Brutte storie

Nel 2003 facevo Otto e mezzo. Il sabato tornavo a casa, a Milano. Sabato 17 maggio eravamo usciti e rientrando, con i bambini, trovammo davanti a casa qualche segno di passato trambusto, persone, un’ambulanza. Scoprimmo poco dopo che il tabaccaio dietro l’angolo aveva subito una rapina molto violenta, e aveva inseguito poi i rapinatori in strada per un centinaio di metri, e poi ancora per altri cinquanta metri nella nostra via, e ammazzando uno di loro con un colpo alla schiena. Per molto tempo, davanti a un albero di via San Vittore, qualcuno ogni tanto metteva dei fiori.

Ho visto spesso quel signore che fa il tabaccaio in corso di Porta Vercellina, poi, per pagare da lui bollette o comprare i biglietti del tram. Un signore gentile. Ieri lo hanno assolto dall’accusa di omicidio, e non mi dispiace che non vada in galera. Ci sono molte cose sbagliate in questa storia. Ma lo è anche stabilire che sia legittima difesa sparare per strada in centro a Milano per ammazzare uno che è ormai scappato. E questa è la questione puntuale dirimente di questa storia: non il far west, il porto d’armi, il diritto di difendersi e tutte le cose di cui si parla. Ma se si possa avallare che una persona, per quanto esasperata e sconvolta dalla violenza appena subita, vada ad ammazzarne un’altra.

Altre cose:

16 commenti su “Brutte storie

  1. andrea61

    Da ex poliziotto dico che hai assolutamente ragione.
    Anch’io non credo che il tabaccaio meriti di andare in galera, pero’ da uno Stato di diritto mi aspetto che per lo meno venga indicato un eccesso nella legittima.
    Aggiungo poi una piccola considerazione pratica: quando ero al corso di Polizia mi venne insegnato che oltre al “diritto” del reo di scappare, lo sparare sulla pubblica via esponeva i passanti al rischio concreto di beccarsi una pallottola in mezzo agli occhi.

  2. Pingback: Brutte storie | Wittgenstein « ReMappunti

  3. piti

    Concordo. L’inseguimento fra la folla è brutto, Capitò negli anni ’80 anche nella mia piccola città, un gioielliere inseguì per strada e uccise (alle spalle) uno dei due rapinatori. Che, detto per onestà, avevano malmenato la madre all’interno del negozio. Un conto è la reazione sul posto, un altro è inseguire in strada. Mostrando fra l’altro un notevole disprezzo per la vita,messa in pericolo, di chi con quella rapina non c’entrava niente. E più armi girano e più queste cose accadono.

  4. mico

    Questo è ancora più urtante della storia in sé.
    Un mio vicino di casa mi raccontò di avere deciso di votare per un negoziante del quartiere, una brava persona. Solo alla fine della chiacchierata si scoprì che era il gioielliere di cui si parla sotto.

    «È un sospiro di sollievo per tanta gente per bene – il commento dell’europarlamentare e capogruppo della Lega Nord a Palazzo Marino Matteo Salvini – e saremo orgogliosi di candidare nelle liste della Lega Nord Antonio Petrali (il figlio di Giovanni, ndr) e Giuseppe Maiocchi».

    http://www.ilgiornale.it/milano/i_commercianti_petrali_giustizia_e_fatta_tutti_basta_vivere_paura/22-03-2011/articolo-id=512978-page=0-comments=1

  5. Pingback: Grandi Speranze - come al solito

  6. lorenpe

    In primo grado lo avevano condannato perchè nella ricostruzione ritenevano che l’uccisione fosse avvenuta durante l’inseguimento. Questa volta hanno provato che la morte è avvenuta in seguito ai proiettili che lo avevano colpito dentro il negozio durante la rapina mentre durante l’inseguimento non era stato colpito. Questo spiega l’applicazione della legittima difesa. Non ho parole sulla presenza di Matteo Salvini…

  7. Massimo

    Questo fatto di candidare i simboli di qualcosa è deplorevole. Ma anche a sinistra non è che non usi, vedi Haidi Giuliani ecc.

  8. george kaplan

    So che è una mia fissazione, ma io credo che nessuno “meriti” di andare in prigione.
    E tanto meno posso esser io quello che giudica se uno è idoneo o meno ad andare al gabbio.
    Però rimane sospesa nell’etere la grande domanda alla quale nessuno ha mai dato una risposta univoca: si può non aver colpa nell’uccidere un uomo.
    Dal punto di vista penale certo, ma finisce tutto lì?

  9. Francesco

    Sono d’accordo con george kaplan sul “meritare” di andare in prigione.
    Però penso anche che sia importante evitare i comportamenti indesiderabili e dannosi.
    Se la prigione è il modo in cui si è deciso di ottenerlo, allora è giusto che sia applicata quando è il caso.
    E penso che se ti poni (comprando l’arma e tenendola disponibile) in una situazione in cui serve particolare capacità e addestramento e poi non sei all’altezza, allora quello è un comportamento indesiderabile e dannoso (un crimine, per farla breve).
    Per me sarebbe molto diverso se l’inseguitore avesse avuto in mano un’arma lasciata cadere dai rapinatori: non ci si sarebbe messo apposta e non credo si possa pretendere lo stesso controllo della situazione.
    Detto questo, se si prova che l’uccisione è avvenuta prima e non a causa dell’inseguimento è giusto applicare la legittima difesa (e se la procura ritiene che questo non sia vero, farà bene a presentare appello in cassazione).

  10. Francesco

    ps: si, si può non avere colpa nell’uccidere un uomo, in molti casi diversi (non so se in questo). E riuscire a convincersene, a volte, purtroppo, è molto difficile.

  11. Al

    E’ successo anche dalle mie parti qualche anno fa. Un gioielliere è uscito in strada e ha sparato verso il rapinatore. Mancandolo. Una strada molto frequentata e dove passavo tutti i giorni.
    Uno spara un proiettile e questo vaga nell’aria e può colpire chiunque. Chessò anche tuo figlio.
    C’é di che indignarsi.
    Come nella guerra. Proiettili che vagano nell’aria e possono colpire chiunque. Anche tuo figlio.

  12. mico

    Io non riesco a smettere di pensare al modo in cui si comporta la L*ga. Candidare una persona per meriti balistici è una cosa folle e criminale.
    Somiglia al rito di ingresso in una mafia: uccidi uno sconosciuto e hai mostrato di credere nel nostro codice. Il codice è la difesa del territorio, la difesa del patrimonio, in questo caso.
    Come in una mafia dimostri l’appartenenza e sei ricambiato con la considerazione del gruppo. Prima eri solo e frustrato, ora sei rispettato e fai parte del gruppo.
    Se avessi visibilità televisiva andrei in giro con un immigrato e una pistola a proporre nei centri commerciali “tira il grilletto e avrai uno stipendio da amministratore regionale”. C’è anche l’esenzione dal cantare l’inno nazionale: solo vantaggi.
    La L*ga è illegale, eversiva e criminale e noi stiamo a trattarla come un partito legale, magari anche a ridere sulle sue sparate.

  13. mico

    @Hytok assolutamente. Non voglio scrivere quel nome, nemmeno per dargli una hit in più su Google. Tantomeno con una maiuscola.
    Il mio giudizio è che si tratta di uno hate group.

  14. Hytok

    Ehm… e non si chiama disprezzo, quello? Per inciso, sono d’accordo con te, nel merito.

Commenti chiusi