Cosa si deve fare quando una creazione artistica, per quanto provocatoria, offende la sensibilità dei fedeli di una religione, e scatena nei fondamentalisti di quella religione reazioni eccessive, richieste di scuse e censura, e il lancio di campagne di boicottaggio dei prodotti legati a quella creazione artistica? È più importante la libertà di espressione o la condiscendenza rispetto alle sensibilità religiose?
Il problema si pone spesso, ultimamente: adesso sono gli integralisti cristiani – eccitati peraltro dai proclami di alcuni imam dell’Opus Dei – a chiedere ai credenti di non acquistare più prodotti Sony, per contestare l’uscita del film blasfemo tratto dal noto Codice Da Vinci. Certo, all’apparenza la protesta appare piuttosto sfigata. E certo, se uno deve smettere di comprare prodotti Sony è meglio che non esca più di casa, di questi tempi (e questo potrebbe lanciare una diversa riflessione sui tempi). E certo, alla Sony, a scanso di rischi hanno già aperto un sito dedicato ai contestatori del Codice Da Vinci. E infine certo, nessun fanatico è ancora entrato in casa mia brandendo una croce e dando fuoco alla Playstation di mio figlio, e questo qualche differenza con altre simili proteste la fa.
Ma soprattutto, malgrado il fastidio epocale che abbiamo tutti nei confronti delle multinazionali, devo qui annunciare la mia impossibilità ad aderire, pur capendo quanto Tom Hanks possa offendere le sensibilità di molti: è che il televisore che mi permette di scrivere questa rubrica è un Sony del 1981. Era dei miei nonni, sono cose sentimentali.
Vanity Fair