Formigoni ed Errani non possono ricandidarsi?

C’è un clamoroso rimosso dalla discussione politica e giornalistica sulle elezioni regionali: ed è l’illegittimità delle candidature di Formigoni ed Errani, in quanto il loro sarebbe un terzo mandato escluso dalla legge. Una discussione giuridica tra costituzionalisti è rimasta molto occultata. Si scontrano due diverse interpretazioni che provo a sintetizzare come se parlassi a un bambino di sei anni (e come se lo fossi io stesso). La legge che impedisce il terzo mandato è del 2004: secondo alcuni riguarderebbe quindi nel conteggio solo i mandati successivi a quell’anno, e in base a questo i prossimi eventuali mandati di Errani e Formigoni sarebbero i secondi e non i terzi. La logica elementare fa sembrare assurda questa versione: le questioni di non retroattività riguardano le applicazioni delle norme, non le loro precondizioni. Si ragionasse così, se domani si approvasse una legge per il divieto di guida ai ciechi, questa sarebbe applicabile solo a chi diventi cieco da oggi in poi: i già ciechi potrebbero guidare.
Ma l’interpretazione della legge non è cosa di logica elementare, quindi la vicenda è giusto che sia risolta dai costituzionalisti. Anche se non si può negare la bontà di qualunque strumento che limiti a dieci anni la continuità in ruoli di questo genere per le stesse persone (che poi sono già quindici, nel caso di Formigoni: il suo primo mandato di tre è escluso dal conteggio per diversa tipologia), e l’argomento a favore dell’illegittimità ha quindi una sua forza etica oltre che giuridica. Ma soprattutto sarebbe giusto che se ne parlasse, e che la politica la affrontasse. Invece ciascuno schieramento ha il suo interesse, vuoi lombardo o emiliano, a rimuoverla. E faranno tutti finta di niente, a cominciare dai tutori della legalità part time.

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