Non ci posso credere

Da ieri ho la tentazione di scrivere sulla follia che ha portato “gli inquirenti” a sospettare Nadia Lioce di aver istruito qualcuno a intimorire il cardinale Bagnasco. La storia del messaggio sbocconcellato e interpretato aveva ogni ingrediente del comico. Eppure, per cautela o pavidità, mi sono fermato prima di mettere bocca in una questione che costringe a molte incertezze e preoccupazioni.

Beh, ho fatto male:

“In base a quanto ricostruito la frase testuale, presente sulla busta è: “Associazione Don Vasco Nencioni per la Ricerca Religiosa”. Cancellando alcune lettere, però viene fuori quella frase pressocché illeggibile, “…ne do… …asco ne…” e nella seconda riga “religios…”, che aveva fatto pensare ad un messaggio cifrato che indicasse una attività da porre in essere nei confronti di Bagnasco. Gli avvocati della Lioce, Caterina Calia e Carla Serra, hanno spiegato come sia incredibile che la Procura dell’Aquila sia arrivata a conclusioni senza neanche chiedere spiegazioni alla Lioce ed indagandola, in base all’articolo 270 bis, per associazione eversiva con finalità di terrorismo. La Lioce già in sede di Riesame, aveva smentito categoricamente qualsiasi coinvolgimento suo e delle Br-Pcc con le scritte e le minacce contro Bagnasco. Il 18 giugno prossimo si terrà l’incidente probatorio per l’affido della perizia calligrafica tesa a stabilire cosa c’era scritto in origine sulla busta ‘incriminata’. “Anche se a questo punto potrebbe esser superfluo”.”

Apcom