Il nuovo libro di John Grisham è una boiata pazzesca, e ve lo dico da suo fedele lettore che conosce le tre fasi della sua opera: la prima, di grande capacità di invenzione di thriller e costruzione di tensione; la seconda, di abile ripetitore di meccanismi di maniera; la terza, di fallimentare ricercatore di qualche idea diversa.
Questo è la storia di un giocatore di football che finisce in una squadra di Parma, ed è costruito tutto sulle contraddizioni tra i due mondi, che non si sottraggono a nemmeno un clichè, con pigrizia sfinente. Culatello, problemi di parcheggio, attenzione ai vestiti, arie d’opera e gran mangiate: l’Italia è tutta qui, e mi chiedo se ci siano persino in America ei lettori tonti cui ancora interesa questa formula: tra l’altro, la sua capacità di analisi e approfondimento della società italiana è quella di un bambino che vede i canguri allo zoo. Mancano (salvo i “fettuccini”) gli strafalcioni del suo precedente esperimento simile, anche se i poliziotti che si chiamano “Romo” e “Aski” chissà dove li ha pescati (“sono stato quattro giorni e quattro notti a Parma”, ha spiegato a Emanuela Audisio di Repubblica) e la pretesa che a Parma si parli d’opera come a Boston di baseball fa un po’ ridere.
p.s. il titolo “Grisham abbandona il legal thriller” ce lo porteremo dietro per sempre, anche se questo è almeno il suo quarto libro di altro genere