Parlare con i limoni

Avevo una radicata insofferenza per i pacifisti sciocchi a gettone, quelli che sacrificano persone e popoli al proprio vezzo di dirsi pacifisti, e che hanno come argomenti stupidaggini illogiche e vuote come “senza se e senza ma” o quella recente dello “stato sovrano” (bella anche l’inversione con cui usano terminologie che un attimo prima contestavano). Poi quell’insofferenza si è tramutata in indifferenza, per noia.

Devo però suggerire a Daniel Cohn-Bendit e ad altre sagge persone che in questi giorni hanno ritenuto di contestare ancora quei comportamenti accusando i suddetti pseudopacifisti di “non avere manifestato quando Gheddafi bombardava i libici”, che l’obiezione è retoricamente efficace ma piuttosto fragile. Le manifestazioni si fanno anche sulla misura della loro efficacia, e storicamente si è sempre manifestato contro i soprusi che si vedevano più vicini o compiuti in nome di principi condivisi. Non scendiamo in piazza contro gli ultras delle curve, ma se la polizia spara contro gli ultras delle curve forse sì. Non ci aspettiamo che uno squilibrato tiranno come Gheddafi ascolti le nostre richieste di rinsavire, ma chiediamo all’ONU di prenderlo per un orecchio.
Niente di strano che chi abbia radicati dubbi contro questo modo di affrontare il problema Libia decida quindi solo oggi di protestare pubblicamente mentre ieri si limitava a parlarne preoccupato con i suoi amici.

Poi non c’è dubbio che tra i manifestanti ci siano molti che invece ieri non erano preoccupati per nulla, e anche che  dentro molte posizioni di questi giorni – soprattutto quelle che si mostrano più solide – ci siano capricci e faziosità (e l’amicizia tra Berlusconi e Gheddafi ha probabilmente sciolto molte riserve sui bombardamenti a sinistra). Ma con chi ha poveri e pregiudiziali argomenti o non si discute, per sfinimento, o se ne oppongono di buoni e non sbrigativi.

Altre cose:

12 commenti su “Parlare con i limoni

  1. RicPol

    “Obiezione piuttosto fragile”?
    Chissà, forse no.
    Guarda, non erano passate 12 ore dalla decisione dell’intervento militare, e nella mia città già spuntava il gazebo di RC con i volenterosi militanti a spiegare che la bomba intelligente uccide i civili, eccetera. Puntuali come un orologio a cucù.
    Ma questa volta, sarà stata la mia impressione, la gente per lo più passava e diceva no grazie, come schivasse un vuccumprà.
    Ecco, forse avrebbero dovuto, una volta ogni tanto, scendere in piazza anche contro gli ultras e non solo contro la polizia, o srotolare bandiere della pace anche quando Gheddafi e Saddam massacravano la loro gente. Magari oggi i pacifisti a cucù avrebbero un po’ più di credibilità.
    A lungo andare la gente poi lo capisce, che “manifestare contro i soprusi più vicini” è solo un trucchetto ipocrita.

  2. piti

    Il parallelo fra Gheddafi e gli ultras mi pare sbagliato e porta a conclusioni discutibili. Gheddafi è l’espressione di un potere: un potere riconosciuto, e di uno Stato. Un potere dittatoriale, ma un potere ufficiale, che va all’ONU, che è tranquillamente considerato un capo di Stato. E quindi l’argomentazione di Cohn-Bendit contro i pacifisti, che manifestano contro Odissey ma non manifestavano contro Gheddafi è pertinente. E’ gente che si oppone solo a un tipo di potere, quello occidentale. Gli ultras non sono un potere, almeno non riconosciuto come ufficiale, i loro scontri con la polizia non sono fra due poteri riconosciuti, ma fra la legge e il niente. E quindi è ovvio che nessuno manifesti contro gli ultras, che sono “oltre” già dal nome, mentre potrebbe essere che si manifesti per eccessi di violenza della polizia contro di loro, perché la polizia è titolare di un potere riconosciuto.

  3. Urlo

    Premettendo che personalmente chi scrive non ha le idee molto chiare su ciò che sta accadendo in Libia, vorrei far notare a chi ha commentato prima di me che c’è differenza tra un cassonetto bruciato da un ultras (per quanto degradante, violento, tribale e incivile il gesto possa essere) e centinaia di bombe e missili lanciati contro obiettivi strategici che poi finiscono per uccidere civili e che solo l’idiozia di un finto cinico può non notare questa differenza, posto che in ogni caso mi si debba ricordare quando e chi è mai sceso in piazza contro la polizia (almeno Sofri con un “forse sì” ha risolto tutto l’inghippo logico).

    Comunque scrivo per segnalare a tutti le granitiche certezze di chi prova addirittura uno scandalizzato “schifo” (http://www.francescocosta.net/2011/03/18/eccoli/) di fronte a queste manifestazioni che hanno il solo compito di sensibilizzare per contrastare non le azioni di violenza degli altri stati, ma del nostro (salvo poi scrivere altri post per sollevare dubbi sull’azione militare che gli shifosi stavano contestando e nei confronti dei quali egli provava un sincero “schifo”).

    Per questo di solito non si manifesta ad es. per il Darfur, ma lo si fa contro la guerra in Libia.

    In questo caso siamo noi a farla direttamente la guerra e scusate se c’è chi pensa che la guerra in generale non sia una gran cosa.

  4. Al

    Guarda Luca,
    io sto coi noiosi che hanno scritto l’articolo 11 della NOSTRA costituzione come semplice messaggio: “guardate che con la guerra non si risolvono i problemi, dovete cercare altre strade” appello dopo più di 60 anni rimasto inascoltato a sinistra come a destra.
    Io sto con il noiosissimo Gino Strada che lo ripete da anni come uno che grida nel deserto:
    http://www.unita.it/sociale/e-emergency-lancia-la-nuova-rivista-video-br-gino-strada-con-la-guerra-l-italia-delinque-1.278103
    Io sto con Alex Zanotelli e gli altri:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/18/no-allintervento-militare-contro-uno-stato-sovrano/98524/
    anche loro stupidi e noiosi.
    La guerra oltre che essere la cosa più schifosa che esista è inutile e dannosa per chi la fa e per chi la subisce. In ogni circostanza.

  5. Luca

    “La guerra in generale” è esattamente il terreno di discussione su cui non scendo, come su tutte le discussioni che perdono tempo intorno alle cose “in generale”. Non esiste la guerra in generale, ogni guerra ha sue ragioni e suoi torti, come ogni cosa: se ci mettiamo a schierarci sulle parole – come facciamo sistematicamente – non capiamo mai niente e ci dimentichiamo dei significati.

  6. pla8

    Rassana Rossanda scrisse: C’è un’area enorme che si dibatte in una sua difficile, acerba emancipazione, che ha bisogno di darsi un progetto – non dico che dovremmo organizzare delle Brigate Internazionali, ma mi impressiona che nessuno abbia voglia di offrire a questo popolo un aiuto.

    molto probabilmente siamo delle mezze seghe

  7. Urlo

    @Luca: sai qual è la differenza tra me e te? Io riesco a dirti: guarda, è vero che i discorsi in generale non sono sempre, ripeto, non sempre, accurati. Ma è anche vero che il significato di guerra, qualunque essa sia, è ben preciso.

    Tu invece dici “non scendo” e “perdono tempo” e usi i commenti degli altri solo per darti ragione, per specchiarti, senza essere per niente capace di ascoltare.

    Altrimenti avresti capito che il mio commento molto chiaramente non parla di teorie inapplicabili alla realtà e non ripetibili, ma di fatti precisi.

    O no?

    E comunque, sapevatevelo: credere nel puro pacifismo è una cosa molto nobile (vi dice niente il “porgere l’altra guancia”?) poichè se tutti fossero contro la guerra senza se e senza ma, allora nessuno attaccherebbe nessuno e nessun’altro avrebbe il bisogno di difendersi da alcuno e così i nostri discorsetti in generale o in particolare e le nostre capziosità logiche o i dementi cavilli sintattici fatti apposta per far finta di non capire non avrebbero senso alcuno.

  8. doc sportello

    Io non sto nè con Gino Strada né con Alex Zanotelli perchè sono noiosi falsi e ipocriti. E non è vero che la guerra è la cosa più schifosa che esista, è molto più schifoso subire senza ribellarsi o stare a guardare un popolo che si ribella e viene massacrato senza fare nulla.

  9. freankeinstein

    ammettiamo che esista un popolo libico e che quella fra ribelli e “lealisti” non sia una guerra civile ma una rivoluzione democratica che non può abbattere la dittatura senza l’aiuto decisivo delle grandi potenze occidentali.
    tuttavia l’intervento militare è un investimento costoso e le potenze intervenute si aspettano un profitto dalla vittoria finale.
    quali condizioni politiche si dovranno realizzare in libia dopo la guerra perché le potenze intervenute conseguano il profitto atteso?
    queste condizioni sono compatibili con l’autodeterminazione del popolo libico?

  10. freankeinstein

    blog morto?
    vediamo se batte un colpo.
    proviamo a spostare il discorso da idiosincrasie da intellettuali che cercano di affermare la propria esistenza alle uniche vere questioni intellettuali, quelle concrete.
    il mondo arabo dopo: rottura o continuità?
    http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/27/news/dopo_rivolte-14143838/
    l’articolo non affronta il tema delle alleanze internazionali: governi indipendenti o sotto la “tutela” degli usa?
    quale sarà il ruolo dei bric (brasile, russia, india e cina) soprattutto dopo l’allargamento del consiglio di sicurezza onu?

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