Monaco

Ho visto Munich. Se c’era un film di cui aveva senso tradurre il titolo era questo (Munich è il nome inglese di Monaco, non quello tedesco): avranno voluto risparmiare sul materiale promozionale. Mi è piaciuto? Forse sì, anche se avevo aspettative maggiori. Ogni film che racconta pezzi di storia su cui la maggior parte di noi è assai ignorante, è benvenuto. Persino JFK. E il film è fatto bene: sempre di Spielberg si parla. C’è qualche sbandata sentimentale e alcuni cliché (a Roma ci si vede ai tavolini di un bar, a Parigi sono tutti cuochi e a Londra piove), qualche inutile concessione alla leziosità cinematografica (se guardate la foto della casa romana di Zwaiter pubblicata in appendice al libro di George Jonas, vi accorgete che si tratta di un’insulsa palazzina moderna che non c’entra niente con l’elegante palazzo antico del film , per esempio). ma la tensione e la drammaticità della storia rendono innocui questi inciampi.

Al tempo stesso, non è un film della spettacolarità letteraria e appassionata di molti altri Spielberg: a momenti è quasi un documentario, freddo e teso, in cui si può o no indugiare sulle molte metafore e simbolismi. Fin troppo attento a non mettere vittime o carnefici tutti dalla stessa parte (ci sono i buoni, e ci sono i cattivi: ma non sono mai del tutto buoni o del tutto cattivi). E va bene così: non sono tutti dalla stessa parte, infatti. Di sicuro, non lo erano nel 1972.