Quella per questo referendum è stata una campagna elettorale pessima, dicono tutti. Lo dicono così tutti che non si capisce chi sia stato, allora, a renderla pessima. Probabilmente tutti.
Ne dirò tre cose, per aiutare a individuare le maggiori responsabilità.
1. Nessuno sa davvero cosa succederà se la riforma venisse approvata. Nessuno lo sa perché nessuno lo può sapere: le variabili sono così complesse e intricate che è impossibile prevedere le conseguenze più generali come quelle accessorie. Ne consegue che, se non si può capire chi abbia ragione, si può senz’altro capire chi abbia torto, e sia in malafede o ignorante: ed è chiunque in questi mesi e ancora oggi annunci con certezza cosa succederà se vinceranno i “Sì”, sia che proclami futuri radiosi, sia che minacci apocalissi. È assai probabile, piuttosto, che non arrivino né gli uni né le altre: e il fatto che a sostenere sia l’una che l’altra posizione ci siano – in mezzo a tanti cialtroni – persone esperte, autorevoli, serie (possiamo pensare che Giuliano Pisapia voglia demolire la Costituzione?), è una dimostrazione della fragilità truffaldina di quegli annunci di catastrofi o di redenzioni, e della infondatezza di ogni certezza sulle conseguenze.
2. Essere trattati da stupidi da parte delle propagande superficiali dell’una o dell’altra parte, quelle che cercano di convincerci citando Garlasco o Calamandrei, quelle che usano testimonial defunti a favore o contro la separazione delle carriere (come se bastasse essere favorevoli alla separazione delle carriere per approvare il modo in cui la propone questa riforma), genera due considerazioni alternative ma che non si escludono, entrambe deprimenti. Una è che siamo circondati da una classe politica e giornalistica che ci tratta da stupidi e che pensa che voteremo sì per via di Garlasco o che voteremo no per “difendere la Costituzione”: e trattare un paese da stupidi non è mai un comportamento apprezzabile. L’altra è che però possano avere ragione loro, e che quegli argomenti siano in effetti convincenti, e che quindi siamo davvero un paese di stupidi, nessuno si senta escluso. Non so, ripeto, cosa sia più disperante.
3. Una cosa su “difendere la Costituzione”, esemplare slogan sbrigativo da propaganda che appunto ritiene di parlare con gli stupidi. La Costituzione ha molti articoli: uno, il 138, prevede saggiamente la possibilità di modificare la Costituzione. È stato applicato in passato, e la Costituzione è stata modificata (l’ultima volta nel 2020, con il consenso di molti che oggi tuonano “in difesa della Costituzione”). Il referendum a cui stiamo partecipando segue correttamente le richieste della Costituzione e avviene quindi esattamente “in difesa della Costituzione”, e se vincerà il “Sì” quello che sarà successo sarà proprio la difesa dell’articolo 138 e della Costituzione, che ha previsto di poter essere modificata e che questo fosse affidato alla volontà popolare. Qualunque risultato arrivi, sarà una vittoria della Costituzione. A meno che la nostra idea di Costituzione non sia che si deve impedire al voto democratico di obbedirle.