Fighetto blaster

C’è un piccolo ma illuminante corollario dell’avvento dell’antielitismo, e della sua diffusione sia a destra che a sinistra, ed è l’inflazione del termine “fighetto” con intenzione offensiva, in sostituzione di più articolati ragionamenti ( si dice “roba da fighetti”, e fine della discussione). In tempi di fastidio per le eccellenze, per la cultura, per le complessità, per gli intellettuali e per i ragionamenti troppo elaborati, non c’è peggior offesa che “fighetto”. Solo che il termine è ormai destituito di ogni fondamento, come il suo simmetrico “sfigato”: lo si usa in qualunque occasione e con chiunque, perché è così infamante che la sua onta prevarrà sulla sua vacuità.
Una volta era caro alla sinistra popolare per insultare le gioventù ricche e modaiole; poi è stata la destra a riappropriarsi di tutto il repertorio scarpe grosse e cervello fino, e allora è nato il mito dei “figli di papà” sessantottini e poi della “sinistra fighetta”, tramandato grazie alle vanità di una appariscente minoranza di pensatori. E ancora oggi quel mito è solido sostegno della cultura antielitista e reazionaria. Poi il mito ha solidamente attecchito dentro la stessa sinistra, e col recente ritorno in auge della figura del rinnegato, del doppiogiochista, del traditore, quale peggior mostro additato dai demagoghi che a sinistra allignano, il “fighetto” è sembrato nascondersi ovunque. È tutto un darsi del fighetto a vicenda, su su fino a Obama (ma partendo dal basso: sul suo popolare blog Sandro Gilioli ha accusato qualcuno di fighetteria due volte in quattro giorni, e tre in quattro mesi, e lo hanno aiutato i suoi commentatori). Ogni opinione di  minoranza, poi, è fighetta per definizione. Perché dare del fighetto a qualcuno risparmia la fatica di qualsiasi argomentazione, grazie anche al carico di derisione machista e omofoba che riversa sull’interlocutore (quasi mai una donna dà del fighetto a qualcuno, se avete notato: è una roba da spogliatoio maschile esportata nel mondo aperto). Carico che pochissimi riescono a scansare: per essere immuni da brandelli di fighetteria bisogna essere praticamente delle bestie. Rutti, barba incolta, mani callose, nessuna attenzione mai a un attimo di eleganza, cortesia, bellezza. Restano solo La Russa, Di Pietro e Leone Di Lernia. Anzi, forse è un po’ fighetto anche La Russa.

Altre cose:

Un commento su “Fighetto blaster

  1. Pingback: L'espresso | Piovono rane » Blog Archive » A proposito di fighetti di Alessandro Gilioli

Commenti chiusi