L’uso delle cose già pubblicate all’estero per fare buoni pezzi sui giornali italiani è un’ottima idea e non ha niente di immorale: il lavoro di selezione e sintesi è una qualità fondamentale nell’offerta dei conenuti contemporanea.
Magari, abbiamo detto in molti e molte volte, citate le fonti, quando riraccontate la stessa storia che è uscita ieri sul Guardian, sul Wall Street Journal, su Le Monde. E più per paura di essere scoperti – grazie a internet non la passa liscia più nessuno – molti si sono adattati e le fonti vengono citate più di un tempo.
Salvo clamorose eccezioni da manuale
Reporters (grazie a Piovono rane)