchie ecclesiastiche starebbero pensando all’abolizione del limbo. Ho pensato che fosse una buona cosa, abolire il concetto razzista e incivile – riservato in particolare ai bambini – di destinare arrogantemente qualcuno a un luogo di attesa di giudizio sulla base del suo essere stato battezzato o no. Liberi tutti, via il Limbo.

Ma ho anche pensato che questa notizia potesse essere anche letta come un’ennesima manifestazione dell’inclinazione contemporanea ad abolire tutti i luoghi intermedi, le posizioni complesse, le anomalie di pensiero: o di qua, o di là, basta incertezze e solo perentorie assolutezze. La logica del bipolarismo fa un’altra vittima, il Limbo.

C’è qualcosa di bello, nel Limbo; nell’espressione “noi stiamo tra color che stan sospesi”; nell’avere dei luoghi di attesa, di riflessione, di posizioni non prese e decisioni irrevocabili non raggiunte. Bisognerebbe fare solo cose reversibili. L’importante è essere sempre liberi di frequentarli o meno, questi luoghi, secondo la propria scelta, e non secondo quella di qualcun altro.

Quindi ho pensato che bisogna salvarlo, il Limbo, da questa furia bipolarista; e abolire invece il diritto di chiunque di decidere chi ci debba stare. Ci sta chi vuole, e chi vuole va in Paradiso, e poi magari ogni tanto torna a riposarsi un po’