Come in tutte le situazioni concitate, nelle ore e nei giorni successivi all’uccisione di Osama bin laden sui giornali è uscito un po’ di tutto, e la ricostruzione di ciò che era vero e ciò che era falso richiederebbe molte pagine. Per diverse ore i siti dei quotidiani hanno esibito una fotografia di bin Laden morto molto sospetta e poi dimostrata falsa, tenendola online come vera anche molto dopo che si era dimostrata falsa. La cosa si è ripetuta il giorno dopo con un’altra fotografia, altrettanto visibilmente artefatta. Alle pubblicazioni è seguito il meccanismo con cui la notizia falsa veniva trasformata nei giornali del giorno dopo in “Il giallo della foto di Osama”: “giallo” in questi casi è sinonimo di “abbiamo precipitosamente preso una cantonata, dovevamo stare più attenti”. Altre notizie sbagliate sono state diffuse dall’amministrazione USA, in particolare sulle modalità dell’attacco: bin Laden non era armato, e non c’era un intenso stato scontro a fuoco (tra quelli nella casa un solo uomo ha sparato, ed è stato ucciso). I giornali hanno aggiunto fantasiosi dettagli come quello della “casa da un milione di dollari” o la descrizione del “sobborgo di Islamabad” dove bin Laden viveva, che però è si trova ben due ore di macchina da Islamabad.
Parliamo d’altro: Umberto Eco sull’Espresso ha scritto una sua versione personale di questa rubrica raccontando di notizie false che lo riguardano che ha letto sull’agenzia di stampa AdnKronos e sul quotidiano Herald Tribune. E però ha sostenuto che le notizie invece provenissero da internet, creando anche lui così una notizia che non lo era.
Non ne avevamo parlato a suo tempo, ma ci è tornato Annozero giovedì: la notizia che si preparasse un attentato contro Gianfranco Fini data da Libero lo scorso dicembre e ripresa da tutti i giornali era stata inventata da una inattendibile fonte di Libero, un signore intervistato da Annozero che lo aveva già ammesso nei mesi scorsi.