C’è stato il caso Colin Powell, e da un po’ di giorni l’attenzione è sulle posizioni dei tradizionali sostenitori delle posizioni conservatrici: chi si butta con Obama, e chi resiste.
Ieri è stato diffuso un articolo di Francis Fukuyama, politologo e neocon pentito da lunga data, che annuncia che voterà Obama “per una semplice ragione: è difficile immaginare una presidenza più disastrosa di quella di George Bush, e per quanto McCain provi a prenderne le distanze i repubblicani non meritano di essere premiati”.
Qualche giorno fa era stato Ken Adelman, collaboratore di amministrazioni presidenziali repubblicane dai tempi di Nixon, amico di Cheney e Wolfowitz, insomma un falco, a raccontare al New Yorker che voterà per Obama. Deluso da McCain sull’economia e sulla scelta di Sarah Palin.
Per i reduci del Circo Massimo, è piuttosto fastidioso l’articolo di Fouad Ajami sul Wall Street Journal a proposito delle folle ai comizi di Obama. Ajami è arrivato in America a diciotto anni dal Libano, è amico anche lui di Paul Wolfowitz ed è stato consigliere di Condoleezza Rice: “Fino a oggi, le folle non avevano un ruolo centrale nella politica americana. Le associamo ai paesi del Terzo Mondo. Ci fanno pensare a posti come l’Argentina, l’Egitto, o l’Iran; a moltitudini radunate dalla fedeltà a un Peron o un Nasser o un Khomeini. In queste società, la folla si fa avanti a confermare la sua fede in un uomo che sistemerà il mondo”. Ma dopo questa analisi, Ajami si lancia in una debordante critica a qualsiasi cosa riguardi Obama e una conclusione minacciosa e un po’ infame sul fatto che i comizi di Obama gli ricordino gli stati arabi da cui lui, Ajami, proviene. Ma certo, non ci si poteva aspettare che l’onda di endorsement a favore di Obama sconvolgesse anche il fortino di destra nelle pagine dei commenti del Wall Street Journal
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